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3 minuti fa, Matteo Mascellani ha scritto:

Se avesse chiesto a voi un consiglio magari la furia ce la risparmiavamo...

Mi immagino già cosa sarebbe successo.
"E' talmente incapace di fare il proprio lavoro che chiede consiglio nei forum".

Meriti e demeriti sono suoi, unicamente.
E non lo dico per difenderlo, perché personalmente non amo i suoi adattamenti. E da utente, quando qualcosa non mi piace, esercito il mio diritto di non fruirne. E la cosa finisce lì.
Solo una cosa mi dispiace, in merito agli adattamenti di Gualtiero. Che hanno allontanato mia mamma da Miyazaki.
A lei Miyazaki è sempre piaciuto molto. Ma con alcuni titoli adattati da Gualtiero, con tutta la buona volontà, non è riuscita ad andare avanti. O meglio, li ha visti fino alla fine, ma non ha mai espresso il desiderio di rivederli. A parte Ponyo e un altro titolo che ora mi sfugge. E per come vedo io il lavoro di adattamento, in questo caso lo vedo come un fallimento di Gualtiero stesso.
Opinione puramente e strettamente personale, sia ben chiaro.

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Mi appoggio al commento di Bospie per puntualizzare alcuni aspetti di metodo che – a malincuore – continuano a essere sottovalutati, e che di fatto determinano, a mio parere, l'intreccio complesso del

Be', Gualtiero... Non so se non ha avuto modo di leggere il mio precedente intervento, ma quel che più mi dispiace è che – al momento – lei si sta limitando a controbattere a piccole questioni legate 

Salve a tutti e salve @Shito/Gualtiero. Ho seguito la discussione che si è protratta fin qui, cercando - da appassionato di Evangelion quale sono - di comprendere le ragioni che hanno orientato il rec

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Non rivedevo Evangelion da tempo immemore (e devo dire che quelle operazioni di revisione fatta dai film mi hanno sempre fatto passare la voglia)  e sono giunto su questo forum per mera curiosità dovuta alle polemiche e al mio effettivo sbigottimento dopo i primi due episodi.
E per capire questo "fenomeno Cannarsi".
Che dire.
Sono rimasto sinceramente deluso.
Ho trovato molto interessante questa ricerca di fedeltà per recuperare sfumature andate perse in passato e le discussioni costruite sopra (non tutte, non al 15esimo giro di loop), ma credo che si sia perso un po' il senso del tutto.
Il muro contro muro non riguarda solo il metodo di Cannarsi quanto anche di chi abita queste pagine.
Gli anime sono...anime, sono intrattenimento, per alcuni una vera passione, per altri una religione. Sono anche prodotti destinati a ragazzi laddove qua sono (anche) quarantenni nostalgici ad occuparsene.  Di sicuro non dovrebbero essere un documentario sugli usi e costumi del Giappone ma storie. Storie in cui ci si dovrebbe poter immedesimare, soprattutto se adattate. Per le microsfumature esistono le versioni originali di cui alcuni già usufruiscono (anche senza sub, beati loro). E chi guarda anime da 30anni non ha più voce in capitolo di un 14enne che scopre Evangelion da Netflix.
Insomma, io credo si sia perso un po' il senso dell'opera, Cannarsi su tutti.
Innanzitutto per il modo talebano e chiuso di porsi, proclamandosi portatore di una realtà oggettiva e giusta, che di fatto non è, che sembra portarlo a giustificare ogni sua scelta con un mandato divino. Già che dopo, mi sembra di capire, anni di critiche egli non abbia mai modellato il suo approccio mi sembra una cosa intellettualmente grave. In secondo luogo perché sembra che non abbia minimamente capito quale sia il suo ruolo e il suo mestiere, perché di mestiere stiamo parlando. Un mestiere che si dovrebbe inserire in una pipeline di altri professionisti che hanno lo scopo di modificare un'opera straniera per renderla accessibile al pubblico nostrano.
Qua mi sembra si rifiuti la natura stessa del proprio lavoro in nome di chissà quale autorialità, peraltro nemmeno richiesta. Un rifiuto totale di considerare il pubblico a cui questo prodotto (prodotto) è rivolto nonché l'intero universo di cui esso fa parte (niente tv, streaming, niente), che non trovo molto serio da parte di un professionista del settore.
Un disinteresse totale decisamente arrogante.
In secondo luogo, se pure capisco la missione che Cannarsi sta cercando di inseguire non credo che semplicemente abbia la capacità di raggiungere lo standard che egli stesso si è imposto. Ho letto di registri linguistici, di sfumature, di sottintesi ma sono tutti discorsi sconnessi da quello che è il risultato finale: una roba confusa , intricata e barocca. Sicuramente non un linguaggio aulico o forbito. Solo un gran casino.
Posso credere che Anno abbia fatto parlare i suoi personaggi in maniera particolare ma sono quasi sicuro che li abbia comunque fatti parlare in giapponese, non in una pseudolingua.
E il non essere potuti intervenire in fase di registrazione non è nemmeno una scusante quanto un'aggravante poiché un professionista, di qualunque settore, làddove si tratti di dover inviare del materiale ad altri colleghi dovrebbe mettere in condizione questi colleghi di poterci lavorare, con appunti, note o semplicemente semplificando.
Perché da nessuna parte sta scritto che la semplicità equivalga a una mancanza di precisione.

