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Mawaru Penguin Drum


_gallo_

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  • 5 months later...

 

Finito.

 

Che do maroni sti anime pseudointellettuali e pseudoartistici, il cui unico valore è mindfuckare lo spettatore per dare l'apparenza di profondità.

M'è piaciuta di più l'analisi di Shito. Anzi, la ritengo proprio oggettivamente più valida.

 

Perché, a te quella di Bancio pare un'analisi?:lolla: :lolla: :lolla: :lolla: :lolla: :lolla: :lolla: :lolla:

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Soprattutto, credo che non volesse proprio capirlo. :(

 

E non si può capire nulla, se non ci si disponde alla comprensione, no?

 

Io devo ancora riflettere bene su:


Parlando sempre di psicoanalisi arriverei all'archetipo di morte-rinascita che segnano un momento di transizione, la fine e l'inizio, la ciclicità, archetipo che Jung aveva collegato a quello femminile (e volendo arriverei proprio all'archetipo femminile, legato a varie dualità tra cui creazione-distruzione e via discorrendo); l'altro lato della medaglia è l'archetipo del viaggio, le tappe, il percorso di individuazione junghiano.

Ognuno poi si può collocare il tutto come crede, forse ciò che a primo impatto potrebbe venire in mente è la Seizon Senryaku o Ginga Tetsudou no Yoru (Kaeru-kun, Tokyo wo sukuu per Himari).

(...)

Individuazione (o autorealizzazione): consiste nella distruzione della Persona (concettualmente è la maschera pirandelliana) per arrivare all'Ombra (sostanzialmente ciò di cui siamo inconsci) nel percorso verso la comprensione dell'Anima/Animus "recessiva/o" (sub-personalità presenti in ambo i sessi, Anima dominante per la donna e Animus per l'uomo) e successivamente delle personalità-mana che precedono l'incontro con il Sè, la fine dell'individuazione e la conseguente unione delle parti che costituiscono la personalità. A questo punto viene ricostruita una nuova Persona, che non è più una maschera ma il vero sè.

Modificato da Shito
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Soprattutto, credo che non volesse proprio capirlo. :(

 

E non si può capire nulla, se non ci si disponde alla comprensione, no?

Non voglio essere polemico, ma invece di pensare che a uno non piace qualcosa perché non lo ha compreso, non può essere che invece non gli piaccia proprio perché ha capito benissimo dove voleva andare a parare l'autore  ?

Poi i gusti sono gusti, ma che uno sentenzi pure i motivi per cui a un altro non è piaciuto qualcosa è un pò presuntuoso.

E allora si che si parla di rifiuto di comprendere.

Ripeto, senza polemica.

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Soprattutto, credo che non volesse proprio capirlo. :(

 

E non si può capire nulla, se non ci si disponde alla comprensione, no?

Non voglio essere polemico, ma invece di pensare che a uno non piace qualcosa perché non lo ha compreso, non può essere che invece non gli piaccia proprio perché ha capito benissimo dove voleva andare a parare l'autore  ?

Poi i gusti sono gusti, ma che uno sentenzi pure i motivi per cui a un altro non è piaciuto qualcosa è un pò presuntuoso.

E allora si che si parla di rifiuto di comprendere.

Ripeto, senza polemica.

Non è questione di essere polemici, Zio Sam. E' che si sta parlando di Bancio... Il che vuol dire che il tuo scenario è escludibile a priori.

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Soprattutto, credo che non volesse proprio capirlo. :(

 

E non si può capire nulla, se non ci si disponde alla comprensione, no?

 

Io devo ancora riflettere bene su:

Parlando sempre di psicoanalisi arriverei all'archetipo di morte-rinascita che segnano un momento di transizione, la fine e l'inizio, la ciclicità, archetipo che Jung aveva collegato a quello femminile (e volendo arriverei proprio all'archetipo femminile, legato a varie dualità tra cui creazione-distruzione e via discorrendo); l'altro lato della medaglia è l'archetipo del viaggio, le tappe, il percorso di individuazione junghiano.

