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Visualizzazione di contenuti con la più alta reputazione 23/06/2019 in Risposte

  1. Mi appoggio al commento di Bospie per puntualizzare alcuni aspetti di metodo che – a malincuore – continuano a essere sottovalutati, e che di fatto determinano, a mio parere, l'intreccio complesso della questione. Procediamo con ordine. Bospie scrive che di Cannarsi apprezza «il non basarsi su ciò che è "pratica comune", ma anzi perseguire il vero significato dell'opera originale». Questo secondo lui porterebbe a un adattamento troppo "analitico"; il termine non è corretto, l'aggettivo giusto è "artificioso" e cercherò di spiegare il perché proseguendo. Bospie, ancora, scrive: «Ogni opera nasce in un contesto culturale ben definito, stravolgere dialoghi, non rispettando il significato esatto delle parole, porta quell'opera più lontana dal posto in cui è nata». Quel che sfugge a Gualtiero e a Bospie, secondo me, è che qualsiasi opera di lettura e interpretazione di un testo è già di per sé un processo di traduzione; nel caso di un testo straniero, la sua resa in altra lingua da quella natia per definizione corrisponde a una mistificazione obbligata atta a rendere intellegibile quel testo alla comunità sociolinguistica destinataria della traduzione. Per sua natura, il testo tradotto è un'alterità imprescindibile. Trovo ingenuo che qualcuno possa pensare, attraverso la traduzione di un'opera, di riuscire a cogliere quell'essenza primigenia di un testo letterario o di un discorso che non può che scaturire dalla corrispondenza contestuale tra significante e significato. È una stupidità, perdonatemi. Allo stesso modo, l'idea che seguendo «l'adattamento di Cannarsi, si possa sentire il vero modo che i giapponesi (o, almeno, i personaggi della serie) hanno di parlare» è una falsità metodologica e linguistica che va scongiurata senza se e senza ma. Il repertorio della lingua e il contesto socioculturale di una comunità non può mai trovare un'effettiva corrispondenza di codici e referenti linguistici che ne renda possibile l'equiparazione o la comparazione scientifica; e questa non è un'opinione, è un dato osservabile. Chiarirò ulteriormente la mia posizione e miei interrogativi, dunque. Gualtiero, più che adottare una metodologia precisa, sembra essersi affrancato da qualsiasi prospettiva teorica utile a orientare l'opera di traduzione e adattamento di un lavoro. Nel suo lavoro intravedo i limiti di una persona che, forse non preparata a sufficienza, persegue un obiettivo ingenuo, in maniera del tutto arbitraria e poco rispettosa nei confronti della comunità linguistica dei fruitori finali. Entro nel dettaglio, facendo un esempio di più immediata chiarezza: la lingua e la comunicazione si fondano sull'interazione continua, organica ed emergente tra due livelli. Primo livello: l'apparato significante – I suoni, le parole, le strutture verbali, le forme del discorso, con cui ci riferiamo a un oggetto della realtà, di cui vogliamo richiamarne l'essenza o il significato (la semplificazione è voluta). Secondo livello: l'eterogeneità dei significati possibili – l'essenza che quel dato suono, quella data parola, struttura verbale o forma del discorso, vuol richiamare rendendola intellegibile e negoziabile all'interno di una comunità specifica di parlanti (ho semplificato di nuovo) Ora, nell'approcciare la traduzione di un testo straniero, cosa è importante avvicinare, connettere e far dialogare tra loro? Le strutture dell'apparato significante o l'eterogeneità dei significati possibili? Le forme della lingua o i significati richiamati? Volendo creare un prodotto artificiale che vuole ricalcare, quasi fosse un esercizio di comparazione strutturale, le figure morfologiche e sintattiche di una lingua straniera, ignorando (perché magari non necessaria) il possibile destinatario della traduzione... beh, la prima opzione, per quanto curiosa e dubbia, andrà benissimo. La seconda opzione, invece, permette di lavorare nell'ottica di una vera e propria negoziazione di senso più estesa rispetto al contenuto di un'opera, che innegabilmente è stata scritta in un preciso momento storico, in specifiche condizioni socio-culturali, per un determinato pubblico di riferimento – fattori che non possono semplicemente essere tralasciati o ridotti semplicisticamente a corollario. In parole povere: un ragazzo italiano di 27 anni nel 2019 non potrà mai attivare lo stesso processo di significazione che ha esperito uno giapponese di 16 nel 1997. Figuriamoci se la lingua in questione è diversa. Un ultimo esempio. In un bar di Brisbane in Australia, un amico a un certo punto disse: «Geez, I need a flame-cutter...». Ebbene, non capii subito a cosa si stesse riferendo, ma poi notai che al bancone non fece altro che ordinare una birra. Mi spiegò ridendo che, in gergo, quel termine indicava il bisogno di una birra ghiacchiata, in grado di spegnere il "fuoco" che ardeva nella gola di un povero assetato. Immaginiamo di trovare la stessa frase nel copione di un film. Daniel: «Geez, I need a flame-cutter...». Matthew: «I got you man, come with me!». PRIMO APPROCCIO ALLA TRADUZIONE Daniel: «Gesù, necessito di un taglia-fiamma (?)». Matthew: «Ti possiedo uomo, vieni con me!». Cosa ho fatto? Equiparazione dell'apparato significante, resa letterale. Cosa non ho fatto? Studio dei referenti di significato, studio del contesto culturale, studio dei singoli parlanti, studio dei registri linguistici di destinazione adottabili, studio dei codici linguistici di destinazione adottabili. SECONDO STEP DI TRADUZIONE Daniel: «Accidenti, ho bisogno di una birra...». Matthew: «Ti capisco, amico. Vieni con me!». Cosa ho fatto? Abbandonato la resa letterale e l'equiparazione dell'apparato significante. Inoltre ho studiato i referenti di significato e li ho resi intellegibili alla comunità di parlanti più estesa a cui può essere destinata la traduzione. TERZO STEP DI TRADUZIONE Daniel: «Madonna, c'ho bisogno di una birra ghiacciata...». Matthew: «Ci penso io, seguimi!». Cosa ho fatto? Ho studiato il contesto culturale, ho scoperto che cosa realmente vuol dire "flame-cutter" e a quale dominio d'uso appartiene. Inoltre ho approfondito lo studio dei parlanti: sono due ragazzi di 30 anni, adottano un registro medio, colloquiale, spesso non sorvegliato ma raramente volgare. Ho infine pensato a quale registro dell'italiano potessi fare affidamento e quale codice. Spero sia chiaro quali sono gli interrogativi stringenti che ho rivolto a Gualtiero – senza che mi aspetti per forza di cose una sua risposta. E mi auguro sia chiara qual è la postura da cui muovo le mie osservazioni.
    17 punti
  2. Andiamo, non si può ragionare così. Altrimenti la traduzione migliore sarebbe non tradurre affatto, e l'adattamento migliore una cascata di calchi e di prestiti linguistici.
    14 punti
  3. Gualtiero, lei gioca con nozioni sparse che – senza alcuna presunzione personale – per chi ha un minimo di competenze nel campo fanno sorridere. Mi sembra che lei continui ad affogare il discorso con opinioni del tutto arbitrarie che non si rifanno ad alcuna prospettiva coerente, pensata, sensata. Agli interrogativi più pressanti spero un giorno riesca a dare una risposta, se non a me, quanto meno a chi vive questo forum con passione e costanza – io purtroppo il tempo non ce l'ho. In merito all'esempio dall'inglese. Non vorrei offenderla, ma credo che le sue competenze linguistiche – a giudicare dagli appunti che ha cercato di sollevare – lascino alquanto a desiderare. Mi riferisco in particolar modo allo sconcertante commento su «Geez» (e annessa traduzione da lei proposta, per altro errata, cioè "cribbio"), al clamoroso fraintendimento di «I got you», all'erronea interpretazione del sintagma «flame-cutter» nel caso specifico, e alla costante marginalizzazione del dominio d'uso, del contesto socio-culturale e dei registri/codici degli specifici parlanti. Mi fermo qui perché non è mia intenzione risultare in alcun modo offensivo o arrogante, scendendo nel dettaglio di ovvietà che spero – dato il lavoro che svolge – abbia la cura di approfondire con maggior attenzione e accortezza. «Poi ti fermi lì e sovrastrutturi male, pedestramente, PER ME. Legittimandoti con "apparati teorici" mutuati da tutta una traduzione STORTA (per me) di "traduzione"». Guardi, l'originalità le assicuro che è l'ultimo dei miei problemi a fronte delle lacune conoscitive che continua a esibire, mancando persino di rispetto a chi con grande e umile curiosità si butta sui libri, nei problemi e tra le persone – in maniera etnografica, se vogliamo, dato la mia formazione antropologica –, anteponendo la comprensione e la profondità all'ingenua superficialità. Capisco perché questi "fantomatici" apparati teorici – che volutamente sto evitando di nominare – le risultino così fastidiosi, infine.
