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Grandi, piccini e pupazzetti colorati


Zio Sam

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Purtroppo questo tipo di discorso assolutamente superficiale ed a-storico e' anche alla base del danno pesante fatto al medium animazione in Italia, in quanto ben lungi da importare negli anni 80 quelli che Concretamente sono prodotti di animazione per bambini in Giappone (e ce ne sono ininterrottamente da anni e non solo allora, anche oggi potrei copia incollare decine di titoli ad hoc) PROPRIO per tutta la superficialita' acritica indotta, sono stati importati tot prodotti per adolescenti/primi-pre, fatti passare per robba da bambini con ogni tipo possibile di stupro per cambiarne l'ovvio target di riferimento.

Esattamente QUESTO tipo di discorso e' storicamente invece in italia uno dei problemi per i quali il medium e' visto in un certo modo.

 

Per il resto dell'argomentazione non entro proprio nel merito, lo reputo soltanto un modo di dare una patina critica ad una posizione che di oggettivo non ha nulla. Come detto in precedenza piu' e piu' volte, massimo rispetto PER I PUNTI DI VISTA.

Ma morta li'.

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Nintendo’s tiny pearl-white box, released in 2006, and which users engaged with motion control wands, had moms and dads and grandpas and grandmas out of their seats and swinging virtual golf clubs or dancing. No game system has done more to illustrate the omni-generational appeal of interactive entertainment.

 

Dall'articolo postato da Shito nel topic della mela mozzicata :°_°:

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Purtroppo questo tipo di discorso assolutamente superficiale ed a-storico e' anche alla base del danno pesante fatto al medium animazione in Italia, in quanto ben lungi da importare negli anni 80 quelli che Concretamente sono prodotti di animazione per bambini in Giappone (e ce ne sono ininterrottamente da anni e non solo allora, anche oggi potrei copia incollare decine di titoli ad hoc) PROPRIO per tutta la superficialita' acritica indotta, sono stati importati tot prodotti per adolescenti/primi-pre, fatti passare per robba da bambini con ogni tipo possibile di stupro per cambiarne l'ovvio target di riferimento.

 

Esattamente QUESTO tipo di discorso e' storicamente invece in italia uno dei problemi per i quali il medium e' visto in un certo modo.

 

Per il resto dell'argomentazione non entro proprio nel merito, lo reputo soltanto un modo di dare una patina critica ad una posizione che di oggettivo non ha nulla. Come detto in precedenza piu' e piu' volte, massimo rispetto PER I PUNTI DI VISTA.

 

Ma morta li'.

 

Tutto vero. Ma eravamo già arrivati a questo punto, e la semplice incomprensione è se intendiamo

 

 

bambini/adulti

 

o più dettagliatamente

 

bambini/ragazzini/ragazzi/giovani/adulti/maturi/anziani

 

 

Il discorso che facevo si intendeva con la prima grossa dicotomia tra infanzia (giovinezza) vs adultità (maturità)

 

Non che non abbia senso fare discorsi sull'altra, più dettagliata, segmentazione. Solo, non era il caso di quella mia riflessione in particolare.

Modificato da Shito
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Il fatto e' che c'e' una mistificazione di fondo che s'era lasciata correre e invece e' stata riacciuffata in altro modo.

 

L'animazione con target 'bambini' in Giappone, ben esiste, e in percentuale rispetto al resto della produzione e', guarda un po', una MINORANZA delle produzioni stesse, non una 'maggioranza' che rende poi casi specifici ed eccezioni tutto il resto.

LA REALTA' dei fatti e' che proprio in Giappone l'animazione per bambini e' l'eccezione.

 

ORA

Perlomeno io ho capito oramai da diversi anni che alla base di tutto quanto affermi c'e' la 'vulgata' giapponese che appunto di massima vede l'animazione in un certo modo (quasi al pari di come sono considerati i fumetti in Italia in se'), MA questo non da' adito ad altro che ad una 'sensazione' di massima, che non porta ad alcun discorso di natura oggettiva.

 

Questa, ad esempio

http://www9.nhk.or.jp/anime/ojaru/

 

 

e' una, pure abbastanza famosa in patria, delle decine e centinaia di serie che sono concretamente per bambini

 

l'ho scelta anche perche' e' andata in onda su italia1, verso le 7 di mattina in orario pre-scolare 

(ammetto anche un certo gusto sadico a postarne la sigla di cristina d'avena)

 

E quindi?

Quindi se si va ad un qualunque happening di presentazione di prodotti animati, quali un Mipcom a Cannes, o si vedono le presentazioni di progetti specialmente per Cartoons on the bay, si vedono tot flyer per robadi ogni tipo di target come e specialmente e' codificato in patria.

