Vai al contenuto

Shinseiki Evangelion - forma dell'anime, forma dell'uomo (cit.)


Shito

Messaggi raccomandati

Il messaggio contenuto negli ultimi, controversi episodi di Eva.

4 Marzo, dopo la fine del doppiaggio dell'episodio 25. Per iniziativa dei doppiatori, lo staff dell'animazione, che aveva assemblato i resti dell'episodio 26, è invitato a una 'cerimonia di saluto' vicino allo studio di registrazione Tavac a Okubo, Tokyo.

 

"In quel momento, il copione per l'ultimo episodio non era ancora completato. Lo sarebbe stato la settimana seguente. Essenzialmente, sulla tabella di marcia restavano tre giorni. Ma di fatto, non avevo bisogno di disegni per rappresentare la mia visione delle cose. In verità, sarei stato altrettanto soddisfatto di spiegarmi col parlato. L'avrei fatto, ma ahimè, la proposta fu scartata. Senza cel, ce la facemmo utilizzando al loro posto gli schizzi dello storyboard.Non era una questione di avere tempo per realizzare i cel o meno. In qualsiasi caso, finimmo a fare a meno dell'animazione su cel. I cel sono rappresentazioni simboliche. Dopo aver disegnato Asuka con un pennarello, non appena Miyamura Yuuko gli diede voce, era più Asuka che mai. Arrivai persino a detestarmi per aver sprecato tempo sui cel.

Ma questo non significa non passare mai per il disegno assistito al computer. Volevo solo mostrare che, per quel che riguadava i disegni animati come mezzo espressivo, l'uso degli schizzi poteva funzionare. Intendevo mandare un messaggio a quei fuorviati sciocchi per cui "se non è su celluloide, è non-finito", o "siccome non è su celluloide, è raffazzonato". Per distruggere a tutti i costi quel genere di idee che avevo io stesso avuto in mente. Una volta che si ha il pregiudizio che non si possa usare altro che cel per rappresentare i personaggi, sei infine diventato un feticista... la prima volta in cui l'avevamo mostrato era stato con ciò le 'linee' narravano nell'episodio 16.

Un cartone animato è composto di semplici segni e quindi, sin da principio, è un mondo fasullo, no? Null'altro che un'illusione ottica. Nessuno penserebbe che sia un documentario. Il tentativo di integrare l'aspetto di un documentario dentro alla pellicola, questo è il mio personale sentimento di essere 'dal vivo'. Credo che la decostruzione di quei segni sia rara nei cartoni animati che sino trasmessi in televisione. Quando abbiamo mandato in onda i nostri disegni delle linee, certe persone nel settore hanno detto il nostro lavoro scadente, sebbene fosse impossibile da considerarsi tale. Sorvolare l'intenzione di rendere il lavoro a linee una 'rappresentazione' implica che non ha comunicato nessunissima idea, nessunissimo concetto. In queste condizioni, l'ultimo episodio non avrebbe potuto fare niente di meglio di un'accozzaglia di aforismi. Di per me, penso che, guardandolo metodicamente, vi si possano trovare anche altre cose.

 

---

 

 

Note di Shito

 

Direi che questa parte sembra banale, ma è molto pregna. Non si parla ancora del 'contenuto' dell'episodio, ovvero dei misteri irrisolti, delle trame lasciate monche, ma meramente del modo di realizzazione, di espressione, di comunicazione del finale televisivo.

Se da un lato Anno ammette chiaramente, come nella precedente risposta, che l'episodio 26 è andato in produzione "fuori tempo massimo", d'altro canto si vede come un processo di destrutturazione grafica-espressiva era chiaramente in atto nella sua mente di regista, di animatore. Per un animatore, deve essere una cosa molto forte. E Anno è un regista che nasce dall'animazione. C'è una volontà comunicativa che potrebbe facilmente dirsi 'espressionista', se vogliamo, che ricorda gli intenti sinceri (finquando furono tali) di un certo tipo di pittura che desiderava affrancarsi dal virtuosismo sinanco canonizzato, e indi manierista, della sua tradizione per andare all'osso del suo contenuto comunicativo, nel tentativo di scarnificare, mondare e così vivificare al massimo quest'ultimo.
Io stesso ho spesso pensato che i layout, o gli e-konte, o gli schizzi, siano nei loro tratti morbidi e spontanei più rappresentativi dell'intenzione dell'autore, più comunicativi dei cel che ne derivano, su cui è stato attuato tutto il precesso di 'finiture' (quello che si chiama in inglese 'ink & paint', ovvero la trasposizione su cel del sakuga o genga, disegnato a matita su carta). C'è un intensità del tratto che, secondo me, passa dal polso dell'artista al tratto della grafite, morbido, e poi viene inevitabilmente appiattito dall'inchiostrazione e dalla colorazione. Credo che ANno pensansse anche questo, e di certo in GAiNAX lo pensavano ancora quando hanno fatto le 'scene manga' di FLCL, dove le voci dei doppiatori danno 'anima' a disegni statici filmati. Sicuramente avevamo visto lo stesso Anno insistere sull'intensità espressiva dei disegni topici, delle espressioni fissate in un solo disegno, nelle scene della battaglia finale -disperatissima- in Top wo Nerae! E di certo, è noto che nel processo di realizzazione di Evangelion il regista avesse più e più sviluppato grande attaccamento per le potenzialità espressive reali dei doppiatori coinvolti, come sarà infine sempre più chiaro durante la produzione dei film di Eva. In questo senso, anche il finale dell'episodio 20 (che non era ancora in economia assoluta), quando Misato e Kaji mettono in scena delle effusioni sessuali alquanto spinte, ma rappresentate graficamente con la camera fissa sull'inquadratura di uno specchio di una camere di un love hotel, si potrebbe dire rappresentativo della stessa tendenza. In ogni caso, è ben chiaro che qui, giunto alla fine della serie e del tempo a disposizione, facendo di impellente necessità una ardita virtù, Anno deve avere dato sfogo a una sua voglia di rappresentazione espressiva audiovisiva scardinata dall'animazione tradizionale, cosa che poi porterà avanti anche in Magokoro wo Kimi ni.