 

Edited by Dk4decay
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Adesso, Tetsuya ha scritto:

Mi immagino già cosa sarebbe successo.
"E' talmente incapace di fare il proprio lavoro che chiede consiglio nei forum".

Meriti e demeriti sono suoi, unicamente.
E non lo dico per difenderlo, perché personalmente non amo i suoi adattamenti. E da utente, quando qualcosa non mi piace, esercito il mio diritto di non fruirne. E la cosa finisce lì.
Solo una cosa mi dispiace, in merito agli adattamenti di Gualtiero. Che hanno allontanato mia mamma da Miyazaki.
A lei Miyazaki è sempre piaciuto molto. Ma con alcuni titoli adattati da Gualtiero, con tutta la buona volontà, non è riuscita ad andare avanti. O meglio, li ha visti fino alla fine, ma non ha mai espresso il desiderio di rivederli. A parte Ponyo e un altro titolo che ora mi sfugge. E per come vedo io il lavoro di adattamento, in questo caso lo vedo come un fallimento di Gualtiero stesso.
Opinione puramente e strettamente personale, sia ben chiaro.

Si sta sempre scherzando eh...

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49 minuti fa, El Barto ha scritto:

No prob. Fermo restando che non credo che la maggioranza del forum difenda questo adattamento, e se anche fosse, come già detto da altri, qui ognuno pensa con la sua stracazzo de testa (specie io che non postavo da 5 anni lol)

E un'altra cosa ancora (poi basta perché veramente) Credo proprio che i vecchi forumisti (cioè tutti gli iscritti pre-21/6 lol) qui presenti possano concordare quando dico questo:

se a dicembre ci avessero detto che Shito avrebbe scritto i dialoghi di Evangelion per Mazzotta, molti di (se non tutti) noi avrebbero risposto (parafrasando una band che sicuramente tutti gli Shinji Ikari là fuori ascoltano a palla, altro che gli XTC!) che questo doppiaggio era un incidente in attesa di verificarsi.

Edited by El Barto
refuso
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49 minuti fa, Valerio.85 ha scritto:

Voglio solo portare l'esempio di questa ragazza. Questo video mi ha veramente impressionato. Questa ragazza, che vuole fare l'adattatrice e che studia e fatica per farlo, quasi si commuove in alcuni punti...e dice una cosa importantissima che suona pressappoco cosí : "il nostro è un lavoro bellissimo, un onore, fare in modo che il maggior numero di persone possa ricevere le emozioni di un autore attraverso il nostro operato"

Santa ragazza. Al netto della passione e dell'emozione è qui dentro tutta la critica a questo nuovo (non) adattamento, prima di Apostoli, unità prime e pochitti vari:

Non si può prescindere dai destinatari, dal pubblico. Le traduzioni a proprio uso e consumo non hanno senso di esistere perché chi le fa capisce la lingua originale. In pratica sarebbero una perdita di tempo e senso, perchè si fanno per forza dei sacrifici nel passaggio da una lingua all'altra. Adattare è "cercare di comunicare al pubblico il messaggio originale dell'autore". è evidente che il "comunicare" è fallito miseramente.