E quindi?

Ecco, qui stiamo appunto alla mistificazione di fondo nel discorso che non e' comunque possibile sott-acere; l'animazione stessa 'per bambini' in patria e' percentualmente inferiore in quanto a produzione rispetto a tutto il resto.

E questo vale SPECIALMENTE da tanti anni a questa parte, in quanto gli stessi spunti produttivi spesso sono slegati anche dai manga ed attingono a novel e light novel che hanno un target quanto meno >12 anni.

 

Poi.

SE si vuole veramente fare il discorso che tutta l'animazione e' per bambini in quanto ogni individuo esistente di eta' inferiore ad anni 21 in Giappone e' minore, beh, si cerca davvero di raschiare il fondo di un barile inesistente.

 

P.s..
Anch'io sono uno di quelli che pure anni prima della 'venuta' delle varie Dynamic, si faceva arrivare per le vie piu' disparate le famigerate VHS frutto di duplicazione ai tempi inconsapevole della differenza di formati e quindi da ntsc a pal se andava bene al massimo si vedevano in bianco e nero (disturbato, ovvio), e spesso non c'era manco l'audio.

Tanto per.

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Credo però che tu ti stia rifacendo alla segmentazione B, ovvero dove 'kodomo' e 'shounen' (per dire) sono cose diverse.

 

Esiste un'altra segmentazione, come dicevo, che divide molto più nettamente tra 'adulti' (otona) e 'non ancora adulti', ergo 'ancora bambini' in senso lato.

 

Nel tuo senso, certamente, gli anime già dall'anime boom (mi rifaccio al post lungo dove seguivo l'evoluzione del medium in Giappone) hanno cessato di essere prettamente kodomo-shounen e hanno introdotto già una forte componente shounen-seinen. Chiaramente Uchuu Senkan Yamato era, dichiaratamente, per ragazzi e giovinetti - non per bambini-bambini.

 

E senz'altro, oggidì, de factu il segmento 'kodomo' è minoritario.

 

Però davvero non era di questo, ovvero non era sotto questa prospettiva, che stavo parlando. DI FATTO tutto l'animazione odierna NON E' per bambini. E' per bambinoni, è per otaku. E' *per me* una cosa storta per persone cresciute storte, insomma. Deformità, ecco.

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TL;DR: Lo shitopensiero è inscalfibile, i "cattoni nimati" sono solo per i bambini... di varie età tanto allarga il periodo "bambini" come gli è più comodo a seconda del bisogno, sui fumetti però qualche concessione in più sua eccellenza la fa

 

oh, questa sera c'è stata l'ennesima replica di Don Camillo e l'onorevole Peppone, anche quello lo so già a memoria ma almeno fa sempre ridere

Modificato da Alex Halman
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Il fatto  è che "eccezione" e "minoranza" sono due insiemi ben diversi.

 

 

"persone mancine" = minoranza

 

"donne che pisciano in piedi" = eccezione

 

Fumetti e cartoni (tu li distingui perchè come detto prima sei limitato al giappone, nel resto del mondo non c'è sta gran differenza, se non che il fumetto è storicamente più comodo da fruire per chi lavora) rivolti ad "adulti" (inteso come persone che abbiano superato i 18 tanto per chiarirci, anche se pure un 16enne è sicuramente più vicino ad un 70enne come gusti che non ad uno di 10 anni) = minoranza

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uhm, non so. non vi capisco bene.

ci sono ad esempio i cartoni animati disney e similari che se fossero rivolti ad una minoranza allora ciao.

gli anime, per gli occidentali, cosa sono? perchè se appartenessero alla categoria 'cartoni animati' alla quale vengono ascritti in queste pagine non si troverebbero in sofferenza come invece sono: il bacino di utenza, come naturalmente quello commerciale al quale si rivolgerebbero, è tecnicamente il più vasto esistente in assoluto. non è un caso se qualcuno anni fa, accorgendosi dei vari ghibli, li ha presi e ce li ha messi dentro (con conseguente declino della loro importanza dal punto di vista contenutistico, ma questo è un altro discorso e si incrocia anche con la senilità di chi quei film li voleva scrivere e fare).

dunque se si parla di film ghibli e li si mette nel discorso come riferimento-guida, il tutto risulta particolarmente viziato e si fa passare per regola quella che è un'eccezione.

non è un caso che si facciano delle distinzioni, anche se non prive di pregiudizi, tra cartoni animati (generico) e cartoni animati giapponesi (cos'è? una sottocategoria? un mix tra quello che è il prodotto animato occidentale e quello orientale/giapponese? una cosa a sè stante?).

comunque la si metta questa distinzione tra occidentale ed orientale ha delle motivazioni sicuramente fondate.

forse agli occhi di un bambino la grafica non è importante, ma per adolescenti ed adulti è più facile riconoscere lo stile al quale associare un determinato prodotto animato e quindi i suoi probabili contenuti.

