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Lettera aperta all'appassionato d'animazione giapponese in Italia, anno 2009


Shito

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Tornato ora dal cinema; vedere un film sul grande schermo piuttosto che sul migragnoso monitor a casa è tutt'altra cosa ed è così che si dovrebbero gustare certe opere, ma non sempre è possibile, quindi un grazie a Lucky Red ed un grazie a Shito per l'ottimo doppiaggio.

 

Tornando al tema, com'era la situazione in sala? Bambini e ragazzini accompagnati dai genitori, pochi adulti senza prole . Direi che la sala era quasi piena, soprattutto di under 10, ed è giusto così.

Il film è piaciuto, facile accorgersene quando i bambini stanno per la maggior parte del tempo in silenzio e quando hanno da dire qualcosa è l'esclamazione su qualche evento chiave o per esprimere indignazione quando Ponyo viene riportata a casa. Nessun ragazzino annoiato pronto ad esprimere il suo disinteresse per il film lamentandosi e cianciando al genitore.

 

L'animazione giapponese trarrà giovamento da ciò? Se l'animazione giapponese fosse solo Miyazaki allora si, perchè di sicuro è più facile che i genitori porteranno i figli a vedere Totoro.

Solo che l'animazione giapponese non è solo Miyazaki (per quanto sia un esponente di massimo rilievo, anche se qui c'è Arubaato che lo schifa e lo sputa, avendo Miyazaki "sputtanato Lupin"  :lolla: ), è anche Tomino, Imagawa e tanti altri registi, ci sono Sunrise, Bones, Kyoani e così via. Chi li sdogana questi?

Non certo Ponyo. Ponyo sdoganerà Totoro, nonchè un paio di film in CG di cui sono passati i trailer, uno di un film con mostri scemi contro alieni scemi ed un altro col solito topo in CG di turno.

Dispiace ma il successo di Ponyo (successo che mi auguro ovviamente, ed al quale ho cercato di dare il mio piccolissimo contributo) non convincerà la Kaze a pubblicare Overman King Gainer (per fare un esempio) perchè nessuno di quelli che scoprirà Ponyo fregherà mai qualcosa degli anime di Tomino, non sapranno neanche dell'esistenza di tali cartoni animati e di chi è Tomino, al massimo si interesseranno al prossimo film promosso al cinema da Lucky Red, ma finiti i film Ghibli?

 

L'unico mezzo veramente adatto a promuovere un interesse (la cultura di massa viene sempre dopo lo sviluppo dell'interesse della massa, un interesse tale da far cacciare gli sghei) rimane sempre la televisione; il solo passaggio cinematografico non ha forza sufficiente a creare cultura, quale essa sia; basti vedere il successo di film basati sui fumetti di supereroi americani, mica hanno incrementato le vendite di comics, al massimo catalizzano l'interesse sul personaggio del film di turno;ma scemata l'euforia che resta?

 

Qui non si è affatto sminuito Miyazaki, qui si è sminuito l'effetto che può avere il cinema sulla cultura dell'animazione giapponese, che non si riduce ai soli film della Ghibli.

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E' con grande dispiacere che non posso che farvi notare quel che avete dimostrato: di preferire più la vostre chiacchiere (o pippe, come si dice) sull'animazione, sul mercato dell'animazione in Italia, sul fandom italiano, su tutte queste cose, che l'ANIMAZIONE GIAPPONESE STESSA, di cui vorreste dirvi appassionati.

Perché ritieni fuori luogo parlare di mercato commentando un invito alla promozione di un prodotto per passaparola?
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Non ho mai detto che questo spostamento non è fattibile, ho detto che "creando una cultura" non sposti nessuno in un mercato votato al consumismo più estremo di una popolazione che "respira moda". Qualunque consumatore vuoi spostare, lo puoi spostare solo se il tuo prodotto è "più figo" degli altri


L'ho intesa come una dichiarazione di infattibilità nel senso che gli investitori dall'alto che mettono in atto la moda non ci sono (né la si può creare con 1 serata tv, come dice Taro), e dunque infattibilità. Dopodiché mi sono messo a risponderti su "ma si può fare una via di mezzo", per dribblare la questione, ma in effetti ho fatto un ragionamento sbagliato, perché con esso si può vendere Toradora al posto di Soul Eater, quindi spostare pubblico interno a questi consumi, non però fargli rinunciare agli XX euro da investire in altri consumi superflui, citati nel tuo ragionamento.