Ognuno poi si può collocare il tutto come crede, forse ciò che a primo impatto potrebbe venire in mente è la Seizon Senryaku o Ginga Tetsudou no Yoru (Kaeru-kun, Tokyo wo sukuu per Himari).

 

(...)

Individuazione (o autorealizzazione): consiste nella distruzione della Persona (concettualmente è la maschera pirandelliana) per arrivare all'Ombra (sostanzialmente ciò di cui siamo inconsci) nel percorso verso la comprensione dell'Anima/Animus "recessiva/o" (sub-personalità presenti in ambo i sessi, Anima dominante per la donna e Animus per l'uomo) e successivamente delle personalità-mana che precedono l'incontro con il Sè, la fine dell'individuazione e la conseguente unione delle parti che costituiscono la personalità. A questo punto viene ricostruita una nuova Persona, che non è più una maschera ma il vero sè.

 

 

 

Non è politicamente corretto dire di cosa parla Penguindrum in una parola, ma se dovessi dirne una quella parola sarebbe crescita; crecita nel senso di raggiungimento della maturità attraverso l'autorealizzazione e per quello il riferimento a Jung e l'individuazione, i cui riferimenti diretti si trovano con Natsume nel flashback del nonno (il "non avere un viso" > assenza della Persona -la mancata ristorazione causata dal trauma l'esperienza del Chaos nell'incontro con l'Ombra, il confronto con l'incoscio- > la cecità nei confronti della realtà del nonno responsabile della sua filosofia di vita distorta mentre il padre è un altro caso ma non ricordo abbastanza per commentarlo ma sempre lì si va a parare, su persone "che non sono mai riuscite diventate grandi") e quel bellissimo, bellissimo, bellissimo monologo finale di Natsume, mi pare episodio 22 (anche perchè Natsume è l'unica tra i ragazzi per cui il discorso valga in maniera diretta, per gli altri è in senso figurato nell'ottica del viaggio come crescita, escludendo Ringo che per quanto ne so non ha un riferimento concreto... per Natsume sarebbe Two essays on analitycal psychology).

Per quanto riguarda gli archetipi: in Penguindrum ne sfrutta una quantità smodata (basti pensare alle situazioni delle gag di Ringo, in cui tutti gli archetipi sfruttati volgono verso la crescità/metamorfosi; non tutti gli avvenimenti nei primi 8 episodi si concentrano su quello ma ce ne sono parecchi). Persino l'incidente di Shouma è "strategico", in quanto genericamente "il punto di rottura, la fine di qualcosa e l'inizio di qualcos'altro" e non a caso lo si trova alla fine dell'ottavo episodio, laddove dal nono le cose cambiano, per non parlare della mela (il suo passaggio è la dimostrazione di un interesse, la nascità di un rapporto, un legame -immagino penserai con piacere a quelli concernenti la famiglia-), dei pinguini o la morte-rinascita, qui nella Seizon Senryaku, Ginga Tetsudou no Yoru nell'ottica cui ho parlato qui sopra di viaggio ecc...

Mentre scrivevo dell'archetipo del femminile pensavo a quella Grande Madre che è Momoka, sia a livello di comportamento (soprattutto la dualità che dimostra nelle interazioni con Shouma e Kanba) che di potere di vita/morte su Himari.

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Pensavo che Momoka, alla fine, non fosse altro che una rori-Kannon. ^^;

 

E' strano, perché anche quando mi approccio a delle opere giapponesi con un contenuto intelletuale palesemente profondo, la mia impressione è che un approccio da europeo (come il mio fatica a non essere) sia sempre troppo strutturato, strutturale, insomma strutturalista. Quindi cerco di sforzarmi, e di de-strutturare me dalle mie forme percettive a propri nel rapportarmi a qualcosa che posso ragionevolmente presumere che non le condivida. Quando leggo un testo come quello di Azuma Hiroki, dopo cinque pagine è chiaro come la luce del sole che il suo approccio è intriso, e definito dalle direttrici di un certo tipo di tradizione accademica Europea. E' come giocare a calcio con i giapponesi: anche se loro sono loro, le regole del gioco, il gioco stesso, sono comunque 'cosa nostra'. Con Ikuhara non scatta nulla di simile. Con Ikuhara ho la sensazione che lui parli di argomenti ben noti alla materia filosofica/sociologioca europea, ma non mi sento di fargli il torto di leggerlo -ovvero incasellarlo- in quegli schemi.

