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Neon Genesis Evangelion - Pluschan Official Topic


Tetsuo

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11 minuti fa, Shito ha scritto:

The Danish:

scusa se parto sempre dal fondo. Trovo che il tuo esempio sia misero. Al di là dell'uso di terminologia "scientifica" quale "apparato significante" (mi ricorda i miei studi di semiotica e semiologica quando dissi "l'esistenza di un termine quale "semiologia" mi offende a livello semiotico" - per ridere e provocare), davvero leggendoti mi sono sentito un po' come quando lessi La vita agra di Bianciardi, dietro suggerimento di Bianconi.

Prendo il tuo esempio:

Daniel: «Geez, I need a flame-cutter...».
Matthew: «I got you man, come with me!».


PRIMO APPROCCIO ALLA TRADUZIONE
Daniel: «Gesù, necessito di un taglia-fiamma (?)».
Matthew: «Ti possiedo uomo, vieni con me!».


Cosa ho fatto? Equiparazione dell'apparato significante, resa letterale. Cosa non ho fatto? Studio dei referenti di significato, studio del contesto culturale, studio dei singoli parlanti, studio dei registri linguistici di destinazione adottabili, studio dei codici linguistici di destinazione adottabili.

SECONDO STEP DI TRADUZIONE
Daniel: «Accidenti, ho bisogno di una birra...».
Matthew: «Ti capisco, amico. Vieni con me!».


Cosa ho fatto? Abbandonato la resa letterale e l'equiparazione dell'apparato significante. Inoltre ho studiato i referenti di significato e li ho resi intellegibili alla comunità di parlanti più estesa a cui può essere destinata la traduzione.

TERZO STEP DI TRADUZIONE
Daniel: «Madonna, c'ho bisogno di una birra ghiacciata...».
Matthew: «Ci penso io, seguimi!».

----

Alla mia lettura ci sono un sacco di errori, in tutti gli step, in ciascuno di essi.

Dall'inizio, "Geez" non è "Jesus". VIENE, deriva, da "Jesus". Quindi non va (non si può) renderlo con "Gesù". Perché è "minced oath", e tale deve restare. Io di solito in italiano lo rendo con "cribbio", quale "minced oath" di "cristo".

Tradurre "got" come ti "possiedo" non è letterale, non è l'apparato, non è nulla che un errore. "Get" vuo dire tante cose. Semmai "Ti ho colto", per fare il letterale. Anche in italiano, "cogliere qualcuno" vuol dire anche capirlo.Inoltre "I got you" è passato, non è "I get you". Anche tradurlo come "ti capisco" (presente) per me è errato di fatto.

Quindi, semmai, STEP1:

Daniel: «Cribbio, mi serve un flame-cutter...».
Matthew: «Ti ho colto, uomo. Vieni con me!».

Questo per me sarebbe lo step 1.

Nello step: si fa un minimo di indagine filologica, che è un nome altisonante per dire che si cerca di capire il significato reale delle parole e della loro uso idiomatico nel contesto. Che è normale. E' una cosa che quando si legge una lingua straniera opera il nostro subconscio, no?

Quindi, ok: "man" non è "uomo" nella sua indicazione di specie biologica e genere, ma è un appellativo cameratesco molto "base" tra amici.

Quindi, ok: flame-cutter non è una porta tagliafiamma ma è una metafora per una bevanda che rinfreschi una gola che va a fuoco (riarsa dalla sete).

Quindi, ok: "to get someone" è un modo colloquiale per indicare l'avvenuta 2intesa2 dell'altro, non è una variazione diastratica, né diafasica, altro che "popolare, colloquiale".

Quindi, per me, STEP2:

Daniel: «Cribbio, mi serve un flame-cutter...».
Matthew: «T'ho capito, amico. Vieni con me!».

