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Otakuzoku no Kenkyuu - Studio/Ricerca sull'otakuzoku


Shito

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Si, ma stò metodo  di di copiare dalla realtà, è una regola ,   per gli animatori ( e per i disegnatori in generale)  vecchia come il cucco.

Alla Disney lo fanno da una vita, già ai tempi di Bambi andavano negli zoo a studiare i movimenti degli animali ( cosa poi fatta anche per il re Leone e altri film ).

 

 

C'è un altro grande artista (tra i molti), che da piccolo schizzava e schizzava, ridisegnava chi aveva intorno, sempre.

Ma non solo lui, tutti i disegnatori di stampo realistico copiano dal vero.

Non esiste chi riesca a disegnare un panorama o un personaggio che sembra reale se non ha dietro un modello dal vero o una foto come base.

Giusto per chiarire. :)

 

 

Giustamente Miyasan, da anziano del mestiere, nota come l'autoreferenzialità del modno del'animazione uccida tutto: i contenuti espressi dalla storie, e così pure la vividicità deidisegni e delle animazioni. Tomino, Takahata, gli intellettuali dell'ambiente non erano persone che volessero 'fare gli anime'. Sono finiti a farli, e li hanno capiti, e hanno dato il meglio di loro. MIyasan era già un bel po' più bambinone, ma sicuramente un otaku della sua generaizone (la generazione zero), non ha nulla a che fare con chi è già cresciuto a 'pane e anime'. La contaminazione comincia quando Mikimoto e Kawamori, che amavano Gundam, iniziano a fare Macross. C'è una prima sovrapposizone del media dai fruitori ai creatori. Di lì a breve è GAiNAX. E dopo di quella generazione, ce n'è una che ha visto praticamente SOLO anime. Ovvero, sterile.

Penso che Miyazaki non intendesse solo questo.

Penso volesse dire che per raccontare storie ( anora di più se   in animazione)  bisogna vivere la vita e ispirarsi ad essa, non solo nel disegno ma anche nelle storie , negli intrecci, nelle caratterizzazioni e recitazioni  dei personaggi ecc.. altrimenti non farai altro che creare sterili copie di anime già prodotti in passato, che poi è quello che è il 90% dell' attuale produzione nipponica.

Modificato da Dio Sam
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Solo che nei videogiochi ti fottono il copyright  idee e personaggi.

Meglio fare il mangaka, a stò punto .

Diciamo che nel primo caso stai vendendo le tue idee. Ma ti sono cmq pagate bene. Semplicemente non ci campi di rendita. Ma se sei bravo ne inventi altre e prosegui.

Fare il mangaka è un terno al lotto. Per 10 mangaka che hanno il deposito come Paperone, ce ne sono 1000 che faticano a campare.

Gli animatori invece vengono talmente malpagati che quasi non riescono a mantenersi. Una persona non appassionata non deciderebbe mai di fare un lavoro del genere, pur avendo magari le capacità.

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Tanto per tornare in tema, io direi che sia il caso di separare due ambiti.

 

1) Il primo ambito e' quello riportato da Miyazaki nell'appunto citato.

2) Il secondo ambito e' qualcosa di ulteriormente riportato sempre da lui ma in circostanza e con riferimento contestuale differente (aka il prendere spunto/ricopiare istanze prettamente visive di ordine naturale come il fuoco che scoppietta)

 

Nel primo ambito, quello originario, la 'critica' di Miyazaki non va tanto alla pratica in se' di artista e animatore, quanto alla specificita' di un design che passi per l'osservazione 'degli altri'; cosa si intende con questo? Senza entrare nella capoccia dell'estensore della critica, ma mi pare evidente, e' che il design dei personaggi riflette in se' nell'animazione giapponese l'assoluto scostamento con la realta'; molti personaggi infatti sono conciati in modo improponibile e che non segue alcuna logica di design che prenda spunto da cose non di poco conto, quali l'utilita' e l'attinenza di dato design con la funzione dello stesso, e non soltanto come cifra estetica.

 

Questo e' scontatamente dato dalla scarsa osservazione della realta' tout court, che porta poi a dar vita a personaggi che indossano quello che indossano senza altra motivazione se di natura estetica; questo a sua volta e' figlio di una costruzione/ideazione dei personaggi realizzata in malo modo.

