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"Ai miei tempi..." et "Si stava meglio quando si stava peggio" et altre cazzate


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Trovo questa discussione molto interessante, anche se questo tipo di dibattito e' abbastanza ricorrente e da sempre presente in molti ambiti culturali (non per nulla Eco ci scrisse un libro sopra, "Apocalittici e Integrati").

 

In questo caso gli "apocalittici" sarebbero coloro i quali rinnegano il presente elogiando la "buona" cultura del tempo andato, mentre invece gli "integrati" quelli che si omologano alle mode correnti, rinnegando e/o ignorando il contesto che ha prodotto le opere del passato. Nell'ottica dell'animazione giapponese, come dice Hiroki Azuma, si assiste nel corso del tempo ad una veloce transizione da modernita' a postmodernita'; e l'araldo della postmodernita' e' la cultura otaku, quel tipo di nicchia che dall'inizio degli anni ottanta (Macross) e' emersa, imponendosi via via come fascia primaria di fruizione degli anime. L'aumento dell'erotizzazione e del fanservice e' stato quindi un fenomeno progressivo, dapprima relegato principalmente negli OAV e in seguito esploso dopo il boom indotto da Eva nel 1995.

 

A mio avviso sono molto differenti tra loro delle opere create principalmente per bambini nate in seno alla modernita' (grandi narrazioni, tematiche tipiche del dopoguerra) con opere - per una buona parte - rivolte ad otaku (in particolare quelli di ultima generazione) tipicamente postmoderne e tendenti ad una struttura di archivio di dati composto da elementi moe ecc.

 

Per quanto riguarda l'omologazione, quella c'e' sempre stata, in fondo quello dell'animazione e' da sempre un ambito molto commerciale ed autoreferenziale. Il punto e' che se la "generazione di Tezuka" prendeva spunti da altri ambiti culturali per trasporli nel proprio media di riferimento -Takahata e Tomino, per fare qualche nome -, creando una certa differenziazione, con l'arrivo degli otaku si ha una sorta di stagnazione: l'otaku non s'interessa di cultura francese et similia, ma soltanto di anime, videogiochi e cosi' via; ed ergo le sue creazioni saranno per forza di cose molto piu' omologate e prive di contenuti di quelle della generazione di autori influenzati da Tezuka.

 

Poi ci sono eccezioni di nicchia come Kaiba, Tatami Galaxy ecc. che sfuggono a questa regola, diventando nuovi modelli stilistici e proponendo riflessioni e contenuti di valore perfettamente in linea col loro contesto, ovvero quello postmoderno.

Modificato da AkiraSakura
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C'è da dire però che non a caso in otakugaku si divide in diverse generazioni di otakuzoku.

 

Perché anche volendo vedere la generazione dei bambini dell'anime boom come prima generazione di otaku - quindi parliamo dei ragazzini che andarono ad Osaka '70 a vedere le rocce lunari, questa prima generazione, che passa dalla modernità alla postmodernità, incomincia a selezionare i suoi feticci postmoderni (sui quali proiettare il proprio desiderio di 'grande narrazione' venuto a crolla nella società civile) sezionando opere che NON erano nate a tale espliscito scopo, e che erano espressi con medium vari. Letteratura di fantascienza in primis.

 

Essenzialmente, potremmo dire che la storia dell'otakuzoku è la storia di tre generazionalità di escapismo di fanciullini felici che, non ritrovano alcun sistema di valori 'adulto' paragonabile per dimensione agli idealismi della fanciullezza, non riesco a staccarsi dalla logica di quegli idealismi, che incominciano a feticcizzare in oggetti immateriali (dat, personaggi, narrazioni) o materiali (oggetti, supporti, etc).

 

Tuttavia il fenomeno è progressivo. Ovvero, inzialmente l'otakuzoku è una forma di escapismo che nasce proprio come *alternativa* alla re-animalizzazione umana che viene col consumismo della post-modernità. Questa è la prima generazione otaku. Ma tra le seconda e la terza, con l'inizio della produzione dedicata (fatta da otaku per otaku), anche questo tipo di mentalità 'anti-animalizzante' inizia un suo processo di animalizzazione di nicchia, e diviene semplicemente "una particolare razza di re-animalizzati".

 

Essenzialmente, è proprio questo di cui parlo. E credo fosse ciò di cui parlava, mi permetto di dire con meno lucidità di insieme, anche Okada Toshio nel suo "Otaku ha sudeni shinde iru".

 

Esisteva anche una generazione zero dell'otakuzoku, ovvero gli otaku ante litteram. Miyazaki è tra questi. Ma qui sarebbe un altro discorso lungo e altresì molto argomentato, che forse non è del tutto opportuno cominciare qui.

Modificato da Shito
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Molto interessante il post di Shito. 

