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Lettera aperta all'appassionato d'animazione giapponese in Italia, anno 2009


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Chiunque condividesse, o comunque sentisse di farlo, è invitato al crossposting e alla diffusione, con l'unica richiesta di non alterazione del testo.

 

 

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Caro amico,

 

 

 

come probabilmente già saprai, questo fine settimana vede l'uscita nelle sale cinematografiche italiane del film ‘Ponyo sulla Scogliera’, ovvero la versione italiana di ‘Gake no Ue no Ponyo’, l'ultimo film dello Studio Ghibli firmato da Miyazaki Hayao.

 

 

 

Più che parlare del valore della pellicola, cosa per cui ci saranno di certo tempo e spazi futuri, vorrei ora provare a farti riflettere su una questione ben più urgente.

 

 

 

Ovvero: questa uscita cinematografica rappresenta un'occasione unica non solo per 'Miyazaki in Italia', non solo per lo 'Studio Ghibli in Italia', ma per la salute di tutto il settore dell'animazione giapponese in Italia.

 

 

 

Perché?

 

 

 

E' molto semplice. Sin dalla 'seconda invasione' di anime (e manga) nel nostro paese, ovvero quella avvenuta all'inizio degli anni novanta, non si è mai riusciti a fondare in Italia un reale zoccolo di cultura di settore. Questo significa che, dai novanta a oggi, i manga e gli anime hanno avuto un loro piccolo 'boom di nicchia', che ha provato a espandersi commercialmente, fallendo nel diventare mainstream, e ora siamo agli sgoccioli. Questo proprio perché non si è mai pensato, né si è mai riusciti, a fondare in Italia un'onesta cultura di settore. Quindi la nicchia è stata prosciugata, e ora è in secca.

 

 

 

Ho personalmente vissuto tutte queste fasi sia da appassionato che da addetto ai lavori, perché c'ero personalmente, in prima linea, nel corso di tutta questa evoluzione. E non è nulla di originale. Così capita nei mercati di nicchia quando non fondando realmente nulla di subculturale, si cerca a un dato momento di spaccare la nicchia per mera ragione economica: non funziona.

 

 

 

E' evidente che manga e anime non saranno mai moduli espressivi realmente di massa in Italia,  e non credo lo si dovrebbe neppure auspicare. Tuttavia, senza fondare una solida base culturale anche di un settore 'medio piccolo', la sua nicchia muore, muore commercialmente perché non riesce né a mantenersi, né soprattutto a rinnovarsi. 

 

 

 

Tuttavia, fondare una cultura di settore è la cosa più difficile, perché richiede due elementi che difficilmente si associano: l'intento culturalizzante/artistico E un serio e oculato investimento di risorse economiche.

 

 

 

Ed eccoci giunti al punto: perché l'uscita di ‘Ponyo sulla Scogliera’ rappresenta un'occasione reale, e perché altre uscite non erano altrettante occasioni?

 

 

 

E' presto detto. Da un lato, un'uscita artisticamente impeccabile, ma economicamente misera, non muove nulla. Non vi è un investimento serio, e quindi neppure la visibilità mediatica reale del prodotto è tale da raggiungere nuovi fruitori. All'opposto, anche la diffusione commercialmente sovraesposta di un prodotto di gran visibilità, ma tuttavia non culturalmente rispettoso della sua eredità culturale originale, non crea nulla, perché non comunica nulla di vero al pubblico.

 

 

 

Uscite cinematografiche come quelle di ‘Ken’ o ‘Lupin’, quindi, non significano nulla. Sono solo delle operazioni di 'passa alla cassa', fatte per spremere i residui nostalgici di personaggi già noti e amati. Lavori realizzati col minimo investimento possibile per massimizzare il guadagno al più possibile. Prendi i soldi e scappa. Taglia e brucia.

 

 

 

Uscite invisibili apparse sull'onda di distriduzioni straniere, come quelle dei film di Kon Satoshi (‘Tokyo Godfathers’, ‘Paprika’) non significano evidentemente nulla.

 

 

 

Il mercato dell'home-video è ormai pressoché esploso, vive di sola grande distribuzione 'squarciata', ovvero di merchandise a basso costo da edicola o cestone di centro commerciale.

 

 

 

Questa è l'attuale situazione dell'animazione giapponese in Italia.

