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Rebuild of Evangelion


El Barto

  

57 utenti hanno votato

  1. 1. Come dovrebbe essere il finale di Rebuild of Evangelion?

    • Pirandelliano! (come la serie tv)
      5
    • Pascoliano! (come The End of Evagelion)
      4
    • D'Annunziano! (va tutto a p*ttan*)
      15
    • Non so
      3
    • MUUUUUUUUUUUU!!!
      24
    • Kyoshinhei! (NSD Non Siamo Degni!)
      6

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Messaggi raccomandati

Penso che Werner facesse un discorso di attrattiva generica, nel senso di pubblico generale, ma ce lo dirà lui. Comunque non penso affatto NGE sia escapista, anzi... forse per 20 minuti in tutta la serie, e devi proprio cercarteli. E' anzi un esempio piuttosto lampante di come la fantascienza possa e debba fregarsene dell'escapismo, di offrirti cose dove vorresti vivere - dove è proprio necessario per rendere realmente interessanti i personaggi metterli all'estremo, in una situazione irreale, ma mica una desiderabile, anzi!

... e riuscendo ad avere successo.

 

Ciò che accomuna queste quattro tipologie di intrattenimento sono il garantire un esperienza immersiva, o per identificazione coi personaggi e il fascino delle loro storie, o per l’escapismo verso mondi e realtà alternative.

 

Non dubito che l'appassionato di fantastico sia un insieme abbastanza contiguo, ma dubito assai che esso sia la ragione del successo globale di quanto citi - quello è il pubblico più casuale. O comunque meno "esperto". (un po' diverso per l'entertainment più difficile tipo il doversi leggere un fumetto o peggio un libro, of course).

Non so bene però perché l'identificazione e l'immersività (stessa cosa) dovrebbero essere un trait d'union specifico, non è semplicemente la chiave del successo di ogni opera di narrativa?

 

Sono molto più dubbioso di quali "costanti" ci vedresti, però, a meno di dire che la storia tende a costanti generali ed elementari tipo Campbell. Peraltro... mi vengono già in mente molti esempi dove no, non è affatto così: esempi di generi dove non è così.

 

Martin: ma sai che secondo me no, non ci vorrebbe affatto vivere su Westeros? Troppe sfighe a rispetto di un giorno tra le puttane...

K-On!: mah, non so. Cretine di diciassette anni che pensano solo a fare minchiate, perché no? Più che età mentale parlerei della... uhm... mancanza di qualsivoglia interesse per il non-puccioso.

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E pensare che tutto il succo di Eva è nella famosa duplice frase

 

Iyaaaa-na kanji!

 

Nigecha dame da!

 

Come necessario presupposto per la conquista dell'adultità (= superamento dell'empasse dell'otaku),

Nah, in realtà, volendo essere ancora più stringati, il succo è Kimochi warui.

(per la serie "life sucks, live with it")

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La cosa che piu' mi stupisce e diverte insieme quando leggo discorsi 'sul genere', e' che pare che chi scrive un romanzo cosiddetto 'fantasy' e uno di genere piu' mainstream, appartengano quasi a due 'generi umani' differenti.

 

La qualita' e le qualita' di un racconto e di un romanzo 'travalicano' il genere; ci puo' essere un bellissimo racconto di genere, ad esempio di fantascienza, con Dick, mentre ci puo' essere un romanzo scadente che tratta d'attualita'.

 

Ma chi li scrive sono entrambi persone che vivono sul pianeta terra, spesso anche nello stesso periodo storico.

 

A volte credo che il genere in se' sia stato 'accentuato' come classificazione solo per 'inseguire' il successo di un certo romanzo o libro o quello che e'; il signore degli anelli e' in qualche modo connotato come fantasy? Se esce un nuovo libro io produttore mi riferisco a quella collocazione da scaffale; che so, Clive Cussler vende un best seller? Se esce un nuovo libro io produttore mi riferisco a quella collocazione da scaffale.

 

Alla fine, qualunque scrittore sulla faccia della terra altro non vuole fare che in qualche modo trovare/costruire legami con gli altri. Accettazione ed emancipazione dal e nel tessuto sociale sono l'humus in cui tutti alla fine scrivono storie e racconti. L'elaborazione e la metaforicizzazione spesso traslata in ambito alieno dei rituali di passaggio, fino al romanzo di formazione, sono piu' inerenti l'ambito narrativo del fantastico, ma siamo sempre nel medesimo contesto socio-culturale.