 

Modificato da Shito
Link al commento
Condividi su altri siti

Il ventiseiesimo episodio, che alcuni tra i fan più accaniti hanno rifiutato... di certo, è vero che alcuni fan sono stati frustrati dall'assenza di continuità con la trama. Ma su Internet, tra le altre cose, si sono lette delle critiche davvero aspre.

Però anche questo è un fatto: il pubblico che ha guardato l'ultimo episodio (che ha registrato record di ascolti) ha esclamato tra sé e sé "Evangelion è davvero geniale!"

 

"Tra le persone che usano Internet, molti sono ottusi. Dato che restano chiusi nelle loro stanze, si aggrappano a quelle visioni che vengono diffuse per il mondo"

 

Ciò che dovremmo sapere  per non considerare gli anime fan come degli stupidi

 

"E' che quel tipo di conoscenza non va oltre i meri 'dati'. Dati senza un'analisi, che ti fanno credere di conoscere tutto. Un simile compiacimento non è che una trappola. Per di più, il senso dei valori che gli si opporrebbe ne è paralizzato. E così si arriva alla demagogia.

Per esempio, mettiamo che qualcuno mi nomini, dicendo: "Anno è morto". Se quella persona mi fosse accanto, magari potrei picchiarla. Su una BBS si possono ancora opporre confutazioni, ma questo resta al livello delle scritte sui muri dei gabinetti. Non bisogna firmarle. Arrivano tranquillamente fino alla tua porta. E' così comodo che gli sconsiderati ne fanno un uso senza remore, senza fermarsi. Ovviamente, non tutti gli utenti di Internet sono così. Ma è molto difficile trovarci persone oneste, io semplicemente non ho la libertà di impiegarci del tempo. Vorrei solo dirgli: "ritornate alla vita reale e andate a conoscere il mondo". Per esempio, quando è stato deciso di rifare gli episodi 25 e 26, la notizia si è diffusa rapidamente dal server della GAiNAX attraverso Internet. Se non ne avessimo impostato il tono, sarebbero emerse dicerie stravaganti. Ma rivelando l'informazione, ci hanno sbattuto in faccia un sacco di affermazioni incoerenti come: "lo fanno per soldi".

Mi sono reso conto della mia stessa ipocrisia quando mi sono convinto che, senza conoscere la nostra situazione finanziaria, questo genere di chiacchiere fossero soltanto che oneste. Per quello che dicano, non credo si possano vedere altre avversioni in Evangelion! (risata) Se non si da attenzione alle idee infantili a cui vanno soggetti, si prendono gli anime fan per degli stupidi. Loro non lasciano i loro mondi. Si sentono al sicuro. Non hanno nulla di solido dentro di loro su cui fare affidamento.

E' per questo che ho provato ad andare al salvataggio dell'animazione giapponese. Non dico, come Terayama: "gettate via i vostri libri e scappate via dalla città", ma di andare in paese a conoscere la gente. Perché posso dirlo? Beh, ho notato che mi mancava qualcosa, nel mio animo. Per ventun'anni sono stato un anime fa, e ora, da trentacinquenne, noto con dolore che: non sono altro che un onesto sciocco (ride)"

 

Controvoglia, ma la nostra intervista è giunta alla sua conclusione. Attualmente stiamo pensando di dare dovuto seguito a questa intervista al regista Anno Hideaki. Vorremmo proseguirla nell'allegato speciale del prossimo numero.