 

In effetti e' proprio con Yamato (la nave affondata nella seconda guerra mondiale che diventa invincibile e sconfigge l'invasore esterno con grandi sacrifici dell'equipaggio stremato dalla guerra) e Miyazaki che si crea quella sorta di "escapismo" otaku di prima generazione tipico di Anno e dei suoi soci. Escapismo agli antipodi rispetto a quello a base di internet, archivi di dati e non narrazioni degli otaku di terza generazione, che non si rispecchiano affatto nelle grandi narrazioni e nei valori "moderni" del dopoguerra. Allo stesso modo, neanche chi e' ancorato alla modernita' si rispecchia nei valori della postmodernita', e da qui nasce il dibattito su quale prodotto sia - contenutisticamente - migliore per una determinata generazione di consumatori.

Modificato da AkiraSakura
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L'aumento dell'erotizzazione e del fanservice e' stato quindi un fenomeno progressivo, dapprima relegato principalmente negli OAV e in seguito esploso dopo il boom indotto da Eva nel 1995.

Bè no, i tabù dell' animazione nipponica sono tutti crollati negli anni 80 e già allora c'era fan service a iosa ( Lupin seconda serie , Time Bokan, Dragon Ball, Robottino, Gigi la Trottola, Lamù, solo per citare alcuni arrivati in Italia).

Il problema è che più passava il tempo, più gli autori sono diventati pigri: insomma, oggi come oggi, un giapponese vuole  diventare ricco senza consumare troppo il cervello e che fa ?

" Idea! Faccio un manga pieno di studentesse moe scosciate che combattono per qualche motivo mostrando le pantsu e le oppai ogni inquadratura e ci metto in mezzo pure un tizio sfigato  con cui  finiscono sempre in qualche situazione osè. In 5 anni di lavoro e divento miliardario".

Grande Paese, il Giappone.

Modificato da Dio Sam
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Sicuramente dai miei rapporti con entità di produzione giapponese, per quello che ho veduto e sentito e conosciuto in due decadi, non è come dice lo Zio Sam, se non il contrario. Non voglio neppure scomodare che oggi come oggi sono più guardate le light novel che i manga, come fonti di soggetti da produzione.

Modificato da Shito
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Io vedo la sessualizzazione da sempre presente nell'animazione giapponese, almeno come elemento stilistico, del resto le pulsioni sessuali sono qualcosa di così insito nella natura umana che in una società come quella giapponese in cui è mancata la colpevolizzazione del sesso di matrice cristiana e in un contesto che doveva rimanere nascosto dalla facciata pubblica come l'animazione seriale è piuttosto scontato che l'elemento sessuale esca fuori.

Modificato da Godai
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Sicuramente dai miei rapporti con entità di produzione giapponese, per quello che ho veduto e sentito e conosciuto in due decadi, non è come dice lo Zio Sam, se non il contrario. Non voglio neppure scomodare che oggi come oggi sono più guardate le light novel che i manga, come fonti di soggetti da produzione.

Ovviamente non tutti gli addetti ai lavori ragionano così ( grazie a Dio) ,ma ci sono tanti che hanno fatto i bei soldoni con l'accoppiata tette x culi che è sempre una giocata sicura.

Ikki Tousen, Senkan Kagura, Maken Ki, Medaka Box, Queen Blade , Magister Negi ( che però reputo di un livello qualitativo molto più alto rispetto ai titoli già menzionati) giusto per citare  quelli che conoscono tutti ( perché la lista potrebbe continuare per pagine )lo dimostrano.

Modificato da Dio Sam
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Dimostrano cosa? Non capisci che per alcuni fumetti che tu vedi in superficie come successo di alcuni autori (e c'è da vedere se si può parlare di "aver fatto i soldi" eh, visto come devono continuare a lavorare con ritmi estenuanti), c'è una massa enorme di persone che arranca nelle retrovie? Già solo per una questione numerica, pensare di entrare nel settore e "diventare ricco" mettendo "questo e quello" nel fumetto è ridicolo, come pensare di avere certezza di vincere il superenalotto solo perchè ci si gioca tutte le settimane. 

 

E comunque il discorso ha poco a che fare con l'evoluzione  dell'animazione, così come tirare in ballo lo stile di autori di fumetti (che viene rimaneggiato da altri, nel caso in cui si faccia una serie animata a partire da un manga) quando si parlava del character design.

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Ah ah! Medaka Box nell'elenco! Uhm... Vabbé, le tette ci sono.

Lo sai qual è il fatto? Che il nome di chi ce l'ha fatta lo conosciamo.

Tutti quelli che invece non ce l'hanno fatta non li conosciamo.

Quindi non possiamo nemmeno sapere quali sono i più.

Io un'idea ce l'ho, ma non vorrei apparire troppo pessimista di fronte al grande ottimismo di Zio Sam. Bisgona pensare positivo!

