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Just now, StaRise said:

Facendo il gesto sì, questo input non verbale sarebbe molto potente in questo caso. Potrei capire che si tratta di dialetto se la sentissi pronunciata con un evidente accento milanese. Ma con accento 'neutro' e senza gestualità, non ne intuirei il senso in modo chiaro, con pochitto sì.

Per contro, se ti entro in negozio e ti chiedo "un pochitto di caffè", la prima cosa che pensi è che io sia analfabeta, non di un'altra regione. Sbaglio?

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Mi appoggio al commento di Bospie per puntualizzare alcuni aspetti di metodo che – a malincuore – continuano a essere sottovalutati, e che di fatto determinano, a mio parere, l'intreccio complesso del

Be', Gualtiero... Non so se non ha avuto modo di leggere il mio precedente intervento, ma quel che più mi dispiace è che – al momento – lei si sta limitando a controbattere a piccole questioni legate 

Salve a tutti e salve @Shito/Gualtiero. Ho seguito la discussione che si è protratta fin qui, cercando - da appassionato di Evangelion quale sono - di comprendere le ragioni che hanno orientato il rec

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1 minuto fa, il Vì ha scritto:

Per contro, se ti entro in negozio e ti chiedo "un pochitto di caffè", la prima cosa che pensi è che io sia analfabeta, non di un'altra regione. Sbaglio? 

Se la leggessi, senza un aiuto visivo (come le virgolette) penserei a un refuso.
Se la pronunciassi, mettendo una certa enfasi sulla parola, penserei a un gioco di parole/scherzo.
Se la pronunciassi in modo neutrale, penserei a un lapsus e farei finta di niente credo.

Non penserei che sei analfabeta, a dire il vero. E in tutti i casi elencati intuirei il senso, cioè che si tratta di una parola imparentata con poco/pochino/pochetto.

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Il fatto è che un adattamento, in quanto tale, ti deve sì far capire che il senso è un pochetto, ma soprattutto ti deve far passare il messaggio che il personaggio è strambo, scanzonato, oppure ignorante, o infantile... qualsiasi cosa un giapponese potrebbe supporre sentendo chokki (era questa la parola?), perché è questo che serve nell'economia dell'opera e del personaggio, anche questo vuol dire rimanere fedeli. Anzi, direi che è il preciso scopo originale di quella parola e quindi deve essere trasposto. (pochitto ci riesce? Ok, non sto discutendo del caso specifico) 

Edited by Jupiter00
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22 minuti fa, il Vì ha scritto:

Io, milanese che non parla in dialetto, se mi prestassi all'esempio e venissi a Napoli a prendere un caffé e ti dicessi  "Mi può dare un cicinìn di caffè?", ti farei anche il gesto con la mano. Davvero non capiresti, pur restando inizialmente interdetto?
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Non so cosa stiate dicendo, ma hai attirato la mia rabdomantica attenzione.

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1 minute ago, StaRise said:

Se la leggessi, senza un aiuto visivo (come le virgolette) penserei a un refuso.
Se la pronunciassi, mettendo una certa enfasi sulla parola, penserei a un gioco di parole/scherzo.
Se la pronunciassi in modo neutrale, penserei a un lapsus e farei finta di niente credo.

Non penserei che sei analfabeta, a dire il vero. E in tutti i casi elencati intuirei il senso, cioè che si tratta di una parola imparentata con poco/pochino/pochetto.

Minimo, se me lo senti dire anche in altre frasi mentre sono lì al bar, capisci che non è stato un lapsus ma lo dico con convinzione e 90/100 poi scatterebbe la presa in giro, in separata sede, nel raccontare del cliente strano che diceva pochitto.