Senza dubbio, anche voi vorrete discutere di questioni con Anno Hideaki. Le vostre lettere e le vostre cartoline a NewType saranno bene accette, se conterrano domande o opimiomi critiche. Il regista gli risponderà sicuramente ai vostri commenti in una futura intervista.

 

[Nota: l'intervista è stata realizzata da Inoue Shin'ichiro]

 

---

 

 

Note di Shito:

 

Questa parte, che si scolla dall'analisi dell'opera in sé e partendo dall'analisi delle reazioni di una parte del pubblico si focalizza sulle visioni di Anno su quello, è stata senza dubbio la più controversa, la più citata, forse quella che ha avuto maggiore eco mediatica. Credo che ovviamente questo, piuttosto che amplificarne un'onesta lettura, ne abbia piuttosto del tutto deformato il significato.

Innanzitutto credo si debba pensare a come, nel 1996, la comunicazione in Internet 'domestica', ovvero a disposizione del pubblico comune, fosse ancora agli albori. In questo senso, credo che Anno pacificamente accomuni l'idea di 'fan accaniti', ovvero otaku, e 'fan che parlano su Internet'. E credo sensatamente. E' ben noto che uno degli ambiti classici di sviluppo dell'otakuzoku è stato quello dei PC-game, dalle simulazioni di appuntamenti alle visual novel spesso a filo col mondo doujin, e vorremmo ricordare che Princess Maker, capostipite del genere di 'simulazioni di cresctia', fu in effetti sviluppato da una sola persona: Akai Takami, membro storico della GAiNAX e già della DAICON FILM, autore del design dei due famosi 'Opening Animation' con lo stesso marchio. Peraltri, è altresì noto che la GAiNAX trasse profitto dalla realizzazione di Nadia solo dalla licenza di gaming che si era riservata (fonte: il libro di Takeda Yasuhiro, The Notenki Memoirs). Direi quindi che l'assunto persino non esplicitato che "fan su internet = otaku" sia, nel 1996 in Giappone, del tutto pacifico.

La seconda cosa che vorrei denotare è il passaggio in cui Anno, forse senza neppure rendersene conto, senza neppure porvi l'accento, parla delle conoscenze degli otaku come 'meri dati'. Molte teorie sociologiche, che io personalmente sposo, vedono la radice della psicologia otaku nell'accumulo di dati, di informazioni. Per Azuma Hiroki, gli otaku sono "animali accumala-dati". Se non erro anche Volker Grassmuch, sociologo autore di un interessantissimo saggio sulla questione di postmodernità e otakuzoku intitolato I'm alone, but not loneley, sorprendentemente risalente al 1990 (tempi assolutamente 'non sospetti' per uno studioso occidentale), parla degli otaku come -innanzitutto- 'collezionisti di dati'. E' ben noto come, da principio, l'informazione veniva raccolta, catalogata e collezionata dagli otaku in forme autodeterminate: dalla VHS registrata in TV a un garage kit, quando ovvero non esisteva ancora una produzione ufficiale dedicata a questo tipo di pubblico. Il primo feticismo che mostra una mentalità otaku è il feticismo, sinanco compulsivo, per i dati in quanto tali. Credo che alla base di questo ci sia il più umano, infantile dei timori: il timore del senso di perdita. Tipicamente, una persona che non vuole staccarsi dalla sua infanzia, non vuole perdere le memorie di quella. Tiene tutto, colleziona tutto. Anche i suoi pensieri, figurarsi le informazioni su ciò che ama. Nulla deve andare 'perduto'. Direi che anche un concetto come la  Blue Water viene da qui, perché il senso di perdita infantile è essenzialmente il rifiuto della caducità umana, ovvero del divenire, del cambiare, per poi finire, terminare.

La terza cosa che è molto interessante è quella che ho grassettato, ovvero un'osservazione semplice ma davvero molto sagace sul fatto che l'accumulo di dati senza lo sviluppo di un pensiero critico davvero in grado di analizzarli è essenzialmente ottusità, sterilità. E questo è tipicamente l'effetto della sovracomunicazione contemporanea e postmoderna, della 'sovrainformazione al consumo' (terminologia mia), credo che lo si veda oggi molto molto meglio, e di più, che nel 1996. La nota davvero interessante è come il concio di imposta di una simile psicologia sia il 'compiacimento' che determina dall'autoinganno di essere informati. C'è, ovvero, una radice narcisistica in tutto questo. Un narcisismo mentale del sé che porta all'ottusità è, in forma sociologica, alla demagogia. Credo sia verità al 100%.