No, NON voglio introdurre una blanda blasfemia dove in originale la blasfemia è "macinata", quindi l'uso di "Madonna" è errato. Peraltro, è un italianismo sciatto: è nella nostra cultura italiana che "la Madonna" è diventa una divinità superiore al figlio suo, perché siamo noi gli eredi del matriarcato naturale da cui il primato di Cerere, le messi, la terra fertile, la Madonna che diventa avatar di ogni divinità feconda pagana e tutto il resto. Quindi no, la madonna NON c'entra con questi due tizi. "Cribbio" non è male, potrebbe esserci di meglio, continuerò a pensarci,

No, NON voglio togliere quel "man". Capirlo è una cosa. Renderlo è la successiva. TOGLIERLO è un errore, per me.

No, NO voglio cambiare "vieni con me" con "seguimi". In Angloamericano si può dire "follow me". Si dice e si usa. Avrebbero potuto dire così. Ma non lo fanno, Quindi "Vieni con me" non comporta alcun problema, si capisce, è chiaro, è pertinente, ed è fedelmente attinente all'originale: BEST CHOICE FOR ME.

Infine, "flame-cutter". NO, non voglio esplicitarlo con "birra ghiacchiata", perché in inglese è una metafora, e quantomeno voglio una metafora anche nella sua resa. Avrebbero potuto dire "a chilled beer". Non lo fanno. Devo trovare una metafora calzante. E la devo escogitare, perché non voglio un costrutto troppo italinoista che crei un conflitto vorma-contenuto in bocca a degli stranieri.

----

Poi ci sarebbe quindi lo Step3 (e poi il 4, per me), ma qui ci vorebbe tempo e questo è solo un esmepio.

Quindi per me: no.

Quello che tu esprimi per me è proprio di base, non è neanche la metà del lavoro, è una cosa che viene fatta automaticamente persino a livello subconscio già solo in fase di lettura e comprensione.

Poi ti fermi lì e sovrastrutturi male, pedestramente, PER ME. Legittimandoti con "apparati teorici" mutuati da tutta una traduzione STORTA (per me) di "traduzione".

Ovvero, per capirci: (?): confezione così una traduzione peggiore di quelle di Carlo Fruttero, uomo di grande cultura (come pure tu mi sembri), ma altresì autore di traduzioni per me meno che mediocri. 🙂

 

 

Come ho detto nel mio precedente post, rispondi solo a quello che ti pare ignorando tutto il resto.

Non hai comunque detto come lo tradurresti tu quello scambio di battute, sono proprio curioso di sapere che metafora ti inventi per tradurre "flame-cutter"... 

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1 ora fa, Thedanish ha scritto:

Mi appoggio al commento di Bospie per puntualizzare alcuni aspetti di metodo che – a malincuore – continuano a essere sottovalutati, e che di fatto determinano, a mio parere, l'intreccio complesso della questione.

Procediamo con ordine. Bospie scrive che di Cannarsi apprezza «il non basarsi su ciò che è "pratica comune", ma anzi perseguire il vero significato dell'opera originale». Questo secondo lui porterebbe a un adattamento troppo "analitico"; il termine non è corretto, l'aggettivo giusto è "artificioso" e cercherò di spiegare il perché proseguendo.
Bospie, ancora, scrive: «Ogni opera nasce in un contesto culturale ben definito, stravolgere dialoghi, non rispettando il significato esatto delle parole, porta quell'opera più lontana dal posto in cui è nata». Quel che sfugge a Gualtiero e a Bospie, secondo me, è che qualsiasi opera di lettura e interpretazione di un testo è già di per sé un processo di traduzione; nel caso di un testo straniero, la sua resa in altra lingua da quella natia per definizione corrisponde a una mistificazione obbligata atta a rendere intellegibile quel testo alla comunità sociolinguistica destinataria della traduzione. Per sua natura, il testo tradotto è un'alterità imprescindibile. Trovo ingenuo che qualcuno possa pensare, attraverso la traduzione di un'opera, di riuscire a cogliere quell'essenza primigenia di un testo letterario o di un discorso che non può che scaturire dalla corrispondenza contestuale tra significante e significato. È una stupidità, perdonatemi.

Allo stesso modo, l'idea che seguendo «l'adattamento di Cannarsi, si possa sentire il vero modo che i giapponesi (o, almeno, i personaggi della serie) hanno di parlare» è una falsità metodologica e linguistica che va scongiurata senza se e senza ma. Il repertorio della lingua e il contesto socioculturale di una comunità non può mai trovare un'effettiva corrispondenza di codici e referenti linguistici che ne renda possibile l'equiparazione o la comparazione scientifica; e questa non è un'opinione, è un dato osservabile.