 

Poi, alla fine, i generi servono anche per 'nascondersi'; il 'weird' non e' fantasy ma contiene in se' un elemento in qualche modo 'straniante' anche di genere fantasy che lo trasporti in zona 'mainstream'.

 

Ma sempre di 'storie' si parla; sempre talune 'spinte' e motivazioni portano a scriverle.

 

Io credo che molto piu' semplicemente, bisognerebbe discernere con la propria sensibilita' (e non con quella degli altri) cio' che piace da cio' che non piace.

 

Quello diventerebbe il 'nostro genere', forse l'unico genere che realmente ha una ragione d'essere.

 

Avrei potuto dire 'discernere semplicemente tra storie belle e brutte', ma questo e' un tipo di 'genere' e di classificazione incidentale che dipende troppo dal giudizio degli altri.

 

Ci sono passaggi molto belli in Earthsea della Le Guin, cosi' come ce ne sono molto belli nel pendolo di focault di Eco, discernere e parlare delle opere dell'uomo in relazione unicamente a classificazioni come quelle di genere, e' alla fine anche mortificante per l'intelligenza umana.

 

Alla fine, appunto, sono le storie, e solo le storie che contano.

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Come si fa a paragonare Alps no Shujo Heidi, o Akage no Anne, a Candy Candy?

 

Si può, perchè entrambi sono anime tratti da opere preesistenti, scritte da donne e rivolte a un pubblico preadolescente.

Solo che Anna lo ha diretto Takahata , mentre Candy Hiroshi Shidara.

E ti voglio vedere se Takahata ti dirigeva Candy che cosa ne veniva fuori.

 

Non vorrei risultate offensivo, ma con una risposta tanto superficiale e facilona, davvero capisco come mai 'non vedi nulla di strano' nella fruizione da adulto di opere per bambini. :(

 

Heidi e Anne sono opere dal cipiglio europeista fatte per educare una nuova generazione di Giapponesi, come l'intera serie dei 'Capolavori della Letteratura Mondiale'. Erano prodotti per BAMBINI, con una forte impronta educativa schiettamente intesa.

 

Candy Candy è intrattenimento giapponese per ragazzine, una cosa senza alcuna reale pretesa (o intendo) educativo.

 

Sono proprio una capra e dei cavoli.

 

E pensare che tutto il succo di Eva è nella famosa duplice frase

 

Iyaaaa-na kanji!

 

Nigecha dame da!

 

Come necessario presupposto per la conquista dell'adultità (= superamento dell'empasse dell'otaku),

Nah, in realtà, volendo essere ancora più stringati, il succo è Kimochi warui.

(per la serie "life sucks, live with it")

 

Non sono io a dire che il succo fosse quello, era scritto sul vecchio sito GAiNAX, nelle obscure pagine inglesi di presentazione dello staff storico.

 

Il rifiuto per ciò che non si accetta, che ci fa schifo o repulsa ("Iya na kanji!"), è il rifiuto del bambino. E' una forma di misofobia, volendo (Maya vs Ritsuko docet),e il no-compromise che sembra nobile e tutto, ma alla fine è sempre un viziarsi del bimbo che si permette di rifiutare la vita reale (che è essa stessa compromesso). Il non fuggire, l'imposizione di non fuggire di fronte a questa repulsione (nigecha dame da!) è al contrario la spinta al supermento di questo blocco infantile e alla conquista dell'adultità. Se qualcuno di voi ha studiato psicologia (soprattutto dell'età dello sviluppo cognitivo) dovrebbe sentire dei campanelli suonare.

 

Kimochi warui è invece solo l'apoteosi, canonizzata in una sola riga, della discomunicazione etoresessuale.

 

Penso che Werner facesse un discorso di attrattiva generica, nel senso di pubblico generale, ma ce lo dirà lui. Comunque non penso affatto NGE sia escapista, anzi... forse per 20 minuti in tutta la serie, e devi proprio cercarteli. E' anzi un esempio piuttosto lampante di come la fantascienza possa e debba fregarsene dell'escapismo, di offrirti cose dove vorresti vivere - dove è proprio necessario per rendere realmente interessanti i personaggi metterli all'estremo, in una situazione irreale, ma mica una desiderabile, anzi!

... e riuscendo ad avere successo.

 

 

E' come tu dici, è proprio così.

 

In Evangelion come in Gundam, la SF è solo il setting in cui muovere delle vicende umane realistiche. Intendo: vicende interiori.