è giusto? è sbagliato? per me entrambi.

è giusto perchè il resto del mondo NON è il giappone ed ognuno ha le proprie regole; ma è anche sbagliato, perchè ci si dovrebbe sforzare di capire che esistono anche un altro tipo di cultura ed altre regole da cui provengono quelle opere.

MA i produttori di animazione giapponese sono più furbi (e talvolta più stupidi, certo, dipende da intenzioni e risultati) di quel che sembra; con l'esperienza e gli anni hanno capito a chi può interessare un gits, un cavalieri dello zodiaco, un dragon ball, un one piece, un detective conan, un pokemon, un gundam, uno starblazers, un death note, un berserk, un cardfight vanguard, un yu ghi oh, un lupin, un trigun, un cobra e tanti altri (perfino un macross, ma per fortuna c'è ancora kawamori). in molti casi non si pensa più solo all'utenza giapponese e nascono sia le coproduzioni sia le produzioni adatte a coprire eventuali categorie di spettatori occidentali.

esistono pertanto dei casi di convergenza, quando un prodotto non si rivela spontaneamente adatto ad altre culture, che tenderebbero ad eliminare la fin qui sottintesta ghettizzazione automatica dell'animazione giapponese.

l'errore che IMO si sta facendo in questa discussione è paradossale.

si vuole considerare l'animazione giapponese con la mentalità giapponese di un tempo che fu; quindi tutti i cartoni animati giapponesi sono fatti per i bambini, appartengono a loro, e al limite si concede qualcosa a qualcuno di età superiore ma entro un certo limite anagrafico. il resto sono dunque nerd, otaku, fanatici, che li producono e li guardano.

massì, facciamo finta che 'sta roba non sia intrattenimento (leggero, serio e tutte le sfumature che volete) e continuiamo ad etichettare tutti i pacchi di pasta di marche diverse con lo stesso prezzo. anche i pacchi di pasta scaduta! anzi facciamo così, mettiamo su tutti i pacchi di pasta appena sfornati il prezzo che hanno i pacchi di pasta scaduti. anche se in giappone non si fa così, facciamolo noi per loro (e se loro non lo vogliono, facciamolo lo stesso perchè... perchè... beh dobbiamo credere fermamente che loro lo vogliano e che da loro si faccia così).

se è vero che chi non si sa adattare ed evolvere muore, beh...

 

n.b. no ma davvero stiamo a parlare di 'ste cose?

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All'anima dell'inscalfibile! Come dicevo a Ryoga, prima la pensavo esattamente come lui. E di recente ho accolto l'idea (di eccezione artistica) di Takahata. Il mio pensiero è radicalmente cambiato nel tempo. ^^;

 

Rispetto a vent'anni fa? da quando sei qui ripeti sempre le stesse cose come un disco rotto

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Beh, no, almeno la mia riconsiderazione basata sul discorso di Takahata è molto recente (due anni fa, forse meno).

 

Il discorso di Ryoga sulla differenza tra 'minoranza' ed 'eccezione' l'ho trovato giusto. Ci sto riflettendo.

 

Il discorso di Roger propone varie riflessioni. Devo rileggerlo per bene e rifletterci.

 

Di base, tuttavia, vorrei però dire che il discorso di mera "analisi di quello che è" è una cosa, ma questo non ammette un tipo di "analisi critica" su ciò che pensiamo possa essere opportuno oppure inopportuno nella società. E' uno dei motivi per cui non mi trovo a parlare con taluni sociologi: perché per loro la sociologia è solo una rilevazione quasi statistica. Per me, invece, quello è semmai solo il primo passo per una speculazione di tipo storico e psicologico sulla direzione presa dall'evoluzione della società, che eventualmente penso possa sempre essere messa in discussione.

 

Se vogliamo parlare solo dei "dati di fatto", tutto sommato è più semplice. Perché quello non è un territorio di opinioni, di giudizi soggettivi. Ma sarebbe solo una cronistoria di come le cose sono andare fin qui. Il punto, per me, è il valore che diamo a quelle cose, e come pensiamo che si dovrebbe procedere.