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In realtà Ikuhara ha chiarito il suo pensiero su PenDrum. Forse non doveva farlo, ma l'ha fatto.

 

"Mi rivolgo a voi che non otterrete mai nulla dalla vita".

 

Sembra che la Principessa intenda dire che le persone non sono nessuno, che non valgono niente. O meglio che nella vita occorre diventare qualcuno. [...]

Nella pratica diventare qualcuno significa essere riconosciuti dagli adulti in questa società, salire in alto secondo la concezione dei valori attuali, essere prescelti dal mondo, come suggerisce Sanetoshi.

Kanba, in effetti, ha vissuto quell'esperienza. E' stato selezionato (ha trovato la mela).[...]

Diventare qualcuno significa cacciare via gli altri per farsi selezionare. E' così che la nostra società ha prodotto degli eroi.

Ma in quel momento Kanba, nonostante i morsi della fame che lo portano quasi allo svenimento, divide a metà la sua mela con Shoma, rinunciando al suo diritto di essere selezionato.

Kanba ha scelto di vivere insieme a Shoma, piuttosto che essere selezionato, precludendosi di conseguenza la possibilità di diventare qualcuno. [...]

La società che punta a selezionare solo alcuni. Il mondo che confeziona eroi. Forse la virtù stessa, che ribadisce come nobile la volontà di "diventare qualcuno", è la maledizione che grava su di noi. La soluzione è vivere negando il sistema stesso, senza neanche desiderare di essere selezionati, scegliendo ciò che desideriamo da soli, al costo di dimostrare immaturità.

 

Dal booklet del bluray (il discorso è molto più lungo ma il nocciolo è questo).

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In realtà Ikuhara ha chiarito il suo pensiero su PenDrum. Forse non doveva farlo, ma l'ha fatto.

 

"Mi rivolgo a voi che non otterrete mai nulla dalla vita".

 

Sembra che la Principessa intenda dire che le persone non sono nessuno, che non valgono niente. O meglio che nella vita occorre diventare qualcuno. [...]

Nella pratica diventare qualcuno significa essere riconosciuti dagli adulti in questa società, salire in alto secondo la concezione dei valori attuali, essere prescelti dal mondo, come suggerisce Sanetoshi.

Kanba, in effetti, ha vissuto quell'esperienza. E' stato selezionato (ha trovato la mela).[...]

Diventare qualcuno significa cacciare via gli altri per farsi selezionare. E' così che la nostra società ha prodotto degli eroi.

Ma in quel momento Kanba, nonostante i morsi della fame che lo portano quasi allo svenimento, divide a metà la sua mela con Shoma, rinunciando al suo diritto di essere selezionato.

Kanba ha scelto di vivere insieme a Shoma, piuttosto che essere selezionato, precludendosi di conseguenza la possibilità di diventare qualcuno. [...]

La società che punta a selezionare solo alcuni. Il mondo che confeziona eroi. Forse la virtù stessa, che ribadisce come nobile la volontà di "diventare qualcuno", è la maledizione che grava su di noi. La soluzione è vivere negando il sistema stesso, senza neanche desiderare di essere selezionati, scegliendo ciò che desideriamo da soli, al costo di dimostrare immaturità.

 

Dal booklet del bluray (il discorso è molto più lungo ma il nocciolo è questo).

Ma lui intende per società quella globale  o la società nipponica ?

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Garion: ti ringrazio per l'interpretazione autentica.