 

 

 

In questa situazione, ‘Ponyo sulla Scogliera’, un film inedito, esce al cinema in Italia in duecento copie. Per intenderci, sono più copie di quelle di ‘The Millionaire’, il campione degli Oscar di quest'anno. Non solo. Esce in duecento copie con una localizzazione italiana  fedele all'originale, dove il bambino protagonista, un bambino giapponese, viene chiamato 'Sosukechan', dove si parla -con naturalezza e normalità- di Dea Kannon e di Urashima Taro, perché è un film giapponese ambientato in Giappone. Ed è un film per bambini, ovvero i soggetti ideali per il fondamento di una nuova cultura.

 

 

 

Oltre alle duecento copie, c'è la serietà di un distributore, la Lucky Red, che ha investito grandemente e intelligentemente su questo film. E' innanzitutto il terzo film Ghibli che distribuisce, sempre con serietà. Presentato a Venezia, con l'autore giunto in Italia. Ottenendo grande riscontro di critica, cosa che si è rispecchiata in tutta la stampa nazionale, dai giornali quotidiani, alle riviste di settore, ai telegiornali più in vista. Molte iniziative pubblicitarie sono state varate a latere dell'uscita del film: un concorso sul sito Lucky Red, uno sul sito Cartoon Network, uno sul sito di Nanoda.

 

 

 

Molto, molto lavoro è stato profuso SIA dal punto di vista commerciale, SIA dal punto di vista artistico e culturale, intorno a ‘Ponyo sulla Scogliera’.

 

 

 

Per questo è un'occasione unica.

 

 

 

E per questo credo che proprio in questo momento, chi si vuole chiamare "un appassionato di animazione giapponese" dovrebbe saper premiare tanto sforzo e tanta cultura profusa dalla Lucky Red in questo settore che noi diciamo di amare.

 

 

 

Il modo per farlo è, chiaramente, andare al cinema e portare amici e parenti al cinema, spingerli al cinema a vedere quello che è un magnifico film, il film dell'autore di animazione giapponese che -anche e soprattutto e innanzitutto in giapponese- è a giusto titolo ritenuto il simbolo e l'erede della tradizione animatoria nipponica.

 

 

 

Soprattutto quando Lucky Red ha già dichiarato la sua intenzione a distribuire l'intero catalogo dei film di Miyazaki bei CINEMA italiani, e di distribuirli nella totale fedeltà artistica e culturale agli originali, questa è un'occasione irripetibile, venutasi a creare per una serie tanto lunga di coincidenze tanto fortuite che sarebbe persino noioso stare qui a elencarle.

 

 

 

Ma è forse la rara, unica occasione di fondare una onesta, modesta ma VERA cultura dell'animazione giapponese in Italia, e spero solo di essere riuscito a comunicare questo obiettivo dato in tutta la sua poderosa e onesta realtà.

 

 

 

Perché ho scritto questa lettera aperta non da addetto ai lavori, ma da appassionato di animazione giapponese, proprio come il suo ideale ricevente. Sono personalmente coinvolto nella realizzazione dell'edizione italiana di 'Ponyo sulla Scogliera', ma non sono un dipendente della Lucky Red. Non trarrò alcun beneficio economico dall'eventuale successo di 'Ponyo sulla Scogliera', e siccome per deontologia professionale io lavoro sempre alla paga minima sindacale del settore (doppiaggio), nulla cambierà nella mia sfera economica personale. Scrivere questo è per me umiliante (è sempre umiliante parlare di denaro quando si ha in mente l'arte), ma mi preme davvero che l'onestà di questo scritto sia palese anche al lettore più diffidente, quindi non esiste ora per me neppure nessuno orgoglio, nessuna dignità. C'è qualcosa di più importante di me, ed è esattamente l'occasione di cui ho parlato.

 

 

 

Sono quindici e più anni che opero in questo settore, e da più di una decade lamento la mancanza di una cultura specifica di questo settore. Nessuno ha mai realmente investito nulla per crearla. Le fiere sono sempre state sterili o quasi. Tutti gli agenti del settore o erano chiusi in una nicchia, o speravano in una gallina dalle uova d'oro che non è mai esista, e tutti gli sforzi miei e di pochi altri appassionati professionali si sono sempre persi così, in questa ineluttabile mancanza.

 

 

 

Siccome ora potrebbe, forse per la prima volta, essere diverso, io spero davvero che chi ama ritenersi un appassionato di animazione giapponese in Italia sappia sentire la semplice responsabilità anche solo della propria passione.