Tuttavia, mi chiedo se la gamma di possibilità sia davvero così impermeabile. Saremo anche tutti poveri, ma, se uno si trova a comprare 1 dvd anime al mese (non molto di più di media, se compra quelli degli anime di Mtv), non credo non possa assolutamente trovare i soldi per comprarne 2. Il tuo ragionamento sulla "coperta corta" mi pare assoluto per quanto riguarda i beni di maggiore necessità: al supermercato cerchi di fare la spesa in modo conveniente. Ma, per i beni superflui... se uno spende X, non è che lo fa perché ha a disposizione X e basta e poi resta senza un quattrino, se uno spende X è perché ha a disposizione X+n, e allora magari può anche darsi che arrivi a spendere X+n/2 se ce l'occasione.

Cioè, l'occasione non c'è, io considererei anche questo. Non-esce-un-cazzo (quasi), intanto i dvd di DN li comprano e magari pure quelli di Michiko, io scommetto un po' anche quelli di Nabari. Se c'era altro, magari compravano altro e magari piaceva pure di più (?). Ma non voglio farla lunga, non voglio dimostrare un teorema nel quale credo poco anch'io e che comunque non mi piace perché sembra lo stesso un sotterfugio (commercialmente parlando, intendo). In sostanza sembra pure a me di stare dicendo fesserie...

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l'interesse economico dell'emittente è anche quello di ottenere dai suoi programmi il miglior rendimento possibile. Se gli italiani si riguardano 6 volte Lupin, massimizzare i guadagni significa ritrasmettere 6-7 volte Lupin piuttosto che acquistare una nuova serie


E' vero, però all'atto pratico mi pare che Mtv tendenzialmente voglia sempre più roba nuova, non solo all'avvio di stagione, ma pure nei periodi morti in cui potrebbe replicare quel che ha già...

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Ma i dvd di DN non sono gadget accessori dell'anime in onda su Mtv, sono l'anime stesso.




Non è vero. L'anime stesso sta in TV, sta sul mulo, sta su bittorrent. Chi vuole solo l'anime sa come averlo. I DVD sono gadget da collezione.


Per chi li "scopre" in tv, torrenti e affini sono roba esoterica (sennò già conoscerebbero quegli anime). Certo, potrebbero videoregistrarseli dalla tv, allora. Ma, non so, io conosco poca gente che ha il dvd recorder, mentre chiunque invece può duplicarsi tranquillamente un dvd col pc. Quindi quell'utente di Mtv un po' baggiano, se all'improvviso vuole quegli anime che ha visto sull'emittente, non c'ha altra scelta che comprarsi i dvd.
Ah ma tu dici che manco gli frega di vederselo più di una volta, uhm, potrebbe essere in effetti °_°
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Semplicemente se qualcosa non va, no va.




Yes, ma infatti tutti i discorsi nascono perché non è possibile stabilire se codesti prodotti sono "qualcosa che non va", oppure il contrario. Il mercato è, de facto, pieno di controsensi.