 

Resta solo il dubbio che il successo sia venuto proprio dall'abuso escapista di ciò che escapista non intendeva essere, ovvero da quel sollazzarsi nella forma ignorando il contenuto, da cui la discomunicazione autore-pubblico che mandò in crisi il primo nell'incomprensione del secondo.

 

Shuji: credo però che -seppur pensati entrambi come "generi"- fantascienza e fantasy siano molto diversi. Nel senso che il fantasy tende più spesso che no a essere, di riffa o di raffa, il regno dell'evasione, della fantasia evasiva. Ci sono eccezioni, certo: LeGuin anyone? Al contrario, più spesso che no parmi che la fantascienza sia un setting usato per mettere 'fuori dal sé' ciò che ci poco chiaro perché troppo vicino, troppo in noi, e poterlo così osservare da lontano. Ovvero, il contrario dell'evasione: l'autoanalisi oggettivata. E' buffo: forse fantasy e SF hanno anche comuni radici (il romanzo gotico inglese, soprattutto?), eppure mi sembra si siano sviluppati secondo vague assai divergenti.

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Posso capire Gundam, ma per rendere escapista NGE, ce ne vuole... Sarà anche figa la NERV, ma allora la peggior distopia immaginabile se sufficientemente figa sarebbe escapistica.

 

Nel senso che il fantasy tende più spesso che no a essere, di riffa o di raffa, il regno dell'evasione, della fantasia evasiva.

 

Possibile. Dicendo "fantasy" all'italiana, comunque, cioè come sottogenere del fantastico con la subcreazione del mondo immaginario, la magia etc. [quindi il Potter, che poi sarà escapista ma questo non ci interessa, è fantastico]

Però... a questo punto non sono sicurissimo Earthsea sia fuori dall'escapismo...

Modificato da Dairon
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Non ho capito il senso dell'ultima affermazione.

 

Non è che esistano opere 'necessarie'. Non è che sia 'necessario' che ci sia animazione "per persone adulte", e non è che il fatto che un autore si sia a suo modo provato di fare ciò, risultando in Evangelion, sia una conseguenza da giudicarsi come deforme. E' stata solo una realtà emersa nel mondo reale, no?

quando penso a gente come kon, oshii, kawamori, e ancor prima tezuka e tomino, ma la lista sarebbe più lunga se si parla di scrittori e/o registi e/o animatori, sono io che non riesco a capire la tua, di affermazione.

cmq ho come l'impressione che questo discorso sull'animazione giapponese sia viziato, perchè fondato su ciò che per il grande pubblico è arrivato in italia; quindi gli anni da goldrake fino ai primi '90. per forza roba come evangelion serie tv fa un figurone e gli si attribuisce chissà quale importanza esclusiva... siamo all'elogio del nichilismo, qualunque siano le sue cause.

come dire: vabè anno ha detto la sua con fare incisivo, e ne aveva il diritto; chiudiamo pure gli occhi sul fatto che lo spettatore viene ingannato perchè è un'altra, rispetto a quella delle premesse, la storia che si dovrebbe seguire. ma cvibbio è passata un'epoca... pare di stare a parlare con i girellari di goldrake.

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Ah, ma un momento. Non penso l'escapismo precluda una cosa del genere: pensa a tutto il discorso sull'escape (non escapism... ma qui credo facesse le pulci al termine: li considero senza soluzione di continuità) di Tolkien, sull'eucatastrofe - non è una cosa che si vorrebbe sperimentare? O no?

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Non vorrei risultate offensivo, ma con una risposta tanto superficiale e facilona, davvero capisco come mai 'non vedi nulla di strano' nella fruizione da adulto di opere per bambini. :(

 

Heidi e Anne sono opere dal cipiglio europeista fatte per educare una nuova generazione di Giapponesi, come l'intera serie dei 'Capolavori della Letteratura Mondiale'. Erano prodotti per BAMBINI, con una forte impronta educativa schiettamente intesa.

 

Candy Candy è intrattenimento giapponese per ragazzine, una cosa senza alcuna reale pretesa (o intendo) educativo.

 

Sono proprio una capra e dei cavoli.

 

La cosa per me più divertente di leggere le risposte di Shito, sono la sua ferrea autoconvinzione che tutto quello che pensa su un quasivoglia autore e/o opera sia vero e assolutista .