    13 punti
  4. Provo a rispondere io, per linee generali. 1) C'è stata mancanza di comunicazione. Di questo nuovo adattamente bene o male si sapeva dalla fine dello scorso anno, ma senza avere alcuna comunicazione ufficiale. Il web è stato inondato di articoli e speculazioni, basati più su sentori che su altro, che hanno impostato il "mood" generale. Netflix del resto non ha un sito in cui pubblia informazioni, non ha un blog: non c'era possibilità di pubblicare una dichiarazione di intenti ("Realizzeremo un nuovo doppiaggio di Evangelion con le intenzioni di..."), rendendo evidenti i punti di forza di questo nuovo doppiaggio (io ho notato sfumature dei personaggi che con il vecchio doppiaggio mi erano sfuggite. Un esempio per tutti può essere il "pochitto" di Misato, una caratteristica del personaggio cancellata dal vecchio doppiaggio. Quanti lo sapevano? Nessuno. Quanti allora l'hanno fatto passare per errore?) o facendo luce sulla questione Apostolo-Shito (che è molto banale da chiarire grazie all'ormai celebre battuta degli "Apostoli con i nomi di Angeli"). Gli articoli pubblicati da siti indipendenti si sono schierati tutti contro il nuovo doppiaggio dipingendo Cannarsi come un talebano del purismo che si è venuto a prendere i nostri Angeli, ma senza mai entrare nel merito (del resto, comunque, non potevano farlo, non esistendo nemmeno l'annuncio ufficiale di detto doppiaggio!). Ovviamente non conosco i termini del contratto firmato da Cannarsi e non ho idea di quanto potesse rivelare: in un mondo ideale, posta l'assenza di ufficiali canali di comunicazione di Netflix, avrebbe fatto bene una serie di articoli (ma pochi eh, 5-6) scritti dallo staff dietro il nuovo doppiaggio per mettere in buona luce il lavoro al proprio pubblico. 2) Per la prima volta il lavoro di Cannarsi è giunto a un pubblico vastissimo. Anche i più fieri sostenitori del lavoro di Cannarsi concorderanno che il suo approccio è "straniante", quantomeno al primo impatto. Per vedere un film Ghibli è necessario un minimo di impegno: si deve uscire di casa e andare al cinema, o decidere di spendere 10€ per un Blue Ray/DVD, o sintonizzare la TV su un certo canale a una certa ora. Vedere un prodotto su Netflix è un'operazione molto più "pigra": due clic e parte il video. Quanta gente guarda i film Ghibli e quanta ha un abbonamento Netflix? Si è amplificato il bacino di utenza, arrivando adesso ad includere gente che magari non ha mai visto un anime se non Dragonball, e si sono amplificate le lamentale, trovando terreno fertile in quanto spiegato nel punto 1 e nella "fama" di Shito sui social. Io ormai a "Il reparto di sviluppo tecnologico è con accanimento che fra altre tre ore ve lo presenterà assemblato" ho fatto il callo e conosco il metodo di Shito, i suoi pro e i suoi contro: sì, è italiano; no, non mi "suona bene"; sì, sono sicuro che è fedelissimo a quanto detto in giapponese e sono contento di avere la possibilità di apprezzare anche questo dialogo di sfondo per come è stato pensato da Anno e soci. La figlia della casalinga di Voghera non lo conosce e si chiede chi è che parla così. 3) Non c'è stata coesione fra lo staff. Qual è il modus operandi di Cannarsi? Direi essere quanto più fedele possibile al giapponese, sfruttando la lingua italiana in tutte le sue sfumature. Ora, fra queste "sfumature" rientra anche la recitazione. Nei film Ghibli Cannarsi è stato dialoghista e direttore, e ha permesso agli attori di tirare fuori il meglio del meglio dal copione dirigendo ogni singola battuta. Qua la stessa operazione non è stata possibile. Ne aveva parlato qualche pagina fa già @El Barto: sapendo che non sarebbe stato possibile dirigere il doppiaggio, sarebbe stato preferibile proporre dialoghi leggermente meno fedeli (pur, ovviamente, non stravolgendoli). "Però quanto a te, quanto a quel che non puoi fare che tu, per te qualcosa da fare potrebbe esserci." è il caso emblematico. Io sono sicuro che Cannarsi avrebbe ottenuto un ottimo risultato con il doppiattore di Kaji, ma nel prodotto finale che abbiamo quella frase è indifendibile: è incomprensibile, recitata in fretta, non rispettando le pause. Ed è uno dei momenti chiave dell'anime. "Però quanto a te, quanto a quello che solo tu puoi fare, qualcosa potrebbe esserci" sarebbe stato l'ideale compromesso. Il risultato del lavoro di Shito è stato quasi un esercizio di stile: battute fedeli al 100% all'originale, pensate per essere recitate in un certo modo di cui però è a conoscenza solo a lui, consapevole che sarebbe stata un'altra persona a dirigere il doppiaggio. (Dando a Cesare quel che è di Cesare, ovviamente qua va puntato il dito anche al direttore e al doppiatore; in generale, "allo staff"). A tutto ciò aggiungiamo il fisiologico amore per il vecchio doppiaggio con cui si è conosciuto Evangelion. E' un adattamente senza pubblico. Il pubblico di chi segue l'animazione giapponese è stato indispettito dalla baraonda di rumor negli ultimi mesi e il pubblico generalista si trova per la prima volta ad avere a che fare con Cannarsi. Perfino chi apprezza nel bene e nel male apprezzare l'operato di Cannarsi si trova un prodotto inadeguato alle aspettative.
    12 punti
  5. Personalmente ero entrato perchè avevo letto in giro che il cosí eccezionale Cannarsi rispondeva a tutte le critiche circa la nuova edizione di Evangelion. Beh ho letto e riletto. E tutto si può dire tranne che risponda al vero quesito, ossia al fatto che non adatta, ma traduce unicamente. Come hanno fatto notare alcuni utenti, risponde solo e unicamente su piccoli particolari di traduzione, ma quando si parla di sintassi o di senso compiuto delle frasi glissa, e ricompare piú avanti solo per rispondere a qualcosa di puramente nozionistico. E questa è l'unica cosa che mi viene in mente davvero pensando a questo adattamento, ossia che è uno sfoggio vanitoso di semplici nozioni sempliciotte. Quell'invito a guardare Wikipedia poi mi ha fatto venire i brividi. Io credo che Cannarsi debba capire che il suo ruolo è quello di fare comprendere al maggior numero di persone un'opera, non negarne la fruizione. Quando dice che se ne frega della possibile comprensione da parte del pubblico, mi chiedo perchè faccia questo lavoro. Gentile Gualtiero, risponda per esempio a TheDanish che fa delle osservazioni assolutamente ineccepibili.
    12 punti
  6. Faccio un sunto degli errori, dimostrati finora, dell'edizione, così se qualcuno volesse risegnalarli a Gualtiero e/o fare propria questa segnalazione, è il benvenuto. Giusto per evitare che con le sue tecniche di ripiego faccia appositamente passare in sordina i messaggi con delle evidenze comprovate, di nuovo. In primis, la frase a caso, dove non solo si è cambiato un verbo dandogli altro significato, ma si è visto il metodo usato per la costruzione di frasi volutamente contorte, senza motivo. "Ci è giunto comunicato che hanno già completato di prendere rifugio" è differente dall'originale "ci è già arrivata la comunicazione del completamento dell'evacuazione". La giustificazione, oltre all'errore tra verbi giapponesi fatta da Gualtiero, che appunto non ha i titoli per cercare di fare una corretta traduzione dal giapponese, è stata la scena in questione che, dal cut, passa dentro un rifugio. Modifica dell'originale: Sì. La battuta è (più) fruibile: No. (non ci è dato sapere come fosse la traduzione arrivata a lui) Secondo caso: i numerali. Una delle polemiche sulla nuova edizione è nata in seno a come vengono chiamati gli Eva. In originale Zerogouki, shogouki, nigouki, ecc; in italiano unità zero, unità PRIMA, unità due, tre, quattro, ecc. Gualtiero in questo caso ha fatto la traduzione paro paro dal giapponese, che solo per lo 01 aveva un kanji differente. Tutto ok, sono scelte. Fedeli all'originale, per quanto suoni male. Modifica dell'originale: Sì. La battuta è (più) fruibile: Nì. Peccato che poi la città che in origine era 第3新東京市 (Daisanshintokyoshi "Terza Nuova Città di Tokyo" oppure "terza nuova città di tokyo" o ancora "città di terza nuova tokyo") sia stata chiamata Neo Tokyo 3, come nelle internazionalizzazioni sia all'interno della serie, che nel merchandise e nei libri. Non si sa ancora come mai sia stata mantenuta quella dicitura in seno a una nomenclatura in giapponese ab origine, all'interno dei dialoghi originale (e forse anche di qualche cartello, se non ricordo male) Questo porta anche alla polemica più grande sul termine Apostolo al posto di Angel (cfr. primi post di Thedanish da pagina 40 in poi, che però non hanno avuto risposta dopo i tentativi di Gualtiero, riusciti, di mandare al diavolo la questione importante parlando d'altro), che pure è indicato dagli stessi giapponesi in tutto il merchandise come traslitterazione/internazionalizzazione di shito. Con un parallelismo che potrà sembrare forzato: shito:ANGEL=daisanshintokyoshi:NEO TOKYO 3. Come mai nel primo caso si è preferito cambiare e passare ad apostolo mentre nel secondo si è mantenuto Neo Tokyo 3? N'SE'SA Ovviamente, il punto focale di tutta la base delle polemiche è il modo in cui i personaggi sono costretti a parlare. Se da un lato Gualtiero si difende con la fedeltà e l'aderenza maniacale al giapponese, qui sopra ci sono appunto un paio di punti contraddittori di tutto il suo discorso, ai quali, per ovvie ragioni, non risponde. Quindi si può tornare tranquillamente a chiedersi se davvero in origine parlano come lui dice che parlino, e mi pare evidente che non sia così, ma che venga usata come scusa per giustificare il suo modo di scrivere. Ora avrei bisogno io di una di quelle birre ghiacciate di @Thedanish Per inciso, mi pare che alcuni detrattori non abbiano neppure capito che l'esempio portato fosse un'esperienza di vita vissuta e non un'invenzione atta a dare dimostrazione di qualcosa: un mero esempio, che poi è stato eviscerato. Sbaglio?