 

Le light novel a Zio Sam le ho già nominate in un paio di messaggi (topic dell'angolino), ma per lui è roba nuova e ancora non ha fatto entrare la parola nel suo linguaggio. Penso che tra qualche mese comincerà a stupirci pure con qualche affermazione su di loro.


E comunque il discorso ha poco a che fare con l'evoluzione  dell'animazione,

Secondo me la discussione stava facendosi troppo approfondita per lui (anche per me, mica me sento superior), non sapeva più che scrivere e ha pensato: adesso sparo una mezza vaccata così torno protagonista della discussione.

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Ovviamente non tutti gli addetti ai lavori ragionano così ( grazie a Dio) ,ma ci sono tanti che hanno fatto i bei soldoni con l'accoppiata tette x culi che è sempre una giocata sicura.

Ikki Tousen, Senkan Kagura, Maken Ki, Medaka Box, Queen Blade , Magister Negi ( che però reputo di un livello qualitativo molto più alto rispetto ai titoli già menzionati) giusto per citare  quelli che conoscono tutti ( perché la lista potrebbe continuare per pagine )lo dimostrano.

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L'erotizzazione è una cosa tipica della cultura giapponese, quindi è innegabile che sia presente negli anime in modo più o meno marcato a seconda del contesto e del target di riferimento di una determinata opera. E proprio quest'ultimo è il punto. Gli anime da fascia giornaliera, per quello che so, in Giappone sono destinati prevalentemente ai bambini. Il bambino è ben diverso da un adolescente/otaku, che richiede un substrato erotico marcato e "arrapante", se mi si passa il termine (si pensi a quello di Iczer-1 o Orguss, per fare due esempi anni ottanta che rendono l'idea di ciò che voglio esprimere). Per fare un esempio, se nelle Time Bokan o in uno Xabungle compare una mutanda rosa a caso, essa viene propinata allo spettatore (il bambino) per fini umoristici, senza che vi sia una "sessualità adolescenziale" di sottofondo. E la sessualità dell'otaku, che è un adulto "congelato" nella sua adolescenza, non è quel tipo di sessualità che un produttore di anime inserisce in un'opera pensata per i bambini, che sono l'innocenza assoluta (anche se Freud avrebbe da ridire su questo).

 

Nelle opere erotiche destinate agli otaku è quindi presente una sessualità differente da quella di un anime da fascia giornaliera, eviterei quindi di fare di tutta l'erba un fascio. Non per nulla sono o OAV o serie da fascia notturna.

 

E' innegabile che con la nascita della fascia serale (1995) gli otaku abbiano finalmente ottenuto più risonanza, indipendentemente da cosa sia successo negli anni ottanta, in cui, a parte alcune serie (Urusei Yatsura, L-Gaim, Orguss, per fare degli esempi), essi s'interessavano principalmente di OAV composti da fanservice puro in cui la trama era spesso inesistente o cliché.

Modificato da AkiraSakura
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Dimostrano cosa? Non capisci che per alcuni fumetti che tu vedi in superficie come successo di alcuni autori (e c'è da vedere se si può parlare di "aver fatto i soldi" eh, visto come devono continuare a lavorare con ritmi estenuanti), c'è una massa enorme di persone che arranca nelle retrovie? Già solo per una questione numerica, pensare di entrare nel settore e "diventare ricco" mettendo "questo e quello" nel fumetto è ridicolo, come pensare di avere certezza di vincere il superenalotto solo perchè ci si gioca tutte le settimane. 

 

E comunque il discorso ha poco a che fare con l'evoluzione  dell'animazione, così come tirare in ballo lo stile di autori di fumetti (che viene rimaneggiato da altri, nel caso in cui si faccia una serie animata a partire da un manga) quando si parlava del character design.

BE' curioso perché anni fa feci un discorso molto simile a una tizia che conosco.

Sono ben conscio che non tutti escono vincitori dalla lotta editoriale.però io, per qul che mi riguarda , sono abbastanza fiducioso sul risultato se mi butterei nella mischia.

Di certo chi ha avuto successo con i manga di cui sopra, credo che i soldi li abbia fatti ( a meno che il fisco giapponese non sia più esoso di quello italiano, o certi mangaka non sappiano amministrare il loro denaro).

Che poi continuino a lavorare nonostante i guadagni , penso sia dovuto a un misto di passione/avidità .( per la serie " invece di stare qui a divertirmi potevo allungare XXX e guadagnare qualche miliardo in più")

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ma se l'ultimo anime con robottoni & tette che s'è visto dal 2012 (aquarion evol) ad oggi è daimidaler (2014).

 

Il mio discorso su DxD (e le 3 serie ecchi su più di 50 di cui ben 2 portate in Italia) stava a confermare quello che era stato scritto a Shito qualche messaggio avanti. Ce ne sono poche attualmente di quelle serie lì in Giappone, ma magari qui in Italia uno può averne una percezione non corretta. Non è una critica all'ecchi o un mio voler dire che non mi piace.