 

 

 

Spero che questa lettera sia stata letta e non fraintesa.

 

 

 

Spero che questa occasione non sfumi nella tipica abulia del sedicente appassionato italiano.

 

 

 

Amichevolmente,

 

 

 

l'appassionato di animazione giapponese Gualtiero Cannarsi,

 

noto ad alcuni anche come 'Shito'.

 

Che poi significa apostolo.

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E' un pensiero molto bello, che tu mi rivolgi. Te ne ringrazio, e sono davvero felice se un mio pensiero, onesto ma espresso in maniera rozza (come mio solito...), ha fornito uno spunto alla tua condo

È che rileggendo la lettera, mi pare che la platea a cui si rivolgeva implicava che ci fosse gente realmente interessata alla fedeltà dell'opera.  Dopo 10 anni, mi pare che invece ci sia sempre più ac

Condivido l'intento, ne aprezzo la nobiltà.

Resta il rimpianto, enorme, che ogni santa volta che si tenti l'exploit, il tentativo di trasformazione, il "passaggio di livello" o come diavolo vogliate chiamarlo, si debba sempre, per forza, immancabilmente farlo con un prodotto "per bambini".

Ok, è un capolavoro di Miyazaki, ma non mi è di grande consolazione.

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Resta il rimpianto, enorme, che ogni santa volta che si tenti l'exploit, il tentativo di trasformazione, il "passaggio di livello" o come diavolo vogliate chiamarlo, si debba sempre, per forza, immancabilmente farlo con un prodotto "per bambini".


Il papa che porta il figlio a vedere un cartone animato è l'unico esempio accettabile per una mentalità adulta occidentale.
Ogni altra tipologia non ha presa di pubblico, non importa quanto serio , violento, bello o culturalmente elevato possa essere il cartone.


La cosa figa ( quanto assurda) è che la pixar riesce a fare i film campioni di incassi perchè la computer grafica viene "recepità" come un film e non come un cartone animato.
Di conseguenza, la gente si vergogna di meno ad andarli a vedere.
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inoltre quelli della pixar magari la fan anche ad orari decenti, non ultimo spettacolo 20.00 come è capitato a ponyo.

c'è gente che lavora e che magari la domenica porta la tipa al lago invece che tapparsi al cinema.

se ..che so ..il film di ken ha fatto successo è perchè è stato prgrammato in orario serale(oltre ad avere pochissima concorrenza).

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La cosa figa ( quanto assurda) è che la pixar riesce a fare i film campioni di incassi perchè la computer grafica viene "recepità" come un film e non come un cartone animato.

Di conseguenza, la gente si vergogna di meno ad andarli a vedere.


Interessante questa considerazione, non ci avevo mai pensato, ma spiegherebbe tante cose. Comunque è una "regola" che non vale solo per la Pixar, ricordo l'anteprima del primo Madagascar dove il pubblico andava dai 30 anni in su (sala piena, beninteso).

Certo, nel caso di Ponyo lo scenario del padre che porta il bambino non è affatto da considerarsi limitativo, ma corrispondente a quella che è la finalità del film: raggiungere un'utenza di giovanissimi.

Quindi paradossalmente in questo caso il "pregiudizio" potrebbe rivelarsi una carta vicente per il film.
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In effetti in un certo senso un'opera per bambini come questa esula dallo scopo proposto: in quanto per bambini rientra nella normale definizione di cartone animato, deleteria a ridefinire l'animazione come cosa che può essere di valore a prescindere da quel target d'età...

Certo, è pur vero che questo passa il convento, non dico di no.

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La cultura dell'animazione giapponese non passa per il cinema, mezzo che tutto sommato al di fuori dei grandi maestri viene usato molto raramente, e men che mai per Ponyo, un prodotto per bambini. Il problema dell'animazione in Italia è che non viene considerata un medium degno di considerazione per qualcuno con più di 12 anni. Negli USA (che però hanno una cultura fumettistica molto più evoluta) sono riusciti addirittura a farli diventare una moda, che dopo un picco di popolarità iniziale si sta comunque mantenendo bene grazie soprattutto alla moda del "Japan cool", che arriverà sicuramente anche qui da noi tra qualche anno.