Inoltre, aggiungo io, bisogna rispettare le regole sintattiche della lingua di arrivo. Chiunque ha un minimo di dimestichezza col giapponese (e io ne ho esattamente un minimo) quando sente alcune frasi del nuovo adattamento intuisce immediatamente che sono rimaste a metà strada tra il giapponese e l'italiano, perché ad esempio mettono innaturalmente il complemento oggetto prima del verbo, mentre in altri casi si intuisce addirittura che probabilmente sono identiche punteggiatura compresa, come se fossero state passate dentro google translate.

A me sono capitati entrambi i casi in meno di una puntata e mezza (una e un quarto per la precisione), non oso immaginare un orecchio più esperto.

Edited by Caledor
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12 minuti fa, El Barto ha scritto:

E un'altra cosa ancora (poi basta perché veramente) Credo proprio che i vecchi forumisti (cioè tutti gli iscritti pre-21/6 lol) qui presenti possano concordare quando dico questo:

se a dicembre ci avessero detto che Shito avrebbe scritto di dialoghi di Evangelion per Mazzotta, molti di (se non tutti) noi avrebbero risposto, (parafrasando una band che sicuramente tutti gli Shinji Ikari là fuori ascoltano a palla, altro che gli XTC!) che questo doppiaggio era un incidente in attesa di verificarsi.

L'Apriorismo non sbaglia mai

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Mi sono iscritto giusto per seguire questa discussione. Avviso che non sono pratico di forum, spero di non combinare disastri.

Ho iniziato a guardare tre delle puntate del nuovo adattamento, e le critiche mi paiono un tantino esagerate. Vero che la traduzione è talvolta verbosa e in alcuni punti un po' involuta, ma nel complesso è corretta. Sgrammaticature plateali non ne ho ancora trovate. Lo stile è un po' più formale del consueto, ma almeno si distingue da quello stereotipato al massimo della traduzione di molte serie tv americane (per gli anime non ne ho idea, quei pochi che guardo li guardo sottotitolati). Come qualità complessiva, mi pare che siamo negli standard per Netflix. Anche molti dei punti più critici (quelli dei meme per intenderci) inseriti nel contesto scorrono via lisci.

L'unico vero problema, a mio parere, sono alcune battute in cui il doppiatore deve correre troppo per pronunciarle per intero e si fa fatica a capire che cosa dica nella parte finale. Mi è successo finora un paio di volte, soprattutto con i monologhi di Misato. Un po' fastidioso, ma si riesce poi a ricostruire dal contesto quello che non si afferra.

Questa finora la mia impressione, da profano in materia 🙂

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6 minutes ago, Fencer said:

Non ho Netflix. Per questo mi sto limitando al discorso generale, come scrivevo su. Nello specifico mi sono espresso solo sullo spezzone audio postato dal Vì all'inizio (finito nel dimenticatoio vista la struttura a facebook usata da questa discussione ormai) e ho detto che lo trovavo strano. Letto in copione con quelle pause ci poteva stare, ma per il resto Kaji sembra fatto di crack vista la velocità della pronuncia. Ma non potrò pronunciarmici ulteriormente, quindi finchè si fanno discorsi generali posso parlare. Diversamente mi affido a quello che professionisti che partono dal giapponese mi dicono fidandomi della loro professionalità e buona fede. Posso dire che comunque non ho problemi con le costruzioni complicate SE quello è il modo in cui parla effettivamente il personaggio (del tipo anche solo per darsi un tono e fare il "nobile" quando magari è un pallone gonfiato). Dipende dalle situazioni.