    11 punti
  7. Ciao a tutti, sono nuovo su questo forum, vi prego di non linciarmi se non seguo a dovere l'etichetta. Mi sono iscritto per seguire la discussione e ho deciso di postare anch'io dopo aver letto commenti indegni di gente che insulta il lavoro di Cannarsi, senza neppure portare argomentazioni a favore della propria idea. Premetto che non sono un fan degli adattamenti di Cannarsi, ma non posso che ammirare l'impegno e l'idea che c'è dietro al suo lavoro: il non basarsi su ciò che è "pratica comune", ma anzi perseguire il vero significato dell'opera originale. Questo porta a un adattamento che fatico a digerire perché trovo troppo analitico? Sì. Tuttavia sono consapevole che è un problema mio, legato all'essere abituato a una traduzione scorretta che tende troppo a "cullare" lo spettatore e a far fruire l'opera più "di pancia" che "di testa". 最低 significa "il peggiore". Ovviamente un'espressione come "faccio schifo" è più comune e di più forte impatto emotivo per lo spettatore, ma fa svanire tutta l'essenza giapponese della frase. Ogni opera nasce in un contesto culturale ben definito, stravolgere dialoghi, non rispettando il significato esatto delle parole, porta quell'opera più lontana dal posto in cui è nata; per cui, a seguire l'adattamento di Cannarsi, si può sentire il vero modo che i giapponesi (o, almeno, i personaggi della serie) hanno di parlare, questo non piacerà a molti, ma è segno di un lavoro "etico" che tenta anche di rieducare gli appassionati verso un nuovo modo di godere l'opera. In definitiva, Pensate che sia più importante l'immediatezza emotiva, a scapito della correttezza formale? Comprate i DVD. Vi interessa la versione più accurata (ma che richiede anche più impegno nella visione)? Abbonatevi a Netflix. Volete perseguire il Vero? Guardate la versione in lingua originale. Ma per favore, non rompete i maroni. Eva è un'opera talmente bella che si potrebbe apprezzare anche col volume a zero, chi è veramente interessato all'opera sarà in grado di coglierne i pregi e di discuterne, a prescindere dalla piattaforma scelta per la visione.
    11 punti
  8. Trovo semplicemente assurdo anche il fatto che non ci sia un semplice "cavolo ma forse sto sbagliando?" Se il tuo lavoro fa imbestialire cosí tante persone, ma non ci si può porre il dubbio che magari c'è un modo di coniugare entrambe le cose, invece di volersi arenare per forza su posizioni prese a priori che non possono che risultare associabile alla posizione "solo io sono bravo, e voi non capite nulla"? Mi dispiace enormemente per Eva, io al fine ho la prima edizione nel cofanetto di alluminio numerato, e me lo godrò cosí, ma vedere mio nipote che mi manda un audio su what's app dicendomi "zio ma che cos'è sta merda, ma come parlano? Ma come faceva a piacerti sta roba" sinceramente mi distrugge emotivamente. Il contenuto è ovviamente poco fruibile. Poi per quanto riguarda KiBA 85, mi dispiace ma non diciamo stupidaggini. Se cosí fosse dovresti leggere unicamente in lingua originale, e mai approcciarti a niente altro. È il senso della frase, non quello come si dice che deve essere trasmesso. Il termine Chan o sempai non hanno corrispettivo italiano, quindi o le usi così come sono e ne trasmetti il significato in modo fluido e comprensibile. Altrimenti qualsiasi termine scelto è ARBITRARIO. Sia che lo abbia scelto Cannarsi, o te, o da io.
    11 punti
  9. Signor @Thedanish, buonasera innanzitutto, ma per quanto riguarda "l'attenzione al pubblico di riferimento", che come giustamente scrive è un aspetto inderogabile in questo campo, mi limito a trasporre una risposta dello stesso Shito a questa pagina (2013), in merito ad uno dei suoi molteplici "adattamenti" del film Ghibli Majo no takkyūbin: Come può ben notare, all'adattatore in questione non interessava che il suo prodotto piacesse a terzi, fintanto che la traduzione (perché essenzialmente di questo si tratta) risultasse a lui e lui solo corretta, parola per parola. Ad ogni modo, come questo ottimo articolo fa notare più volte, anche in questo caso si trova in errore, spesso attraverso l'utilizzo del cosiddetto "metodo del tabellone": so che è già stato citato, ma ci tenevo a linkare un'analisi estremamente approfondita su come il suo metodo di traduzione, ammesso che esista e venga a suo dire sempre utilizzato, senza eccezioni di sorta, risulti essenzialmente fallace, perché di alterazioni frutto di scelte personali sempre "mascherate" se ne possono leggere molte. Il problema più pressante del nuovo ridoppiaggio Netflix, a mio modesto avviso, non sono le singole parole (Apostoli/Restaurare/Pochitto/Rifugio e simili), oggetto di discussione da 50 pagine, ma l'opera di traduzione nel suo complesso, parola-per-parola, che crea un risultato alieno a chiunque lo approcci. Argomento che ingegnosamente continua a venire rimandato o del tutto tralasciato da molti. Prendiamo l'ovvio esempio delle Versioni di Liceo: si è mai vista una traduzione letterale, fatta in questo modo, ricevere giudizi positivi? Assolutamente no. Io, quando ci provavo su frasi intere, ricevevo severe sanzioni 😅
    11 punti
  10. Ma che è, un mondo alla rovescia? Chi argomenta fin dal primo messaggio viene accusato di non argomentare a sufficienza da chi non argomenta affatto e si becca pure un warning? Siete seri?
    10 punti
  11. Salve a tutti. Mi sono iscritto soltanto per ringraziare Cannarsi per il lavoro svolto. Nel mio gruppo di amici sono l'unico "esperto" di anime e suggerisco quali vedere di volta in volta dato che io li seguo in anteprima appena escono con i sottotitoli mentre tutti gli altri preferiscono che siano in italiano, e li seguiamo in genere su VVVVID o Netflix. Gli ultimi che abbiamo visto insieme sono Full metal panic e Steins;gate e, in particolare per quest'ultimo, ancora mi stanno ringraziando (per quanto non so se fargli vedere lo Zero appena sarà doppiato dato che mi ha un po' deluso). Poi ho saputo che Evangelion sarebbe uscito su Netflix ed ho pensato, finalmente! È il momento adatto per farglielo finalmente vedere e rivederlo anch'io, è passato tanto tempo! E niente, dato che ho di meglio da fare non mi ero informato su chi avrebbe seguito il ri-doppiaggio e mi stanno prendendo per il chiulo da due giorni. Grazie Gualtiero, a buon rendere.
    9 punti
  12. No, ma a me non interessa niente delle singole questioni di traduzione, come le ho detto su, nell'altro commento, che non ha neanche guardato. Io sto parlando del suo lavoro nell'insieme. Sto parlando della resa finale e del suo lavoro, interfacciato con i doppiatori. Io sono stata paziente, ho aspettato che lei avesse il tempo di rispondermi, ma sono passate 5 pagine e lei non ha fatto che perdere il suo tempo a ribadire i singoli concetti agli altri utenti che hanno martellato sempre e solo sugli argomenti di suo interesse. Ora, lei dice un'oscenità che solitamente insegnano a non dire al primo anno di accademia di cinematografia. Il fatto che lo dica lei è GRAVISSIMO. Allora, adesso io le dico una cosa, perché evidentemente lei di studi (neanche autodidatta) di cinema non li ha, pur facendo parte di questo campo da anni e lavorando con sicuramente tanta passione sulla lingua giapponese: Non si incolpa l'audience della propria mancanza di chiarezza nella comunicazione. È un errore da principiante. Questo lo insegnano, come ho detto, in prima, in accademia. Ora lei ne ha fatto un caposaldo del suo modus operandi. Lei si rende conto che sta facendo perdere del denaro alle aziende per cui lavora? Se io adesso andassi dai suoi supervisori e riferissi queste cose che mi sta dicendo, lei ha idea che rischierebbe molto grosso a livello legale? Lei sta disarcionando i clienti per cui lavora e lo sta facendo consapevolmente. Lei non sa neanche che NGE è un'opera per adolescenti e giovani adulti. Lei sta trattando l'audience come un branco di capre ignoranti, ma lei ha idea di quanto grave sia questa cosa? E le ribadisco la domanda per cui mi preme davvero ricever risposta: Ma lei ha parlato con i doppiatori per formulare i dialoghi? Lei ha badato al labiale, alla metrica, agli accenti e alle pause? Lei ha lavorato in virtù di un'adeguata successiva sistemata alla coordinazione occhio-orecchio? Oppure ha proibito al direttore del doppiaggio o chi per lui di mettere mano ai suoi dialoghi? Perché così come me ne sta parlando e così come io ho sentito i dialoghi nella serie, deduco che i doppiatori, professionisti come lei e non al di sotto, abbiano avuto la seguente voce in capitolo in tutto il processo: ----> 0
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  13. Dissento, ovviamente. Perché il punto alla base di tutti questi discorsi è cosa ci sia a monte dei singoli errori. Quindi le scelte alla base. Hai dato un warning all'unico che da principio ha cercato di andare a fondo della questione nonostante il diretto interessato glissi da un bel pezzo e cercando di rimescolare le carte in tavole prova a cambiare argomento spostando" attenzione e facendo passare le critiche, motivate, al suo operato, come attacchi personali. Non si può parlare di questa edizione di evangelion senza parlare del *metodo* usato da chi l'ha adattata. Poi, per carità, sono ospite in casa vostra, ma che io non mi sia preso un solo warning nonostante i miei post e, al contrario, tu abbia ritenuto opportuno darlo a Thedanish, questo sì che è fazioso.
    9 punti
  14. E aggiungerei questa postilla: "nel momento in cui un adattamento ha bisogno di mille spiegazioni per giustificare delle scelte stilistiche, l'adattamento ha fallito.Nel momento in cui, in un adattamento, riconosco l'adattatore che vi ha lavorato (e a chi ha un minimo di dimestichezza col lavoro del tale adattatore è bastata una frase, se non meno), l'adattamento ha fallito.Io non devo riconoscere l'adattatore. L'adattatore deve stare dietro all'opera alla quale sta lavorando. Non davanti." Questo è puro protagonismo.