Chiarirò ulteriormente la mia posizione e miei interrogativi, dunque. Gualtiero, più che adottare una metodologia precisa, sembra essersi affrancato da qualsiasi prospettiva teorica utile a orientare l'opera di traduzione e adattamento di un lavoro. Nel suo lavoro intravedo i limiti di una persona che, forse non preparata a sufficienza, persegue un obiettivo ingenuo, in maniera del tutto arbitraria e poco rispettosa nei confronti della comunità linguistica dei fruitori finali. Entro nel dettaglio, facendo un esempio di più immediata chiarezza: la lingua e la comunicazione si fondano sull'interazione continua, organica ed emergente tra due livelli.

Primo livello: l'apparato significante – I suoni, le parole, le strutture verbali, le forme del discorso, con cui ci riferiamo a un oggetto della realtà, di cui vogliamo richiamarne l'essenza o il significato (la semplificazione è voluta).
Secondo livello: l'eterogeneità dei significati possibili – l'essenza che quel dato suono, quella data parola, struttura verbale o forma del discorso, vuol richiamare rendendola intellegibile e negoziabile all'interno di una comunità specifica di parlanti (ho semplificato di nuovo)

Ora, nell'approcciare la traduzione di un testo straniero, cosa è importante avvicinare, connettere e far dialogare tra loro? Le strutture dell'apparato significante o l'eterogeneità dei significati possibili? Le forme della lingua o i significati richiamati? Volendo creare un prodotto artificiale che vuole ricalcare, quasi fosse un esercizio di comparazione strutturale, le figure morfologiche e sintattiche di una lingua straniera, ignorando (perché magari non necessaria) il possibile destinatario della traduzione... beh, la prima opzione, per quanto curiosa e dubbia, andrà benissimo. La seconda opzione, invece, permette di lavorare nell'ottica di una vera e propria negoziazione di senso più estesa rispetto al contenuto di un'opera, che innegabilmente è stata scritta in un preciso momento storico, in specifiche condizioni socio-culturali, per un determinato pubblico di riferimento – fattori che non possono semplicemente essere tralasciati o ridotti semplicisticamente a corollario. In parole povere: un ragazzo italiano di 27 anni nel 2019 non potrà mai attivare lo stesso processo di significazione che ha esperito uno giapponese di 16 nel 1997. Figuriamoci se la lingua in questione è diversa.

Un ultimo esempio. In un bar di Brisbane in Australia, un amico a un certo punto disse: «Geez, I need a flame-cutter...». Ebbene, non capii subito a cosa si stesse riferendo, ma poi notai che al bancone non fece altro che ordinare una birra. Mi spiegò ridendo che, in gergo, quel termine indicava il bisogno di una birra ghiacchiata, in grado di spegnere il "fuoco" che ardeva nella gola di un povero assetato. Immaginiamo di trovare la stessa frase nel copione di un film.

Daniel: «Geez, I need a flame-cutter...».
Matthew: «I got you man, come with me!».


PRIMO APPROCCIO ALLA TRADUZIONE
Daniel: «Gesù, necessito di un taglia-fiamma (?)».
Matthew: «Ti possiedo uomo, vieni con me!».


Cosa ho fatto? Equiparazione dell'apparato significante, resa letterale. Cosa non ho fatto? Studio dei referenti di significato, studio del contesto culturale, studio dei singoli parlanti, studio dei registri linguistici di destinazione adottabili, studio dei codici linguistici di destinazione adottabili.

SECONDO STEP DI TRADUZIONE
Daniel: «Accidenti, ho bisogno di una birra...».
Matthew: «Ti capisco, amico. Vieni con me!».


Cosa ho fatto? Abbandonato la resa letterale e l'equiparazione dell'apparato significante. Inoltre ho studiato i referenti di significato e li ho resi intellegibili alla comunità di parlanti più estesa a cui può essere destinata la traduzione.