"Ma da noi vogliono tette e robot!" lo intendevo come: stiamo a guardare la "deriva" in Giappone, e poi qui in Italia DxD fa un sacco di visualizzazioni e la ggente sta a chiedere più che altro Goldrake e soci, quindi può essere che siamo noi i primi a "fossilizzarci" su certe cose. Comunque era una semplice esclamazione messa tanto per fare una battuta, per questo non l'avevo spiegata.

 

ah ma tranquillo, non era un problema.

semmai è mio perchè come diceva l'halman:

 

di robottoni e tette NON ne arrivano mai abbastanza

 

purtroppo è una sacrosanta verità, un fatto incontrovertibile, una sciagura.

i tempi sono cambiati, gli otaku sono cambiati, le passioni sono cambiate.

ed è tutta colpa di gundam.

prima c'era koji che, nei momenti di relax, "per sbaglio" si trovava al cospetto di sayaka mentre faceva la doccia. poi le mazzate tra robottoni. erano gli anni '70. quello era uno show per bambini. quella era la via maestra.

e oggi, paradossalmente perchè si fa riferimento a quell'epoca come a quella dei bei tempi, la si vuole ripudiare facendo appello a ridicoli moralismi che non distinguono tra H, hentai e porno (inteso come lo intende un occidentale), asserendo inoltre che essi sono gli ingredienti per una ricetta di successo (quanto odio questa locuzione, della quale si abusa, alla quale inevitabilmente segue un luogo comune).

mah. aggiunto al resto di cui si dibatteva (i post di zio sam) è roba che fa esplodere il cervello per quanto è tutto fuori posto, invertito, alienato e inventato.

per un po' mi limiterò a leggere, ho capito che non c'è speranza. neanche gli dei... (cite)

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Esisteva anche una generazione zero dell'otakuzoku, ovvero gli otaku ante litteram. Miyazaki è tra questi. Ma qui sarebbe un altro discorso lungo e altresì molto argomentato, che forse non è del tutto opportuno cominciare qui.

 

Questo punto mi interesserebbe parecchio, giusto per capire effetivamente la collocazione storica della nascita della postmodernità nel Giappone postbellico, e come questa cosa era sentita dalla generazione di Miyazaki.

 

 

E credo fosse ciò di cui parlava, mi permetto di dire con meno lucidità di insieme, anche Okada Toshio nel suo "Otaku ha sudeni shinde iru".

 

E' possibile reperire una versione in Inglese o in Italiano del suddetto libro?

 

A parte Generazione Otaku di Azuma e Anime al Cinema di Prandoni, esistono dei testi di riferimento sull'argomento validi e in lingua inglese o italiana?

 

Grazie.

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dipende da cosa intendi per contenuti.

 

 

Io personalmente intendo per 'contenuti' un qualcosa che l'autore, o il gruppo di autori, vogliano veicolare e livello comunicativo. Per me i contenuti della finzione sono l'oggetto della comunicazione.

 

 

posto che nell'industria dell'animazione i contenuti, di qualsiasi tipo, sono sempre stati un compromesso (non esiste un anime puro).

 

 

Concordo, anche se la storia ha mostrato autori che hanno mantenuto un maggiore controllo sulle loro opere, per vari motivi e varie coincidenze.

 

 

 

quali sono oggi i contenuti che si è interessati a trasmettere in qualità di disegnatori, animatori, studio, produttori, azienda con profitto e tutto il codazzo che ci sta dietro? quali sono i contenuti che ci si aspetta come osservatori?

 

 

E' banale ma: dipende dagli autori, dipende dai fruitori.

 

Ognuno ha i suoi propri intenti e le sue proprie aspettative.

 

per farla breve: prendiamo 'i contenuti' come oggetto di domanda e offerta.

possiamo fare lo stesso discorso con i contenuti di ieri.

è *normale* che ci sia stato un cambiamento di contenuti perchè il mondo è inevitabilmente andato avanti. tuttavia non si tratta di un cambiamento totale perchè quello che è sempre stato fatto è cercare di raccontare delle storie.

quello che è sempre interessato agli spettatori è fruire di belle storie che hanno personaggi particolari; le storie sono belle in modo soggettivo, ma credo sia pacifico poter affermare che 'le belle storie' sono quelle che intercettano domanda e offerta nel migliore dei modi (modi = anch'esso opinabile, ma per il momento non complichiamoci troppo la vita: durata di questo successo, condizionamento dell'indutria a partire dal successo singolare e via verso nuovi pipponi che non è il momento di affrontare estensivamente).