    9 punti
  15. Buongiorno. Ho seguito la discussione in questi giorni, ma non ho mai commentato. Ultimamente, fortunatamente, mi ritrovo molto in ciò che dice il buon TheDanish. Non sono una linguista come lui, ma lavoro nel campo dell'intrattenimento ormai da qualche anno, sia nel cinema d'animazione che nella pubblicità. E, beh, ha ragione. La traduzione alla lettera che sta impiegando Cannarsi, è effettivamente un problema molto serio, lo dico appunto perché sono nel giro da un po' e lavoro per il mercato estero. Tradurre senza adattare (cosa che di fatto qua si sta facendo da anni), rende i dialoghi estremamente difficili da leggere, i giochi di parole comunque totalmente incomprensibili al pubblico di destinazione ed oltretutto, sebbene si creda che questo possa essere un pegno di rispetto per gli autori, posso dirvi per certo, essendo dall'altro lato del muro, che anzi rovina completamente il lavoro di sospensione di incredulità che un autore crea. Signor Cannarsi, lei più volte ha detto che fosse il compito dell'usofruitore sforzarsi e capire i dialoghi... Beh, lei, con tutto il rispetto, evidentemente non ha nozioni nel settore, altrimenti saprebbe che la pipeline collabora affinché dall'usofruitore si tolga totalmente il peso e lo sforzo della difficile comprensione, evitando di appesantirne la fruizione e dandogli un prodotto facilmente comprensibile proprio perché non arrivi a doversi sforzare eccessivamente mentre viene intrattenuto. (E ciò non significa impigrirlo, ma anzi evitare che senta fastidio nel guardare un film, un po' come si cercano le note intonate in una canzone) Ora, mi stanno bene alcuni termini da lei scelti, non sono qua a sindacare di nuovo su Angelo/Apostolo, ma vorrei solo dirle che il suo modo di concepire il media è estremamente dannoso per lo stesso ed imponendosi così sull'opera non sta affatto facendo un favore; oltretutto perché lei si prende delle libertà gravissime, che non tengono assolutamente conto di quello che è il desiderio di destinazione dei clienti per cui lavora. Adesso, lei ha il compito di tradurre ed adattare, non può assolutamente decidere di restringere il pubblico a piacimento, dando degli strumenti di comprensione di difficile uso. Cioè, intendiamoci, se l'azienda Gainax (o Ghibli per fare un discorso più vario) ha deciso che il pubblico per la sua opera deve essere quello delle famiglie con bambini, lei non può inserire delle bestemmie nei dialoghi per rispettare la traduzione letterale. Capisce che va a scavalcare completamente tutto il lavoro della pipeline rendendo il prodotto di difficile comprensione agli spettatori di destinazione? (Nonché rischiando anche dei problemi legali, perché esiste gente che possa chiamare un avvocato per queste cose? Il mondo dell'intrattenimento è delicatissimo e richiede molta attenzione, specie se ci sono bambini e religione di mezzo.) Tornando a NGE, se il pubblico è generalista, (secondo l'azienda di rating giapponese, Vietato ai minori di 15), lei non può rendere le frasi estremamente macchinose da leggere, perché lei deve adattarsi al target che l'azienda (ora Netflix) le ha imposto. Il target di NGE non è di laureati in lingue orientali, altrimenti, come ben saprebbe se conoscesse il mercato giapponese, il protagonista della serie non sarebbe stato un ragazzino minorenne e non si sarebbe parlato di ragazzini minorenni che cavalcano robot. È chiaro che il target primario di NGE siano gli adolescenti e che gli adulti di una certa età siano la coda del target. Ora, lei ha preso questo target di adolescenti e giovani adulti e ha dato in pasto loro delle frasi così macchinose, che c'è stata necessità di mettere in pausa e riascoltare più volte. E per favore, non neghi l'evidenza, perché sicuramente sa anche lei che è quello che sta succedendo. Le frasi scritte sono un conto, i dialoghi ascoltati sono un altro, sa molto bene anche lei che l'input dell'orecchio è di minore immediatezza rispetto ai segnali visivi, (pertanto questo è il motivo per cui l'audio dei dialoghi va sfasato sempre rispetto al labiale dei personaggi, in fase di animazione) quindi non può assolutamente prendere un testo scritto e piazzarlo in sala doppiaggio senza avere consultazioni con i doppiatori. Sempre come ben sa, se lo spettatore stoppa e torna indietro è molto, molto grave per un'opera di intrattenimento. Significa rompere la sospensione di incredulità e perdere lo spettatore. Al cinema questo rischia che la persona se ne vada a metà film e sarebbe una cosa gravissima. Mi scusi, ma non si è confrontato con il direttore del doppiaggio? Ma non ha attuato una revisione pre-doppiaggio? I doppiatori non le hanno detto di avere delle difficoltà a leggere le frasi?(cosa molto chiara dai file audio finali. Così come era chiaro in alcuni film Ghibli dove la battuta era velocizzata per rimanere nel labiale) Ma soprattutto, lei ha tenuto conto della sillabazione, della ritmica negli accenti e del labiale in fase di doppiaggio? La sincronizzazione occhio-orecchio è molto importante ai fini di una usofruizione scorrevole e nei suoi lavori spesso ho notato grossi errori in tal senso. Ribadendo che non entrerò nel merito delle singole traduzioni (per tanto la invito a non giustificarsi per quelle, non saprei cosa risponderle), spero che avrà tempo per rispondere alle mie domande. Grazie. P.s. Aggiungo solo un appunto sulla destinazione del prodotto. Signor Cannarsi, lei dovrebbe rendere la fruizione del prodotto uguale agli italiani come ai giapponesi. E ciò non significa che debbano capire le stesse parole, ma provare le stesse microemozioni e le stesse sensazioni durante l'ascolto. Per fare un esempio specifico, se il regista introduce un personaggio che parla in maniera volutamente incomprensibile per i personaggi e per gli spettatori, il suo compito è di provocare la stessa sensazione agli italiani. Per questo motivo spesso gli italiani diventano per noi spagnoli o francesi. Perché se parlassero in italiano come tutti gli altri, questa differenza di lingua non esisterebbe e non esisterebbe più il senso in tutti gli equivoci legati al contesto. Perciò, se il regista vuole che la sensazione dello spettatore sia di familiarità, quiete mentale, comprensione, lei non può assolutamente cambiare questa cosa a suo piacimento, lo capisce che non è pagato per questo e non è il suo lavoro? È molto irrispettoso. Arrivederci.
    9 punti
  16. Dicono cose di giapponesi, ma le dovrebbero dire in ITALIANO. possibilmente mentre muovono la bocca, sui loro stessi movimenti della bocca. Altrimenti vale tutto. Per non ribadire che tu li fai parlare come SECONDO TE dovrebbero parlare. Secondo te che non sei un traduttore e il giapponese lo hai studiato da autodidatta. Almeno la decenza di non dire certe castronerie, plìììz.
    9 punti
  17. Non è un mio punto di vista. Qua parliamo di uno che ha perso 1-6 0-6 in un torneo di tennis e da due giorni ripete che il dritto che ha messo fuori è uscito a causa del vento, ma il colpo era perfetto. E il doppio fallo del primo break è accaduto per l’effetto Coriolis, ma tecnicamente era eccelso, il migliore mai eseguito. Ora qua possiamo supercazzolare quanto ci pare, ma il match là fuori è finito 1-6 0-6. E su questo non c’è discussione. Basta uscire dalla torre d’Avorio per vedere le macerie. Neon Genesis Evangelion, edizione italiana 2019 è un fallimento epocale. Se era quello che Gualtiero voleva chapeaux. Se non gli interessa, ancora più chapeaux, ma la realtà è quella.
    8 punti
  18. Da quel che ho potuto capire pare evidente che l'approccio di Shito, da più completo autodidatta, non potrà mai venire modificato da alcuno, non importa quante prove e ragionamenti contrari possano venire esposti, non importa chi li porti alla luce, visto il modo in cui sarebbe stato rigettato in toto l'ottimo intervento di @Thedanish. Questo becero élitismo, questa illusione di essere sempre dalla parte della ragione e al di sopra di chiunque critichi il proprio operato mi fanno tornare in mente un suo stesso intervento di qualche mese fa: Sinceramente, dopo aver letto una cosa del genere, ho capito che cambiare il suo personalissimo metodo risulti un mero exercise in futility, perché non succederà mai, fintanto che sarà mantenuto un simile atteggiamento mistificatorio. L'unica speranza è che, a seguito di questo insuccesso, direi quasi unanime (al netto dei pochi sostenitori che si possono trovare qui e qui soltanto), i datori di lavoro abbiano finalmente capito con chi e cosa avranno a che fare in futuro, e agiscano di conseguenza.
    8 punti
  19. magari prima o poi ci arrivi a vedere cos'hai fatto finora. 🎐
    8 punti
  20. Il problema è che io non mi sento scoraggiato, non mi sento scoraggiato se devo sforzarmi di capire un'opera straniera. Mi scoraggio quando perdo più sfumature e riferimenti del dovuto perché qualcuno decide per me cosa è comprenibile o meno, se decide che i Titans devono diventare "fascisti" pure se non c'entra una mazza.
    8 punti
  21. @Chocozell rispondo alla tua domanda: «Sì, ma birra da dove l'hai tirato fuori?». L'ho tirato fuori dalla spiegazione che la stessa persona che usò quella locuzione mi diede, mentre – per l'appunto 🙂 – sorseggiavamo un paio di "flame-cutter". Capisco il motivo per cui apprezzi il tentativo di Bospie, tuttavia siamo sempre lì: assumiamo per principio che gli apparti significanti delle diverse lingue siano equiparabili. Questo è un errore – non è un'opinione, lo ribadisco, è un dato osservabile. Quindi se il mio amico Ben venisse in Italia e mi chiedesse come esprimere in italiano quel significato preciso, parte del suo repertorio linguistico, calato in quel contesto culturale particolare, espresso da "flame-cutter" cosa dovrei dirgli? «Ben, vai pure tranquillo e chiedi al barista uno spegni-fiamma». È qui che si gioca la riflessione concettuale sui temi di traduzione e adattamento. Ripeto, capisco che alcune persone sentano l'esigenza di una maggiore aderenza al linguaggio d'origine. Ma questo è un fine che antropologicamente parlando va contro qualsiasi esperienzialità diretta di come il linguaggio effettivamente funziona. Comunque rispetto all'intervento di @Shuji nessun problema. Non ho giudicato fin qui la persona, mi pare sia chiaro. Ho espresso giudizi di valore sul suo lavoro, cercando di essere educato e corretto. Ho interpretato il "warning" – accettandolo – come un: «Mobbastaveramenteperò». E in effetti è giusto così, non ho ricevuto alcuna risposta sulle questioni che mi erano più care.