TERZO STEP DI TRADUZIONE
Daniel: «Madonna, c'ho bisogno di una birra ghiacciata...».
Matthew: «Ci penso io, seguimi!».

Cosa ho fatto? Ho studiato il contesto culturale, ho scoperto che cosa realmente vuol dire "flame-cutter" e a quale dominio d'uso appartiene. Inoltre ho approfondito lo studio dei parlanti: sono due ragazzi di 30 anni, adottano un registro medio, colloquiale, spesso non sorvegliato ma raramente volgare. Ho infine pensato a quale registro dell'italiano potessi fare affidamento e quale codice.

Spero sia chiaro quali sono gli interrogativi stringenti che ho rivolto a Gualtiero – senza che mi aspetti per forza di cose una sua risposta. E mi auguro sia chiara qual è la postura da cui muovo le mie osservazioni.

Ecco, questo è quello che secondo me dovrebbe essere l'adattamento. ADATTAMENTO.

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Just now, Chocozell said:

Ormai ce l'hai con tutti coloro che non si lamentano del risultato :lolla:

No, ce l'ho con chi risponde con la sua stessa spocchia difendendolo (non tu, con ogni evidenza) e non si è accorto di simili errori, pur sapendo la lingua (in alcuni casi) o scrivendo orrori di italiano (in altri). :D:D

 

2 minutes ago, Chocozell said:

Chissà se qualcuno si è reso conto che basterebbe far postare te piuttosto che infarcire il topic di post inutili :giggle:

No, guarda, io trovo molto più illuminati e *inchiodanti* i post di @Thedanish e di @Nari, tant'è che manco a loro risponde più nel merito, il buon shitarello. :D

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29 minuti fa, za1k0 ha scritto:

Quello che mi preme far presente a tutti è un'altra cosa. A più riprese è stato fatto notare come, nonostante tutto, sia da lodare la disponibilità di Cannarsi a prestarsi al dialogo con tutti, nonostante le innumerevoli critiche che gli vengono mosse e sempre con educazione e garbo.

e confermo che lo è. pur non condividendo la metodologia impiegata da shito, è innegabile che lui si stia comunque prestando a comunicare ed interagire con il pubblico fornendo le proprie motivazioni. non era obbligato a farlo, non era dovuto che rispondesse alle critiche.

ritengo sia fondamentale non trasformare questo scambio informativo su un tema di comune interesse in un'arena nella quale il pubblico dagli spalti piglia a sassate un tizio chiuso in una gabbia.

pertanto, pur capendo il perchè del tuo sfogo dopo l'analisi che hai fatto, le accuse di tipo caratteriale rivolte alla sua persona sono eccessive, oltre che non adeguate alla situazione. hai reso l'idea del tuo stato d'animo ma ti pregherei quindi, gentilmente, di editare il tuo post togliendo la sequela di epiteti rivoltigli.

ti ringrazio e benvenuto.

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24 minuti fa, Shito ha scritto:

The Danish:

TERZO STEP DI TRADUZIONE
Daniel: «Madonna, c'ho bisogno di una birra ghiacciata...».
Matthew: «Ci penso io, seguimi!».

-Quindi, per me, STEP2:

Daniel: «Cribbio, mi serve un flame-cutter...».
Matthew: «T'ho capito, amico. Vieni con me!».

Capisco quindi che non c'è possibilità che gli adattamenti di Shito mi piacciano mai in assoluto.
Trovo l'adattamento di Danish molto più naturale.
Pazienza.

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Il termine Angeli ci porta subito a concetti religiosi/cristiani. È più forte come termine e nel caso specifico di Evangelion va a contribuire molto con la narrazione del rapporto tra l’umanità e Dio

È un termine migliore quindi?

Può darsi.

Ma non è quello corretto.

Se ci fosse stata dal principio questa pignoleria sui termini e sui nomi, avremmo avuto una infanzia piena di divinità suine e di Seya.

E meno di nomignoli italianizzati, storpiati o totalmente inventati solo per renderli più orecchiabili. 

Chi ha fatto il lavoro era consapevole delle critiche.

Mi sono iscritto perché, tra le critiche, volevo dire che a me è piaciuto.