Modificato da Shito
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Però, per curiosità(non ho ancora letto tutto, quindi magari lo hai già detto, in tal caso mi scuso), come mai hai cambiato idea? Se non sono indiscreto, si intende, cosa ti ha portato da un pensiero possibilmente simile al nostro ad uno quasi diametralmente opposto?

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  • 4 weeks later...
  • 3 weeks later...

I segaioli ci sono già adesso, e sono la maggioranza. Di solito chi si vanta di aver trombato nel 95% dei casi mente spudoratamente, nel 4% dei casi si mente senza sapere di mentire (e senza sapere cosa sia esattamente il sesso) e solo l'un per cento più o meno tromba.

E pure i segaioli si dividono almeno in due categorie: Quelli che si fanno soprattutto seghe mentali e quelli che preferiscono il sesso fai da te. Cmq in questi due casi le percentuali non ve le riporto:P

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Penso che anche l'andare in discoteca o in Thailandia a trombarsi gente a caso senza alcun coinvolgimento emotivo sia masturbazione. Sessualità simulacro. Individualità senza unione. Piacere fine a sé stesso. Oggettificazione del corpo.

 

Infatti quella frase quanto mai veritiera il protagonista di Trainspotting la dice dopo una situazione del genere.

 

Dat postmodernism. :)

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Penso che anche l'andare in discoteca o in Thailandia a trombarsi gente a caso senza alcun coinvolgimento emotivo sia masturbazione. Sessualità simulacro. Individualità senza unione. Piacere fine a sé stesso. Oggettificazione del corpo.

Quello per me è solo vuoto autocompiacimento privo anche del pur minimo piacere sessuale che l'atto masturbatorio può dare. Insomma, lo schifo dello schifo. Non lo chiamerei neppure oggettivazione del corpo, che a ben vedere può anche avere diversi significati.

In fondo il corpo è (anche) un oggetto.

Modificato da Kobayashi
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Intendo la "simulacrizzazione" del corpo tipica della pornografia. Il decontestualizzarlo al fine di suscitare stimoli a breve termine nell'osservatore animalizzato.

 

L'esuberanza di dati diventa l'esuberanza di corpi, di piccoli piaceri tristi.

 

"Un'idea penosa: che la storia, a partire da un dato momento, non sia più stata reale. Senza accorgersene, l'umanità tutta intera avrebbe d'improvviso abbandonato la realtà; tutto ciò che accadde da quel momento in poi non sarebbe affatto reale; noi però non potremmo accorgercene" (Canetti).

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Intendo la "simulacrizzazione" del corpo tipica della pornografia. Il decontestualizzarlo al fine di suscitare stimoli a breve termine nell'osservatore animalizzato.

 

L'esuberanza di dati diventa l'esuberanza di corpi, di piccoli piaceri tristi.

 

"Un'idea penosa: che la storia, a partire da un dato momento, non sia più stata reale. Senza accorgersene, l'umanità tutta intera avrebbe d'improvviso abbandonato la realtà; tutto ciò che accadde da quel momento in poi non sarebbe affatto reale; noi però non potremmo accorgercene" (Canetti).

Se parliamo della pornografia odierna, ma definirla tale mi pare già una bestemmia (d'altronde pornografia vuol dire solo " Raffigurazione, rappresentazione o descrizione esplicita e caricata di immagini o temi sessuali") francamente non riesco a parlare di "simulacrizzazione" del corpo tipica della pornografia".

I piccoli piaceri tristi esistono, ma a mio avviso non c'entrano nulla con quanto cerchi di affermare.

E la storia, per quanto ci piaccia pensarlo, non è mai stata reale, solo una soggettivazione degli eventi che ci circondano, probabilmente anch'essi destinati a suscitare stimoli a breve termine nell'osservatore animalizzato, giacché l'uomo in quanto animale non potrà mai veramente essere "deanimalizzato"  sarebbe una contraddizione in termini.

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francamente non riesco a parlare di "simulacrizzazione" del corpo tipica della pornografia".

 

 

Su questa cosa Michela Marzano ci ha scritto un bel libro, "La fine del desiderio".

 

Cmq mi sembra che stiamo andando un po' OT, non penso sia questo il luogo ideale per parlare della sessualità nella postmodernità.

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Cmq mi sembra che stiamo andando un po' OT, non penso sia questo il luogo ideale per parlare della sessualità nella postmodernità.

Essendo questo un topic denominato "Grandi, piccini e pupazzetti colorati" non saprei esattamente come comportarmi. Cmq se vuoi aprirne un altro più acconcio io sono ben contento di proseguire nella discussione^^

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