    7 punti
  22. «Dovrei perché tu hai fatto questa lista di nomi e quindi io dovrei implicitamente sentirne l'altisonante autorevolezza. Non è così. Son pensatori che hai trovato TU PERSONALMENTE validi? Perché? I loro nomi in quanto tali non mi invogliano neppure ad approfondirli, come ho invece approfondito tanti altri pensatori ed eruditi del passato». Tu sottostimi costantemente, mancandomi di rispetto, la mia formazione; ti invito a non venderla come sfoggio di erudizione, questo non è. Non ho nominato fin qui nessun particolare filone di pensiero, sposandone in toto – come tu vorresti far credere – la causa, te ne sei accorto? Ti ho fornito spunti. Mi auguro che qualche utente più disponibile ad accogliere nuove prospettive possa trovarli interessanti. Infine – come già detto – manchi di rispetto a chi cerca di adottare un atteggiamento di indagine (in merito ai fatti sociali del linguaggio, in questo caso) cauto, sensibile e dialettico. Aldilà delle mie intenzioni – motivate dal sincero interesse nei confronti del tuo metodo di adattamento –, lascio che siano gli altri lettori a giudicare la serietà dei miei interventi e della conversazione nel complesso. A te sembra proprio non interessare, dato il tenore delle tue repliche. Buon proseguimento Gualtiero. E buon lavoro soprattutto – fin qui, è stato purtroppo mediocre.
    7 punti
  23. Nel frattempo mi sono documentato. Io vorrei che quanti difendono Gualtiero su questi adattamenti e difendono la sua scelta per Shito/Angel=Apostolo/Angel riflettano sulla coerenza anche di tali affermazioni alla luce della resa di 第3新東京市 (Daisanshintokyoshi, tradotto: "terza città di nuova tokyo/terza nuova città di tokyo/città di terza nuova tokyo", a scelta) come "la città di Neo Tokyo 3" nel nuovo doppiaggio. Neo tokyo 3, è bene ricordarlo, è l'equivalente di "Angel" nelle schermate (se ben ricordo) e nei materiali cartacei della serie (di questo ho la certezza). Nel parlato usano, appunto, daisanshintokyoshi (cfr.Shigeru in episodio 1, Misato in episodio 2, ecc) Perché tanto purismo su un termine per poi svaccare completamente su altri? Citare film di fantascienza come "Neo Tokyo" o tutte le versione alternative in altri anime e manga (dove, per altro, veniva espresso come ネオ東京, Neo Tokyo) non fa che avvalorare la tesi di chi sostiene che non ci sia minimanente aderenza all'originale (né coerenza interna, come si può vedere) nei testi redatti da Gualtiero. Mi riferisco a quanti hanno detto ad altri utenti che "se non ti va bene così puoi guardalo in giapponese o nei vecchi dvd", con una spocchia simile a quella di Gualtiero. Dov'è questa fedeltà, questa coerenza?
    7 punti
  24. Peccato che qui si parla di adattamento dei DIALOGHI in italiano. Io devo ascoltare e capire. Altrimenti mi vedo l'originale coi sottotitoli dove non ci sono le restrizioni a cui dovete sottostare voi, dovute ai tempi delle scene e al labiale.
    7 punti
  25. Se ritieni più importante appagare le tue orecchie piuttosto che sapere in italiano cosa i personaggi dicono nella loro lingua è una tua libera scelta, ma non avere la pretesa di spacciare questo tuo gusto per un valido metodo di lavoro. A me spettatore pagante non interessa un fico secco di cosa piace o suona bene all'adattatore di turno, chiunque egli sia. Mi interessa sapere quello che dicono veramente i personaggi, conservando più possibile dell'originale. Poi che il risultato mi possa risultare "strano" non mi fa alcuna impressione: sto guardando personaggi giapponesi che parlano da giapponesi, non me l'ha ordinato il medico di guardare roba di una cultura lontana dalla mia. Anzi, apprezzo un adattamento che mi propone la realtà per quella che è, che non decida al posto mio quello che dovrebbe piacermi o meno.
    7 punti
  26. Ok non ricordo chi ci ha interpellato sulla questione del bucato e così via, perdonami, ma siete in tanti. In quella frase in giapponese c'è bucato? Quindi sì, per me è meglio la frase con bucato. Parliamo in generale? Quoto quello che anche a mio nome ha detto Ryoga, reputo sempre pienamente soddisfacenti gli adattamenti di Shito? No, assolutamente, ho avuto modo di discutere con lui di uno "sballoso" su Kiki dove personalmente non mi ha mai convinto, come alcuni esempio riportati per Eva. Come ho già scritto credo che l'eccessiva rigidità del suo metodo stia facendo del male anche al principio stesso del suo metodo che trovo pienamente condivisibile. Per questo prima ho parlato di essere "più realista del Re". Detto ciò conosco e apprezzo la professionalità e al serietà del suo lavoro e di certo mi sento più tranquillo con lui che con tanti "stimati professionisti" del doppiaggio che hanno fatto carne di porco della fedeltà ad un'opera. Reputo gran parte dei meme che girano su quelle tristissime pagine facebook assolutamente senza alcun problema, se non nella testa di chi le ha scritte, credo che chi parli addirittura incomprensibilità nei film Ghibli lo dica a sproposito. Tra l'altro ricordo bene che sui film Ghibli pre-Mononoke di lamentele ce ne erano poche (tranne alcuni nickname storici che lo hanno sempre contestato), poi dopo il Dio-bestia è nata un po' sta tendenza continuata coi Ghibli esplosa con Evangelion, per cui anche cose assolutamente comprensibili diventano un casus belli Fortunatamente qui sul plus si analizzano le problematiche vere, e non il chiacchericcio. "Support music, not rumors" scriveva il mai troppo compianto Chuck Shuldiner sugli album dei Death,
    7 punti
  27. Non c’è bisogno di renderla errata. Se sei un bravo adattatore la rendi scorrevole senza renderla errata. Altrimenti ci sono tanti altri mestieri da fare 👍
    6 punti
  28. Seee, rivoltiamo la frittata! Hai letto gli errori da me segnalati? E NON sono colpa di Shito. Cmq quel post mi pare sia stato rimosso in fretta, sono riuscito a screenshottarlo per puro caso. L'adattamento di Shito può certo essere opinabile, gli errori di Mazzotta sono FATTI! E so già che i più distratti (tra i pochi che noteranno tali errori) penseranno che la colpa sia di Shito, ma spero almeno che in questo Forum non sia così!
    6 punti
  29. Io credo che questo genere di commenti sia assolutamente da evitare. Uno fa il doppiatore, meglio per lui se gli piace come mestiere, ma andare a riportare reazioni di altri doppiatori durante un doppiaggio (Ciccio a riso, io c'ero) è oltremodo di cattivo gusto oltre che pericoloso (i ridenti potrebbero non voler far sapere in giro quali sono state le loro reazioni durante le sessioni di un doppiaggio a porte chiuse). C'è gente che sa, c'è gente che conosce, c'è gente che sta zitta e si tiene le proprie esperienze private per se. Esistono degli episodi completi alla portata di tutti, esistono dei commenti su internet, atteniamoci a quello che è pubblico per i nostri commenti pro o contro una lavorazione
    6 punti
  30. Credo che questo sia un post da cui poter ripartire e in cui c'è la ciccia del discorso.
    6 punti
  31. Salve a tutti, ci tenevo a lasciare il mio feedback (a quanto pare piuttosto impopolare) in merito all'adattamento di EVA. Ho recuperato la serie in questi giorni (tre orette al giorno, una bella maratona) senza aver praticamente alcuna nozione dell''opera, e ovviamente senza aver mai visto il primo adattamento. A dispetto di quel che ho letto in giro, ho trovato il lavoro davvero apprezzabile. Senza dubbio la scelta lessicale mi ha colto di sorpresa all'inizio, ma non mi ha affatto indispettito. Certo, in alcuni frangenti la sintassi è parecchio impervia, ma tutto sommato in otto-nove ore i momenti in cui ho dovuto riascoltare un passaggio si contano sulle dita di una mano (e sono probabilmente quelli tanto dibattuti sul web). A questo punto mi chiedo se quelli che in questi giorni hanno criticato tanto pesantemente il lavoro di adattamento abbiano visto tutti gli episodi o si siano limitati a rimpallare da una parte all'altra del web le frasi problematiche che qualcuno ha rilevato. Mi fa specie in particolare che molti fan della serie ritengano che con questo adattamento sia impossibile godere appieno dell'opera. Su questo ho un interessante aneddoto: confrontandomi con un amico (fan di EVA) sull'attenzione riservata dall'autore alle dinamiche tra i protagonisti ed ai dialoghi dicevo quanto fossero particolari i neologismi ed i giochi di parole inventati dal maggiore Katsuragi (vedi quei "pochitto" e "il bucato alla vita" tanto dibattuti). Il mio amico ha risposto "Aspetta, quali neologismi, quali giochi di parole?"; come ho avuto modo di capire poi, anche leggendo le critiche emerse sul web, si tratta di espressioni non presenti nel primo adattamento. Eppure, come spiegato dal responsabile dell'adattamento (Shito? Cannarsi? come lo devo chiamare?) qualche pagina addietro, si tratta di un tentativo di riproporre parole presenti nei dialoghi della lingua originale, e per quanto mi riguarda ho trovato l'esperimento riuscito. Io non so nulla di giapponese, linguistica o semiotica ma sentendo "pochitto" nel contesto in cui la frase era inserita ho pensato che evidentemente in giapponese il maggiore avesse un modo peculiare di dire il corrispondente della parola "pochetto". Nessuno spargimento di sangue, nessuna tragedia, e soprattutto non mi sono dovuto arrovellare fino all'indignazione sul perché di un termine tanto strano. Infine vorrei dire una parola sul cosiddetto "cannarsese" o "cannarsiano", come l'ho sentito chiamare sul web dai suoi detrattori. Senza dubbio è un modo davvero particolare di articolare il linguaggio, nel mio caso però non ha minimamente influenzato la fruizione dell'opera e soprattutto l'ho trovata un'alternativa interessante al "doppiaggese" che a quanto pare è considerato a priori l'unica modalità con cui può essere adattata un'opera, assolutamente fedele a come le persone si esprimono comunemente. Mi sembra piuttosto un approccio standard all'adattamento, su cui abbiamo fatto l'orecchio a tal punto che qualsiasi alternativa risulti strana e fuori posto. E invece, banalmente, ritengo che anche qui il trucco molto semplicemente sia quello di "farci l'orecchio".