Questo a sua volta in quanto, se specialmente diversi anni orsono e soprattutto agli inizi, il design prendeva non poco spunto dalla cultura giapponese, nel tempo tali 'cifre estetiche' si sono fossilizzate e diventate a propria volta una sorta di sub-cultura cui gli "autori" in pieno spirito autoreferenziale continuano ad attingere, senza piu' neanche sforzarsi a ricordare cio' cui in origine facevano riferimento.

 

Questo genera un sistema certamente sostenibile, come anche altamente auspicabile dagli editori, ma non generando piu' quasi niente che abbia 'radici', e' destinato a crollare: quanti ricambi effettivi e concreti ci sono stati a livello concreto e di serie almeno negli ultimi dieci anni?

 

Ecco, in questo senso direi che e' un appunto molto piu' che sensato.

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Solo che nei videogiochi ti fottono il copyright  idee e personaggi.

Meglio fare il mangaka, a stò punto .

Diciamo che nel primo caso stai vendendo le tue idee. Ma ti sono cmq pagate bene. Semplicemente non ci campi di rendita. Ma se sei bravo ne inventi altre e prosegui.

Fare il mangaka è un terno al lotto. Per 10 mangaka che hanno il deposito come Paperone, ce ne sono 1000 che faticano a campare.

Gli animatori invece vengono talmente malpagati che quasi non riescono a mantenersi. Una persona non appassionata non deciderebbe mai di fare un lavoro del genere, pur avendo magari le capacità.

 

Quello che dici dei mangaka è vero, ma una cosa del genere vale pure per gli illustratori o chara design di videogame : se il videogame che fai non vende, se i tuoi disegni, il stile diventa superato ( e capita quasi a tutti dopo circa 15 anni, ma ci sono le eccezioni), allora tutti pensano che sei finito e non lavori più.

Non parliamo poi di quando finisci le idee (e d è quello il difficile di questa professione: avere sempre idee nuove !).

Anche perché sei un libero professionista e non hai la pensione, quindi per quanti soldi metti via nel tuo momento d'oro , se poi non lavori più per anni ( e più invecchi, meno possibilità ai di lavorare, perché ti ritengono troppo vecchio per capire i gusti dei giovani) , ti ritroverai senza denaro, a un certo punto ( come accaduto a tanti disegnatori che hanno lavorato per la Marvel e Dc negli anni 80, per fare un esempio).

Perciò, ritengo che se hai delle belle idee, è meglio che le usi per i manga dove ci camperai di rendita ( perché chi ha delle belle idee, farà manga di sicuro successo. I manga che non tirano sono spesso boiate senza arte nè parte)

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Perciò, ritengo che se hai delle belle idee, è meglio che le usi per i manga dove ci camperai di rendita

Il campare di rendita in realtà è come vincere alla lotteria. Succede in casi davvero rari.

Cmq tornando al commento di Miyazaki, quello di cui si lamenta mi pare chiaro. Lavora sugli anime gente che conosce gli anime e basta. Quindi il risultato va man mano degradandosi più passano le generazioni.

Ma finché quel lavoro è malpagato, chi mai va a farlo?

Se il mercato attuale non riesce a sostenere dell'animazione seriale ben pagata, il risultato è scontato: sclerotizzazione e poi morte.

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La verità, caro Garion, è semplicemente che l'animazione 'fatta a mano' è un lavoro da paese povero. Non dico da terzo mondo, dico da secondo mondo, o comunque tra secondo e primo, un paese in boom di produttività. Il Giappone, e questi sono fatti, negli anni del 'miracolo economico' postbellico, quelli *prima* della bolla, quelli in cui accumulò tutto il cash che avrebbe portato alle due famose 'decadi perse' (chi avesse studiato economia contemporanea capirà), produceva con un indice di efficienza pauroso. Lavorava per il mercato interno, e lavorava come 'forza lavoro' per quello esterno: la Sony prima di diventare un brand faceva i lavori 'da muscoli' per l'America, e così nell'animazione seriale: le 'animazioni' (tanti, tanti disegni) per la roba della Filmations, per tante serie anche merdose americane le si 'delocalizzava' in Giappone'.

 

Oggi il Giappone ha conquistato un suo posto  nel primo mondo, 'made in Japan' è prestigio e fa tendenza, è la "roba buona", ma chi è vecchio abbastanza si ricorderà ancora dei primi anni ottanta, quando in Italia si schernivano "i giapponesini", immaginati come tante scimmiette brainless che lavorano 24/7. E poi come tanti robottini (perché il Giappone divenne patria della tecnologia, dei gingilli tecnologici) e allora i cartoni giapponesi erano fatti col computer -lol- vi ricordate? Erano i tempi in cui dall'Italia si *schernivano* gli Svizzeri perché woah! NON buttavano le carte per terra in strada! Ahahaha, che robottini senza personalità! E gli inglesi, poi? Tutti a fare le file ordinate, e adire 'no, sir', che ridicoli! Ho ancora delle vignette di Forattini su queste cose, davvero. Erano gli Ottanta in Italia.