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17 minuti fa, Thedanish ha scritto:

Coerenza nell'usare termini inglesi, talvolta tradotti, altre volte utilizzati come prestiti? Nessuna. Attenzione alla morfo-sintassi della lingua d'arrivo? Nessuna. Effettive trasposizioni di senso? Nessuna. Credibilità contestuale dei parlanti? Nessuna. Concordanze di senso nella lingua d'arrivo? Nessuna. Potrei andare avanti, ma è ridicolo tutto questo.

Gli esempi che hai citato sono ottimi. Davvero, il problema, al di là dei singoli termini, è proprio la costruzione astrusa delle frasi. All'inizio dell EP.11 c'è questo dialogo:

Doppiaggio:

- Beh, così ogni volta anche i costi di lavanderia non sono un'inezia.
- Almeno il tempo per lavarsi il proprio bucato da soli lo si vorrebbe avere eh?
- Tornare a casa è già un gran vantaggio però.

Sottotitoli:

- Ogni mese spendo un capitale per il bucato
- In effetti sarebbe bello avere tempo per lavare il bucato da soli a casa.
- A me basterebbe anche solo andarci, a casa.

Non che mi piaccia particolarmente la resa dei sottotitoli, ma davvero si perde così tanto "senso" rispetto al doppiaggio? Immagino che Shito sia stato più accurato, ok, ma perché tanta ridondanza e complessità?

"tempo per lavarsi il proprio bucato da soli lo si vorrebbe", era davvero necessario?

Anche conversazioni banali diventano complesse e pesanti da ascoltare.

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4 minuti fa, StaRise ha scritto:

Gli esempi che hai citato sono ottimi. Davvero, il problema, al di là dei singoli termini, è proprio la costruzione astrusa delle frasi. All'inizio dell EP.11 c'è questo dialogo:

Doppiaggio:

- Beh, così ogni volta anche i costi di lavanderia non sono un'inezia.
- Almeno il tempo per lavarsi il proprio bucato da soli lo si vorrebbe avere eh?
- Tornare a casa è già un gran vantaggio però.

Sottotitoli:

- Ogni mese spendo un capitale per il bucato
- In effetti sarebbe bello avere tempo per lavare il bucato da soli a casa.
- A me basterebbe anche solo andarci, a casa.

Non che mi piaccia particolarmente la resa dei sottotitoli, ma davvero si perde così tanto "senso" rispetto al doppiaggio? Immagino che Shito sia stato più accurato, ok, ma perché tanta ridondanza e complessità?

"tempo per lavarsi il proprio bucato da soli lo si vorrebbe", era davvero necessario?

Anche conversazioni banali diventano complesse e pesanti da ascoltare.

Più che altro la frase del terzo interlocutore ha tutto un altro significato nel doppiato, e infatti è letta con un'intonazione da "guarda il lato positivo", mentre nei sottotitoli è un'ulteriore lamentela... Qualcuno ha cannato (che simpaticone). 

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9 minutes ago, Fencer said:

Quindi la domanda vera sarebbe: ma Shito è davvero così fedele come dice di essere? Davvero riporta il giapponese 1:1? Davvero i giapponesi dicono quello?

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Ciao @Shito, sono capitato per caso un questo forum a seguito della tempesta mediatica per Evangelion. Visto che rispondi più o meno a tutti vorrei farti una domanda fuori tema (se necessario spostate il post, mi basta che in qualche modo arrivi a Shito). 

Prima però ci tengo a dirti che nonostante non mi piacciano sempre i risultati rispetto il tuo lavoro e ammiro molto la determinazione che hai nel perseguire la tua idea di adattamento.

Allora la domanda in realtà credi sia più una curiosità. Non so neanche se è una cosa nel tuo campo di interesse, mi chiedevo se hai mai pensato di riscrivere i dialoghi di classici del cinema giapponese (magari a tempo perso), penso per esempio a Kurosawa Ozu e altri. Che dalla modesta percezione che ho io mi sembra abbiano doppiaggio e adattamento fatti con poca cura (come spesso accedeva ai tempi), in particolare i più vecchi. Tant'è che spesso e volentieri i sottotitoli disponibili nei DVD sono semplicemente la trascrizione del doppiaggio italiano.

