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Fenomenologia dell' otaku : se non la conosci stai molto meglio


alfex

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inoltre il ripescare quelle sceneggiature, per me, potrebbe essere una necessità. nel senso che a distanza di tempo si può usarle per esprimere lo stesso messaggio in un modo attuale, così da renderlo più accessibile.

Concordo, personalmente. E' ovvio che il Mazinger di Imagawa sia il Mazinger originale ma al contempo non lo sia; questo perché nel frattempo di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia, ma l'opera in sé è ancora considerata valida.
In ogni caso non userei il termine "accessibile"... Quello forse lo sta facendo Anno con la tetralogia di Eva (dico forse perché aspetto di vedere la fine per capire dove voglia andare a parare), ma Imagawa no. Sul concetto di attualità concordo, invece,
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il ritorno all'origine, alle sceneggiature di Yokoyama e soci (fine anni 60 inizi anni 70).




ecco, io questo non capisco se si parla di otaku. certi elementi delle opere "antiche" vengono modernizzati passando per un opportuno processo di codifica-elaborazione-ricodifica; mi sembra qualcosa che in realtà è sempre esistito (ugualmente accadeva per il canovaccio narrativo degli antichi scrittori). perciò forse è la maniacalità, non solo autoreferenziale ed estetica, ad essere il fulcro del discorso, non tanto il processo in sè.

il voler inserire una citazione, sia essa fine a sè stessa o come contenuto rielaborato, è solo una citazione o un sintomo da otaku? :ph34r:

inoltre il ripescare quelle sceneggiature, per me, potrebbe essere una necessità. nel senso che a distanza di tempo si può usarle per esprimere lo stesso messaggio in un modo attuale, così da renderlo più accessibile. qualcuno lo chiama sfruttamento, altri forse otakuismo... non ce sto più a capì 'na mazza :lolla:


E' una sfumatura.

Poniamo un esempio che comunque e' palese per tutti; in "urusei yatsura" una delle cose (per me) piu' interessanti e' il continuo richiamo all'iconografia giapponese, come soprattutto ai vari kami, prendi ad esempio Benten (uno degli dei della fortuna), riportando tali suggestioni in un ambito mediale quale l'animazione, con una caratterizzazione personale e particolare.

Poniamo che in futuro si faccia riferimento piu' alla Benten della Takahashi, rispetto all'originale.

Non staresti facendo una citazione, in quanto stai facendo riferimento al personaggio della Takahashi, piuttosto che all'originale, ma daresti una valenza quasi primigenia e neo-originaria al personaggio dell'autrice in questione.

In questo discorso di piena autoreferenzialita', oltre alla perdita del 'significante' dietro gli intenti del personaggio della Takahashi, si smarrisce oltretutto il *senso* della rappresentazione mediale quale l'animazione, che con l'incrocio di differenti mezzi di comunicazione tende a valorizzare e richiamare un kami, non un personaggio di un anime in se'.

Gli anime giapponesi, come del resto i film e ogni altra esperienza narrativa mediale anche di altri popoli e nazioni, hanno avuto l'ottimo risultato di 'esportare' il punto di vista tipico e peculiare di una nazione, col tramite delle sue espressioni culturali.

Se invece proseguiamo col discorso della piena autoreferenzialita', quello che si 'esporta' non e' cio' che si cela dietro una rappresentazione, ma la rappresentazione in se' stessa, e questo porta ad un discorso di piena sterilita' culturale.

Oltre che condurre artisticamente ad un discorso di sterillita' creativa e rappresentativa.

In pratica sta accadendo che con il passare del tempo talune rappresentazioni di prototipi stiano diventando sempre piu' archetipi, in qualche modo di natura stratificata e differenziata rispetto a quanto esistente e sedimentato nell'immaginario collettivo; il risultato altro non potra' essere che di un impoverimento dei riferimenti, che non hanno e non potranno mai avere le medesime valenze primigenie originarie delle istanze archetipe originali.