 

 

Nella mia ottica la storia, bella o brutta che sia, non è un contenuto. E' un contenitore. Ovvero, è il mezzo tramite il quale si *può* veicolare un contenuto comunicativo - per come l'ho definito.

 

Esistono chiaramente storie fatte solo per narrare, per intrattenere con la mera narrazione - che nella mia ottica sono "senza contenuto reale".

 

Non so se sia pacifico affermate che le "belle storie" son o quelle che intercettano la domanda nel migliore dei modi. Nel senso che la storia, fin dalla letteratura, mostra che dopo un periodo di narrazione 'di contenuto' si passa al periodo della narrazione 'di mera trama' e poi ancora alla narrazione 'di soli personaggi'. Poi ci sono i reality/talent/whatthefuck show, dico nella scaletta a scendere. E poi ancora c'è solo lo specchio di casa.

 

Il che, ancora una volta, non significa che 'sia tutto così, per forza così, si stava meglio quando si stava peggio'. Non ho mai pensato questo.

 

Ma dei moti esistono. Ovviamente li possiamo discerne solo alle nostre spalle, quando almeno un pochino 'sono stati'. Mentre 'sono', e ancor più quando 'cominciano ad essere' è davvero difficile, credo.

 

Personalmente mi capita, mi è capitato, di imbattermi un prodotti animati recenti con un contenuto che ho ritenuto e ritengo rilevante. Rilevante perché c'era, perché mi è parso significativo e ben veicolato e ottimo interprete del suo tempo. E non sto neppure dicendo che una volta ooooh gli anime fossero tutti serie e intelligenti e ora tutta merda.

 

Ancora, però, e forse questo è connaturato all'idea di 'vecchiaia' di un medium, nonché (e forse ancor più) di 'vetustà' del suo pubblico di riferimento, vedo una certa decadenza a livello espressivo e recettivo, ecco.

 

Nel senso che secondo me quando certi tizi a Shinjuku fecero al dichiarazione del nuovo secolo degli anime non stavano pensando a molta roba come quella che si vede ora, a interi trend (vogliamo parlare del trend dell'idol master, tipo?). Perché quelli erano figli della modernità, nonostante tutto, e anelavano a grandi ideali. Grandi perché infantili, infantili perché grandi, ma grandi. Nonostante tutto, quel certo tipo di drammaticità vibrante che rende grandiose certe opere non è fan service, ecco.

 

In linea di principio mi pare che tu tracci un discorso molto, come dire, un po' modernista in modo cinico, ma non è che questo discorso vada a contraddire quello che esprimo. Credo.

 

i contenuti principali però... sono e restano sempre le storie di cui sopra, con tutti i loro personaggi. è inutile girarci attorno con post lunghissimi.

 

 

 

Capisco che tu la pensi così, però non dare scontato che valga per tutti. Per me, per uno ad esempio, non vale.

 

 

l'animatore ed il disegnatore, in ogni caso, contribuiscono sempre quando si parla di creatività perchè l'aspetto grafico è, banalmente, determinante nel risultato finale. la stessa importanza vale per i doppiatori, per scontate ragioni relative all'interpretazione.

 

 

 

Per 'disegnatore' intendi character designer?

 

Perché noto che parli come se questi ruoli fossero uniformememnte tipizzati. Non è mica così.

 

Mi spiace se sembro un disco rotto, ma è vero che da principio 'animatore' era un solo ed era: regista e disegaore delle sue animazioni. Le cose sono andate separandosi soprattutto con la produzione seriale, ma non sempre è così. Ancora oggi i film di Miya-san NON hanno nessuno titolo come 'character designer', e proprio lui ha sempre detto -riferendosi a Pakusan- che non ce l'avrebbe mai fatta a fare "il regista" (kantoku) come uno che fa solo enshutsu ed ekonte, dato che lui è in primis un animatore. Per lui "animatore" è colui che crea l'aniamzione da ogni punto di vista - che poi è la visione tradizionale delle cose (parliamo degli albori del cinema animato giapponese con Toei, quindi i tempi di Mori Yasuji, e poi Ootsuka Yasuo).

 

Anche per i doppiatori, è stano. Ci sono registi e direttori di doppiaggio che creano il personaggio insieme a chi gli da voce. Ci sono altri che vogliono che l'interprete non sia che un mero esecutore volto a realizzare, a concretizzare un'idea che il regista ha già in mente a prescindere da lui. Del resto la stessa cosa vale anche per la recitazione cinematografica.

 

quindi affidarsi a tizio, caio e sempronio accettandoli come guru di un settore mi pare un'emerita cazzata; anche se li si stima per qualcosa che hanno fatto, anche se fanno parte di ciò di cui si parla, si parla di qualcosa più grande di loro che comprende un'infinità di persone ed opere. sia chiaro: la loro opinione è importante, va ascoltata, forse hanno ragione, ma prima vorrei avere la mia (opinone) ed una controtesi da un altro, meh, guru

 

 

Beh, certo. Più che altro dire che nella storia di un medium ci sono alcune figure che col loro contributo hanno una rilevanza di fatto, hanno generato stilemi poi divenuti patrimonio comune, e simili. Guru, non so. Alla fine ogni creatore è solo sé stesso. Personalmente valuto molto il valore strettamente individuale delle personalità creative, artigiane.