Infine, è davvero interessante vedere come, con tutte le sagaci critiche che Anno muove all'otakuzoku, ci si mette in mezzo. Se dovessi riassumere al succo questa parte dell'intervista, direi che Anno sta in effetti dicendo: "Non si può archiviare l'opinione degli otaku come insensata, perché se non ci si rende conto delle loro pur infantili motivazioni li si prende effettivamente tutti per stupidi. Ma sono solo dei bambinoni che non hanno esperienza reale del mondo, a causa della loro debolezza e insicurezza che li relega in uno spazio fittizio di protezione. Lo so perché sono stato io stesso a lungo così". Io dico che questa cosa non è soltanto onesta, ma è anche onestamente, genuinamente dolce. Gentile. Amorevole. E soprattutto leggendo questo, si capisce con quale grandiosa volontà di comunicazione 'di cuore', Anno avesse realizzato i famosi e famigerati 'ultimi due episodi', per non dire tutto Evangelion. Evangelion è davvero l'opera di un bambinone rivolta ai bambinoni suoi pari. Se penso a questa onestà comunicativa, mi viene da commuovermi. Credo soprattutto che tutti gli 'adulti' che si lamentano o si sono lamentati della 'poca sostanzialità' del finale di Evangelion e a tutt'oggi vanno al cinema a vedere i fumettoni prodotti per loro, dovrebbero rendersene conto. Rendersi conto di quanto siano animalizzati nel loro modo di consumo dell'intrattenimento, e di come questa animalizzazione abbia la forma dell'infantilizzazione, della regressione mentale, dell'ottusità reale. Come nel caso di Anno, sono tutte questioni che io stesso mi pongo guardandomi non solo intorno, ma anche e soprattutto dentro.

 

Modificato da Shito
Link al commento
Condividi su altri siti

Ho trovato molto interessante questo giro di post, e ti ringrazio per averli inviati.

 

per l'ultima parte, 'i dati senza analisi' etc, mi ha fatto un po' sorridere perche' lo vado dicendo io da anni, e qualche volta l'ho ripetuto anche qua.

C'e' una pletora di gente che solo perche' ha un accesso internet ne spara di ogni, e ben si capisce che al di la' di cio' che scrivono non c'e' una conoscenza di quanto affermano.

 

Roba tipo: 'ue', la sceneggiatura e' ok, la regia insomma, e gli effetti wow'; nel 90% dei post similari se si va oltre agli 'schemi' imparati da qualcuno, c'e' una totale e desolante ignoranza.

 

Non ne faccio un discorso 'elitario', sia chiaro, e ognuno e' libero di scrivere cio' che vuole, ma troppo spesso e' una fatica improba andare a cercar di capire come e' un 'qualcosa' senza che ci sia uno schermo di massima superficialita' e di wannabismo da paura.

 

Altra cosa che invece sempre su internet ho notato da anni, e' la tendenza alla sedimentazione del giudizio; ai tempi dei newsgroup. se qualcuno entrava a gamba tesa in una discussione di giorni o mesi veniva 'bloccato' (senza bisogno di 'ban' o altro) e convinto a rileggere la discussione prima di intervenire.
Con la moltiplicazione dei 'punti di diffusione' da cui far 'partire' i propri pareri invece, e' tutto diventato una gazzarra di opinioni che si sovrappongono, inseguono, appunto si stratificano e riappaiono dal nulla. Poi ci sono i gruppi che si vanno a creare etc, ma se nel '96 sui NG si trovavano informazioni, ora e' necessario fare lo 'slalom' per trovarne.

 

Questo non vuole affatto essere un qualche tipo di 'j'accuse', ma veramente una stanca constatazione personale.

Link al commento
Condividi su altri siti

Grazie a te Shuji per essere sopravvissuto all'improba mole di slati di cui avrò di certo disseminato gli scritti, e aver perdurato nella lettura.

 

In risposta: già. Sembra che anche nella comunicazione, nell'informazione, valga il vecchio adagio "il prodotto della qualità per la quantità è una costante".

So bene che inevitabilmente questi discorsi sembrano elitari, snobistici, ma del resto secondo Kojève alla tendenza 'animalizzante' del consumismo statunitense si opponeva la naturale 'tendenza allo snobismo' giapponese. Proprio in questi termini. Si dice che la postmodernità sia 'cominciata in ritardo' in Giappone rispetto all'occidente (essenzialmente, in Giappone dopo l'esposizione universale di Osaka'70) e tra i motivi c'è probabilmente una recalcitranza generale della mentalità giapponese all'abbattimento dell'idea gerarchica. Apparentemente, in Giappone si sente pervicacemente il bisogno di distinguere tra letteratura 'elevata' e 'popolare', per intenderci, e le light novel stanno ancora sotto. Persino i due maggiori premi letterari nazionali sono uno per la letteratura elevata, l'altro per quella popolare. E' probabilmente un bisogno di 'ordine'. Quindi la dissoluzione del vertice nella base, tipico fenomeno della postmodernità, è alquanto difficile per i giapponesi. Chi frequenta la rete giapponese si sarà reso conto che anche il loro modo comunicativo digitale è molto diverso, e questo affonda le sue radici nella sociologia, si capisce.