Qui integrale.

(FMP e Fumoffu li fece Barbara Chies)
 

 

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19 minuti fa, Sneg ha scritto:

Mi sono iscritto giusto per seguire questa discussione. Avviso che non sono pratico di forum, spero di non combinare disastri.

Ho iniziato a guardare tre delle puntate del nuovo adattamento, e le critiche mi paiono un tantino esagerate. Vero che la traduzione è talvolta verbosa e in alcuni punti un po' involuta, ma nel complesso è corretta. Sgrammaticature plateali non ne ho ancora trovate. Lo stile è un po' più formale del consueto, ma almeno si distingue da quello stereotipato al massimo della traduzione di molte serie tv americane (per gli anime non ne ho idea, quei pochi che guardo li guardo sottotitolati). Come qualità complessiva, mi pare che siamo negli standard per Netflix. Anche molti dei punti più critici (quelli dei meme per intenderci) inseriti nel contesto scorrono via lisci.

L'unico vero problema, a mio parere, sono alcune battute in cui il doppiatore deve correre troppo per pronunciarle per intero e si fa fatica a capire che cosa dica nella parte finale. Mi è successo finora un paio di volte, soprattutto con i monologhi di Misato. Un po' fastidioso, ma si riesce poi a ricostruire dal contesto quello che non si afferra.

Questa finora la mia impressione, da profano in materia 🙂

Si. E' indubbiamente colpa dei doppiatori che non sono abbastanza veloci.

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Credo che, per chi ha seguito fin qui la discussione – al netto delle mancate o sfuggenti risposte dell'adattatore, che purtroppo han provocato un triste (ma a lui utile) iato –, le critiche di natura teorica e pragmatica intorno a questioni di antropologia, linguistica generale e italiana, traduzione e adattamento siano chiare e ben delineate, nonché ricche di esempi (molto discussi in merito ad alcuni dettagli non inerenti a più ampi temi dibattuti, ma comunque chiaramente esposti e compresi, mi pare).

Se mai se ne facesse qualcosa di queste pagine sono disponibilissimo a collaborare, sperando che lo facciano anche gli altri utenti che hanno contribuito e che hanno espresso pareri molto più fecondi e puntuali su questioni di doppiaggio e di lingua giapponese.

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23 minuti fa, Thedanish ha scritto:

«Quando si lavora alla traduzione di un libro non è tanto importante scriverla bene, quanto trasmettere quello che l’autore vuole dire: bisogna innanzitutto conoscere la cultura del paese d’origine per capire il significato della parola, anche se la si traduce diversamente dal testo originale. Quando si traduce, in questo caso, dalla lingua di un paese molto lontano diventa un aspetto fondamentale l’aver vissuto nel Paese per capire il significato di una parola o di un gesto e saperla rendere, magari con una traduzione letteralmente diversa ma che incarna il senso del testo originale. Il vero ‘protagonista’ è il lettore, perché il successo di un romanzo è dovuto soprattutto alla capacità di chi lo legge di andare oltre le righe e capire la descrizione della realtà profonda, il messaggio dello scrittore».

QUOTO e STRAQUOTO. 
Shito che ne pesi?

Edited by veldom
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24 minuti fa, Thedanish ha scritto:

Son sicuro che molti troveranno interessanti le parole di Antonietta Pastore (tratte da un'intervista), persona sensibilissima, le cui impressioni sulla letteratura ho sempre trovato preziose:

«Quando si lavora alla traduzione di un libro non è tanto importante scriverla bene, quanto trasmettere quello che l’autore vuole dire: bisogna innanzitutto conoscere la cultura del paese d’origine per capire il significato della parola, anche se la si traduce diversamente dal testo originale. Quando si traduce, in questo caso, dalla lingua di un paese molto lontano diventa un aspetto fondamentale l’aver vissuto nel Paese per capire il significato di una parola o di un gesto e saperla rendere, magari con una traduzione letteralmente diversa ma che incarna il senso del testo originale. Il vero ‘protagonista’ è il lettore, perché il successo di un romanzo è dovuto soprattutto alla capacità di chi lo legge di andare oltre le righe e capire la descrizione della realtà profonda, il messaggio dello scrittore».