Il risultato e' quello di una tipizzazione delle istanze culturali che le porta ad essere concorrenti o sovrapponibili alle varie mode del periodo; e la cultura che diventa 'moda' del tempo corrente, e' realmente qualcosa di terrificante, specialmente in quanto azzererebbe qualunque punto di riferimento concreto e reale per edificare qualcosa di poco piu' di un nuovo braccialetto di perline.
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e allora Dendoh e GaikingLOD che generazione sono? :pazzia::pazzia: :pazzia: :pazzia: :pazzia: :pazzia:




Generazione infanti, sono fuori da qualunque categoria di cui qui si discute.


Mah, troppo  :snob:
Il 31° ep. di Gaiking, mi ripeto, è l'Archetipo del Super Robot.
La Declinazione Massima, per così dire.
Poi che il genere "3rd generation" preveda prodotti anche più "commerciali" a me pare scontato.
E, tanto per rimanere in tema, se portano sldi e consentono anche ad Imagawa di avere un suo spazio espressivo, tanto di guadagnato.

Intendo dire che un infante che passa da Dendoh alla Sacra Trivella Che Perfora i Cieli, per me è un passaggio meno difficoltoso del girellaro che si vede il Nuovo Mazinger (senza alcun passaggio intermedio) e resta atterrito.
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Credo si stia facendo una gran confusione sulla mia teoria/modellizzazione delle tre generazioni dell'otakuzoku, direi a parte Shuji che al contrario si è sforzarto di intendere ciò che -se non fosse palese- è una mia (discutibile, contestabile, condivisibile o meno) visione della cosa.

 

Quando trovo un po' di tempo provo a mettere meglio in chiaro la cosa. :)

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E la miglior sceneggiatura di Konaka e' Tamers:P


:nono::nono:

Tamers era assoggettato ai vincoli imposti dalla Toei. Texhnolyze invece è un opera libera senza nessun compromesso di sorta. Anche se può non piacere è più autentico e rappresentativo delle sue idee. Se aveste detto Lain allora forse si, ma così :nono:
E poi in Digimon mica c'erano Deleuze e Lacan, così come il mito della caverna di Platone e nessuno episodio era paragonabile agli ultimi 3 ti tecnobubble :P
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E dove sarebbe il problema? Evangelion è il top dell'autoreferenzialità di Anno (seconda generazione), mica in assoluto. Tra l'altro l'ultimo di una generazione è sicuramente il più vicino alla nuova generazione.


Ma allora diventa difficile stabilire se si tratta dell'ultimo di una generazione oppure del primo di quella successiva..

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C'è da discutere. Amarcord sarebbe se Imagawa facesse quello che i girellari chiedono, tuttavia Imagawa è il massimo dell'antigirellosità.


Ma ciò che ha fatto non è stato altro che risalire ancor più a monte di ciò che volevano i girellari, fino alle versioni originali, divenendo in pratica più girellaro dei girellari stessi..
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Ma allora diventa difficile stabilire se si tratta dell'ultimo di una generazione oppure del primo di quella successiva..


Mi pare ovvio. Certo che è difficile. Al momento però con Shin Mazinger fuori la linea sta tra Giant Robo ed Evangelion con Evangelion dentro la generazione precedente e Imagawa fuori. Secondo me.

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Ma ciò che ha fatto non è stato altro che risalire ancor più a monte di ciò che volevano i girellari, fino alle versioni originali, divenendo in pratica più girellaro dei girellari stessi..


Yessir. Più girellaro degli stessi girellari, anche se c'è un errore nell'intendimento del termine girellaro. Il girellaro non è un tizio alla ricerca dell'origine delle cose, bensì qualcuno che vuole RIVEDERE le cose come le aveva viste lui quando era bambino (e il mazinger originale non l'hanno mica visto, s'è perso nei meandri del tempo, salvo sbucare fuori ora nel 2009).
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Mi pare ovvio. Certo che è difficile. Al momento però con Shin Mazinger fuori la linea sta tra Giant Robo ed Evangelion con Evangelion dentro la generazione precedente e Imagawa fuori. Secondo me.