 

E il Giappone, fino a poco dopo i Settanta (primi crisi petrolifera), lavorava come un paese del Secondo Mondo. Parlo degli uomini dell'epoca Showa, mi pare si dica 'Showa hitoketa', e significa proprio quel tipo di uomo totalmente dedito al lavoro. E negli anziani, quella mentalità sarebbe durata ancora molto. Era il Giappone di quei tempi. Poi c'è stata la Corea. Taiwan. Ora la Cina.

 

E' inevitabile, è una scala mobile. Lavori come uno schiavo, ti arricchisci, e allora avrai a tua volta degli schiavi da far lavorare (credo quindi che la prossima crisi di produzione sarà l'ultima).

 

L'animazione non è un lavoro per il primo mondo. Per fare animazione, deve costare poco farla, ed è un lavoro da ammazzarcisi, manuale. QUindi hai bisogno di una società in crescita, con gente con un certo tipo di mentalità, un certo tipo di motivazione, un certo tipo di energia.

 

Anche la società vive dello spirito del suo tempo.

Modificato da Shito
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  • 1 year later...

(articolo originale giapponese)

http://yaraon-blog.com/archives/74127#more

 

(articolo tradotto, piu' o meno)

http://www.animenewsnetwork.com/interest/2015-12-05/otaku-term-extends-to-introduce-diverse-meanings-and-impact-on-economy/.95925

 

'Otaku' Term Extends To Introduce Diverse Meanings and Impact on Economy
 
 
In today's expanding world of geek culture, being an otaku isn't as simple as just anime and manga anymore. In his new book, marketing analyst Yohei Harada suggests that the term "otaku" can and has extended into differing types and meanings.
 
Harada's book, entitled New Otaku Economy, introduces four new versions of otaku that have come about. One such version of the "casual otaku," which Harada believes to be a person invested in geek culture, but attempts to use it as a platform for social interaction rather than subsist the stereotype of the shut-in otaku. Harada suggests that a casual otaku does not necessarily splurge on anime merchandise or frequent geek culture events, but still retains an unabashed interest in anime and manga. He also writes that despite a more mild-mannered interest in such mediums, anime and manga have seen lots of popular and economic success in recent years.
 
Other types of otaku, such as the "hidden otaku" and the "itaotaku" are introduced in Harada's writing. "Hidden otaku" are sociable like "casual otaku," but hide their socially unacceptable interests. "Itaotaku" are antisocial, but flaunt their otaku status (as is exemplified by the itasha phenomenon, or cars decorated with anime decals). Meanwhile, the original category of otaku, "gachiota" — who are both antisocial and reclusive — is shrinking due to migration towards the other categories.

 

 

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Questo è molto interessante. Da quando il cosiddetto 'Cool Japan' è diventato un trend di politica governativa, al grido di "soft power, soft power", la figura dell'otaku è stata prima ripulita (Densha Otoko) e poi venduta. In un modo o nell'altro, si è rinnovato un interesse di studi sociologici verso questa frangia sempre più economicamente significativa di pubblico.

 

Interessantemente, se da un lato ci sono dei nuovi consumatori più 'blandi' nella loro 'mania', dall'altra alla fine ci sono sempre i baby boomers, in un modo o nell'altro. Bambini prima, ragazzini poi, ragazzi dopo, giovani adulti ancora dopo, sono una fetta di mercato che ha trainato una grossa fetta di consumismo con sé - a quanto pare.

 

La storia dei giocattoli di ieri divenuti modellini oggi, perché li vendi agli stessi acquirenti - cresciuti (almeno un po'). Un intero mercato che invecchia con i suoi acquirenti.

 

Sono tutte cose relativamente 'inedite' allo studio, dato che in effetti è solo dopo i 'miracoli postbelllici' che è incominciata la postmodernità vera.

 

Grazie del contributo, Shu!