Il bello è che sicuramente lui pensa lo stesso di me! :lol:

Cioè come cavolo può essere certo che l' autrice di Anna volesse educare il pubblico invece di intrattenerlo, o di arruffianarselo ( leggi: vendere più copie del suo libro) mettendo scene dalla lacrima facile e lo stesso dicasi per Candy?

Come quando trova (senza alcuna base concreta) che gli autori di racconti per l'infanzia siano persone a loro volta infantili.

La stessa opinione che aveva Miyazaki, solo che lui stesso ha dichiarato nero su bianco che quando ne ha conosciuto alcuni, questi erano invece persone molto adulte.

Io non trovo nulla di strano in un adulto che guarda un prodotto rivolto ai bambini ma non bambinesco.

Cioè, parliamo di Anna dei Capelli Rossi, mica dei Telebubbies.

E già diverso quando vedo un adulto di 40 anni di 150 chili che si veste come Goku e va alle fiere mimando l'onda Kameameah, ma queste sono cose ovvie.

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Non vorrei risultate offensivo, ma con una risposta tanto superficiale e facilona, davvero capisco come mai 'non vedi nulla di strano' nella fruizione da adulto di opere per bambini. :(

 

Heidi e Anne sono opere dal cipiglio europeista fatte per educare una nuova generazione di Giapponesi, come l'intera serie dei 'Capolavori della Letteratura Mondiale'. Erano prodotti per BAMBINI, con una forte impronta educativa schiettamente intesa.

 

Candy Candy è intrattenimento giapponese per ragazzine, una cosa senza alcuna reale pretesa (o intendo) educativo.

 

Sono proprio una capra e dei cavoli.

 

E già diverso quando vedo un adulto di 40 anni di 150 chili che si veste come Goku e va alle fiere mimando l'onda Kameameah, ma queste sono cose ovvie.

 

Beh quello o sta scherzando o avrebbe bisogno di una pensione sociale per ritardo mentale. Vai nel forum cinema e vedrai un'intera utenza di ritardati in modo moderato, lo dico da quando scrivevo su everyeye ai forumisti di everyeye. Ogni tanto lo ripeto :P

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Il fatto che un classico per la letteratura europeo sia una cosa e uno shojo manga sia un'altra cosa non è una mia opinione, è un fatto.

 

 

Senz'altro, così come è un fatto che gli indiani veneravano i pazzi.

Oggi invece è un fatto che i pazzi vengono considerati dei malati da curare.

Detto altrimenti, forse un giorno Candy verrà considerato un classico della letteratura (europea magari no, ma mondiale sì). Non che sia convinto che questo sia un bene, eh!

 

E poi non siate conformisti! Che vi frega se uno di 150 chili e quarant'anni si diverte a vestirsi come Goku e va alle fiere mimando l'onda Kameameha, o se qualcuno si diverte a fare dojinshi con Heidi ingroppata dalle caprette? Mica fa del male a qualcuno.

 

Prima che me lo chiedate: No, non faccio parte di nessuna delle due categorie :P

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Il fatto che un classico per la letteratura europeo sia una cosa e uno shojo manga sia un'altra cosa non è una mia opinione, è un fatto.

 

Come puoi sorvolare sul punto fondamentale di ciò di cui parliamo?

Tu sorvoli su un altro punto fondamentale: che entrambi hanno avuto una trasposizione animata, cioè quest' ultima non è originale ma basata su un soggetto preesistente.

Si parlava se per caso erano già stati realizzati anime per "adulti" in passato.

Io ho citato Anna come esempio di anime fintamente per bambini , e ho fatto un paragone con Candy, anime rivolto anche' esso alle ragazze, con la sua dose di momenti tristi , ambientato in Occidente e più precisamente in un passato recente che gli spettatori giapponesi avrebbero trovato "alieno".

Inutile dire che uno è tratto da un romanzo e l'altro da un manga, qui si parla di come dare dignità artistica e attenzione verso un pubblico adulto inel trasporre in animazione un prodotto considerato "commerciale" e per "bambini ".

Se Takahata ti dirigeva Candy te lo avrebbe trasformato in qualcosa di diversissimo dal manga originale, magari migliore, magari peggiore, ma diverso.

Io non penso affatto che ci sia qualcosa di sbgliato se un adulto guarda un cosidetto programma per "bambini" o "ragazzi", quanto il suo modo di rapportarsi con esso.

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Il fatto che un classico per la letteratura europeo sia una cosa e uno shojo manga sia un'altra cosa non è una mia opinione, è un fatto.