D'accordo, ma continuo a dire che prendere due serie dello stesso autore costruite sulla stessa falsariga è un pò poco come termine di riferimento.
Secondo me.

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Yessir. Più girellaro degli stessi girellari, anche se c'è un errore nell'intendimento del termine girellaro. Il girellaro non è un tizio alla ricerca dell'origine delle cose, bensì qualcuno che vuole RIVEDERE le cose come le aveva viste lui quando era bambino (e il mazinger originale non l'hanno mica visto, s'è perso nei meandri del tempo, salvo sbucare fuori ora nel 2009).


Beh, ma questi sono i girellari ITALIANI, che credo siano un pò diversi da quelli giapponesi..
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il ritorno all'origine, alle sceneggiature di Yokoyama e soci (fine anni 60 inizi anni 70).




ecco, io questo non capisco se si parla di otaku. certi elementi delle opere "antiche" vengono modernizzati passando per un opportuno processo di codifica-elaborazione-ricodifica; mi sembra qualcosa che in realtà è sempre esistito (ugualmente accadeva per il canovaccio narrativo degli antichi scrittori). perciò forse è la maniacalità, non solo autoreferenziale ed estetica, ad essere il fulcro del discorso, non tanto il processo in sè.

il voler inserire una citazione, sia essa fine a sè stessa o come contenuto rielaborato, è solo una citazione o un sintomo da otaku? :ph34r:

inoltre il ripescare quelle sceneggiature, per me, potrebbe essere una necessità. nel senso che a distanza di tempo si può usarle per esprimere lo stesso messaggio in un modo attuale, così da renderlo più accessibile. qualcuno lo chiama sfruttamento, altri forse otakuismo... non ce sto più a capì 'na mazza :lolla:




E' una sfumatura.



Poniamo un esempio che comunque e' palese per tutti; in "urusei yatsura" una delle cose (per me) piu' interessanti e' il continuo richiamo all'iconografia giapponese, come soprattutto ai vari kami, prendi ad esempio Benten (uno degli dei della fortuna), riportando tali suggestioni in un ambito mediale quale l'animazione, con una caratterizzazione personale e particolare.



Poniamo che in futuro si faccia riferimento piu' alla Benten della Takahashi, rispetto all'originale.



Non staresti facendo una citazione, in quanto stai facendo riferimento al personaggio della Takahashi, piuttosto che all'originale, ma daresti una valenza quasi primigenia e neo-originaria al personaggio dell'autrice in questione.



In questo discorso di piena autoreferenzialita', oltre alla perdita del 'significante' dietro gli intenti del personaggio della Takahashi, si smarrisce oltretutto il *senso* della rappresentazione mediale quale l'animazione, che con l'incrocio di differenti mezzi di comunicazione tende a valorizzare e richiamare un kami, non un personaggio di un anime in se'.



Gli anime giapponesi, come del resto i film e ogni altra esperienza narrativa mediale anche di altri popoli e nazioni, hanno avuto l'ottimo risultato di 'esportare' il punto di vista tipico e peculiare di una nazione, col tramite delle sue espressioni culturali.



Se invece proseguiamo col discorso della piena autoreferenzialita', quello che si 'esporta' non e' cio' che si cela dietro una rappresentazione, ma la rappresentazione in se' stessa, e questo porta ad un discorso di piena sterilita' culturale.



Oltre che condurre artisticamente ad un discorso di sterillita' creativa e rappresentativa.



In pratica sta accadendo che con il passare del tempo talune rappresentazioni di prototipi stiano diventando sempre piu' archetipi, in qualche modo di natura stratificata e differenziata rispetto a quanto esistente e sedimentato nell'immaginario collettivo; il risultato altro non potra' essere che di un impoverimento dei riferimenti, che non hanno e non potranno mai avere le medesime valenze primigenie originarie delle istanze archetipe originali.