Un appello del genere andrebbe fatto ai possessori di apparecchi Auditel per farli sintonizzare su Michiko e Hatchin, non per un film che tutto sommato per il mercato non è tanto diverso da robe come "Aiuto sono un pesce" e che in ogni caso fa parte di un minuscolo universo formato praticamente dalla sola Ghibli.

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In tutta onestà non credo che portare parenti o genitori al cinema 'di forza', anche se paganti il biglietto, possa creare la base culturale auspicata. Li porti, quasi sicuramente si annoiano o percepiscono di trovarsi di fronte a un film per bambini, e difficilmente si ricorderanno di quanto visto a distanza di un paio d'ore dalla visione.

Si può provare con i coetanei giovani, ma bisogna trovare individui dalla mentalità aperta, e non ce ne sono poi molti, dato che per tutti gli altri è appunto roba da bambini. Anche dignitosa, anche rispettabile, ma che per molti adolescenti e adulti non vale comunque il prezzo del biglietto se la finalità differisce dall'accompagnare l'infante.

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Il papa che porta il figlio a vedere un cartone animato è l'unico esempio accettabile per una mentalità adulta occidentale.

Ogni altra tipologia non ha presa di pubblico, non importa quanto serio , violento, bello o culturalmente elevato possa essere il cartone.
Quoto. Insomma, un'altra occasione persa, se di occasione si possa parlare.

Mi spiace per Shito, che ci crede.
Io non c'ho mai creduto.
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Mi spiace per Shito, che ci crede.

Io non c'ho mai creduto.


il tuo avatar m'ha ricordato che il grosso dell'animazione nippa e' quella PORNO  :discobongo:

sdoganando il PORNO degno (non le cagate stile u jin eh..) in italia secondo me e' uno dei (pochi) metodi per introdurre gli adulti agli anime  :sisi: ..e non e' una trollata la mia..

finche' si portano cartoni e film per bambini ovvio che si continuera' a pensare che gli anime sono prodotti per bambini, e nulla cambiera'  :goccia:
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In tutta onestà non credo che portare parenti o genitori al cinema 'di forza', anche se paganti il biglietto, possa creare la base culturale auspicata. Li porti, quasi sicuramente si annoiano o percepiscono di trovarsi di fronte a un film per bambini, e difficilmente si ricorderanno di quanto visto a distanza di un paio d'ore dalla visione.

Si può provare con i coetanei giovani, ma bisogna trovare individui dalla mentalità aperta, e non ce ne sono poi molti, dato che per tutti gli altri è appunto roba da bambini. Anche dignitosa, anche rispettabile, ma che per molti adolescenti e adulti non vale comunque il prezzo del biglietto se la finalità differisce dall'accompagnare l'infante.

Quoto, il problema è che questa è un'opera per bambini, quindi non dissimile dalla concezione di "cartone animato" che il grande pubblico ha.
Sarebbe stato differente se la stessa operazione (distribuzione, pubblicità, questa lettera...) fosse stata fatta per un film come Ghost In The Shell, o altre opere con un target adulto.
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Sarebbe stato differente se la stessa operazione (distribuzione, pubblicità, questa lettera...) fosse stata fatta per un film come Ghost In The Shell, o altre opere con un target adulto.

Se parli del primo GitS allora vabbene, ma quando c'hanno tentato in 2 sale 2 con Innocence... proprio Oshii era meglio di NO :rotfl:
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Se parli del primo GitS allora vabbene, ma quando c'hanno tentato in 2 sale 2 con Innocence... proprio Oshii era meglio di NO :rotfl:


Comunque Innocence era il sequel diretto di un altro film, quindi non aveva senso farlo vedere a chi non aveva visto il primo (cosa che hanno tentato col cambio titolo)
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Io credo che il problema non sia tanto quello del target, un adulto può anche vedere un film per bambini con piacere e apprezzarlo, in fondo un messaggio indirizzato ai più piccoli non è che non valga anche per gli adulti. Quello che purtroppo mi trovo a constatare è che noi italiani, forse diversamente da altre nazioni, siamo spesso pigri per aprire la mente a qualcosa di nuovo e allo stesso tempo estremamente conformisti riguardo le mode e i messaggi che arrivano dai mass-media. Ogni volta che passa un messaggio in televisione quello diventa opinione comune, e taglia le gambe a qualsiasi tentativo di revisione. Con una mentalità così ristretta non si può andare avanti, e non solo con gli anime. Potrebbe cambiare qualcosa tra qualche anno, quando l'attuale generazione di animefan inizierà a fare valere il proprio potere economico e farà figli a cui inculcherà la passione per gli anime (e glieli comprerà pure)...