Grazie mille per aver riportato queste parole di Antonietta Pastore (e anche per gli altri interventi in questa discussione, sempre molto interessanti). A mia volta, vorrei segnalare questo scambio di battute tratto da un'intervista a Giorgio Amitrano che, come Antonietta Pastore, è uno stimatissimo traduttore (ha tradotto infatti opere di Murakami Haruki, Yoshimoto Banana, Kawabata Yasunari ecc... ) ed esperto di letteratura Giapponese:

"Quali sono le sfide da affrontare quando si traducono i libri di Murakami?" 

«Murakami non è uno scrittore particolarmente difficile, paragonato ad altri autori che ho tradotto. La sfida è tentare di riportare in italiano il suo stile, senza semplificare i suoi circuiti mentali, spesso minuziosi e complessi. Rispetto ad altri traduttori, soprattutto quelli americani, che in alcuni casi tagliano, accorciano, semplificano (con il consenso di Murakami, bisogna dire) per renderlo più «scorrevole», io ho un approccio diverso e tento di tradurlo il più fedelmente possibile». 

"È sempre difficile trovare il giusto equilibrio tra le esi genze di fedeltà all’originale e il rispetto delle regole della lingua d’arrivo, lei ha qualche consiglio da dare?" 

 «Un consiglio molto semplice è conservare nella traduzione tutte le informazioni presenti nel testo originale e non aggiungerne altre. Può sembrare un suggerimento scontato, ma esaminando delle traduzioni per varie ragioni (per esempio per recensire un libro) ho scoperto che in alcuni casi i traduttori omettono delle informazioni secondo loro non necessarie o che appesantiscono il testo nella lingua d’arrivo. Secondo me questo non è consentito. Non dobbiamo riscrivere il libro, solo tradurlo.»

(Fonte: "L'arte di tradurre. Intervista a Giorgio Amitrano", a cura di Elvira Grassi, settembre 2016)

Edited by Genzai
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9 minuti fa, Genzai ha scritto:

Grazie mille per aver riportato queste parole di Antonietta Pastore (e anche per gli altri interventi in questa discussione, sempre molto interessanti). A mia volta, vorrei segnalare questo scambio di battute tratto da un'intervista a Giorgio Amitrano che, come Antonietta Pastore, è uno stimatissimo traduttore (ha tradotto infatti opere di Murakami Haruki, Yoshimoto Banana, Kawabata Yasunari ecc... ) ed esperto di letteratura Giapponese:

"Quali sono le sfide da affrontare quando si traducono i libri di Murakami?" 

«Murakami non è uno scrittore particolarmente difficile, paragonato ad altri autori che ho tradotto. La sfida è tentare di riportare in italiano il suo stile, senza semplificare i suoi circuiti mentali, spesso minuziosi e complessi. Rispetto ad altri traduttori, soprattutto quelli americani, che in alcuni casi tagliano, accorciano, semplificano (con il consenso di Murakami, bisogna dire) per renderlo più «scorrevole», io ho un approccio diverso e tento di tradurlo il più fedelmente possibile». 

"È sempre difficile trovare il giusto equilibrio tra le esi genze di fedeltà all’originale e il rispetto delle regole della lingua d’arrivo, lei ha qualche consiglio da dare?" 

 «Un consiglio molto semplice è conservare nella traduzione tutte le informazioni presenti nel testo originale e non aggiungerne altre. Può sembrare un suggerimento scontato, ma esaminando delle traduzioni per varie ragioni (per esempio per recensire un libro) ho scoperto che in alcuni casi i traduttori omettono delle informazioni secondo loro non necessarie o che ap- pesantiscono il testo nella lingua d’arrivo. Secondo me questo non è consentito. Non dobbiamo riscrivere il libro, solo tradurlo.»