 

Tutto sommato mi pare che avessi colto piuttosto il messaggio di Ikuhara, ovvero l'opposione al modello di società (come quella giapponese, o come quella francese) "volte a selezionare un'elite", ovvero le società della meritocrazia spietata - che poi la virtù, tornano a livello prenatale, può essere frutto di un casuale dono di natura, indi essere una 'virtù senza merito'. Senza dubbio la società giapponese è una società che tende a selezionare, magnificare, incensare l'eccellenza virtuosa -in qualsiasi senso- e a 'dimenticare' la norma insignificante. Credo che per noi italiani, vissuti almeno nominalmente in una società che fonda sulla carità e sull'idea che "tutti sono uguali" il proprio più intimo pensiero, sia davvero difficile 'sentire' la spietatezza di una società in cui una diciottenne può dirti, tranqulla tranquilla, una cosa come "eh, ma io sono stupida e non sono bella, quindi più che la commessa in un konbini non posso aspirare a fare" - o cose simili. Noi al contrario combattiamo persino chi voglia dimostrarsi migliore di un singolo altro - salvo che non sia un gioco, una competizione sportiva (dove comunque per noi alla fine 'vincono tutti'). La nostra è una società votata a sedare la competitività umana, e con essa l'ambizione umana (che pure Ikuhara sembra spregiare), mentre quella giapponese è l'opposto. Credo che Ikuhara, un po' uno stravagante soggetto, si sia sempre sentito un 0outcast', forse, nella società giapponese adulta, competitiva e conformista. Quindi, meglio lo status mentale del bambino buono che vuole bene al suo prossimo, che non si è ancora fatto lupo del suo simile (ah, Hobbes!), ovvero meglio un otaku-terrorista (come erano in effetti proprio quelli della setta Aum Shinkiryo - negli effetti) che rifiuta la crescita.

 

Ejisonta is not amuserd, insomma.

 

(Alla fine, sembra che Ikuhara parli sempre di 'rivoluzione' nel rifiuto dei ruoli di crescita che la vita/società adulta impone, o sbaglio?)

Modificato da Shito
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D'altronde tutte le persone che secondo i canoni della società -fino a qui giapponese e non- sono arrivate in alto in Penguindrum sono delle storture (il nonno di Natsume, il padre di Yuri ecc...), che non strizzasse l'occhio alla società e i suoi modelli non era un segreto.

 

 

E forse quella disfunzionalità attribuita dall'ottica utilitaristica della società li condannerà a rimanere un nessuno al suo interno, ma è grazie a quello che si realizzano a livello umano. Mentre gli altri... sagome? persone senza volto? Degli anonimi qualcuno.

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Garion: ti ringrazio per l'interpretazione autentica.

 

Tutto sommato mi pare che avessi colto piuttosto il messaggio di Ikuhara, ovvero l'opposione al modello di società (come quella giapponese, o come quella francese) "volte a selezionare un'elite", ovvero le società della meritocrazia spietata - che poi la virtù, tornano a livello prenatale, può essere frutto di un casuale dono di natura, indi essere una 'virtù senza merito'. Senza dubbio la società giapponese è una società che tende a selezionare, magnificare, incensare l'eccellenza virtuosa -in qualsiasi senso- e a 'dimenticare' la norma insignificante. Credo che per noi italiani, vissuti almeno nominalmente in una società che fonda sulla carità e sull'idea che "tutti sono uguali" il proprio più intimo pensiero, sia davvero difficile 'sentire' la spietatezza di una società in cui una diciottenne può dirti, tranqulla tranquilla, una cosa come "eh, ma io sono stupida e non sono bella, quindi più che la commessa in un konbini non posso aspirare a fare" - o cose simili. Noi al contrario combattiamo persino chi voglia dimostrarsi migliore di un singolo altro - salvo che non sia un gioco, una competizione sportiva (dove comunque per noi alla fine 'vincono tutti'). La nostra è una società votata a sedare la competitività umana, e con essa l'ambizione umana (che pure Ikuhara sembra spregiare), mentre quella giapponese è l'opposto. Credo che Ikuhara, un po' uno stravagante soggetto, si sia sempre sentito un 0outcast', forse, nella società giapponese adulta, competitiva e conformista. Quindi, meglio lo status mentale del bambino buono che vuole bene al suo prossimo, che non si è ancora fatto lupo del suo simile (ah, Hobbes!), ovvero meglio un otaku-terrorista (come erano in effetti proprio quelli della setta Aum Shinkiryo - negli effetti) che rifiuta la crescita.

 

Ejisonta is not amuserd, insomma.

 

(Alla fine, sembra che Ikuhara parli sempre di 'rivoluzione' nel rifiuto dei ruoli di crescita che la vita/società adulta impone, o sbaglio?)