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Potrebbe cambiare qualcosa tra qualche anno, quando l'attuale generazione di animefan inizierà a fare valere il proprio potere economico e farà figli a cui inculcherà la passione per gli anime (e glieli comprerà pure)...


In teoria ci sono gia' i figli degli animefan anni '70-80, ma quelli come si sa non sono animefan ma Nagai/Tomino-girellati fan, e piu' di quello non possono far vedere ai loro figli.

Se invece intendi proprio i figli dell'attuale animefandom italiano, stai comunque parlando dei figli di circa mille-duemila persone, quindi pari a zero come rilevanza sul piano nazionale. Gli altri "animefan" ai propri figli insegneranno come usare emule e i torrent.
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In teoria ci sono gia' i figli degli animefan anni '70-80, ma quelli come si sa non sono animefan ma Nagai/Tomino-girellati fan, e piu' di quello non possono vogliono far vedere ai loro figli.

verranno abbattuti :sisi:

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Se invece intendi proprio i figli dell'attuale animefandom italiano, stai comunque parlando dei figli di circa mille-duemila persone, quindi pari a zero come rilevanza sul piano nazionale. Gli altri "animefan" ai propri figli insegneranno come usare emule e i torrent.

le generazioni non contano se il media tv non ha un ruolo in questa faccenda.
se il media tv ha un ruolo e mi fa vedere dragon ball e nabari, non c' e' comunque futuro per l' animazione.
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DB e Nabari sono invece degli ottimi veicoli per fare interessare il grande pubblico, è che riproponendoli (sia in forma di repliche che in forma di opere-fotocopia) il grande pubblico lo fai anche stufare presto. Per dire io non mi sarei mai interessato al fumetto se non fosse stato per quel primo numero di DB quando avevo 8 anni.

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Io credo che il problema non sia tanto quello del target, un adulto può anche vedere un film per bambini con piacere e apprezzarlo, in fondo un messaggio indirizzato ai più piccoli non è che non valga anche per gli adulti.
Non hai contato il fattore vergogna.
Un adulto che va a vedere un film per bambini viene culturalmente deriso...se non ci va col proprio figlio, con la scusa che è da farlo vedere al figlio.

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Potrebbe cambiare qualcosa tra qualche anno, quando l'attuale generazione di animefan inizierà a fare valere il proprio potere economico e farà figli a cui inculcherà la passione per gli anime (e glieli comprerà pure)...
Ragionamento completamente sbagliato al mio parere dato che già è tanto che i genitori riescano a passare l'educazione ai loro figli, ma non è che gli passano anche i gusti.
Gli adolescenti sono come le vele che seguono il vento della moda.
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Non hai contato il fattore vergogna.

Un adulto che va a vedere un film per bambini viene culturalmente deriso...se non ci va col proprio figlio, con la scusa che è da farlo vedere al figlio.

Non lo conta perché non esiste, semplicemente non gliene frega una cippa delle cose per bambini a meno che non siano ricordi d'infanzia.
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(Mini OT; Argh, "Medium Tv")  :prof:

l' ho declinato :climb:

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DB e Nabari sono invece degli ottimi veicoli per fare interessare il grande pubblico, è che riproponendoli (sia in forma di repliche che in forma di opere-fotocopia) il grande pubblico lo fai anche stufare presto. Per dire io non mi sarei mai interessato al fumetto se non fosse stato per quel primo numero di DB quando avevo 8 anni.

il grande pubblico e' proprio quello che considera i manDa e gli anime "roba per bambini". o pedopornografica e deviante.
manca la cultura (del fumetto e dell' animazione) e la tv non la spiega (anche per questa ragione piu' in la' di dragon ball ora non si puo' andare :lolla: ).
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Ma, per me la questione è più semplice di quella che fate.

Semplicemente se qualcosa non va, no va.

O ci si rassegna e ci si accontenta di quello che passa il convento delegando ad altri mezzi la fruizione delle cose che non arrivano.

Oppure si aspetta che la "moda" porti 15 minuti di celebrità anche agli anime tanto da far arricchire qualche buon affarista per poi tornare nel dimenticatoio.