Certo un nuovo adattamento e doppiaggio di quei classici mi rendo conto che sarebbe utopia, però ecco mi interesserebbe sapere se, essendo tu amante della cultura giapponese in generale, hai mai pensato anche di occuparti del cinema di quel periodo lì.

Edited by Solus
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3 ore fa, Jikai ha scritto:

Sto continuando la visione e mi sono sorte un altro paio di domande:

Episodio 12:

- Ma è così uno schianto? (riferito a Kaji)

- Certo, rispetto a questi sacchi di patate è come la luna e la lana.

L'espressione usata in giapponese è 月とスッポン (l'ho presa dai sottotitoli), di cui ho trovato questa spiegazione:

 "tsuki" (月) means "moon," "to" (と) means "and," and "スッポン" means "soft-shell turtle."
Both the full moon and a shell of a soft-shell turtle are round.
However, in Japan, the moon is a symbol of beauty, whereas it's said that the soft-shell turtle lives in dirty and has ugly face.
Because of this, "tsuki to suppon" has come to mean something two that are very different from each other, though they have one thing in common.

Non mi spiego l'uso della parola "lana". Presumo sia stata scelta perché varia di una vocale rispetto a "luna", ma non ne comprendo la ragione e, dato che mi sembra si tratti di un'espressione idiomatica, nemmeno capisco perché non adattarla per intero con qualcosa del tipo "come il giorno e la notte" (tanto alla fine non è che "lana" sia presente in originale, a meno che non mi sia perso qualcosa). 

Al di là di questo, penso che qualcosa non vada a livello grammaticale. Nel senso, come fa Kaji, una persona singola, ad essere come "la luna e la lana"? Se ho capito bene per Asuka è la differenza che passa tra Kaji e i tre ragazzi ad essere come la differenza che passa tra la luna e la lana. Fosse stato "Certo, lui e questi sacchi di patate sono (rispettivamente) come la luna e la lana" avrei capito, ma così non mi torna. Però ho visto che anche nei sottotitoli c'è una costruzione simile (È come il giorno e la notte in confronto a questi zoticoni), quindi boh, forse ho preso un abbaglio, mi rimetto a voi.

 

L'altra domanda non è rivolta necessariamente a Shito e riguarda i termini inglesi. So che il giapponese è una lingua ricca di prestiti linguistici e che nel corso del tempo ha assimilato molte parole inglesi (c'è un'espressione giapponese per indicare i forestierismi che purtroppo al momento mi sfugge), allo stesso tempo però non tutte le parole inglesi pronunciate negli anime sono da considerarsi proprie della lingua giapponese. Il mio dubbio è: come si fa a capire quando l'inglese va lasciato tale o va tradotto? Basta controllare se una determinata parola è presente o meno nei vocabolari monolingua?

Vedo che Shito oggi è latitante ma solo lui può risolver il mistero della tartaruga morta.
Scherzi a parte. 

E' un bello spunto per tornare a parlare di cose serie. @Shito puoi illuminarci sul nostro (certo) errore?

In questo caso non si inventano parole, non si traspongono modi di dire giapponesi, ma si inventa un nuovo modo di dire? Oppure la necessità di fare rima ha priorità sulla fedeltà al significato originale?
Sicuramente ci sbagliamo su qualcosa. 

Aspettiamo trepidanti.

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1 ora fa, veldom ha scritto:

"fatto fare" l'hai inventato tu. Non hai neppure letto quello che ho scritto. Io ho detto di aggiungere FATTO a restaurare... 

Guarda il. Quote nel tuo stesso messaggio... 

Quindi tu mi stai dicendo che, anche se misato ha fatto restaurare la macchina (perché si capisce dal discorso), anche se in italiano corrente si dice "ho fatto restaurare la Macchina", va bene "ho restaurato la. Macchina" perché altrimenti si snatura l'opera originale. 