Il risultato e' quello di una tipizzazione delle istanze culturali che le porta ad essere concorrenti o sovrapponibili alle varie mode del periodo; e la cultura che diventa 'moda' del tempo corrente, e' realmente qualcosa di terrificante, specialmente in quanto azzererebbe qualunque punto di riferimento concreto e reale per edificare qualcosa di poco piu' di un nuovo braccialetto di perline.


uhm. in pratica dici che si tratta di una semiosi illimitata ma volutamente modellata nella forma di una spirale relata ad un numero finito di significanti. l' interprete e' quindi l' artefice di tale giUoco.
Penso di aver capito che intendevi :sisi:
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Lo favellare shitesco/shujesco mi pare vertere sul fatto che il modello si smodella. Quando gli sceneggiatori toei hanno pensato la personalità di Yumi Sayaka (perché nel manga di Go è pucciosa e innocua) non avevano centomila successioni di stereotipazioni isterico-femminili cui rifarsi, in campo anime (naturalmente cito proprio Sayaka visto che mi pare Dairon diceva "oggi non penso a Sayaka Yumi se mi dici tsundere"). Dunque avranno attinto, pensato, semplificato, da altri generi e forme narrative, nonché dai cazzi loro. Oggi, se i creativi rimasti hanno il solo bagaglio stereotipico settoriale, possono finire con l'aggregare mostri, come la cameriera-robot-autistica che l'amico di Sato su suo suggerimento disegna in delirio nel primo volume di NHK.

 

Cmq, io la penso come Eymerich (!) circa la faccenda del "più girellaro dei girellari", ed è il motivo per cui, mi sono reso conto, a me del Mazinger di Imagawa frega poco o niente. A parte che (ma questo non lo posso sapere in toto) Imagawa forse più che alle sceneggiature originali risale ai "soggetti" originali, al concept insomma (quantomeno per i Getter, dove la narrazione del manga non ha nulla a che fare, come stile, con quello che Imagawa aveva iniziato in TLD) (leggendo Mars, quello in effetti ha una meccanica che ricorda in qualche modo l'evoluzione di eventi e characters degli oav di GR). E a parte anche che Imagawa ha una sua poetica autoriale (veeeeecchia dentro ai massimi livelli: amori&odii fraterni, pietà filiale confuciana, energie che salvano o condannano l'umanità, apocalissi escatologiche).

 

A parte questo, dicevo. Mazinger Z lo voleva fare Obari negli anni '80. Se l'avesse fatto lui, sarebbe stato come Dancouga o Dangaioh. Questo è il giusto modo di fare. Oggigiorno, Mazinger andava rifatto come Code Gay-ass o Macross Fron-tiè. Imagawa invece spigne meno del Nagai di quarant'anni fa (ma infatti non a caso ha preso un Mazinger ishikawizzato). Ne sa di meno, pensionatelo.

 

Circa l'autoreferenzialità al mondo anime sfruttata da Evangelion, io la distinguerei nettamente dal tipo di autoreferenzialità citatoria vista invece in Gunbuster. La distinguerei in che cosa? Aspettate che ci penso...

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il ritorno all'origine, alle sceneggiature di Yokoyama e soci (fine anni 60 inizi anni 70).




ecco, io questo non capisco se si parla di otaku. certi elementi delle opere "antiche" vengono modernizzati passando per un opportuno processo di codifica-elaborazione-ricodifica; mi sembra qualcosa che in realtà è sempre esistito (ugualmente accadeva per il canovaccio narrativo degli antichi scrittori). perciò forse è la maniacalità, non solo autoreferenziale ed estetica, ad essere il fulcro del discorso, non tanto il processo in sè.

il voler inserire una citazione, sia essa fine a sè stessa o come contenuto rielaborato, è solo una citazione o un sintomo da otaku? :ph34r:

inoltre il ripescare quelle sceneggiature, per me, potrebbe essere una necessità. nel senso che a distanza di tempo si può usarle per esprimere lo stesso messaggio in un modo attuale, così da renderlo più accessibile. qualcuno lo chiama sfruttamento, altri forse otakuismo... non ce sto più a capì 'na mazza :lolla:




E' una sfumatura.