(Fonte: "L'arte di tradurre. Intervista a Giorgio Amitrano", a cura di Elvira Grassi, settembre 2016)

L'avevo letta, grazie Genzai. Anche in questo caso trovo puntualissimo che la Pastore parli di «informazioni» e che la sfiga (ops, la sfida... giuro che non l'ho fatto apposta) è tentare di «riportare in italiano il suo stile», non le sue strutture morfo-sintattiche. La conservazione di cui parla, e di cui ha parlato anche altrove, si riferisce in particolare all'apparente tendenza alla ridondanza che Murakami esibisce nel suo periodare. Apparente per l'appunto, perché poi l'integrità delle informazioni comunicate, se mantenuta, rivela una scorrevolezza già autonoma eccellente.

Ps. Peraltro di Amitrano ho letto la traduzione di Dance Dance Dance, libro che tra le opere di Murakami è forse quello che ho apprezzato di più 🙂

Edited by Thedanish
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Rientro a gamba tesa nella discussione per puntualizzare una cosa: quello che io (a altri più esperti di me) contestano nel metodo di Cannarsi non riguarda la COMPRENSIONE o assimilazione da parte del pubblico, ma la necessità (perché è ciò che fa un adattamento) di TRASMETTERE le stesse emozioni e evocare le stesse immagini nel pubblico nostrano. Un giapponese sbava sui polpacci, un italiano sbava sulle cosce; un giapponese non fa caso alla ripetizione della stessa particella 6 volte in due frasi, un italiano sì; ad un giapponese suona normale una frase che termina con un verbo, un italiano è abituato al verbo prima dell'oggetto. Sia in senso sintattico-grammaticale che fonetico o del puro significato.

 

Quando diciamo di considerare il pubblico non parliamo di immediatezza, comprensione o semplicità, parliamo di rendere astruso ciò che a un giapponese sembra astruso, conciso e scorrevole se sembra tale (e il ragionamento non si limita alla costruzione della frase, ma anche al significato)... Per questo ritengo interessante pochitto o restauro, ho delle riserve su apostoli e delle critiche per "prendere rifugio".

 

EDIT se per esempio in giapponese una frase termina con l'oggetto per enfatizzarlo (conosco talmente poco la lingua che non so neanche se sia possibile, ma cercate di capirmi) è naturale che in italiano non useremmo soggetto - verbo - complemento, che non produrrebbe nessun effetto in uno spettatore italiano, ma tenteremmo di mettere in risalto come nell'originale.

 

EDIT2 nel caso non fosse già abbastanza chiaro non è di sintassi(ne so poco e niente!) che parlo, ma di logica di adattamento

Il 23/6/2019 Alle 16:21, Jupiter00 ha scritto:

Secondo me invece è proprio lì il punto, la maggior parte delle critiche si incentra sulla sua filosofia per cui:

L'impressione che VUOLE dare è quella di un giapponese che parla in italiano come lo farebbe nella propria lingua madre, molti lo apprezzano, molti no.

Per me equivale a non fare il lavoro di adattatore.

Edited by Jupiter00
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5 minuti fa, Genzai ha scritto:

 «Un consiglio molto semplice è conservare nella traduzione tutte le informazioni presenti nel testo originale e non aggiungerne altre. Può sembrare un suggerimento scontato, ma esaminando delle traduzioni per varie ragioni (per esempio per recensire un libro) ho scoperto che in alcuni casi i traduttori omettono delle informazioni secondo loro non necessarie o che appesantiscono il testo nella lingua d’arrivo. Secondo me questo non è consentito. Non dobbiamo riscrivere il libro, solo tradurlo.»

 

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13 minutes ago, veldom said:

QUOTO e STRAQUOTO. 
Shito che ne pesi?

Penso che siano idiozie.

Penso siano concetti del tutto vacui e del tutto mistificatori, su più livelli.

Penso che sia quando di più sbagliato si possa (pensare di) fare in ambito di interlinguistico narrativo.