 

 

p.s. anno, a modo suo, in prevalenza non ha fatto altro che contribuire alla stagnazione speculandoci sopra; il risultato, o punto di arrivo che sia, lo abbiamo visto con l'incartamento di eva rebuild. la mia non è un'accusa (non in questo contesto, almeno), ma per tali ragioni eviterei di prendere in considerazione anno, e sue dichiarazioni, quale metro di paragone o esempio di chissàchè al di fuori del talento che egli possiede come regista ed animatore.

probabilmente in merito a queste tematiche sarebbe più opportuno ed illuminante parlare, per avere qualcosa di concreto, di un mamoru oshii che di anno o miyazaki; in realtà è già stato fatto anche questo, quindi in caso di interesse si possono cercare i post passati.

 

 

Credo che Anno rappresenti un punto molto importante della storia dell'animazione giapponese non tanto per come ha gestito o meno il successo di Eva (e qui criticherei molto), ma per quello che ha rappresentato a livello di alternanza generazionale, di mentalità di coinvolgimento nei processi creativi del medium.

 

Ho scritto una risposta da schifo, mi scuso. :(

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Trovo questa discussione molto interessante, anche se questo tipo di dibattito e' abbastanza ricorrente e da sempre presente in molti ambiti culturali (non per nulla Eco ci scrisse un libro sopra, "Apocalittici e Integrati").

 

«Non chiederti perché i tempi antichi erano migliori di quelli attuali: non è una domanda intelligente!» Bibbia, Qoelet 7,10.

 

 

Il problema è che più passava il tempo, più gli autori sono diventati pigri: insomma, oggi come oggi, un giapponese vuole  diventare ricco senza consumare troppo il cervello e che fa ?

" Idea! Faccio un manga pieno di studentesse moe scosciate che combattono per qualche motivo mostrando le pantsu e le oppai ogni inquadratura e ci metto in mezzo pure un tizio sfigato  con cui  finiscono sempre in qualche situazione osè. In 5 anni di lavoro e divento miliardario".

Se vuoi diventare miliardario fai un battle manga. Appena hai la conferma che il manga piace parti subito con un torneo, così hai tempo per ingigantire la trama.

 

I manga zozzi sono una strategia poco rischiosa, ma non si mira così in grande. Hai tutta la concorrenza delle doujinshi da battere.

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Esisteva anche una generazione zero dell'otakuzoku, ovvero gli otaku ante litteram. Miyazaki è tra questi. Ma qui sarebbe un altro discorso lungo e altresì molto argomentato, che forse non è del tutto opportuno cominciare qui.

 

Questo punto mi interesserebbe parecchio, giusto per capire effetivamente la collocazione storica della nascita della postmodernità nel Giappone postbellico, e come questa cosa era sentita dalla generazione di Miyazaki.

 

 

 

Faccio dunque saltare un po' di pulci nel piattino.

 

Leggendo la biografia di Miyasan, sentedo lui stesso che parla dei tempi della guerra, si capisce una cosa: in un momento molto sfortunato del suo paese, lui era un bambino fortunato.

 

Aveva un certo livello di benessere, per sviluppare le sue "visioni estetiche" (in senso filosofico) giovanili.

 

Essenzialmente, questa cosa la vedo ben ritratta in Kaze Tachinu, soprattutto nella primissima parte del film: l'infanzia di Jirou. Jirou è un occhialuto secchione che si prova a leggere sinanco i libri in inglese della sua passione. Ha un suo codice morale personale che applica senza porsi il problema dell'opportunità (fa a botte per proteggere il bimbo dai senpai bulli), e soìoprattutto a una madre accondiscendente che anche sgridandolo non lo punisce (non darti alla risse, ma la merenda è al solito posto).

 

E' questo mix di bimbo intelligente e bimbo viziato che credo sia la base dell'otaku. Questa combinazione ovviamente può nascere solo un un humus di un certo livello di benessere, ovvero serenità, ovvero sicurezza.

 

Quindi è chiaro che in tempi duri la combinazione sia solo per pochi, sia l'eccezione.

 

Un altro esempio? Seita. Seita in "La tomba delle lucciole".

 

Seita è viziato in tempi in cui nessuno lo era. Non accetta certe durezze, le rifiuta, intenta una fuga isolatra e ne paga il fio.