Allora riformulo la frase in modo più completo: il genere anime non vende più. Vendeva (in termini di consensi) ai tempi della girella, ora la cosa non è più proponibile. Vendono i titoli che in un qualche modo riescono a fare moda, ma è qualcosa di estemporaneo, non ripetibile.
Allora in tutto questo perché le case editrici invece di puntare sui cataloghi, sulla saturazione del mercato, sul portare qualsiasi porcheria...perché non hanno puntato solo sui best-sellers?
E' più costoso (ma vorrei vedere poi di quanto), ma almeno non sfianchi i cojones della gente coi Cinderella Boy o coi Nabari. Una volta si era riusciti a fare così, poi si è presa la deriva dell'hype coi milioni di titoli annunciati, mai portati, che hanno sovradimensionato il mercato e le nostre aspettative che ancora dibattiamo e ci scervelliamo in topic come questo, come se bastasse l'autore dal gusto più vicino alla Disney a sdoganare quello che ci hanno promesso per anni.
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Su questo non sono molto d'accordo... O meglio, è un ragionamento giusto ma pure esso pregiudizievole. Tu dici a priori che lo spettatore occasionale (uno che si vede il film senza sapere nulla di animazione giapponese) a cui piace il film poi si appassionerà solo ai film di Miyazaki/Ghibli. Il passaggio che tu dai per scontato (di chi era questo film?) in realtà non lo è per niente, nessuno spettatore occasionale fuori dal cinema se lo chiede e pensa successivamente "beh, allora mi vedrò tutti i film di questo regista". Questo è già un discorso da appassionato, che quindi è interessato a conoscere un certo autore. Quello che più verosimilmente accade è che all'uscita del cinema quello spettatore pensi "Bel film, pensavo che la roba giapponese facesse schifo, invece è stato bello" e si ferma lì. Se poi in futuro dovesse capitargli di avere a che fare con un prodotto di animazione giapponese POTREBBE pensare "fammici dare un'occhiata, magari è bello pure questo". Il che non significa che nel mercato cambierebbe qualcosa, però in quella persona si creerebbe perlomeno la "base" per potersi accostare agli anime. Un modo insomma per rompere il pregiudizio della gente riguardo a queste cose.



Per dire: ieri sera ho proposto alla mia compagnia di andare a vedere Ponyo: è partito subito il "che?" della pseudo intellettualoide del gruppo, alla quale ho dovuto spiegare di che si trattava e che il regista è un premio Oscar. Un'altra ragazza invece si è dimostrata entusiasta e lo voleva già andare a vedere, e non è certo un'animefan. Se riuscissi a portarli al cinema e il film gli piacesse, non credi che se in seguito gli consigliassi qualcos'altro da vedere lo prenderebbero in considerazione?


Il problema è Miyazaki stesso,paradossalmente.E' un regista famoso unviersalmente,e la campagna pubblicitaria,anche nei trailer,giustamente spendeva il suo nome.Non si può evitare di sapere che quest'opera è del regista premio Oscar,te lo scrivono grosso così sul cartellone e te lo mettono nel trailer,a quel punto un occasionale secondo me non pensa "l'animazione giapponese non fa così schifo",pensa "è bello perchè è di Miyazaki",con sottinteso "non certo perchè è giapponese".Così quello che diviene ancora più apprezzato è Miyazaki (giustamente,per carità),ma non si smuove il pregiudizio esistente in Italia (ribadisco che il discorso vale per l'Italia) sull'animazione giapponese.Diranno "Miyazaki è un'ottimo regista","Miyazaki ha di nuovo dimostrato di saperci fare",eccetera,eccetera,eccetera.Non è un caso che si sia portato proprio lui,non è per la passione,lo si è portato apposta perchè è probabilmente l'unico con cui tentare di sfondare il muro del grande pubblico,e che comunque un certo ritorno te lo garantisce,ma è sempre lui la principale attrazione,e verrà scisso dall'animazione giapponese in generale.Tu stesso hai dovuto dire all'intellettualoide di turno che il regista era un premio oscar e tutti gli annessi e connessi,per convincerla che il film valesse la pena (tra parentesi,questo snobismo intellettuale è una delle cose che non permette all'Italia di andare culturalmente avanti,ma è un'idea solo mia).Certo,c'è il contraltare dell'altra ragazza,ma alla fine non sempre nelle compagnie si risolve con la vittoria del buon senso (anche perchè pure a buon senso Ponyo almeno è buon intrattenimento,al contrario di altre porcate che girano per i cinema),spesso anzi,è proprio lo snobismo di cui sopra a farla da padrone ("è più "cool" dire che non ci piace in quanto di solito l'animazione giapponese è per bambini,così facciam vedere che siamo adulti,noi").
Poi,la mia è una posizione pessimistica,e lo riconosco,spero che Ponyo abbia successo,ma niente mi leva dalla testa l'idea che sarà Miyazaki ad essere apprezzato,mentre la cosa che il film faccia parte del vasto filone dell'animazione giapponese passerà del tutto in secondo piano.E infatti Lucky Red porta solo Miyazaki.
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In verità I Racconti di Terramare sono di Goro Miyazaki :whistle: , inoltre dai comunicati di Lucky Red mi è parso sempre che mettessero in primo piano lo Studio Ghibli e subito dopo il maestro Hayao Miyazaki.