    6 punti
  32. e qui sorge un bel problema Le critiche vertono su quello che gli spettatori hanno effettivamente sentito (spero non si basino solo sui meme, sarebbe parecchio triste) tu rispondi in base a quanto da te SCRITTO e a un doppiaggio la cui resa hai solo immaginato ma non ancora verificato. Ti hanno dato garanzie di non cambiare nulla ma è già saltato fuori che cambiamenti ci sono stati pure sui testi (come pure erroracci tipo un 9 diventato 8 ma pare che su questo nessuno se la sia presa... mah...) figurarsi su come possono essere state da recitare certe battute. Fino a che non controllerai ci sarà sempre il rischio che ci sia una discrepanza, per quanto piccola, tra domanda e risposta perché basate su due versioni diverse (una reale, una immaginata da te) del doppiaggio. Pause e intonazioni sono aspetti fondamentali di qualsiasi battuta recitata che in forma scritta è difficile rendere completamente. In quella famosa battuta di Kaji (dove per me c'è almeno un "per te" di troppo ma opinione mia) mi pare di capire avessi previsto delle pause che poi nel doppiaggio non ci sono. Non è un dettaglio secondario. Secondo me qui c'è stato da parte tua proprio un errore di fondo, per poter revisionare questi copioni come volevi tu hai passato un mare di ore alla scrivania ma poi questo tuo lavoro l'hai affidato a terzi sulla fiducia ma senza controllo. Per lo meno sarebbe consigliabile che prima di rispondere su determinate scene, come suggerisci a chi le domande le pone, tu faccia una verifica in prima persona di quei punti.
    6 punti
  33. The DANISH grazie per i tuoi interventi puntuali in questa conversazione. La tua professionalità ha dato voce più autorevole a noi che non abbiamo una cultura linguistica tale da controbattere con argomentazioni anche tecniche e che dobbiamo affidarci solo al comune "buon senso". GRAZIE a nome di tutti quelli a cui stai dando voce.
    6 punti
  34. Sirtao, dici che ho scazzato le frasi scelte da me. Evidentemente ho buttato all'aria anni di studi in lettere, antropologia, comunicazione, nonché di esperienze fatte con la lingua inglese. Nel dettaglio, trovo i tuoi appunti discutibili. Il registro è stato alterato? Non mi pare, potresti argomentare maggiormente. L'imprecazione è stata alterata? Sì. Non ne capisci le ragioni? Rileggi le mie argomentazioni nel complesso e capirai il perché. Fermo restando che le elucubrazioni di Gualtiero sul termine "Madonna" sono quanto di più fuorviante abbia mai letto rispetto ai temi qui trattati. Ho alterato la battuta di ritorno? Sì. Le motivazioni sono sempre le stesse. Ossia, una buona traduzione si valuta dal lavoro di negoziazione di senso sul livello del significato, non su quello del significante. Poi possiamo sederci qui a discutere fino a domani su quale sia il registro e il codice di riferimento migliore in assoluto (assoluto?). Ma è davvero su questo che ci si vuole impuntare, a fronte delle critiche che ho mosso? Rimango basito.
    6 punti
  35. Ecco, 50 pagine di minchiate su apostolo, rifugio, pochitto, e la pesantezza, e la religione, e la filologia, e la scorrevolezza, e poi ti ritrovi Kaworu che parla a Gendo ma nomina Shinji. Queste sono le cose per cui bisognerebbe incazzarsi davvero.
    6 punti
  36. La ringrazio davvero @Shito per aver dedicato del tempo a rispondermi. È stato piuttosto conciso e su certe questioni, soprattutto rispetto alle ragioni che orientano la sua postura nell’operazione di adattamento di un testo, mi sembra abbia preferito glissare. Lo capisco, sta cercando di rispondere a tutti e non ho la pretesa di ricevere tutte le sue attenzioni nell'immediato, ci mancherebbe. Intanto, ribadisco la mia posizione sulla scelta del termine “Apostolo”: la comprendo da un punto di vista letterale – e la tollero anche, non è il punto più importante della questione come giustamente detto in precedenza –, ma le ragioni che lei adduce le trovo assolutamente inefficaci e non esaustive nel contesto di un adattamento. Lei cita wikipedia. Abbia pazienza, credo ci sia modo e modo di difendere una posizione ideologica (perché di questo si tratta, a ben vedere). Citare Wikipedia non la trovo una mossa azzeccata: il senso stretto a cui si riferisce – e che ritengo abbia frainteso – non corrisponde ad un’accezione semantica egemonica nel contesto della cultura giapponese. Il senso stretto si riferisce a quel dominio specifico della religione cristiana, tutto qui. La invito piuttosto a riflettere sul ragionamento etimologico che rende assolutamente equiparabili, in un contesto semantico più esteso, i termini “angelo”, “apostolo” e “messaggero”. La coerenza terminologica interna a un’opera non si misura di certo con le reciproche occorrenze terminologiche, altrimenti – ribadisco –, qualsiasi opera di adattamento sarebbe un vero e proprio calvario. Quindi, oltre la letteralità del (cito le sue parole) «singolo termine, preciso e specifico», lei come giustifica il dualismo che ha giustamente evidenziato? Si limita a prenderne atto, ipostatizzandone una presunta polarizzazione oppositiva? Un minimo di riflessione non è dato farla? Seriamente? «Non c’è contesto, non c’è meta-testo» (la cito di nuovo). Lei dice di aver studiato, letto e fatto sue alcune prospettive teoriche nell’ambito della linguistica. Ne dubito fortemente. Quanto sostiene va contro qualsiasi dato esperienziale inerente al linguaggio. Il linguaggio è contesto, è meta-testo ed è sempre e costantemente calato nelle contingenze locali di una data realtà osservabile. Io non contesto nessun “misunderstanding” ad Anno; contesto a lei una certa miopia rispetto a fatti che non possono essere trascurati nel momento in cui un testo deve essere adattato da una lingua a un’altra. Ogni traduzione è per sua natura una mistificazione, quindi non soffermiamoci su queste banalità spendibili solo con chi ha poche competenze in merito. Ciò che le contesto è che lei sembra ignorare la multi-dimensionalità letteraria, culturale e sociale di qualsivoglia opera artistica – e più in generale di ogni discorso che viene pronunciato. La speculazione non centra, evitiamo di affogare il discorso con motivazioni o ragionamenti estranei alla situazione specifica. «Un dato univoco e preciso è una cosa, un dialogo un’altra, la totalità di un’opera un’altra ancora». Mi scusi? Di cosa stiam parlando, di una sorta di proto-strutturalismo della lingua? Lasciamo stare le teorie di linguistica generale, non intendo aprire un dibattito epistemologico su langue-parole, su Chomski, De Saussure o su chicchessia, ho evitato volutamente di appesantire e rendere pedante il discorso. Personalmente, sia in ambito accademico, sia in contesti più divulgativi, ho sempre cercato di anteporre la chiarezza del pensiero al puro sfoggio nozionistico. Le assicuro che sono l’ultimo ad affidarsi alla citazione autorevole per rafforzare il proprio pensiero: pensiero che tuttavia ho cercato nel tempo – e continuo a fare – di strutturare studiando con passione la storia e le rivoluzioni paradigmatiche degli ambiti di cui mi interesso. Mi fa sorridere, in ogni caso, che abbia trovato «un po’ interessante” De Saussure. Ma non credo che le arrovellate conclusioni a cui è giunto nella sua risposta spieghino come, nel concreto del caso di cui stiamo parlando, abbia arbitrariamente scelto nel suo adattamento di ignorare le lezioni che tanta storia e tanti studi nel campo ci hanno consegnato. Una su tutte: l’attenzione al pubblico di riferimento.
    6 punti
  37. <iframe src="https://www.facebook.com/plugins/post.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fivodepalma%2Fposts%2F10219253018061414&width=500" width="500" height="299" style="border:none;overflow:hidden" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" allow="encrypted-media"></iframe> Ivo de Palma, nonostante non lo abbia mai personalmente apprezzato come doppiatore, ha sintetizzato al meglio il giudizio su questo adattamento, che ahimé, nonostante preservi delle cose interessanti e alcune scelte di adattamento (molto poche) siano giuste, si è rivelata nella sua totalità "fallimentare" (per non usare termini utilizzati da altri, anche da persone autorevoli, come imbarazzante o ridicolo).
    5 punti
  38. A questo posso risponderti io. Fai una lavorazione di corsa, con turni carichi perché il cliente "tira" sui costi di produzione e con dei copioni scriti coi piedi come questi (il che implica che un attore a leggio capisca prima di tutto che cazzo deve dire il suo personaggio, tanto per fare un esempio) e il danno è fatto. Nel momento in cui, vuoi perché attore arriva a dire "mi rifiuto di recitare questa battuta scritta così" o perché era proprio brutta la battuta in sé, a quel punto la cambiano in sala, magari su suggerimento dell'attore o del direttore o dell'assistente. Parliamo di una battuta del film, che immagino sia stata fatta dopo tutto il resto (non è detto, perché si ragiona in anelli e si può saltare anche da un episodio a un altro, ma in linea di massima va così). E quindi nel cambiarla non fai neppure più caso a cosa ci sia nell'internazionale (in cuffia l'attora ha l'originale e comunque si sta già concentrando sulla recitazione, mentre in regia non è detto si ascolti l'internazionale con musiche ed effetti). Ora, anziché ribattere subito che quella degli zeri, invece è nella prima puntata. Rileggi e assimila, anche il punto degli anelli e della non consequenzialità con cui spesso si doppia. NB: non sto difendendo gli errori di Mazzotta, ti sto spiegando come si siano potuti generare. Saluti.