 

Mi sono spesso interrogato su come mai su di me, sin da bambino, abbiano fatto presa le opere narrative giapponesi più che quelle occidentali. Mi sono dato due principali risposte.

Una è che per le logiche di contaminazione vicendevole il GIappone, che dal dopoguerra aveva subito una fortissima contaminazione dall'Occidente, proponeva dei prodotti per l'infanzia che erano 'occidente giapponesizzato'. E' proprio quello che dice Azuma, ovvero che tutto il Giappone del dopoguerra è in realtà uno "pseudo-Giappone" ricostruito con pezzi dell'immaginario americano ricollocati a foggia nipponica. In questo, l'intrattenimento giapponese era per me, europeo, al tempo stesso 'fascinoso come qualcosa di esotico', ma altresì 'rassicurante come qualcosa di proprio'. Diamine, ho visto un'intera serie animata tratta da un racconto-nel-racconto di De Amicis, e mia madre che è di Torino lo leggeva alle elementari, De Amicis.

Ma la seconda risposta che mi sono dato è che il Giappone, essendo sempre 'un passo indietro' nell'animalizzazione postmoderna soprattutto rispetto all'America, proponeva delle storie che erano molto più 'grandi narrazioni', con aneliti universali. Voglio dire, nell'animazione giapponese spesso si combatte per salvare il pianeta e la specie umana, ci si interroga sui destini di quelli. Oppure si prende a modello una singola fanciulla per tracciarne una grande epopea che ha sinanco un che di simbolico. Queste sono 'grandi narrazioni' con un cipiglio del tutto moderno, non postmoderno. A paragone di ciò, cosa poteva importami delle stupidate americane, da Diff'nt Strokes a Hazzard, da Happy Days a qualsiasi sit-com di merda?

Ecco, questo è il mio approccio 'snobistico alla giapponese', suppongo, per citare Kojève.

 

Sin da bambino, le storie che mi piacevano erano solo quelle che avevano un 'significato importante'. Andando avanti nella vita questo mio modo di percepire si è radicalizzato sempre più.

Per esempio, Evangelion è già più posmoderno di altre narrazioni, ma quantomeno ha una volontà comunicativa reale e intensa, genuina. E' un po' a cavallo tra il moderno e il postmoderno, per come la vedo io, come era già Top wo Nerae!. Nadia, forse perché prendeva la mosse da un progetto di Miyasan comunque impiantato su certi classici della letteratura europea, aveva comunque una vague più 'moderna'. Siamo convintissimi che Nadia sia lo stesso tipo di psicologia di Asuka (e l'adoro), la fanciulla ferita nel profondo del suo animo sin da bambina che deve essere curata per essere recuperata. La differenza è che in Nadia la narrazione non stava proprio tutta dentro la mente di Nadia, e quel che le girava intorno era significativo e rendeva lei stessa un elemento di una figura più grande, indi un simbolo di un caso umano più generale, meno ristretto.

 

Forse è naturale che soprattutto i fanciulli tendano all'ideale più degli adulti. I fanciulli sono per i massimi sistemi, e così sono le favole, la cui allegoria è in genere generale ed elavata. Al contrario, gli adulti sono immersi nella mediocrità della vita contingente della miseria umana. I conti mi tornano. Vedo infatti che l'età dell'animalizzazione, andando avanti la postmodernità, si abbassa. E per contro, chi resiste, si fanciullizza sempre più.

Forse gli artisti, gli intellettuali, questo genere di psicologie sono sempre state in parte infantili. Avevo argomentato questa similitudine tra la mentalità artistica e quella di un bambino proto-otaku in un vecchio post del mio fu-blog, ma ne abbiamo limpidi esempi e persino meta-esempi nella nostra cultura nazionale. D'altro canto, la fanciullizzaione totale, o comunque esagerata, è divenuta un altro modo dell'animalizzazione adulta. E' un sentiero stretto tra due fuochi, per come la vivo e la vedo io.

 

Chiudo con la citazione che preferisco in tutto Eva:

 

Per un misofobo è difficile... vivere con le altre persone.

Quando ci si inizia a sporcare, lo si capisce.

Modificato da Shito
Link al commento
Condividi su altri siti

  • 2 months later...
  • 3 weeks later...

Vorrei porre una domanda che mi frulla in testa ogni qualvolta che leggo pareri su Evangelion qui sul Pluschan. Ho notato come spesso ricorra la questione dell'inettitudine di Shinji, della sua mancanza di attributi e via discorrendo, la maggior parte delle volte questo argomento è trattato come uno dei più grandi difetti di tutto Evangelion.