Sì,hai ragione,ma il discorso non è che cambi.Come ho detto secondo me si scelgono Ghibli e Miyazaki proprio perchè sono ritenuti gli unici in grado di richiamare pubblico ("è Miyazaki,vincitore del premio Oscar,il castello errante di Howl,eccetera").
E anche Miyazaki non è che fino ad un paio di anni fa si trovasse dovunque in Italia,molti bestemmiavano perchè i film non arrivavano mai.Sull'onda del successo e della fama del regista,ora ci si è decisi a fare questo passo,ma per me se funzionerà porterà solo in auge Miyazaki(o Ghibli,se preferisci),l'animazione giapponese non verrà certo considerato più di prima,o anche solo diversamente.
Come detto,non sono per niente ottimista.
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Quante volte in TV nei TG hanno definito Miyazaki "il Disney d'oriente"? ecco... ormai Miyazaki è identificato in quel modo quindi sta diventando esso stesso "un brand" come appunto Disney che non ha bisogno più di tante presentazioni ma questo non aiuta film di altro genere... ad esempio già Steamboy non mi pare abbia avuto un gran successo... per non parlare di GitS2 che se lo saranno cagati in quattro gatti.

 

Detto questo son ben felice che ALMENO Miyazaki goda di un trattamento adeguato nei cinema eh! (grazie LR) Si sa mai che col tempo magari...

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Quante volte in TV nei TG hanno definito Miyazaki "il Disney d'oriente"? ecco... ormai Miyazaki è identificato in quel modo quindi sta diventando esso stesso "un brand" come appunto Disney che non ha bisogno più di tante presentazioni ma questo non aiuta film di altro genere... ad esempio già Steamboy non mi pare abbia avuto un gran successo... per non parlare di GitS2 che se lo saranno cagati in quattro gatti.


Appunto...
In realtà temo che questo sarebbe lo stesso anche se tornassimo ad un periodo di più "aperto e favorevole" tipo il boom di anime avvenuto anni fa, prima dei Dvd e internet.
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Comunque io condivido quasi totalmente la spiegazione di Alberto anche se sono meno categorico sulla questione "spostamento" secondo me un minimo di elasticità c'è ancora per allargarsi un po'... però sicuramente ci vogliono gli investimenti, se si possono vendere a due euro delle cazzo di suonerie dementi e insopportabili (AMMAZZATE QUEL GATTO MALEDETTO!  :muro::porco: ) si possono anche vendere più manga e anime, ma ci vuole una campagna pubblicitaria MASSICCIA e martellante... io son curioso di vedere che combinerà Preziosi, se davvero caccerà un pozzo di soldi (ma finché non vedo non credo) può essere benissimo che faccia il botto e magari di riflesso ne beneficino (anche solo in piccola parte) pure altri editori.

Sulla questione "cultura" anche per me importa poco, qua ci vogliono i soldi punto e fine, più che della "cultura" servirebbe un Totti o un Gattuso che si fanno vedere mentre leggono manga o guardano anime così i ragazzini di colpo non li considererebbero più da sfigati ma diventerebbero magicamente "cool" perché se li comprano loro.

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Ma che poi la "cultura" mi frega relativamente, se devo dire il vero.

 

L'importante è che la roba arrivi e trattata bene.

 

Che possa discutere sui personaggi di Munto o sulle tematiche dei mutanti in Kuttner (in altro fandom) è secondario.

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Mi ero comunque dimenticato di ringraziare tutti per la lettura della lettera. Rimedio adesso.

 

Inoltre: se leggete bene la lettera, notere che non ho inteso dire in alcuna sua parte "il successo di Ponyo aprirà la strada alla Kyoani", o "Ponyo oggi Tomino domani". Calma. D'altro canto, vi prego di ricordarvi che sono pursempre Shitarello, indi non è che di otakuzoku non ne sappia, o che non ci sia dentro con tutte e due le scarpe, eh!

 

Cerchiamo di mettere le cose nella dovuta prospettiva.