Poniamo un esempio che comunque e' palese per tutti; in "urusei yatsura" una delle cose (per me) piu' interessanti e' il continuo richiamo all'iconografia giapponese, come soprattutto ai vari kami, prendi ad esempio Benten (uno degli dei della fortuna), riportando tali suggestioni in un ambito mediale quale l'animazione, con una caratterizzazione personale e particolare.



Poniamo che in futuro si faccia riferimento piu' alla Benten della Takahashi, rispetto all'originale.



Non staresti facendo una citazione, in quanto stai facendo riferimento al personaggio della Takahashi, piuttosto che all'originale, ma daresti una valenza quasi primigenia e neo-originaria al personaggio dell'autrice in questione.



In questo discorso di piena autoreferenzialita', oltre alla perdita del 'significante' dietro gli intenti del personaggio della Takahashi, si smarrisce oltretutto il *senso* della rappresentazione mediale quale l'animazione, che con l'incrocio di differenti mezzi di comunicazione tende a valorizzare e richiamare un kami, non un personaggio di un anime in se'.



Gli anime giapponesi, come del resto i film e ogni altra esperienza narrativa mediale anche di altri popoli e nazioni, hanno avuto l'ottimo risultato di 'esportare' il punto di vista tipico e peculiare di una nazione, col tramite delle sue espressioni culturali.



Se invece proseguiamo col discorso della piena autoreferenzialita', quello che si 'esporta' non e' cio' che si cela dietro una rappresentazione, ma la rappresentazione in se' stessa, e questo porta ad un discorso di piena sterilita' culturale.



Oltre che condurre artisticamente ad un discorso di sterillita' creativa e rappresentativa.



In pratica sta accadendo che con il passare del tempo talune rappresentazioni di prototipi stiano diventando sempre piu' archetipi, in qualche modo di natura stratificata e differenziata rispetto a quanto esistente e sedimentato nell'immaginario collettivo; il risultato altro non potra' essere che di un impoverimento dei riferimenti, che non hanno e non potranno mai avere le medesime valenze primigenie originarie delle istanze archetipe originali.



Il risultato e' quello di una tipizzazione delle istanze culturali che le porta ad essere concorrenti o sovrapponibili alle varie mode del periodo; e la cultura che diventa 'moda' del tempo corrente, e' realmente qualcosa di terrificante, specialmente in quanto azzererebbe qualunque punto di riferimento concreto e reale per edificare qualcosa di poco piu' di un nuovo braccialetto di perline.




uhm. in pratica dici che si tratta di una semiosi illimitata ma volutamente modellata nella forma di una spirale relata ad un numero finito di significanti. l' interprete e' quindi l' artefice di tale giUoco.

Penso di aver capito che intendevi :sisi:


:-*
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Oggi, se i creativi rimasti hanno il solo bagaglio stereotipico settoriale, possono finire con l'aggregare mostri, come la cameriera-robot-autistica che l'amico di Sato su suo suggerimento disegna in delirio nel primo volume di NHK.

"Ma i personaggi sono tutti mischiati! E' un casino squallido!!!"  ;D
Sasshi, cioè, Gualtiero, posso andare avanti a citarti per ore  :rotfl::rotfl: :rotfl: :rotfl:

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A parte questo, dicevo. Mazinger Z lo voleva fare Obari negli anni '80. Se l'avesse fatto lui, sarebbe stato come Dancouga o Dangaioh. Questo è il giusto modo di fare. Oggigiorno, Mazinger andava rifatto come Code Gay-ass o Macross Fron-tiè.

Perchè ne sei così convinto?
E' solo una domanda, giuro; visto che sei il primo a cui lo sento dire...
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D'accordo, ma continuo a dire che prendere due serie dello stesso autore costruite sulla stessa falsariga è un pò poco come termine di riferimento.

Secondo me.


Ma, ti ripeto, non sono 2 serie a fare la storia. La storia l'hanno fatta le serie che sono in mezzo tra Giant Robo e Mazinger e il punto è che queste serie sono giaiantorobotizzate anche loro (se vogliamo tralasciare i Getter, prendi anche il banale Godannar). Mazinger è semplicemente la chiusura del cerchio, cioè giant robo che è diventato così forte da poter, finalmente, battere le logiche commerciali che l'avevano relegato a prodotto di serie B.