Modificato da Shito
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Ne avevo sempre sentito parlare di Tsutomu Miyazaki, ma leggere quello che ha fatto è davvero disturbante

 

http://www.animeclick.it/news/49441-la-storia-di-tsutomu-miyazaki-lotaku-serial-killer-di-bambine

 

È vero che è sbagliato accollare le colpe di uno su una categoria intera, ma purtroppo è molto più semplice ragionare così piuttosto che informarsi e valutare quindi non mi sorprende che per molti anni il termine sia stato usato con accezione negativa, ma è divertente vedere come solo il richiamo dei sonanti Yen incassati abbia permesso di aprire una breccia nel pregiudizio.

 

Chissà se tutto questo porterà ad uno studio e ad una comprensione migliore, non necessariamente positiva, del fenomeno.

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?

 

http://www.people.com/article/james-holmes-trial-comparisons-to-the-joker

 

"The dyed hair usually makes them think of the Joker," Holmes told Dr. William Reid, a state-appointed psychiatrist. "Along with [the shooting] being at the Batman movie." 

Reid asked Holmes how he felt about the comparison. 

"It makes me feel like they turned me into a supervillain," he answered. "It's not so great when you're stuck in a cell." 

Later, Dr. Reid asked Holmes if he wants to be remembered as an infamous villain. 

After a long pause, Holmes answered. "I don't know if there will be a formal remembrance," he said. "I just see it as generally remembered for doing something." 

 

 

Non era manco in cosplay; a dire il vero pure la storia del Joker e' 'postuma' e legata a come appunto si conciava i capelli.

 

Il film, si, era il cavaliere oscuro.
 

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  • 3 months later...

Dovrei aver azzeccato topic. Ero indeciso tra trollate e qui

 


Sul sito d'aste Mandarake è stato venduto per la bellezza di 830mila yen (circa 6700 €) un disegno erotico di C.C., protagonista femminile in Code Geass: Lelouch of Rebellion, realizzato dal chatacter designer della serie Takahiro Kimura. L'asta è iniziata il mese scorso con un prezzo di partenza di 60000 yen (485 €), che è salito vertiginosamente fino ad arrivare a quello di vendita, dopo 60 offerte.

 

Il disegno, di cui qui sopra vi abbiamo mostrato solo la parte "pubblicabile", è firmato da Takahiro Kimura in data 4 gennaio 2009. Se siete così curiosi di vedere l'immagine completa, consci però del fatto che si tratti di un disegno assolutamente esplicito e che lascia ben poco spazio all'immaginazione, lo potete trovare sul sito d'aste da cui è stato venduto, a questo indirizzo.

Questo non è sicuramente il primo caso in cui il prezzo d'asta di gadget, oggettistica varia ed eventi legati al mondo dei manga e anime sale a prezzi vertiginosi. I biglietti per l'ultimo concerto di Love Live! vennero venduti per oltre 430mila yen (circa 4000 euro), mentre alcune statuine Amiibo han raggiunto prezzi esorbitanti, semplicemente perché aventi qualche piccolo difetto di fabbrica.

 

http://www.animenewsnetwork.com/interest/2016-04-07/erotic-sketch-of-code-geass-c.c-auctioned-for-830000-yen/.100781

http://www.animeclick.it/news/53714-code-geass-disegno-erotico-di-cc-aggiudicato-per-830mila-yen

 

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Breve selezione/distillato di quanto da me scritto sul tema in altro thread:

 

L'otaku non è quello che OMG segue l'animazione. L'otaku è un modo di vivere i propri hobby, compulsivo, totalizzante, estraniante e a tratti sociopatico. La psicologia dell'otaku è sapere a memoria le cose. Con l'essere otaku non c'entra nulla neppure l'accumulo *sconsiderato* di materiale. L'otaku ricerca e tesorizza solo quello che lo appassiona davvero, che ha un valore proiettivo per lui, incominciando dai meri dati per arrivare alla sostanzializzazione di quelli. Ciò che l'otaku è terrorizzato di perdere è la memoria, il contatto con il suo proprio passato, che definisce il suo ego-border, che poi proietta nel suo spazio tramite i suoi 'totem' - essenzialmente delle sostanzializzazioni dei dati. Il terrore di fondo (kyofu) non è la morte, ma la perdita dei propri cari, ovvero il terrore dell'abbandono.

 

Un "otaku" è una persona che, coscientemente, sceglie di dedicarsi in maniera totalitaria a qualcosa che sa "non essere per lui". E' una sorta di "ritirata sociale", è snobistica ed è cosciente.