    5 punti
  39. Posso dire che la costa che mi sta più sul culo di tutte è che si sta muovendo un putiferio per Eva ma per il resto ci si accontenta sempre delle poveracciate che ci propinano nemmeno Evangelio fosse l'oro degli anime? Cavolo, e muovete le stesse critiche per Rocky Joe, Lamù ed i Cavalieri dello Scempio(no ND, quell no). Sì, lo posso dire.
    5 punti
  40. Comunque ho notato che molti prendono una posizione senza nemmeno aver visto/sentito il nuovo adattamento e, con tutto il rispetto, mi sembra un'enorme cazzata.
    5 punti
  41. Quoto uno per non quotarne cento. No, non si parla di cribbio. Quella è solo superficie. Si "starebbe" parlando della metodologia di lavoro di Shito. Non so bene con che scopo. Veramente l'adattamento ha dei canoni per cui è sicuramente sbagliato, ad esempio dove inventa (tipo: se Hanamichi Sakuragi mentre schiaccia dice "AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAH" non puoi cambiare il contenuto del baloon facendolo diventare la frase "SEMBRA CHE VOLI!" detta da una terza persona), dove cambia senza ragione la traduzione (tradotto in un modo e poi cambiato per motivazioni che sa solo l'adattatore, tipo Kaiser Daga per Kaiser Sword.... per un cazzo di spadone stile quello di Conan il Barbaro, grazie mille, ed è solo uno degli esempi) e dove aggiunge, in certi casi sul nulla (tipo quando in originale nessuna parla, e ti trovi una frase italiana a coprire il silenzio che poi ti spaventi). L'adattamento è opinabile solo ove si prenda a base l'originale giapponese e si vada a vedere se EFFETTIVAMENTE se questo adattamento, partendo da una traduzione corretta, rispecchi in ogni sua parte l'originale. Ovviamente non c'è un metodo perfetto al 100%, come dici. Ma ci sono invece modi errati al 100%. La questione in merito non è affatto chiusa. Qui c'è il Vi che dice che Shito ha aggiunto e tolto a suo piacimento (semplifico). Ergo no: non si è giunti a un punto sulla questione. Mi lascia invero perplesso che Shito glissi, ma vabè. Come dicevo, ognuno trarrà le sue conclusioni. Per me ora come ora Shito, basandomi solo su quanto scritto dal Vì (che non me ne voglia nessuno, ma sono le uniche argomentazioni, per quanto esigue di numero, che mi colpiscono, in quanto nascenti dall'originale giapponese e non partendo da una traduzione già fatta su cui si discute come suona o altro, il suono non è un problema per me personalmente) ne esce con le ossa rotte. Questo non è ovviamente un giudizio sull'adattamento tutto, che non ho sentito, non ho visto e non vedrò, nè sulla recitazione o altro per lo stesso motivo (oltre che per essere stato diretto da una persona del cui lavoro in sala purtroppo ho poca stima, non ultimo perchè si vanta di modificare i dialoghi), ma solo su quanto ho letto e che getta comunque una possibile ombra su quanto lavorato da Shito e su quanto verrà da lui lavorato (sempre posto che siamo lontani dai picchi di altri che si inventano pezzi interi). Non per i numeri o altre baggianate, ma per i meri e finora incontestati fatti che stanno alla base degli errori fatti notare. Ovviamente: solo mia opinione da ignorante da lingua. Nah. In primis: che un adattamento fallisca non dipende da quanto bene è stato accolto, ma solo ed esclusivamente da quanto sia fedele e rispecchi l'originale. Che tante o poche persone lo apprezzino o disprezzino non è minimamente indicativo della bontà dello stesso. Per fare un esempio, i film di Saint Seiya (o meglio "Seiya il Sacro Guerriero") pur con dei problemi restano ad oggi un adattamento molto migliore delle porcate rifilate prima. Eppure è come il fumo negli occhi di molte persone (almeno, della vocale minoranza su faccialibro). Come la mettiamo? Il doppiaggio di Slam Dunk è la cosa più orribile e irrispettosa dell'originale dopo i CDZ mi sa. Eppure vallo a rifare. I numeri non sono un indicatore della bontà della scelta. Tempo fa, ai tempi della Germania nazista, Hitler salì al potere con i voti popolari. Non valgono nulla. Spesso i savi sono in minoranza diceva qualcuno. Oltretutto la questione è molto più semplice: a me personalmente non può fregare di meno di come lo hanno accolto gli altri. Io sono un potenziale cliente dei lavori di Shito nel campo dell'animazione giapponese quindi ciò che mi interessa (interesserebbe) è vedere come risponde agli appunti del Vì riguardo le traduzioni e se riescono ad arrivare ad un punto della discussione percui riescano a far capire anche a me, digiuno della lingua, come intendano lavorare e come lavorano. Il Vì ha proposto un paio di traduzioni e successivo adattamento e ha accusato Shito di non essere coerente e non utilizzare il medesimo canone di adattamento nonchè di aggiungere e togliere un po' a seconda di come PENSA debbano parlare i personaggi, che non è detto rispecchi come effettivamente parlino i personaggi o come l'autore ha ritenuto di farli parlare. Non è una cosa da poco e sarei interessato a leggerne un approfondimento. Ma solo nell'ottica di un lavoro di adattamento e traduzione che permetta a chi lo desidera e a chi, magari, non si è mai avvicinato a questo anime, non solo di "fruirlo", perchè lo "fruisco" anche se viene scempiato all'80%, vedo sempre scene con dei personaggi che muovono la bocca, oltretutto con un messaggio molto forte come quello qualcosa rimarrebbe per forza, ma di "comprenderlo" (again: non certo per la sintassi, dato che per ora c'è chi ha avuto problemi e chi no ed entrano in gioco troppi fattori, parlo brutalmente dell'opera in sè) per quanto possibile, in tutte le sue sfumature. Non mi frega niente che le persone lo accolgano poi bene o male. Quel che conta è l'opera, non il pubblico, che dopo averla vista deciderà cosa ne pensa. Ma dell'opera, non della versione fatta per venire incontro alle capacità di chicchessia o della versione modificata per renderla più italiota, stile la tata ciociara che in originale era ebrea. E' un pensiero che verrà fatto a posteriori, non a priori come invece fanno altri adattatori. Io devo essere libero di scegliere se una cosa mi piace o meno, non ci deve pensare un tizio random a farmela piacere (ergo: non associo alcun fallimento all'accoglimento negativo da parte delle persone, non è che mancassero nemmeno agli altri lavori di Shito, questo è semplicemente rivolto a un'opera molto più sentita). Quindi no: tra i "lettori" c'è gente a cui non frega molto e non trova costruttivo parlare di presunti "fallimenti" o palle varie. Sarei più interessato a capire se, a parte la questione della sintassi, comunque determinati lavori e determinati adattatori siano davvero affidabili sulla localizzazione generale e si meritino la fama di correttezza e fedeltà nei confronti dell'originale che hanno. Perchè qui sono stati messi dei dubbi niente male. Servirebbero più confronti con chi è disposto a farli, come il Vì. Ma qui non si va avanti. Non è bello. Per il resto: trovo abbastanza scorretto dare del fake a qualcuno solo perchè ha opinioni diverse, a meno che non ci sia una motivazione per pensarlo. Ci sono?
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  42. Vabbè Shito, okay che non hai tempo da perdere su un forum, manco io ce l'avrei in teoria, ma sa veramente di presa in giro che dopo pagine e pagine di gente che ti muove critiche e obiezioni tu non hai altro da dire se non "oh raga, leggete questa cosa che ho scritto prima", che non vuoi usare come "punto e spunto per far nascere un dialogo", tu vuoi solo che ti si dica "sì Gualtiero, hai sempre avuto ragione tu, sei il nostro Dio, ti adoriamo e veneriamo". Per piacere
    5 punti
  43. Si era detto di cercare di non andare off topic, ma scusate, mi sono sentito chiamato in causa troppe volte. Molte persone dello staff hanno in momenti diversi detto che "abbiamo dato spazio a tutti, anche agli insulti, pur giustificati ma comunque insulti", palesemente riferendosi al mio messaggio. Voglio ripetere che i miei non erano da intendersi come insulti alla persona di Gualtiero, ma soltanto quello che di lui appare attraverso un avatar e le risposte scritte che finora ha dato. Se poi lo staff è unanime nel reputare quelli "insulti", sono il primo a dire che avete la piena facoltà di rimuovere e moderare, non me la prendo e non starò a montare questioni. Detto ciò, ho una domanda per quelli che concordano con Cannarsi su anche solo alcune delle sue scelte di adattamento, e soprattutto con quelli che "i need a flamecutter" lo tradurrebbero con "ho bisogno di qualcosa che spenga le fiamme", perché con "ho bisogno di una birra ghiacciata" si va a perdere (secondo voi) la sfumatura tipica del termine. Ma quindi voi, per coerenza, vi lamentate di TUTTI gli adattamenti di film, serie TV e anime esistenti, visto che Cannarsi è l'unico ad avere questa particolare filosofia sull'adattamento, giusto? No perché altrimenti siete ipocriti
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  44. No, no, Scusate. No. Mi scusi, ma che diavolo sta dicendo? Ora però questo non glielo lascio passare, abbia pazienza. Ma lei si rende conto di che cosa dice? Ma è completamente impazzito? Cioè, lei sta incolpando l'audience se il suo adattamento non è di facile comprensione, ma lei si legge? Questa cosa è GRAVISSIMA.
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  45. Non mi sembra corretto silenziare l'unica persona che in questa discussione ha le conoscenze tecniche per rispondere puntualmente al traduttore.