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Beh, ma questi sono i girellari ITALIANI, che credo siano un pò diversi da quelli giapponesi..


Il concetto se ti sposti dall'Italia al Giappone rimane lo stesso. Io penso che in Giappone il manga di Nagai sia effettivamente qualcosa di "disperso" e non certo una storia rimasta nella memoria (e quindi girellara). Una specie di Ideon.
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Posso dì? Secondo me l'usare il mazzo di tarocchi già pronto all'interno della "storia degli anime" è un problema più causato dai fan che dai creatori. Cioè, non è tanto difficile trovare chi si riferisca ad altro. Il problema è trovare serie del genere che vengano apprezzate ed entrino nell'immaginario collettivo.

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Ecco un esempio in questo senso potrebbe essere Haibane Renmei. La serie piace a poche persone, ma sono in molti all'interno di questo piccolo gruppo a considerarla una delle più belle serie di sempre. Anche per me è così. Tra gli anime è forse uno dei rari casi in cui gli autori hanno deciso di prendere spunto fuori dell'ambiente animato. In particolare ci sono molti punti di contatto con due libri di Murakami. Non è semplice trasposizione, ma piuttosto l'aver rimodellato le idee e le intuizioni altrui per adattarle all'animazione. Se leggete "La fine del mondo ed il paese delle meraviglie" noterete troppi punti di contatto per parlare di semplici coincidenze.

Il problema è che Haibane non ha sfondato. E' rimasto circoscritta ad un numero esiguo di fan snob ( :snob: ), e probabilmente non sarà mai altrettanto impressa nella memoria come diverse chiaviche robotiche.

Eppure Murakami non è uno sconosciuto al pubblico. Anche se il vero successo l'ha avuto dopo Norwegian Wood, rimane uno degli scrittori più noti.

Quindi si, non trovo affatto sbagliato imputare alla scarsa apertura mentale degli appassionati la degenerazione autoreferenziale.

Poi ci sarebbe da dire come manca proprio la curiosità verso il nuovo/diverso. La maggior parte di quanti seguono anime, senza distinzione tra giapponesi e coloro che guardano fansub, decide di seguire una serie non nell'ottica del "proviamolo sembra interessante" ma del "è molto popolare, lo seguono tutti, lo seguo anch'io". Se un titolo riesce a crearsi una piccola base che diffonde il suo nome in modo virale, allora ha successo a prescindere dalle sue qualità.

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Ma, ti ripeto, non sono 2 serie a fare la storia. La storia l'hanno fatta le serie che sono in mezzo tra Giant Robo e Mazinger e il punto è che queste serie sono giaiantorobotizzate anche loro (se vogliamo tralasciare i Getter, prendi anche il banale Godannar). Mazinger è semplicemente la chiusura del cerchio, cioè giant robo che è diventato così forte da poter, finalmente, battere le logiche commerciali che l'avevano relegato a prodotto di serie B.


Sarà anche che SHIN MAZINGER chiuda un cerchio, ma resta il fatto che tale cerchio è costituito eslusivamente da un numero limitato di anime che si rifanno tutti (per usare le tue parole..) "alle sceneggiature di Yokoyama e soci (fine anni 60 inizi anni 70)".


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Il concetto se ti sposti dall'Italia al Giappone rimane lo stesso. Io penso che in Giappone il manga di Nagai sia effettivamente qualcosa di "disperso" e non certo una storia rimasta nella memoria (e quindi girellara). Una specie di Ideon.


Mah, a parte tutto, ritengo i girellari italiani qualcosa di unico e senza paragoni al mondo..
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Sarà anche che SHIN MAZINGER chiuda un cerchio, ma resta il fatto che tale cerchio è costituito eslusivamente da un numero limitato di anime che si rifanno tutti (per usare le tue parole..) "alle sceneggiature di Yokoyama e soci (fine anni 60 inizi anni 70)".