 

A questo punto, dunque, non soprenderà che Takahata e Nosaka stesso discutessero su come la psiche di Seita fosse 'anzitempo', fosse più 'ottantina' (postmoderna) che "della sua epoca2, laddove MIyazaki Hayao proprio non accettò Hotaru no Haka. Chissà se adesso lo accetterebbe, visto che dice di essere arrivato a capire il senso della filmografia di Ozu.

 

 

 

 

E credo fosse ciò di cui parlava, mi permetto di dire con meno lucidità di insieme, anche Okada Toshio nel suo "Otaku ha sudeni shinde iru".

 

E' possibile reperire una versione in Inglese o in Italiano del suddetto libro?

 

A parte Generazione Otaku di Azuma e Anime al Cinema di Prandoni, esistono dei testi di riferimento sull'argomento validi e in lingua inglese o italiana?

 

Grazie.

 

 

 

In italiano credo proprio nulla.

 

In inglese, direi fondamentale è "Little Boy", il catalogo curato da Murakami Takashi per una sua mostra a New York.

 

E poi ci sono svariati altri libri, su otaku e otakuzoku. Ma non li ho letti a sufficienza per esprimermi sulla loro validità.

Modificato da Shito
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Se vuoi diventare miliardario fai un battle manga. Appena hai la conferma che il manga piace parti subito con un torneo, così hai tempo per ingigantire la trama.

 

I manga zozzi sono una strategia poco rischiosa, ma non si mira così in grande. Hai tutta la concorrenza delle doujinshi da battere.

Ma infatti Maken Ki o Ikki Tousen che sono, se non battle manga  ( pure Negi, partito come love comedy , è diventato un battle manga) ?

So che qualcuno ha capito che se un battle manga vende bene con omoni muscolosi. vende ancora meglio se ci metti la fregna.

In alternativa, ci metti un nutrito set di bishonen tale da far accorrere in massa  le fujoshi.

E lo yen si impenna.

Modificato da Dio Sam
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Miyazaki e Amuro Rei sembrano avere molte cose in comune, quindi. Entrambi borghesi, viziati, intelligenti.

 

Se non erro la deflagrazione effettiva della postmodernità in Giappone è avvenuta negli anni ottanta, quindi, anche se - personalmente - l'ho sempre collocata negli anni novanta, a causa delle tematiche "filosofiche" esplicitamente postmoderne che - a parte alcune eccezioni come il Beautiful Dreamer di Oshii - ho notato in anime come Eva, Lain, Boogiepop Phantom, Utena ecc. Gli anni ottanta in Giappone li ho catalogati come un periodo di transizione, degli anni sì postmoderni, ma anche illusori, privi di un reale fondamento che li identificasse univocamente. Sempre se non sto errando, la bolla economica degli anni ottanta, come viene reso metaforicamente - secondo Azuma - in Megazone 23, era un "mondo illusorio" destinato a crollare nel decennio successivo.

 

Ed ecco che nella seconda metà degli anni novanta negli anime incominciano ad apparire vari moniti inerenti l'abuso di tecnologia, il congelamento nell'adolescenza dell'otaku (già visto in BD), la frammentazione dell'identità personale (Eva) ecc. E, sul piano "materiale", arriva internet, lo strumento postmoderno per eccellenza; quel luogo/non-luogo in cui l'otaku può "sdoppiarsi" catalogando i suoi feticci con enormi archivi di dati o giocando con determinati videogiochi in cui ogni vario "cammino" che conduce ad una determinata "meta"  non è più finalistico, ma frammentario (come mi sembra faccia notare Azuma). Qui per me la transizione iniziata col boom economico si è conclusa: la fenomenologia della postmodernità in Giappone è più che mai espicita.

Modificato da AkiraSakura
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In genere la postmodernità si fa iniziare nei 60 in America e nei 70 in Giappone, se ben ricordo.

 

Cmq anche Macross, se ci pensi, dico l'astronave SDF-1 della serie con la citttà 'imbarcata' dentro dopo il warp iniziale, è una specie di tartaruga con la città di Tomobiki sopra, non trovi? E' una città giapponese del benessere ottantino cristallizzata in uno spazio chiuso. Fuori c'è Gundam, ma dentro c'è Uruseiyatsura o KOR, praticamente.

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E' vero, non ci avevo mai pensato. Anche se non è esplicito come nelle opere seguenti l'SDF-1 vista come il Palazzo del Dragone in cui si rifugiava l'Urashima Tarou postmoderno non fa una piega.

 

D'altronde, ho sempre considerato Daitarn 3 come una sorta di anime d'avanguardia per il suo tempo, in quanto decisamente postmoderno, nonostante abbia personalmente collocato il vero "boom" negli anni novanta. A parte il citazionismo (non marcato come quello delle opere successive), Haran Banjo mi sembra un altro Urashima Tarou della situazione, destinato a scomparire una volta venuto a conoscenza della sua reale condizione.