 

Dal un'analisi di 'Otaku ha Sudeni Shinderiru":

 

Okada defines the otaku crowd he grew up with as a group of "individuals who chose to pursue childish hobbies as a means to emotionally and intellectually isolate themselves from society", defending their behavior as a form of rebellion and empowerment. According to Okada, this early generation of otaku weren't outcasts but rather noble outsiders, individuals who were more than willing to face public scorn rather than give up the things that were important to them. Essentially discriminated against by society at large, they had no choice but to circle their wagons and wall themselves off from it, like native Americans (yes, that is his parallel) forming reservations in an attempt to preserve their way of life. In other words, it wasn't a hobby, it was an cultural group, a tribe.

 

 

http://altjapan.typepad.com/my_weblog/2008/07/already-dead.html

 

(ho così appreso che anche lui ha rivisto la sua antica bipartizione tra 'otaku forti' e 'otaku deboli' in una tripartizione generazionale, come me. Dovrei davvero parlargli, per presentagli il mio modello che include la Generazione Zero (ZeroSei).

 

(altro reference: http://altjapan.typepad.com/my_weblog/2007/05/better_stronger.html )

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Dovrei aver azzeccato topic. Ero indeciso tra trollate e qui

 

Sul sito d'aste Mandarake è stato venduto per la bellezza di 830mila yen (circa 6700 €) un disegno erotico di C.C., protagonista femminile in Code Geass: Lelouch of Rebellion, realizzato dal chatacter designer della serie Takahiro Kimura. L'asta è iniziata il mese scorso con un prezzo di partenza di 60000 yen (485 €), che è salito vertiginosamente fino ad arrivare a quello di vendita, dopo 60 offerte.

 

Il disegno, di cui qui sopra vi abbiamo mostrato solo la parte "pubblicabile", è firmato da Takahiro Kimura in data 4 gennaio 2009. Se siete così curiosi di vedere l'immagine completa, consci però del fatto che si tratti di un disegno assolutamente esplicito e che lascia ben poco spazio all'immaginazione, lo potete trovare sul sito d'aste da cui è stato venduto, a questo indirizzo.

 

Questo non è sicuramente il primo caso in cui il prezzo d'asta di gadget, oggettistica varia ed eventi legati al mondo dei manga e anime sale a prezzi vertiginosi. I biglietti per l'ultimo concerto di Love Live! vennero venduti per oltre 430mila yen (circa 4000 euro), mentre alcune statuine Amiibo han raggiunto prezzi esorbitanti, semplicemente perché aventi qualche piccolo difetto di fabbrica.

 

http://www.animenewsnetwork.com/interest/2016-04-07/erotic-sketch-of-code-geass-c.c-auctioned-for-830000-yen/.100781

http://www.animeclick.it/news/53714-code-geass-disegno-erotico-di-cc-aggiudicato-per-830mila-yen

 

 

 

visto che c'è gente che spende cifre assurde per un nudo artistico di un qualsiasi noto pittore appartenente ad una qualsiasi nota corrente artistica, perfino per una replica dei suddetti quadri, poteva valere molto di più.

chi l'ha comperato ha fatto un vero affare.

 

Uno dei personaggi più insulsi di sempre

 

:ban:

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  • 6 months later...
  • 4 weeks later...

"Weeaboo", che io sappia, è un termine creato su 4chan per insultare a caso gente appassionata di intrattenimento giapponese. Si riferisce ad una presunta tipologia di persona che ama determinate cose solo perché giapponesi, e prova un amore smodato e "ingiustificato" per il Giappone. Sicuramente persone del genere esistono, ma è solo un insulto gratuito da troll (anzi, adesso si chiamano shitposter). Noi, ad esempio, saremmo tutti "weaboo" perché fruitori di intrattenimento giapponese (che addirittura sarebbe pensato per i bambini!). Non penso che abbia molto peso questa definizione, se no allora dobbiamo dare per buono che Leiji Matsumoto sia un idiota pigro che non ha mai realizzato niente di buono, Nagai un giocattolaio apprezzato solo "nei paesi del terzo mondo" (sì, l'Italia è un "paese del terzo mondo"), Oshii un pretenzioso che fa sempre lo stesso film ecc. Tra l'altro anche il termine "weeaboo" stesso è una parola a caso apparsa in una vignetta di Perry Bible Fellowship, non c'entra proprio nulla ed è un semplice tentativo di cyberbullismo da parte di pochi poveracci che però hanno avuto risonanza, niente di più.

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  • 2 years later...