Se è così capisco il tuo pensiero ma non lo condivido nel modo più assoluto. 

Dicevo "fatto fare" nel senso generico di causativo. Al solito sei tu che non comprendi quanto dicono gli altri. Misato dice "resutoa shita", non "resutoa saseta".  Anno poteva farle dire "ho fatto restaurare" con la forma saseru, ma non l'ha usata. Ha usato shita, che significa che "ha fatto". Certo è se sei digiuno di giapponese è difficile farti capire la grammatica giapponese, anche nelle sue basi, ma il punto è che come in italiano fai notare ci sia una differenza tra il fare e il far fare, esiste anche in giapponese a livello grammaticale. Eventualmente comunque dovresti dire ad Anno che una macchina la fai restaurare e non la restauri se non lo fai di tua mano (a prescindere che come detto ciò non è vero, per esempio: ho ritinteggiato la casa. Non significa per forza che mi son messo col pennello, posso anche aver chiamato un pittore e pagato per farmi fare il lavoro), è Anno che ha usato shita e non saseta, da cui la corretta traduzione. Lamentati con lui che ha sbagliato quando ha scritto la sua opera...

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13 minuti fa, Taro ha scritto:

Dicevo "fatto fare" nel senso generico di causativo. Al solito sei tu che non comprendi quanto dicono gli altri. Misato dice "resutoa shita", non "resutoa saseta".  Anno poteva farle dire "ho fatto restaurare" con la forma saseru, ma non l'ha usata. Ha usato shita, che significa che "ha fatto". Certo è se sei digiuno di giapponese è difficile farti capire la grammatica giapponese, anche nelle sue basi, ma il punto è che come in italiano fai notare ci sia una differenza tra il fare e il far fare, esiste anche in giapponese a livello grammaticale. Eventualmente comunque dovresti dire ad Anno che una macchina la fai restaurare e non la restauri se non lo fai di tua mano (a prescindere che come detto ciò non è vero, per esempio: ho ritinteggiato la casa. Non significa per forza che mi son messo col pennello, posso anche aver chiamato un pittore e pagato per farmi fare il lavoro), è Anno che ha usato shita e non saseta, da cui la corretta traduzione. Lamentati con lui che ha sbagliato quando ha scritto la sua opera...

Ancora una volta non leggi quello che scrivo. Non mi riferivo alla traduzione letterale in se. Quella è ormai assodato che sia corretta. EDIT : e come giustamente fai notare io non parlo giapponese. Non ho parlato di altro se non del fatto che:

Anche se misato ha fatto restaurare la macchina (perché si capisce dal discorso), anche se in italiano corrente si dice "ho fatto restaurare la Macchina",  Secondo te va bene "ho restaurato la. Macchina" perché altrimenti si snatura l'opera originale. 

Se è così capisco il tuo pensiero ma non lo condivido nel modo più assoluto. 

Chiaro e semplice senza chilometri di discussioni accessorie. 

Edited by veldom
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1 ora fa, il Vì ha scritto:

Vorrei una tua analisi di questo tipo sulla frase del prendere rifugio. A partire da quello e andando anche a vedere la differenza tra "arrivare" e "giungere". Idem per DaiSanShinTokyoShi.

Mi riporteresti la frase in giapponese? Me la ritradurrei da solo e sono sicuro che verrebbe diversa da quella di Shito (a memoria non avrei reso in quel modo). 

Daisanshintokyoshi  non lo tradurrei con Neo Tokyo 3. Credo la tradurrei Città Neotokyo Terza, o città di NeoTokyo 3. 