 

I manga e gli anime non saranno MAI mainstream in Italia, e lo sappiamo. Chi ha creduto il contrario ha creato un mercato fasullo di sprazzi di hype, e non credo sia una cosa buona. Io credo che quello che è sempre mancato in questo mercato settoriale nostrano sia un 'giusto mezzo' tra nicchia e moda. Per questo ho sempre invocato il fondamento, l'investimento nel fondare una cultura di settore. Vi prego di intendere cosa io intendo per 'cultura' qui. Io dico che qui per culutra si intende il semplice riconoscimento pacifico della matrice culturale di un prodotto straniero. Per anni la TVha cercato di degiapponesizzare i cartoni giapponesi, questa è storia. Non sapete quanto io abbia lottato, sin dai tempi di Granata Press, per insistere che 'senpai' poteva restare 'senpai', per insistere che 'ramen' poteva restare 'ramen'. Lo sapete come la penso sulla traduzione: la matrice originale deve RESTARE proprio per proporre al pubblico locale l'incontro con la diversità.

 

Ponyo, quindi, esce al cinema e esce al cinema per davvero (= con reale visibilità), portando al cinema in Italia non solo l'animazione giapponese, ma il GIAPPONE animato. Nei suffisi, nella situazionalità, nei modi di esprimersi. Mille piccole cose. Chi andrà a vederlo (e sentirlo) capirà cosa intendo.

 

Io sono andato a vederlo, da spettatore pagante, già tre volte. Sabato (ieri) e domenica (oggi) sale full booked. E i bambini che alla scena dei ramen chiedevano: cosa sono? I bambini sono curiosi. Fanno domande. Se sono abbastanza piccoli, non sono ancora del tutto storditi. Io punto sempre sulla minoranza di menti vive, perché su quelle si può investire.

 

Ponyo non può aprire la strada a Tomino, ma può aprire la strada a ANNI (tutto il catalogo) di film Ghibli al cinema in QUESTO modo. Non girelle. Non cazzate. Animazione giapponese presentata come tale.

 

Questo può fondare qualcosa nel suboconscio delle persone.

 

Howl è andato in prima serata sulla RAI a Natale.

 

Quando il prossimo funzionario RAI valuterà un cartone giapponese, certe cose si saranno sedimentate nel suo subconscio.

 

Io non dico che Ponyo da solo cambia una cultura nazionale. Dico che Ponyo è la prima, vera occasione di INIZIARE a tracciare una strada nel SENSO GIUSTO.

 

Non si può pensare la la sub-nicchia dell'animazione 'otaku' esista SENZA il ramo madre, ovvero l'animazione generalista per bambini e ragazzi.

 

Da Sailor Moon, a Dragonball, a One Piece e Naruto, qualcosa si è anche mosso. E di mezzo ci metto anche tutti gli sforzi fatti da gente come me, ai tempi dei primi anime su MTV, e cose simili.

 

Non è che voglia i Totoro negli Happy Meal, ma vorrei che nel panorama italiano esistesse ANCHE l'animazione giapponese, con un SUO pubblico, ristretto magari, ma grande abbastanza per consolidare una presenza ANCHE per l'animazione giapponese.

 

Ambisco a una normalizzazione di aurea mediocristas per un settore che rischia da sempre di essere strangolato di sbalzi d'entusiasmo e plateau di depressione.

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mah. scusa ma mi sembra sempre piu' uno spot ghibli/miyazaki pucciato nella belta' del dire "cultura", ed e' anche un po' autoreferenziale, autocompiacente, vittimistico.

cioe'... volemo fa' i salottini elitari dove si parla di miyazaki e delle sue opere, ricattando moralmente la gente (no anzi, gli "animefan") dicendogli "se non vedi pogno non vedi quello che miyazaki ha fatto prima e dopo pogno"?

non e' naturale.

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Roger, ma perché il tuo post sembra intendere l'esatto contrario del (credevo) preciso discorso che avevo fatto sul mio modo assai lato (senso lato) di intendere il termine 'cultura', direi in modo tutt'altro che elitista?

 

Sono davvero un così cattivo comunicatore?  :fear:

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Beh...