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Se non erro la deflagrazione effettiva della postmodernità in Giappone è avvenuta negli anni ottanta, quindi, anche se - personalmente - l'ho sempre collocata negli anni novanta, a causa delle tematiche "filosofiche" esplicitamente postmoderne che - a parte alcune eccezioni come il Beautiful Dreamer di Oshii - ho notato in anime come Eva, Lain, Boogiepop Phantom, Utena ecc.

Secondo me sono due punti diversi. Negli anni '80 gli spettatori diventano creatori, e quindi Macross. Macross è già di per sè la ricreazione di un mondo otaku. Lo è per chi la serie l'ha fatta (le miriade di citazoni, di situazioni, di discorsi) e lo è anche per i personaggi della serie stessa (una vita sospesa nel vuoto). Quest'ultimo dettaglio viene a mancare quando rimettono i piedi per Terra, dovendo affrontare scelte per la vita (insomma, Hikaru non poteva continuare a ciondolare fra Misa e Minmay).

Per Kawamori e il suo gruppo c'era forse già coscienza di quello che stavano facendo (l'auto presa in giro con Warera lolicon da), ma tutto sommato si sentivano felici così. Ma non c'era solo Macross. Una serie come Minky Momo era sostanzialmente un anime per otaku che fingeva di essere per ragazzine. Oshii con Beautiful Dreamer era mentalmente più avanti, perché sottolineava da cosa nascesse il fenomeno e verso quale fine si dirigeva.

 

Quello che è successo negli anni '90 con gli anime che citi, è che qualcosa si era spezzato nei creatori, ormai incapaci di narrare certe cose in modo frivolo. Probabilmente perché erano cresciuti troppo per fingersi ancora dei ragazzi. Quindi hanno cercato di parlare di crisi d'identità (la loro).

Il punto è che al pubblico non poteva fregare di meno. Perché erano ragazzi di una nuova generazione e non gli otaku di prima generazione che si scoprivano vecchi. Gli spettatori coetanei di Anno, avevano smesso da tempo di guardare anime ed erano alle prese con la vita vera.

Per farti un esempio pratico, Kenji Kamiyama ha dichiarato proprio di avere smesso di guardare anime con Macross e che poi è finito per fare il regista di anime per vie traverse che nemmeno lui avrebbe immaginato. Però vedi la differenza di temi che ne escono fuori. Il Kamiyama regista parla dei problemi contemporanei che affliggono la società, di politica (magari trasponendola nel futuro di Ghost in The Shell). Perché distaccandosi dagli anime ha ampliato la sua visione. Chi come Anno ha continuato a vivere di anime, può raccontarti solo di argomenti legati più o meno indirettamente al fenomeno otaku e alla sensazione di estraniazione che può provare un giovane.

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Cmq anche Macross, se ci pensi, dico l'astronave SDF-1 della serie con la citttà 'imbarcata' dentro dopo il warp iniziale, è una specie di tartaruga con la città di Tomobiki sopra, non trovi? E' una città giapponese del benessere ottantino cristallizzata in uno spazio chiuso. Fuori c'è Gundam, ma dentro c'è Uruseiyatsura o KOR, praticamente.

Se ci pensi, anche in Lamù c'è  il liceo Tomobiki che fa da mundus per le avventure di Ataru eco.

Credo che sia stato Lamù il primo anime che ambientava molti episodi all' interno della scuola e non usciva da lì, come fosse un mondo a parte.

Oggi è la norma in moltissime serie.

Tornando alle generazioni di animatori, per me la differenza è che la prima generazione erano i pionieri che stavano creando un peculiare  universo della fantasia partendo dalle sue fondamenta e che manco si rendeva conto di come avrebbe influenzato le generazioni future .

La seconda generazione,  era quella che credeva che l'animazione , come mezzo artistico in se , era un prodotto all' avanguardia al pari del cinema  dal vero se non superiore.

Dagli anni 90 , in poi non si era più tanto sicuri che l'animazione  fosse  così granitica, anzi, stava sgretolandosi di fronte ai VG e alla CG ; molti animatori erano/sono convinti che quello che stanno  facendo  non durerà poi così tanto negli anni, scavalcato da nuovi mezzi e tecnologie più stimolanti e apprezzati dal pubblico odierno.

Secondo me, le crisi esistenziale  di Anno e co, negli anni 90 , non erano solo dovute a crisi di età, ma anche al fatto che l'animazione per cui avevano dato tutto, stava pian piano scendendo in secondo piano ( prima di EVA che avrebbe ridato momentaneamente la spinta all' intero settore, orma l'animazione era subordinata ai VG ).

Insomma sentivano di aver sprecato tempo ed energie per qualcosa che non aveva futuro( e guadagnandoci pure  poco)

Non è una bella sensazione.

Modificato da Dio Sam
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