Detto ciò io mi chiedo ciò che criticate è il solo pilota Shinji Ikari e la sua insicurezza, magari desiderando una sua reazione più forte al fatto che viene abbandonato dal padre in tenera età, richiamato improvvisamente solo per pilotare un gigantesco robot mentre in superficie un mostro mai visto spazzava via una città?

Oppure è proprio l'idea generale di "un ragazzo abbandonato dal padre e così via", che pilota un robot che non vi soddisfa?

Modificato da Godai
Link al commento
Condividi su altri siti

Personalmente trovo shinji un personaggio assolutamente reale a parte pochissime scene (la sborrata su asuka in coma, ma forse è una cosa più normale per i giapponesi). Probabilmente è per questo che piace poco, dato che lo stereotipo vuole il pilota di robottone cazzuto e brainless (con Kamina a fare da paradigma)

Link al commento
Condividi su altri siti

mah, per quel che mi riguarda non c'entra la stereotipizzazione.

altrove si diceva che spike non reagisce al proprio passato, al quale resta legato fino alla fine e pertanto la sua storia si conclude in quella maniera lì. in questo, shinji è identico; ma anche peggio poichè shinji lascia che il presente si sedimenti negativamente aumentando il carico di sofferenza che deriva dal passato, quindi lascia che il suo futuro sia già segnato (in peggio). ecco, semmai è questo tipo di personaggio ad essere concretamente brainless.

la mancanza di spirito di autoconservazione (caratteristica per avere la quale non è necessario che i genitori siano presenti) e l'essere un fregno fanno il resto.

quel che invece sorprende me è come l'antitesi di un essere umano vero e proprio possa essere tanto coccolato. sarà la sindrome della crocerossina, boh...

Link al commento
Condividi su altri siti

Detto ciò io mi chiedo ciò che criticate è il solo pilota Shinji Ikari e la sua insicurezza, magari desiderando una sua reazione più forte al fatto che viene abbandonato dal padre in tenera età, richiamato improvvisamente solo per pilotare un gigantesco robot mentre in superficie un mostro mai visto spazzava via una città?

Oppure è proprio l'idea generale di "un ragazzo abbandonato dal padre e così via", che pilota un robot che non vi soddisfa?

 

Mah, in realtà direi che nessuna delle due critiche sarebbe realmente sensata, nel senso che Eva è quello che è e desiderare che sia qualcos'altro non è qualcosa che normalmente faccio, nel caso guardo altro.

 

Per me il problema è sempre quello: non ho mai empatizzato nè mi sono mai piaciuti i personaggi (la Nerv mi pare il ricovero per gente con forti problemi causa raccolta di traumi, Eva è quasi esasperato in quel senso, ce ne sono troppi), Shinji e Rei in particolare, anche per quel che dice Ryoga ovviamente (non mi piacciono i molluschi come protagonisti, per dire preferisco la reazione di Kappei nel finale di Zambot, che quando gli levano il condizionamento mentale magari piange, ma invece di scappare si incazza e combatte, per quanto poco realistico esso sia). Per questo Eva non mi entusiasma, con punte di "mezza cagata" in certi momenti, ma non  credo sia un problema dell'anime quanto un problema di ciò che io voglio vedere.

Non fa per me, ma solo per mio puro gusto personale (per dire, preferisco il manga con Shinji che parte di destro quando il padre cerca di rifilargli merda dopo la morte di Toji). Non mi ha preso come altra roba che ho visto (anche se comunque sono arrivato alla fine).

Link al commento
Condividi su altri siti

Vorrei porre una domanda che mi frulla in testa ogni qualvolta che leggo pareri su Evangelion qui sul Pluschan. Ho notato come spesso ricorra la questione dell'inettitudine di Shinji, della sua mancanza di attributi e via discorrendo, la maggior parte delle volte questo argomento è trattato come uno dei più grandi difetti di tutto Evangelion.

Detto ciò io mi chiedo ciò che criticate è il solo pilota Shinji Ikari e la sua insicurezza, magari desiderando una sua reazione più forte al fatto che viene abbandonato dal padre in tenera età, richiamato improvvisamente solo per pilotare un gigantesco robot mentre in superficie un mostro mai visto spazzava via una città?

Oppure è proprio l'idea generale di "un ragazzo abbandonato dal padre e così via", che pilota un robot che non vi soddisfa?

 

Ha già risposto bene Ryoga di mio aggiungo che non è tanto il fatto che sia un piccolo complessato il problema, posso passarci sopra ma il fatto che pian piano cercano di farlo crescere ma poi, dopo che finalmente mostra un po' di palle, alla fine torni peggio di prima! Cosa che hanno pensato bene di accentuare anche nel rebuild

dove in Q si mostra come un misero bamboccio che fa i capricci e non capisce un cazzo di quel che sta succedendo facendo sul serio la figura del minchione e alla fine che fa? piagnucola... ma sparategli un testa Cristo!