 

leggendo ad esempio:

 

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I manga e gli anime non saranno MAI mainstream in Italia, e lo sappiamo.

 

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Io dico che qui per culutra si intende il semplice riconoscimento pacifico della matrice culturale di un prodotto straniero.

 

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Ponyo, quindi, esce al cinema e esce al cinema per davvero (= con reale visibilità), portando al cinema in Italia non solo l'animazione giapponese, ma il GIAPPONE animato. Nei suffisi, nella situazionalità, nei modi di esprimersi. Mille piccole cose.

 

Si legge in effetti un discorso aperto non tanto 'al pubblico', quanto ad un certo tipo indispensabile di fruizione dell'opera specialmente limitatamente alla sua origine, e questo lo rende un po' elitario per forza di cose  :snack:

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Non ti recepisco. Ovvero, se per 'onesto riconoscimento della matrice culturale' io intendo il fatto di poter presentare pacificamente un film animato giapponese come tale, senza falciarne i chiari (ed OVVIAMENTE PRESENTI) riferimenti intrinseci alla terra natia, questo è elitismo?

 

Se così fosse, ben faceva AVM a cambiare nomi di persona, di valuta, e ogni ogni riferimento a usanze nipponiche, non ti pare?

 

Quindi, sarebbe che il semplice -e ripeto, del tutto onesto- conservatorismo del contenuto straniero di un'opera è elitarismo, mentre invece l'arbitrario snaturamento di quella è popolare?

 

Insisto: credo ci si sia fraintesi. Non vedo altrà possibilità.  :sisi:

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?

 

Guarda che mica criticavo quanto quotato, dicevo che in effetti a leggere alcune parti poteva dare l'impressione citata  :thumbsup:

 

Perche' se parli di 'roba che non sara' mai mainstream' (e su questo avrei qualcosa da ridire), parli di 'matrice culturale di un prodotto straniero', e di 'portare il Giappone animato, in suffissi, situazionalita', modalita' espressiva, in mille piccole cose', beh certamente dai all'esterno un certo sentore di 'presa di distanza', di 'elitarismo'; un po' come se io parlando di un videogioco dicessi (parafrasando): "Questo gioco non e' certamente da tutti, esprime una cultura e un modo di vedere alieno al nostro, in lingua, situazioni fino all'aspressivita' dei personaggi' (non c'entra questo con quanto da te detto ma e' per chiudere la parafrasi).

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Ok, ora ho capito la tua spiegazione dei punti di fraintendibilità del mio discorso. Te ne ringrazio. Del resto, anche il tuo precedente intervento nel thread mi era parso tra i pochi che avevano forse centrato lo spirito della mia lettera.

 

Mi rendo conto che a usare una certa precisione e ricercatezza terminologica si mostri il fianco a certe sovrainterpretazioni in lettura. Quando dico che gli anime non saranno mai mainstream da noialtri, lo dico nella semplice valutazione della grande distanza, nello spazio e nel tempo (storia) di Italia e Giappone. Siamo stati colonizzati dagli USA, quindi hamburger e diminutivi in -y sono percepiti quasi come 'nostri', mentre ramen e diminutivi in -chan no. Va bene, non credo che questo si cambi con un film, né con molti film. Tuttavia, mi pare sensato auspicare che anche nella (a mio avviso sana) percezione della diversità si possa pacatamente apprezzare il frutto straniero nella sua onestà. :)

 

La lettera, soprattutto, voleva essere uno spunto diverso. Tutto sommato di discorsi come quelli fatti in questo thread qui se ne fanno ogni 3x2, e va benone, nel senso che è fisiologico e non maligno, certo.

 

Nella lettera aperta, però, ho inteso parlare più che altro di fatti (cifre, paragoni reali di cifre e operazioni analizzate nella loro obiettività fattuale), e di ragioni di oneste speranze (non messianiche, tutto sommato), per tentate di spingere la passione dichiarata dei frequentatori di questi lidi a una responsabilizzazione altrettanto concreta.

 

Mi si apprezzi o mi si disprezzi, o meglio ancora non mi si consideri affatto, bene o male sono addentro l'ambiente professionale del settore da tre lustri circa, ne ho seguito l'evoluzione con -spero- buona capacità d'analisi, e credo di poter spendere a volte qualche parola non necessariamente autorevole (ci mancherebbe!), ma perlomeno con beneficio di credibilità.