 

 

per come ho percepito l'opera non credo cmq che ikuhara - un pò contrariamente anche alla dichiarazione raccolta da garion - rifiutasse il modello elitario alla giapponese. credo piuttosto abbia la coscienza completa di quel che é : ognuno tende a realizzarsi secondo la maschera che é abituato ad indossare ( diciamo che ho metabolizzato il tuo discorso ;) ).

 

Non credo dunque pensasse meglio un otaku terrorista che rifiuta la crescita ad un normale adulto, oppure come ha dichiarato lui stesso dare la "vita" ad un altro rinunciando al proprio esser stati selezionati: la rivoluzione credo che sia rendersi coscienti di come funziona davvero il sistema e selezionare da sé un altro. non rinunciare alla propria elitarietà, ciò non é il punto focale, bensi farsi autori di elitarietà.

 

 

Io credo che ciò possa applicarsi alla scena della mela cui può però applicarsi anche il discorso della rinuncia, mentre sia irrinunciabile come chiave interpretativa della cameretta da sogno che kanba e shoma hanno costruito a himari.

 

 

se vedi utena, che ho rivisto in questi mesi e su cui ho cambiato opinione rispetto a quanto scrivevo proprio in questo topic, vedrai che nel finale c'è molta unitarietà di intenti con penguindrum.  Alla fine tutto si chiude con Anthy che esce dall'accademia andando ad affermarsi individualmente, ma grazie all'atto d'amore di utena che l'ha fatta sentire selezionata/amata.

 

non credo dunque che in fondo, e qui divago un pò, si possa usare il colore del grano per leggere utena come mi proponevi a giugno.  in utena il ricordo dell'atto di amore non solo toglie dalla solitudine, ma appunto da la forza di autorealizzarsi facendo sentire colui che l'ha ricevuto selezionato. ovvero mai solo, ma non in modo dolce e melanconico, quanto piuttosto attivo ed energico.

 

di nuovo é tutto nell'atteggiamento di anthy una volta uscita dall'accademia, a partire dal suo modo di vestire. se vuoi comprenderlo, varrebbe la pena sforzarsi di vedere le 40 puntate piuttosto che leggere qui sul forum. ( casomai mi sbaglio io, cmq avresti una vista diretta )

 

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p.s. ho letto anche kokoro e sanshiro

Modificato da Kin
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In realtà Ikuhara ha chiarito il suo pensiero su PenDrum. Forse non doveva farlo, ma l'ha fatto.

 

 forse è meglio se ci sono troppe libere interpretazioni.

 

Forse la virtù stessa, che ribadisce come nobile la volontà di "diventare qualcuno", è la maledizione che grava su di noi.

mah... questa è un'idea di virtù un po' strana, o forse è solo espressa un po' sbrigativamente. nel senso: diventare qualcuno è (ma anche il contrario) una nobile volontà a seconda dello scopo; senza questo non è possibile definirlo.

 

La soluzione è vivere negando il sistema stesso, senza neanche desiderare di essere selezionati, scegliendo ciò che desideriamo da soli, al costo di dimostrare immaturità.

 

uhmmm... non sarà una scelta un po' troppo radicale? non svilupperà un ancor maggiore senso di individualismo ed opportunismo nelle persone? non farebbe aumentare il cannibalismo (dalla selezione si passa all'auto-imposizione sul prossimo, no matter what) tra simili?

ikuhara è uno di quelli con i quali ci farei volentieri due chiacchiere :sisi:

in compagnia di thè e pasticcini, perchè sono cose che vanno per lel lunghe :lolla:

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diventare qualcuno è (ma anche il contrario) una nobile volontà a seconda dello scopo

Non credo avesse in mente scopi positivi, ma solo i negativi. Semplice arrivismo sociale.

 

non farebbe aumentare il cannibalismo (dalla selezione si passa all'auto-imposizione sul prossimo, no matter what) tra simili?

Il cannibalismo è quello che viene già promosso dalla società. Fatti strada calpestando gli altri.

Ikuhara ti dice "non farlo, anche a costo di sembrare stupido".

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