 

Link al commento
Condividi su altri siti

Shinji di per sè non è un difetto, anzi, trovo che sia caratterizzato benissimo. Non empatizzare con un personaggio non è certo sinonimo di personaggio "fatto male"

Infatti Eva sarebbe stato perfetto se fosse stato uno slice of life in cui Shinji suona più spesso il violoncello, fantasticando allo stesso tempo sul culo di Misato o le tette di Asuka, a random, mentre la vita gli va a rotoli già a 14 anni a causa delle più incredibili sfighe.

Un Eva senza gli Eva. Così doveva essere fin dall'inizio, e allora sì che sarebbe stato un capolavoro immortale! :hitler:

Modificato da Kuro no Kishi
Link al commento
Condividi su altri siti

Shinji di per sè non è un difetto, anzi, trovo che sia caratterizzato benissimo. Empatizzare con un personaggio non è certo sinonimo di personaggio "fatto male"

 

Infatti non ho detto che è fatto male, ma che i protagonisti come Shinji non mi entusiasmano.

Messo poi in mezzo al resto del cast (che riesce ad essere più problematico di lui) mi fanno proprio fare fatica ad andare avanti in certi punti dove si potrebbe intitolare "Breakin' Shinji".

Non è un difetto oggettivo di Eva, ma il suo semplice cozzare contro i miei gusti personali. Da qui il "non mi entusiasma", anche perchè Eva è una serie che si regge sui personaggi.

Link al commento
Condividi su altri siti

 

Io trovo estremamente azzeccato invece il modo in cui Shinji reagisce. Tutto quello che faticosamente costruisce a Neo Tokyo 3 viene pian piano distrutto, gli amici, il rapporto con gli altri Children, i complimenti del padre, l'amicizia di Kaworu, ogni volta che sembra di aver trovato degli elementi di crescita a cui aggrappargli essi gli vengono tolti uno ad uno. Non poteva essere diversamente. Sarei rimasto male se così d'improvviso trovasse (da dove?) una consapevolezza tale da permettergli una reazione da "uomo". 

 

In Q

si risveglia dopo 14 anni e gli dicono che la sua scelta ha causato la fine del mondo, la morte di tante persone che conosceva e, again, la speranza che gli mettono davanti esplode davanti ai suoi occhi insieme alla testa di Kaworu, ma cosa dovrebbe fare? È tutto perfettamente logico

 

 

Per quanto riguarda la questione di gusti, io in Eva apprezzo proprio il fatto che ogni personaggio sia "da manicomio", che ognuno affronti un trauma. La trovo una ricchezza incredibile per una serie una tale caratterizzazione psicologica. 

Link al commento
Condividi su altri siti

 

A Kaworu esplode la testa perché è lui è un cretino, gliel'aveva detto di fermarsi! ma quello niente... anche Asuka giustamente per tutto il film non fa che ripeterglielo ma figurati se si ferma mezzo secondo a pensare a che cazzo sta facendo e che magari il padre lo sta prendendo per il culo un'altra volta...

 

Link al commento
Condividi su altri siti

Io trovo estremamente azzeccato invece il modo in cui Shinji reagisce. Tutto quello che faticosamente costruisce a Neo Tokyo 3 viene pian piano distrutto, gli amici, il rapporto con gli altri Children, i complimenti del padre, l'amicizia di Kaworu, ogni volta che sembra di aver trovato degli elementi di crescita a cui aggrappargli essi gli vengono tolti uno ad uno. Non poteva essere diversamente. Sarei rimasto male se così d'improvviso trovasse (da dove?) una consapevolezza tale da permettergli una reazione da "uomo". 

Hai citato l'esatto motivo per cui credo che il secondo film di Rebuild sia una grossa cacca (precisando che non ho ancora visto Q)  :giggle:  

Anche a me è piaciuto molto come in Shin Seiki Evangelion Shinji, nonostante i molti ostacoli ad una sua crescita personale "normale" ed i ripetuti motivi di frustrazione e vacillamento, abbia trovato una motivazione per ritenere il prossimo non solo tollerabile, ma addirittura indispensabile. Da una precisa presa di coscienza è derivata la sua maturazione, insomma, al contrario di Rebuild 2.0 (ma quel film le ha un po' tutte, e credo che nei riguardi di Asuka sia stato ancora più turpe).

Link al commento
Condividi su altri siti

 

Infatti Eva sarebbe stato perfetto se fosse stato uno slice of life in cui Shinji suona più spesso il violoncello, fantasticando allo stesso tempo sul culo di Misato o le tette di Asuka, a random, mentre la vita gli va a rotoli già a 14 anni a causa delle più incredibili sfighe.