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Torniamo un attimo seri. C'erano dei giornalisti qui nella discussione: dovreste secondo me contattare i vostri colleghi del Corriere della Sera perché hanno pubblicato un articolo che dice molte delle cose dette qui dagli oppositori dell'adattamento di Shito.
Sicuramente deve essere qualcuno che non ha alcuna competenza per parlare in merito. Chi ne ha competenza intervenga.
Ecco un estratto:

Citazione

Perché il nuovo doppiaggio italiano non è solamente irrispettoso delle tante caratteristiche della serie ma più semplicemente non è in lingua italiana, secondo le cui basilari regole grammaticali risulta incomprensibile. 

Se volete godere dell'articolo completo ecco il link.

Link All'articolo

Edited by veldom
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Scusate ma la faccenda della "luna e la lana", lana non è un'invenzione... ma dall'inglese... infatti si dice "the moon and the wool"... quindi Cannarsi adatta dal giapponese all'italiano o dall'inglese o cosa?

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11 minuti fa, veldom ha scritto:

perché altrimenti si snatura l'opera originale. 

No, perchè è quanto dice Misato,  è corretto in italiano (ti ho riportato esempi analoghi che tu non hai contraddetto), e si comprende cosa ha fatto Misato.

 

11 minuti fa, veldom ha scritto:

Chiaro e semplice senza chilometri di discussioni accessorie. 

Detto da chi ha oltre 100 post in questo solo tread per ripetere più o meno sempre le stesse cose... 

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14 minutes ago, Taro said:

Mi riporteresti la frase in giapponese? Me la ritradurrei da solo e sono sicuro che verrebbe diversa da quella di Shito (a memoria non avrei reso in quel modo).

Dopo te la cerco intorno a pagina 20. Ma comunque non ti ho chiesto come la tradurresti tu, quanto piuttosto un commento sul metodo che dice di aver utilizzato lui e un tuo parere sulla bontà della resa.

 

14 minutes ago, Taro said:

Daisanshintokyoshi  non lo tradurrei con Neo Tokyo 3. Credo la tradurrei Città Neotokyo Terza, o città di NeoTokyo 3. 

14 minutes ago, Taro said:

 

Anche in questo caso, parlavo della resa, Per quanto quell'ordinale trasformato (Qui, Mentre altrove no) non ha senso, puntando a una traduzione che sia fedele nonostante tutto, come dici tu. La tua resa in questo caso è un adattamento del giapponese. Avessero voluto Neo, lo avrebbero scritto in katakana, come appunto hanno fatto un Akira.

Edited by il Vì
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Il 21/6/2019 Alle 14:24, Shito ha scritto:

 

Aoba Shigeru nell'episodio3, vero?

すでに退避完了との報告が入っています。

^^^

Sottotitoli: L'evacuazione risulta completata.
Doppiato: Ci è giunto comunicato che hanno già completato di prendere rifugio.
Traduzione (di terzi che traducono di mestiere): è già arrivata la comunicazione del completamento dell'evacuazione

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7 minuti fa, il Vì ha scritto:

Avessero voluto Neo, lo avrebbero scritto in katakana, come appunto hanno fatto un Akira

Allora, 新 in giapponese si usa come prefisso, significa ovviamente nuovo.

Dalla treccani: 

Neo- è un ➔prefissoide (dal greco neos) che significa ‘nuovo, moderno, recente’, e si trova in parole composte in cui il secondo elemento è un sostantivo o un aggettivo

neosocialismo   neologismo   neonazista   neolatino   neolingua.

Da qui la mia scelta.

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6 minuti fa, Jupiter00 ha scritto:

^^^

Sottotitoli: L'evacuazione risulta completata.
Doppiato: Ci è giunto comunicato che hanno già completato di prendere rifugio.
Traduzione (di terzi che traducono di mestiere): è già arrivata la comunicazione del completamento dell'evacuazione

A voler tenere buono al massimo il lavoro di Shito bastava sostituire "di prendere rifugio" con un più normale "l'evacuazione"

Per questo dico che non è tutto da buttare, basterebbe anche poco per renderlo enormemente meno ostico

Edited by Alex Halman
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1 minute ago, Taro said:

Allora, 新 in giapponese si usa come prefisso, significa ovviamente nuovo.