 

Invece che le 'solite speculazioni', diciamo che ho tentato di mettere sul banco del dialogo tra appasionati qualcosa di concreto. :)

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Roger, ma perché il tuo post sembra intendere l'esatto contrario del (credevo) preciso discorso che avevo fatto sul mio modo assai lato (senso lato) di intendere il termine 'cultura', direi in modo tutt'altro che elitista?



Sono davvero un così cattivo comunicatore?  :fear:

no e' che il tuo discorso mi sembra abbastanza instabile a partire dal titolo della discussione.
tolta la debita premessa introduttiva (posticcia), tutto parte da miyazaki e finisce con miyazaki. allora dovevi specificare che per "appassionato d'animazione giapponese in Italia" si intendeva quello di miyazaki (e dei valori culturali che egli trasmette).
in tal caso sarebbe stata si' una discussione completamente di parte, ma almeno genuina.

secondo me non e' con queste drammatiche richieste accorate che si va oltre il presente. cioe'... puo' anche funzionare coi regazzini e si possono fare proseliti, ma si trattera' pur sempre di una 'specializzazione', un 'particolare' (rif. miyazaki) limitato a se' stesso.
e fu cosi' che miyazaki divenne una famosa etichetta popolare che produceva solo capolavori, mangiati dalla macchina del consumismo.
invece l' animazione giapponese, quindi parlando in generale, deve essere conosciuta per tutto quello che e', anche le schifezze. al lato pratico e' un po' diverso, comunque in sostanza si deve avere l' opportunita' di vedere (e comprare) un range di prodotti. quindi ANCHE miyazaki, ci mancherebbe (e mi pare che questa opportunita' non manchi, anzi... il non tanto distante howl te lo tiravano dietro in tutte le salse, quindi e' da altri fronti che bisogna partire).
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No.Penso intenda che Ponyo è il primo tentativo di proporre l'animazione giapponese in Italia,così come è stata concepita in origine,ad un pubblico composto da non anime-fan.

Una sorta di precedente,insomma.

L'esatto opposto di ciò che fanno i vari De Palma,che in quanto italiani e(presunti)artisti reputano di poter italianizzare in modo appunto artistico gli anime su cui mettono le mani per renderli il pù possibile appetibili alle masse(e non solo gli anime,purtroppo).

Miyazaki,in quanto autore popolare,sarebbe visto dunque come un mezzo e non un fine.

Mi pare un pò troppo ottimistico pensare che i bambini siano un pubblico sufficentemente ricettivo e aperto mentalmente per ottenere qualcosa del genere,però.Ma può essere che per contro io sia troppo pessimista.

A trovarlo poi un pubblico adatto allo scopo.

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Mi ero comunque dimenticato di ringraziare tutti per la lettura della lettera. Rimedio adesso.



Inoltre (...)


Per quanto mi riguarda, con questo post hai chiarito tutto, tanto che dovresti porlo in appendice alla lettera da crossposting.

Da ignorante quale sono, quindi adeguato a rappresentare la media, posso dirti che anche io dalla "lettera" avevo capito che tu intendessi creare, con Ponyo, una base culturale intesa volontà di porre in auge l'animazione giapponese tra i giovani.

Il discorso di promuovere sì l'animazione, ma con obiettivo non tanto l'animazione in sé ma soprattutto la creazione di una mentalità aperta che sappia godere e rispettare delle opere prodotte da culture differenti dalla nostra valorizzando il loro essere altre, non mi era assolutamente arrivato.
Alla luce di queste tue nuove spiegazioni, anch'io sono riuscito a cogliere - e, ora, a condividere - l'importanza del prodotto 'Ponyo' che sin dall'inizio volevi comunicare.
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Penso intenda che Ponyo è il primo tentativo di proporre l'animazione giapponese in Italia,così come è stata concepita in origine,ad un pubblico composto da non anime-fan.


Un buon adattamento supera ogni considerazione "da fan"... a meno che l'opera originale non sia da fan. Forse non ho capito io?  :huh:
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