Un Eva senza gli Eva. Così doveva essere fin dall'inizio, e allora sì che sarebbe stato un capolavoro immortale! :hitler:

Praticamente stai dicendo che il manga di Shinji Ikari raising project è un capolavoro immortale ? :°_°:

Modificato da Zio Sam
Link al commento
Condividi su altri siti

 

 

comunque non so dove lo vedi coccolato, sia nella serie che tra gli animefan è considerato lammerda

Tra gli animefan maschi.

Le femmine adorano il povero, tormentato Shinji,  tanto che spesso fanno cosplay su di lui.

 

 

Per forza, per le fujoshi è un uke perfetto :sisi:

 

Io trovo estremamente azzeccato invece il modo in cui Shinji reagisce. Tutto quello che faticosamente costruisce a Neo Tokyo 3 viene pian piano distrutto, gli amici, il rapporto con gli altri Children, i complimenti del padre, l'amicizia di Kaworu, ogni volta che sembra di aver trovato degli elementi di crescita a cui aggrappargli essi gli vengono tolti uno ad uno. Non poteva essere diversamente. Sarei rimasto male se così d'improvviso trovasse (da dove?) una consapevolezza tale da permettergli una reazione da "uomo". 

Hai citato l'esatto motivo per cui credo che il secondo film di Rebuild sia una grossa cacca (precisando che non ho ancora visto Q)  :giggle:

Anche a me è piaciuto molto come in Shin Seiki Evangelion Shinji, nonostante i molti ostacoli ad una sua crescita personale "normale" ed i ripetuti motivi di frustrazione e vacillamento, abbia trovato una motivazione per ritenere il prossimo non solo tollerabile, ma addirittura indispensabile. Da una precisa presa di coscienza è derivata la sua maturazione, insomma, al contrario di Rebuild 2.0 (ma quel film le ha un po' tutte, e credo che nei riguardi di Asuka sia stato ancora più turpe).

 

 

Nonostante tutto ad Asuka va 1000 volte meglio che nella serie TV, la mettono solo in naftalina per un po'  :°_°:

Link al commento
Condividi su altri siti

Per Alex: 

 

Ciò che affermi è vero, ma infatti Shinji alla fine di Q non si lamenta più, è del tutto passivo e annichilito, forse stavolta oltre il solito carico di sfighe c'è pure la constatazione di essere dannoso. Ora che mi ci fai pensare però la testardaggine idiota nell'nadare a fondo nonostante le parole di Kaworu, non è la stessa testardaggine che lo porta a salvare Rei? Sono entrambi due atti di egoismo che sono forieri di conseguenze catastrofiche per il mondo intero. Da questo punto di vista c'è una continuità tra il 2.0 e il 3.0

 

Link al commento
Condividi su altri siti

Credo che l'atteggiamento di Shinji sia quello che Otsuka Eiji (sociologo e scrittore nell'ambito anime/manga) chiama con un termine che credo si possa tradurre come 'abbandono/rinuncia abulica/indifferente'. Curiosamente, anzi interessantemente, Otsuka rintraccia questo atteggiamento anche nella componente giovanile femminile giapponese metropolitana dei tardi anni '90, parlando di 'rivoluzione abulica' di una nuova generazione di fanciulle per cui vendersi a sconociuti tanto per comprare un futile status-symbol, di cui in realtà non gli importa nulla, è una cosa non normale, ma insignificante come tutto il resto che possa accadere nella loro vita. Chi ha pensato a Love&Pop ha vinto un bel trancio di siberia (il dolce giapponese, non la regione russa, ma l'assonanza celata dietro all'omofonia è polisemia apparente quanto intesa).

Modificato da Shito
Link al commento
Condividi su altri siti

 

 

In Q

si risveglia dopo 14 anni e gli dicono che la sua scelta ha causato la fine del mondo, la morte di tante persone che conosceva e, again, la speranza che gli mettono davanti esplode davanti ai suoi occhi insieme alla testa di Kaworu, ma cosa dovrebbe fare? È tutto perfettamente logico

 

 

In Q

quando quello accanto che ti ha dato una speranza ti dice di aspettare un attimo che c'è il trappolone uno dovrebbe fermarsi a pensare... Io posso capire che Shinji non sia particolarmente sveglio, che abbia subito un tracollo nervoso, che desideri riacquistare la fiducia dei compagni e perso il senno per cui vede le lance come il modo di redimersi rendendolo cieco e sordo al mondo esterno ma è una spiegazione che posso razionalizzare dopo averci riflettuto più volte a mente fredda, se durante la visione tali conclusioni non mi risultano semimmediate e vedo solo un personaggio che si muove forzato dal copione per me lo scrittore ha fallito miseramente.

 

Link al commento
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un utente registrato per poter lasciare un commento

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra comunità. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già un account? Accedi da qui.

Accedi Ora
  • Navigazione Recente   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

×
×
  • Crea Nuovo...

Informazione Importante

Procedendo oltre nell'uso di questo sito, accetti i nostri Termini Di Utilizzo