 

Il resto è solo l'illusione che certe persone (tra cui l'ex datore di lavoro di chi ha scritto quest'accorata e strappalacrime lettera) hanno portato agli animefan, sovrastimando un mercato che di fatto non esiste.

Se si fosse portata avanti una politica più accurata e più cauta, portando prima di tutto le opere fondamentali e non tutta la spazzatura che si trovava per le strade nipponiche pensando di poterla vendere a chiunque e che non avrebbe stancato la gente, magari a questo punto si avrebbe educato realmente un certo tipo di pubblico e non si sarebbe giunti a questo punto di non ritorno.

 

Ma si è preferito fare l'editoria a colpi di hype, e a furia di colpi il castello di carte è cascato.

Ora dobbiamo accontentarci perché di certo gli appassionati che sganciano i soldi e pagano i diritti, gli adattatori, i doppiatori e i direttori del doppiaggio non nascono in questo momento di crisi economica generale.

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Semplicemente se qualcosa non va, no va.


Yes, ma infatti tutti i discorsi nascono perché non è possibile stabilire se codesti prodotti sono "qualcosa che non va", oppure il contrario. Il mercato è, de facto, pieno di controsensi.
Gli anime non vanno? E perché ci sono 2 milioni di persone (in realtà il numero è finto, ma sono finti tutti i numeri su cui lavorano le TV commerciali, vale per gli anime ma vale anche per San Remo) stanno attaccati allo scatolotto per riguardarsi 3 volte Dragon Ball?
Parliamo di una subcultura a noi, in Italia, totalmente estranea e incomprensibile e quindi impossibile da vendere? E allora perché il solito Dragon Ball mangia in testa a qualsiasi bonelli che non sia Tex, Dylan Dog e un altro paio (giusto 2-3, mica 10) di mostri sacri simili (fatti apposta da italiani per un pubblico italiano)? La cultura USA è più vicina a noi, ok l'accetto, ma allora perché Naruto mangia letteralmente in testa al più venduto e noto dei supereroi USA (Spiderman)?

Il discorso "semplificato" fa acqua da tutte le parti. Una cosa è certa, se Dragon Ball vende così tanto, allora l'incomprensibilità del prodotto "manga" in sé (che nessuno mette in dubbio, mio padre non sarebbe affatto in grado di leggere Dragon Ball) non è un problema o, almeno, non è IL nemico.
La faccenda si complica ancora di più esaminando quelli che sono i fatturati. Fosse solo Dragon Ball, un caso isolato e irripetibile, sarebbe l'eccezione che conferma la regola, ma non è così. Sono parecchi i prodotti che se la cavano egregiamente e non sono "monotarget". D'altronde, spesso mi domando io stesso, perché se nel 1989 io, voi e centinaia di migliaia di persona hanno guardato Maison Ikkoku e gli è piaciuto, un manga con gli stessi codici, stesso target ecc. non dovrebbe piacere agli italiani? Ma il problema è davvero il "non piace"?

Se lo chiedete a me il problema non è affatto il "non piace". Al di là di quello che è il movimento "girellaro", che trova le sue fondamenta in quella che la psicologia chiama sindrome di Peter Pan, la differenza tra il fatturato di Death Note (del quale possiamo parlar male per 200 pagine, mica no) e quello di Liar Game, oppure tra il fatturato di Bleach e quello di Tutor Hitman Reborn, da cosa è data? Piace l'uno e non piace l'altro? Sicuri? Non è che piace l'uno, ma l'altro nessuno sa che esiste (e quindi i lettori non si domandano proprio "mi piace?")?