 

 

Senz'altro, così come è un fatto che gli indiani veneravano i pazzi.

Oggi invece è un fatto che i pazzi vengono considerati dei malati da curare.

Detto altrimenti, forse un giorno Candy verrà considerato un classico della letteratura (europea magari no, ma mondiale sì). Non che sia convinto che questo sia un bene, eh!

 

E poi non siate conformisti! Che vi frega se uno di 150 chili e quarant'anni si diverte a vestirsi come Goku e va alle fiere mimando l'onda Kameameha, o se qualcuno si diverte a fare dojinshi con Heidi ingroppata dalle caprette? Mica fa del male a qualcuno.

 

Prima che me lo chiedate: No, non faccio parte di nessuna delle due categorie :P

In alcuni casi, bisogna però preoccuparsi seriamente di cosa sia successo alle caprette.

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A me a Lucca è capitato di vedere un'intera famigliola (bimbo piccolo e cane compresi) vestiti da Banda Bassotti e li ho trovati simpaticissimi. C'è appunto da vedere con che spirito fanno quel che fanno, vuol dire moltissimo

 

chiudiamo pure gli occhi sul fatto che lo spettatore viene ingannato perchè è un'altra, rispetto a quella delle premesse, la storia che si dovrebbe seguire.

la mia principale critica a Eva

 

La portante, per Dende, la portante!

 

Ma infatti... se a un certo punto di una serie ti va di cambiare argomento e parlare di tutt'altro... PRIMA finisci quello che hai iniziato POI ne fai un'altra, se no prendi solo per il culo il pubblico... e non lamentarti se s'incazza perché te la sei cercata

Modificato da Alex Halman
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Il fatto che un classico per la letteratura europeo sia una cosa e uno shojo manga sia un'altra cosa non è una mia opinione, è un fatto.

 

Come puoi sorvolare sul punto fondamentale di ciò di cui parliamo?

Tu sorvoli su un altro punto fondamentale: che entrambi hanno avuto una trasposizione animata, cioè quest' ultima non è originale ma basata su un soggetto preesistente.

Si parlava se per caso erano già stati realizzati anime per "adulti" in passato.

Io ho citato Anna come esempio di anime fintamente per bambini , e ho fatto un paragone con Candy, anime rivolto anche' esso alle ragazze, con la sua dose di momenti tristi , ambientato in Occidente e più precisamente in un passato recente che gli spettatori giapponesi avrebbero trovato "alieno".

Inutile dire che uno è tratto da un romanzo e l'altro da un manga, qui si parla di come dare dignità artistica e attenzione verso un pubblico adulto inel trasporre in animazione un prodotto considerato "commerciale" e per "bambini ".

Se Takahata ti dirigeva Candy te lo avrebbe trasformato in qualcosa di diversissimo dal manga originale, magari migliore, magari peggiore, ma diverso.

Io non penso affatto che ci sia qualcosa di sbgliato se un adulto guarda un cosidetto programma per "bambini" o "ragazzi", quanto il suo modo di rapportarsi con esso.

 

No, no, no.

 

Sono ormai convinto che tu "ci fai", quindi lo ripeto un'ultima volta a beneficio di tutti, ma quello che sto *disperatamente* cercando di sottolineare è la *ovvia realtà* per cui:

 

l'intento produttivo, realizzativo, di un anime tratto da un classico della letteratura è una cosa.

 

l'intento produttivo, realizzativo, di un anime tratto da un shoujo manga è un'altra cosa.

 

Tra un po' dirò che cielo e terra sono due cose diverse e qualcuno lo negherà, mi sento persino buffo a esplicare l'ovvio, il palese, l'evidente, ma ècosì.

 

non contra l'ambientazione. Star Wars e Asimov hanno ambientazioni simili e sono diversi nella matrice di base.

 

Non si può pensare all'effimero apparente superficiale sostrato, e ignorare la matrice, la colonna sostanziale portante di ciò di cui si parla.

 

Per favore.

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Ma infatti... se a un certo punto di una serie ti va di cambiare argomento e parlare di tutt'altro... PRIMA finisci quello che hai iniziato POI ne fai un'altra, se no prendi solo per il culo il pubblico... e non lamentarti se s'incazza perché te la sei cercata

 

Però anche opere come QUER PASTICCIACCIO BRUTTO DE VIA MERULANA di Gadda e BLOW UP di Antonioni partono come tipici gialli con un assassino da scoprire, per poi rivelarsi qualcos'altro, in cui il mistero iniziale viene lasciato volutamente irrisolto perchè in realtà gli autori volevano parlare d'altro..