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  46. Salve, cercherò di essere chiaro con questo messaggio e di arrivare subito al punto: il mio nome è Piermatteo ed oltre ad essere un fan di Evangelion e fan del primo adattamento arrivato su MTV, sono anche uno studente in un'accademia di belle arti. Durante il mio percorso di studi, non importa quale materia, sono riuscito a far mio il più grande insegnamento di sempre: "essere aperti al feedback e saper accettare le critiche, purché costruttive". Con questa premessa un po' off-topic direi di iniziare. Quando fu annunciato il riadattamento della serie per Netflix, avevo grosse aspettative. Certo, magari sarebbe risultato alienante in un primo momento, ma è ovvio vista la popolarità di quell'adattamento tra i ragazzi della mia generazione (e di molte altre), e riposi un minimo di fiducia. Fiducia che, ahimé è andata alle ortiche qualche giorno fa. Non conosco il signor Cannarsi e dopo alcune risposte in questo thread ed il suo modo di porsi, ne faccio volentieri a meno. Tuttavia riprendo il mio discorso introduttivo per esprimere un mio pensiero: se un prodotto è difettoso, è difettoso. Non c'è alcun ragionamento da studiato che tenga, e bisognerebbe farsi un bel bagno di umiltà e capire dove si sta sbagliando. Questo nuovo adattamento fa acqua da tutte le parti, ed il metodo con cui è stato portato alla luce mi fa pensare che l'autore non solo abusi in maniera maniacale di google traduttore (parlando anche di altre perle come un certo "Dio Bestia"), ma dimostra anche una presunzione e senso di superiorità nei confronti dell'autore originale e volersi mettere al di sopra di esso. Un adattamento dovrebbe rendere il significato di un'opera comprensibile, non chiuderne ancora di più la barriera d'entrata e renderla accessibile ad una schiera elitaria di gente che apprezza un linguaggio "confusionario che cerca di essere forbito", perché ovviamente qualunque persona con del sano buon senso dovrebbe sapere che "però quanto a te, quanto a quel che non puoi fare che tu, per te qualcosa da fare potrebbe essere" è una frase che non sta né in cielo né in terra. Infine, tapparsi le orecchie e ignorare qualsiasi critica che non arrivi da una persona senza nickname è (e scusatemi se sono volgare), una puttanata. Perché ok esistono i troll, l'internet (o direi "meme" per essere più precisi) culture pullula di gente del genere, ma esistono anche delle eccezioni e questo thread mi sembra pieno di quest'ultime. Detto questo, io la mio opinione l'ho lasciata, magari non in un linguaggio più "studiato", ma ho comunque cercato di contribuire alla discussione (o forse no).
    5 punti
  47. Lungi da me volerti ferire, Gualtiero, suvvia; e lasciamo stare le paturnie esistenzialiste sulla comunicazione digitale. Riusciamo a conversare restando sul piano concreto delle problematiche che ho sollevato? Anche tu hai un nick comunque, se i miei occhi non mi ingannano, ma in ogni caso nessun problema: mi chiamo Francesco. Credo, a giudicare dalle ragioni che hai provato ad addurre, ti sfugga l'accezione correntemente nell'uso, in questo tipo di conversazione, del termine "arbitrario". A ben vedere, il problema sta tutto nella tua di disposizione rispetto a quanto ho espresso – e soprattutto, rispetto ai miei interrogativi più pressanti. Se pensi che mi stia trattenendo in qualche modo, ti sbagli. Sono solito esprimermi in modo lineare, chiaro e diretto – mi sembra di averlo dimostrato. Sarò brevissimo, per non tediare gli altri utenti su questioni che trovo poco affini al nucleo critico del mio intervento: l'indipendenza di pensiero e di comportamento che sbandieri è una menzogna romantica ampiamente decostruita dal pensiero antropologico. Tu ed io siamo costantemente informati dal mondo che ci circonda, siamo permeati dalla cultura del nostro mondo locale, siamo parte integrante di un complesso emergente in costante divenire, in quello che viene definito "circolo ermeneutico". Non esiste processo di significazione realmente individuale; non esiste singolarità alcuna che possa essere meccanicamente estratta dal contesto socio-culturale di pertinenza. E daccela una sfogliata al buon Merleau-Ponty, a Bourdieu, a Geertz, a Clifford e Marcus, a Csordas. Ma passiamo oltre, non siamo qui per questo in fin dei conti, no? «Care to elaborate? I would love it, seriously» – Seriously? Hai tradotto, nel caso che ho presentato, «Geez» con "cribbio" – de factu. Sei un professionista nel tuo campo, mi affido al tuo buon senso rispetto a quella che non può esser altro che una simpatica provocazione. E lo stesso vale per «I got you», tradotto letteralmente da te con «Ti ho colto?», davvero? Sono certo che avrai, nel corso del tuo lavoro, l'occasione di comprendere meglio il costrutto e la semantica a cui rimanda, prima o poi. Intuisco tuttavia che rispetto alle variabili diafasiche, diastratiche o diamesiche, hai poche conoscenze. E soprattutto, poca consapevolezza delle complessità inerenti al linguaggio. Io non ho altro da aggiungere, mi spiace solo che le tue risposte non abbiano fatto altro che alimentare una conversazione che – per tua postura comunicativa – si sta rivelando inutilmente capziosa, sfuggendo alle criticità più concrete che ho provato a delineare. Per il resto, ti ringrazio di nuovo per la cortesia – solo quella, ahimè – con la quale hai risposto.
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  48. Ecco, appunto. Sono errori VERGOGNOSI, RIMASTI nel doppiaggio, e NON commessi da Shito. Ma oh, è più importante discutere su 'pochitto' che poteva essere sostituito da un termine più bellino(?)😥
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  49. Come già ribadito non conosco il giapponese. Tuttavia, confrontandomi con chi è più competente di me, emerge una questione che è certamente di matrice linguistica e culturale. Premetto che non ho alcun tipo di problema rispetto a eventuali correzioni apportate all'opera, tanto meno mi preme difendere per posizione presa il termine "angelo". Tuttavia, mi pare di capire che «Shito» nella lingua giapponese si riferisce, più che agli Apostoli di Gesù Cristo, a coloro che hanno ricevuto in dono la facoltà di comunicare le intenzioni e la volontà di Dio. In effetti, risalendo le etimologie – e forse chi ha studiato il greco antico capirà immediatamente a cosa mi riferisco –, con «Angellos» e «Apostolos» ci si riferiva a un messaggero, un ambasciatore, un messo. Dunque, gli angeli dell'antico e del nuovo testamento sono certamente entità che portano un messaggio in nome di Dio. E la stessa considerazione, relativamente all'accezione semantica, può essere fatta per gli Apostoli di Cristo, vale a dire: i messaggeri incaricati di diffondere la parola di Gesù. Detto ciò, chiaramente, nel contesto del codice linguistico religioso della religione cristiana ed ebraica, i termini assumono connotati precisissimi, ficcanti, in grado di tracciare un confine netto in merito all'utilizzo e alle specificità di ciascun termine in quel dato contesto. Lo stesso, a mio parere, non può dirsi per un'opera letteraria o d'animazione – come Evangelion –, nel quale il bricolage linguistico adottato per creare il setting è in gran parte determinato dalla volontà dell'autore di conferire al lavoro un fascino fantascientifico assolutamente peculiare e suggestivo, grazie all'originalissima commistione di simbologie giudaico-cristiane e terminologie di ambito biomedico, psicologico e militare. Commistione che evidentemente non è stata studiata dal punto di vista dell'effettiva semantica nel dominio linguistico dell'uso, quanto dalla prospettiva di chi voleva abilmente giocare con un intreccio di terminologie utili a rendere enigmatica l'opera, giocando sul non-detto e sull'implicito. Nei primi bozzetti con cui Anno presentò il lavoro era stato effettivamente scelto il termine Apostolos; la presunta dicotomia precedentemente citata tra Shito e Angel nella versione andata in onda, cioè tra termine giapponese adottato nei dialoghi e termine visualizzato sugli schermi – giusto per fare uno dei possibili esempi – della NERV, a mio parere non va intesa come una scelta differenziante. Intravedo piuttosto un uso pressoché sinonimico e sovrapponibile dei due termini (niente ci autorizza a pensare il contrario, ma tutto è opinabile pur di difendere certe scelte, me ne rendo conto), i quali, estrapolati dai contesti simbolici di appartenenza originaria, sono stati risignificati da Anno senza alcun particolare discrimine d'accezione – come invece accade per la lingua italiana: quelle creature sono, senza ombra di dubbio, entità non umane che si fanno portatrici di un messaggio, più o meno metaforico, a seconda dei piani di lettura intra-testuali o meta-testuali. Avrei dunque compreso se nella traduzione italiana fosse stato prediletto il termine "messaggero". Capisco benissimo le ragioni che dal punto di vista letterale hanno spinto Cannarsi a scegliere il termine "apostolo" e, per quanto mi riguarda, mi può anche star bene. Ma di fatto è una scelta che implica uno sforzo di ulteriore (e paradossale) de-contestualizzazione e ri-contestualizzazione del termine in uso nel dominio linguistico/socio-culturale italiano, che di certo non ha nulla a che fare con la valorizzazione dei contenuti dell'opera o della sua coerenza interna. Non si può negare – ed è questo ciò che non capisco nel processo di adattamento di Cannarsi – che vi sia un pubblico di riferimento a cui l'opera deve essere destinata; e non si può prescindere dalle dovute differenze che i diversi campi semantici di alcuni termini possiedono a seconda che si parli della cultura giapponese o di quella italiana. E non credo sia difficile da capire: in Italia, le rappresentazioni connesse alla semantica delle parole "angelo" e "apostolo" sono radicalmente diverse, proprio in virtù di un vissuto storico locale che un qualsiasi lavoro di adattamento deve tenere in considerazione. La domanda è: su quali basi viene strenuamente difesa la letteralità di un testo nel processo di adattamento tra mondi culturali radicalmente differenti? C'è un paradigma teorico che ne giustifica il processo? C'è una ragione logica vera e propria o si tratta di un semplice vezzo individuale?
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