State sbagliando ragionamento, totalmente. Nel 2009 neanche Dylan Dog vende quanto vendeva nel 1989 e il motivo è che 20 anni fa non c'era la playstation. 20 anni fa non c'era youtube, 20 anni fa non c'era il grande fratello, 20 anni fa non c'erano i cellulari e le rane pazze, 20 anni fa non c'era Sky... Volendo possiamo continuare all'infinito, ma il succo del discorso è: la coperta è corta. Io non posso leggere 30 manga al mese, comprare 10 DVD anime al mese e poi seguire il grande fratello e poi giocare Super Robot Wars OGS e Z nell'arco di 30 giorni e poi guardarmi Toradora, Rideback, Gundam 00, Chrome Shelled Regios ecc. ecc. e poi andare allo stadio la domenica e poi guardarmi la champions league e poi spendere 35 euro il sabato sera per prenotare il tavolo in una qualunque discoteca. Aò, le giornate non durano 48 ore e il mio portafogli non è senza fondo.
Con 10 euro, per dire, ci puoi comprare uno tra: un volume di La Fenice di Tezuka, 2 volumi di Berserk ristampa, 1 cocktail il sabato sera, affittare 2 DVD, una serata al cinema + cocacola, pagarmi un paio di partite in pay per view, comprare 1 DVD dei cestoni del supermercato, un piatto capocollo e pancetta al pub dietro casa per farsi 2 chiacchiere con un paio di amici, 1 scatola di 12 profilattici Durex (quelli classici, le robe strane costano di più).
Io 10 euro ho in tasca, come li spenderò? All'interno della futilità (anche se i profilattici tanto futili non sono), tutto è in competizione. Se Tezuka non vende è perché Berserk o il cocktail attirano di più, tempo e soldi per provare Tezuka, evidentemente, il consumatore non ce l'ha (non si pone proprio il problema del "non mi piace"). Sceglierebbe Tezuka se qualcuno facesse pressione per farglielo scegliere... nessuno fa pressione e quindi sicuramente spenderà i suoi soldi altrove.
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Penso che non ci sia modo di creare in Italia una cultura generalizzata a accettata degli anime o dei film anime,di qualunque livello essi siano,dalla più bieca vaccata al capolavoro,almeno allo stato attuale delle cose.L'italiano medio è molto pigro,guarda quello che gli si dice di guardare,crede quello che gli fanno credere e ha gli stessi pregiudizi che sono nostri da almeno quattro generazioni,aiutato in questo da un ambiente e da una società che ha poco interesse ad arricchirlo culturalmente,non solo nella questione anime ma in generale per argomenti delicati,preferisce stare nella sua ovatta dove non deve muovere i neuroni ma lasciare che siano altri a farlo per lui.

Per l'italiano l'anime è una di queste cose:

1)Roba per bambini;

2)Roba violenta che fa male;

3)Roba pornografica o pedopornografica;

4)Feticcio dell'infanzia;

5)oggetto di una malatia psichiatrica derivata dal punto 4.

 

Non sarà mai altro.Perchè all'italiano medio semplicemente non importa nulla dell'animazione giapponese,e mai gliene importerà grazie ai suddetti pregiudizi che non si toglierà mai,perchè troppo facili e convenienti.Il mercato è ridotto e sarà sempre ridotto alla nicchia di animefan ed eventualmente a qualche nuova leva attirata dal cartone che va di moda in quel momento.Detto brutalmente,possiamo dire un sacco di belle parole,roba del tipo "Ma se non ci proviamo non lo possiamo sapere",ma la verità è una sola:se io dicessi ad un amico,anche al migliore,bravissima persona con un lavoro e lauree varie "andiamo a vedere Ponyo al di sopra della rupe",quello alza il sopracciglio,mi guarda con aria di compatimento e mi dice "no,i cartoni non li guardo più",o "no grazie,preferisco qualcosa che non sia per bambini".

E anche posto che venga,di sicuro se lo scorda appena uscito dal cinema,semplicemente allo stato attuale delle cose e della cultura,l'italiano non considera l'animazione giapponese come qualcosa di serio.

Non è un caso che siamo una nicchia limitatissima,il girellaro avrà quarant'anni ma di sicuro o non ha figli o non gli fa guardare altro che Goldrakkio e affini,o la fascia pomeridiana di italia 1,e dopo di noi non arriveranno altri compratori,o almeno non aumenteranno quelli che ci sono,per il semplice fatto che arriveranno i piratozzi anche più di adesso.E se gli dirai che sono piratozzi,questi ti diranno "No,preferisco spendere soldi per qualcosa di utile,questi sono solo cartoni animati".

L'unico modo di fare qualcosa per cambiare questa situazione sarebbe il concetto di moda come lo intende Alberto o lo intende Uchujin,ma nessuno ha l'interesse (dato che ci vogliono un botto di soldi,e anche chi li ha si accontenta di guadagnarli senza rischio,prendo quello che vende e tanti saluti) o l'intelligenza (non capiscono che magari ne guadagnerebbero di più di soldi) per mettersi a farlo,perchè in Italia manga e anime,sono considerati roba di quint'ordine,quando non direttamente nocivi.

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