Sì, ma io non so quanta roba tu abbia visto, fattostà che il "post-evangelion" (in generale, non solo robotici) è composto da:
a) tonnellate di trasposizioni da vari media (in particolare c'è l'aggiunta delle light novels);
B) roba più o meno snob realizzata con la pretesa di venderla all'estero (flop catastrofici);
c) i soliti autori rimasti ancorati alla loro generazione (voglio dire, Kawamori rimane sempre alla generazione precedente, anche con la roba uscita del 2009);
d) Imagawa e Taniguchi (il Goro giusto, non quello sbagliato).

Il punto a da solo comprende oltre il 50% dell'animazione prodotta in questi anni. Il punto b è stata una illusione, il c è ovvio e le uniche novità che hanno battuto le logiche di marketing sono: Yasuhiro Imagawa e Goro Taniguchi.


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Mah, a parte tutto, ritengo i girellari italiani qualcosa di unico e senza paragoni al mondo..


Anche questo è vero.
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Sarà anche che SHIN MAZINGER chiuda un cerchio, ma resta il fatto che tale cerchio è costituito eslusivamente da un numero limitato di anime che si rifanno tutti (per usare le tue parole..) "alle sceneggiature di Yokoyama e soci (fine anni 60 inizi anni 70)".




Sì, ma io non so quanta roba tu abbia visto, fattostà che il "post-evangelion" (in generale, non solo robotici) è composto da:

a) tonnellate di trasposizioni da vari media (in particolare c'è l'aggiunta delle light novels);

B) roba più o meno snob realizzata con la pretesa di venderla all'estero (flop catastrofici);

c) i soliti autori rimasti ancorati alla loro generazione (voglio dire, Kawamori rimane sempre alla generazione precedente, anche con la roba uscita del 2009);

d) Imagawa e Taniguchi (il Goro giusto, non quello sbagliato).



Il punto a da solo comprende oltre il 50% dell'animazione prodotta in questi anni. Il punto b è stata una illusione, il c è ovvio e le uniche novità che hanno battuto le logiche di marketing sono: Yasuhiro Imagawa e Goro Taniguchi.





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Mah, a parte tutto, ritengo i girellari italiani qualcosa di unico e senza paragoni al mondo..




Anche questo è vero.

Scusate se mi intrometto, ma gente come Kon oppure anime Come Lain o Texnocoso in quale dei 4 punti andrebbero? :huh:
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Scusate se mi intrometto, ma gente come Kon oppure anime Come Lain o Texnocoso in quale dei 4 punti andrebbero? :huh:

Secondo, credo. Lain e Texnocoso sicuramente, per Kon io (Paprika a parte) farei proprio una quinta categoria con lui solo ma vabbé, si rischia poi di rendere lo schema inutilmente complesso.
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Sì, ma io non so quanta roba tu abbia visto, fattostà che il "post-evangelion" (in generale, non solo robotici) è composto da:

a) tonnellate di trasposizioni da vari media (in particolare c'è l'aggiunta delle light novels);

B) roba più o meno snob realizzata con la pretesa di venderla all'estero (flop catastrofici);

c) i soliti autori rimasti ancorati alla loro generazione (voglio dire, Kawamori rimane sempre alla generazione precedente, anche con la roba uscita del 2009);

d) Imagawa e Taniguchi (il Goro giusto, non quello sbagliato).



Il punto a da solo comprende oltre il 50% dell'animazione prodotta in questi anni. Il punto b è stata una illusione, il c è ovvio e le uniche novità che hanno battuto le logiche di marketing sono: Yasuhiro Imagawa e Goro Taniguchi.


Ma più o meno sono d'accordo con questa ripartizione, solo che, come qualcuno ha già fatto notare, il "punto b" (quello più direttamente influenzato da EVA..) ha dato alcune opere notevoli, che non sono state espressamente realizzate con la pretesa di venderle all'estero, viste proprio la loro "particolarità" ed il loro "essere di nicchia" (che poi abbiano anche tentato di venderle all'estero ed abbiano fatto flop è un altro discorso..).
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