Perdonate il necropost, ma è un argomento fin troppo interessante.

Intanto vorrei chiedere come mai non è stata tradotta la risposta ai tre articoli di Nakamori Akio. L'ho letta in inglese con l'aiuto di google (sì lo so, ma non ho altri mezzi) e sembra che l'autore, se non ho frainteso, essere quasi orgoglioso del suo essere otaku ma che allo stesso tempo chiede se sia giusto essere presi in giro per i loro modi di fare e dice in sostanza che se le altre persone si sentono a disagio guardandole non è colpa loro. Un attegiamento che riflette molto quello che poi viene detto nel quarto articolo.

La cosa che più mi ha colpito dei tre articoli originali è che sono stati scritti in un manga lolicon. Mi è sembrato un po' come se qualcuno scrivesse quanto è sbagliata la libera circolazione delle armi in america su "Armi Magazine". Perché? Per provocazione?

Inoltre una cosa che non è stata molto approfondita, e mi scuso se è stato fatto in altra sede, è l'idea che il lolicon implichi essere otaku e viceversa o che comunque siano cose strettamente correlate. Mi sono fatto l'idea che un otaku è un uomo che non vuole crescere perché vuole restare puro e guardare il mondo con gli occhi di un bambino, ma allo stesso tempo vive la contraddizione di provare forti pulsioni sessuali (magari accentuate da una sorta di auto-castrazione, ovvero il rifiuto della donna 3D) che incanala in certi feticismi, da qui l'idea della ragazzina-bambina come oggetto sessuale e contenitore di emozioni, qualcosa di puro, innocente.

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3 hours ago, Aryon said:

Inoltre una cosa che non è stata molto approfondita, e mi scuso se è stato fatto in altra sede, è l'idea che il lolicon implichi essere otaku e viceversa o che comunque siano cose strettamente correlate.

Il termine Lolicon venne usato per indicare semplicemente le ragazzine degli anime, senza alcuna connotazione sessuale. 

Avevo toccato l'argomento qui: https://magazine.pluschan.com/otaku-the-origin/

Ma parliamo dei primi anni '80. 

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21 minutes ago, Garion-Oh said:

Il termine Lolicon venne usato per indicare semplicemente le ragazzine degli anime, senza alcuna connotazione sessuale. 

Avevo toccato l'argomento qui: https://magazine.pluschan.com/otaku-the-origin/

Ma parliamo dei primi anni '80. 

"Lolicon" (Lolita complex) non è il termine che indica quello a cui piacciono le loli, più che le loli in questione (che ho sentito più che altro come "lolikko") ? Poi  boh, io mi ricordo lo scambio alla fine di Carnival Phantasm "Illya Castle", che suonava grossomodo

- razza di bambola per lolicon!

- tanto tutti i giapponesi sono dei lolicon!

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Per quello che so io, nella mia limitatissima cultura, lolicon è una contrazione di lolita complex, quindi complesso di lolita. Cosa sia una loli e se sia equiparabile al concetto di lolita di Nabokov è un altro discorso. Così come è un altro discorso quello dell'equiparazione lolicon=pedofilo/ebefilo/efebofilo. Un discorso tanto spinoso quanto interessante.

 

 

3 ore fa, Garion-Oh ha scritto:

Il termine Lolicon venne usato per indicare semplicemente le ragazzine degli anime, senza alcuna connotazione sessuale. 

Avevo toccato l'argomento qui: https://magazine.pluschan.com/otaku-the-origin/

Ho letto il l'articolo, ma ci sono parti che non mi convincono appieno, probabilmente per mia mancanza quindi ti chiedo di illuminarmi.

Citazione

Gli anni ’80 però sono anche quelli in cui nasce il concetto di lolicon (Lolita Complex, l’attrazione verso ragazze giovani ed innocenti), che all’inizio non era certo sinonimo di pedofilia come oggi: il termine era infatti visto positivamente, e molti giovani affermavano con candore “sono un lolicon”.

Citazione

Dal dicembre 1980 il termine lolicon iniziò ad apparire ufficialmente sulle riviste di settore, coinvolgendo retrospettivamente anche i personaggi di Hideo Azuma. In breve lolicon divenne sinonimo di “ragazza degli anime”.

 

Queste affermazioni da cosa sono supportate? Fonti? Esperienza in prima persona? Sono cose che sento per la prima volta e mi suonano un po' strane ma vorrei capirle meglio.

Scusate il leggero OT.

 

 

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