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l'intento produttivo, realizzativo, di un anime tratto da un classico della letteratura è una cosa.

 

l'intento produttivo, realizzativo, di un anime tratto da un shoujo manga è un'altra cosa.

 

 

 

Io non credo proprio.

Basti vedere come Kondo e il Ghibli abbiano trasposto lo shojo manga di Mimi wa sumaseba.

Basti vedere come Miyazaki e il Ghibli hanno trasposto il romanzo di Kiki ( o Howl).

Sono fatti incontrovertibili, mica pugnette.

E mi sento persino buffo a esplicare l'ovvio, il palese, l'evidente, ma è così. :P

Se tu non hai abbastanza immaginazione ed elasticità mentale per capire che un autore di talento possa plasmare a suo piacimento ( sempre che glielo permettano) un romanzo, manga, videogioco o qualsiasi altra cosa di più lontano possa esserci dal suo talento visionario, bè io non sò che farci.

Modificato da Zio Sam
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Il fatto che un classico per la letteratura europeo sia una cosa e uno shojo manga sia un'altra cosa non è una mia opinione, è un fatto.

 

 

Senz'altro, così come è un fatto che gli indiani veneravano i pazzi.

Oggi invece è un fatto che i pazzi vengono considerati dei malati da curare.

Detto altrimenti, forse un giorno Candy verrà considerato un classico della letteratura (europea magari no, ma mondiale sì). Non che sia convinto che questo sia un bene, eh!

 

E poi non siate conformisti! Che vi frega se uno di 150 chili e quarant'anni si diverte a vestirsi come Goku e va alle fiere mimando l'onda Kameameha, o se qualcuno si diverte a fare dojinshi con Heidi ingroppata dalle caprette? Mica fa del male a qualcuno.

 

Prima che me lo chiedate: No, non faccio parte di nessuna delle due categorie :P

 

 

Se la mettiamo sul punto del conformismo sicuramente siam tutti con lui. Io ero il primo a fare cazzate del genere, lo faccio ancora talvolta. Però il problema è che non lo si fa per anticonformismo - il che tra l'altro è alla fine una perdita di tempo - ma per altri motivi.

 

Sbagli a mettere la cosa dal punto di vista del conformismo, è la prospettiva sbagliata.

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l'intento produttivo, realizzativo, di un anime tratto da un classico della letteratura è una cosa.

 

l'intento produttivo, realizzativo, di un anime tratto da un shoujo manga è un'altra cosa.

 

D'artagnan (quello con Aramis che è una donna)

Lady Oscar

 

 

 

E che cambia?

Tutta sta polemica davvero non riesco a comprenderla.

E comunque si stava parlando di Rebuild of Evangelion e quanto spigne dippiù rispetto a NGE.

Modificato da Lord Gara
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Continuo a trovare divertente questa smania di voler mettere paletti a quanto di piu' sfuggente ed effimero esiste in 'natura', come le storie.

 

Fantasy e science-fiction sono cose differenti?

Ogni storia e' differente dalle altre, la domanda giusta da porsi e' se si vuole veramente seguirle, o se si vuole inseguirle con un paletto in mano.

 

il fantasy come genere nasce ed insieme muore con Tolkien; poi a lungo si e' pasteggiato sul suo cadavere ponendo infiniti sotto generi, a partire dall'High al Low (Fafhrd & Graymouser and so on) a seguire l'Heroic e compagnia cantante, fino al new weird e al Bizarro che va di moda attualmente. Che per molti e' letteratura mainstream. Per altri e' qualunque genere sputato e rimasticato. Io darei fuoco ad entrambi.

 

La science.fiction nasce sopratutto nella golden age per 'stimolo' divulgativo di talune scoperte, o per 'condividere' spaccati di futuri possibili.

 

Tolkien ha l'anello famoso.

Asimov ha la psicostoria.

 

Escapismo tout court, o semplice voglia di raccontare storie?

Non tornando a Gilgamesh, un tempo le storie si raccontavano davvero.

 

Questa smania di classificazione e di paletti, credo sia figlia del nostro tempo, che le storie le vuole ancora, ma non ha alcuna intenzione di 'ascoltarle' o di 'leggerle'.

 

A meno che la patina non sia quella 'giusta'.

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