In ambito puramente funzionale, come che so - per il bugiardino di un medicinale - capirei. Condividerei.

Ma qui siamo in un ambito che, se non diametralmente opposto, considero davvero molto, molto, distante. A tratti agli antipodi, sì.

Edited by Shito
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Ribadisco che chiunque dica che i miei costrutti italiani "ricalcano la sintassi giapponese" o non conosce la sintassi giapponese, o non conosce la sintassi italiana.

O nessuna delle due.

Non vedo frasi nei miei adattamenti scritte come SOV (per quanto la lingua giapponese ragioni ben più in logica tema-rema, che soggetto-oggetto, quindi anche dire questo è già parzialmente insensato).

Le dislocazioni sintattiche sono cose della lingua italiana, non giapponese. La sintassi giapponese non c'entra nulla.

Edited by Shito
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1 minuto fa, Shito ha scritto:

Ribadisco che chiunque dica che nei miei costrutti io "ricalco la sintassi giapponese" o non conosce la sintassi giapponese, o non conosce la sintassi italiana.

O nessuna delle due.

Non vedo frasi nei miei adattamenti scritte come SOV (per quanto la lingua giapponese ragioni ben più in logica tema-rema, che soggetto-oggetto).

Le dislocazioni sintattiche sono cose della lingua italiana, non giapponese. La sintassi giapponese non c'entra nulla.

Quindi riassumendo... traduzioni perfette, adattamento esemplare... vari professori universitari, docenti, linguisti tutti ignoranti... gli spettatori non ne parliamo nemmeno, non contano niente... ci fai un piacere almeno? Ci dici cosa adatterai in futuro così possiamo evitare i prodotti? Almeno questo ci resta ancora come scelta? Grazie infinite.

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8 minutes ago, Shito said:

Penso che siano idiozie.

Penso siano concetti del tutto vacui e del tutto mistificatori, su più livelli.

Penso che sia quando di più sbagliato si possa (pensare di) fare in ambito di interlinguistico narrativo.

In ambito puramente funzionale, come che so - per il bugiardino di un medicinale - capirei. Condividerei.

Ma qui siamo in un ambito che, se non diametralmente opposto, considero davvero molto, molto, distante. A tratti agli antipodi, sì.

Scusa se mi intrometto ma queste sono tue considerazioni personali. Considerazioni che a dire il vero lasciano il tempo che trovano. Fior fior di gente che ha studiato questi temi è contro questa tua opinione ma tu continui a crederti nel giusto. E si sa chi non cambia mai idea

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Just now, Shito said:

Devo argomentare quello che *penso*?

La libertà di pensiero neppure? XD

Che ridere. O piangere. O niente. 🙂

Cerca la toponomastica che hai usato come scusa per quel tuo errore, se proprio non te la senti di contribuire in modo costruttivo rispondendo alle domande che ti vengono fatte e che continuamente glissi.

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1 minuto fa, Shito ha scritto:

Devo argomentare quello che *penso*?

La libertà di pensiero neppure? XD

Che ridere. O piangere. O niente. 🙂

No guarda, tu non potresti argomentare quello che pensi nemmeno se volessi... a tratti credo che nemmeno tu sappia quello che pensi... abbiamo di fronte il risultato del tuo lavoro, credo che quello parli per te... e che parlino le opinioni autorevoli espresse da persone con un CV molto più importante del tuo...

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7 minutes ago, Matteo Mascellani said:

Quindi riassumendo... traduzioni perfette, adattamento esemplare... vari professori universitari, docenti, linguisti tutti ignoranti... gli spettatori non ne parliamo nemmeno, non contano niente... ci fai un piacere almeno? Ci dici cosa adatterai in futuro così possiamo evitare i prodotti? Almeno questo ci resta ancora come scelta? Grazie infinite.

So che sei sarcastico ma non può, prima di farli i lavori deve firmare un contratto di non rilascio, in pratica gli tocca tener la bocca cucita prima d'ogni uscita.

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