Dalla treccani: 

Neo- è un ➔prefissoide (dal greco neos) che significa ‘nuovo, moderno, recente’, e si trova in parole composte in cui il secondo elemento è un sostantivo o un aggettivo

neosocialismo   neologismo   neonazista   neolatino   neolingua.

Da qui la mia scelta.

Certo, ma hai operato un adattamento dell'originale "nuovo".

Un giapponese lo percepirebbe alla stessa maniera? Perché i giapponese hanno usato shin anziché neo, visto che volendo avrebbero potuto usarlo? 

Stesso discorso di restaurato/fatta restaurare. 

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24 minuti fa, veldom ha scritto:

Torniamo un attimo seri. C'erano dei giornalisti qui nella discussione: dovreste secondo me contattare i vostri colleghi del Corriere della Sera perché hanno pubblicato un articolo che dice molte delle cose dette qui dagli oppositori dell'adattamento di Shito.
Sicuramente deve essere qualcuno che non ha alcuna competenza per parlare in merito. Chi ne ha competenza intervenga.
Ecco un estratto:

Se volete godere dell'articolo completo ecco il link.

Link All'articolo

In tutta franchezza vedo pere, mele, lamponi e 'i giornalisti' che non c'entrano nulla l'uno con l'altro; pensi siano tutti come Feltri, o tutti come Scalfari? O forse parlavi di "Thegiornalisti"? Se uno dice una cosa tutti gli altri hanno torto? Credi non ci siano differenze 'pro capite'? Che c'azzecca con l'intervento mirato unicamente a ricondurre alla verita' dei fatti la live di ieri? Perche' alla gente piacciono gli Oreo?

Non lo so, a volte si leggono cose strane in questo topic.

 

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12 minuti fa, Alex Halman ha scritto:

A voler tenere buono al massimo il lavoro di Shito bastava sostituire "di prendere rifugio" con un più normale "l'evacuazione"

Per questo dico che non è tutto da buttare, basterebbe anche poco per renderlo enormemente meno ostico

Il problema è che bisognerebbe cambiare un 'poco' in TUTTI i dialoghi, giorni fa aveva risposto proprio a te su questa cosa dicendo "eh guarda, tiri fuori un argomento interessante, è una cosa su cui penso e rimugino da tantissimo tempo, mi riservo di parlarne approfonditamente più in avanti", quando altre persone dicevano le stesse cose PER PAGINE e lui non se li cagava, ignorandoli oppure deviando il discorso (forse tu gli stavi particolarmente simpatico? Boh).

Poi su questa cosa non ci è più tornato (e ti pareva?)

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6 minuti fa, il Vì ha scritto:

Certo, ma hai operato un adattamento dell'originale "nuovo".

Un giapponese lo percepirebbe alla stessa maniera? Perché i giapponese hanno usato shin anziché neo, visto che volendo avrebbero potuto usarlo? 

Stesso discorso di restaurato/fatta restaurare. 

È il 1615: senza alcuna recalcitranza gli angeli apostoli stanno per attaccare la città-fortezza italiana Neo-Civita Marche 3. Il giovane Guinizziello, raggiunto per missiva dal temibile padre – il Marchese Occhiscuri – deve incontrare la baldanzosa e audace Giannetta, indispettetita non poco dall'attacco apostolico. Infatti, aveva appena restaurato un'antica biga romana risalente alla dinastia Flavia.

Questo è l'adattamento che sogno.

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14 minuti fa, il Vì ha scritto:

Certo, ma hai operato un adattamento dell'originale "nuovo".

Un giapponese lo percepirebbe alla stessa maniera? Perché i giapponese hanno usato shin anziché neo, visto che volendo avrebbero potuto usarlo? 

Stesso discorso di restaurato/fatta restaurare. 

'Scelta' is the magic word

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