Modificato da Gui
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39 minuti fa, Nari ha scritto:

Buongiorno.

Ho seguito la discussione in questi giorni, ma non ho mai commentato. Ultimamente, fortunatamente, mi ritrovo molto in ciò che dice il buon TheDanish.

Non sono una linguista come lui, ma lavoro nel campo dell'intrattenimento ormai da qualche anno, sia nel cinema d'animazione che nella pubblicità. E, beh, ha ragione.

La traduzione alla lettera che sta impiegando Cannarsi, è effettivamente un problema molto serio, lo dico appunto perché sono nel giro da un po' e lavoro per il mercato estero. Tradurre senza adattare (cosa che di fatto qua si sta facendo da anni), rende i dialoghi estremamente difficili da leggere, i giochi di parole comunque totalmente incomprensibili al pubblico di destinazione ed oltretutto, sebbene si creda che questo possa essere un pegno di rispetto per gli autori, posso dirvi per certo, essendo dall'altro lato del muro, che anzi rovina completamente il lavoro di sospensione di incredulità che un autore crea.

Signor Cannarsi, lei più volte ha detto che fosse il compito dell'usofruitore sforzarsi e capire i dialoghi... Beh, lei, con tutto il rispetto, evidentemente non ha nozioni nel settore, altrimenti saprebbe che la pipeline collabora affinché dall'usofruitore si tolga totalmente il peso e lo sforzo della difficile comprensione, evitando di appesantirne la fruizione e dandogli un prodotto facilmente comprensibile proprio perché non arrivi a doversi sforzare eccessivamente mentre viene intrattenuto. (E ciò non significa impigrirlo, ma anzi evitare che senta fastidio nel guardare un film, un po' come si cercano le note intonate in una canzone)

Ora, mi stanno bene alcuni termini da lei scelti, non sono qua a sindacare di nuovo su Angelo/Apostolo, ma vorrei solo dirle che il suo modo di concepire il media è estremamente dannoso per lo stesso ed imponendosi così sull'opera non sta affatto facendo un favore; oltretutto perché lei si prende delle libertà gravissime, che non tengono assolutamente conto di quello che è il desiderio di destinazione dei clienti per cui lavora.

Adesso, lei ha il compito di tradurre ed adattare, non può assolutamente decidere di restringere il pubblico a piacimento, dando degli strumenti di comprensione di difficile uso. Cioè, intendiamoci, se l'azienda Gainax (o Ghibli per fare un discorso più vario) ha deciso che il pubblico per la sua opera deve essere quello delle famiglie con bambini, lei non può inserire delle bestemmie nei dialoghi per rispettare la traduzione letterale. Capisce che va a scavalcare completamente tutto il lavoro della pipeline rendendo il prodotto di difficile comprensione agli spettatori di destinazione? (Nonché rischiando anche dei problemi legali, perché esiste gente che possa chiamare un avvocato per queste cose? Il mondo dell'intrattenimento è delicatissimo e richiede molta attenzione, specie se ci sono bambini e religione di mezzo.)

Tornando a NGE, se il pubblico è generalista, (secondo l'azienda di rating giapponese, Vietato ai minori di 15), lei non può rendere le frasi estremamente macchinose da leggere, perché lei deve adattarsi al target che l'azienda (ora Netflix) le ha imposto.

Il target di NGE non è di laureati in lingue orientali, altrimenti, come ben saprebbe se conoscesse il mercato giapponese, il protagonista della serie non sarebbe stato un ragazzino minorenne e non si sarebbe parlato di ragazzini minorenni che cavalcano robot.

È chiaro che il target primario di NGE siano gli adolescenti e che gli adulti di una certa età siano la coda del target. Ora, lei ha preso questo target di adolescenti e giovani adulti e ha dato in pasto loro delle frasi così macchinose, che c'è stata necessità di mettere in pausa e riascoltare più volte. E per favore, non neghi l'evidenza, perché sicuramente sa anche lei che è quello che sta succedendo. 

Le frasi scritte sono un conto, i dialoghi ascoltati sono un altro, sa molto bene anche lei che l'input dell'orecchio è di minore immediatezza rispetto ai segnali visivi, (pertanto questo è il motivo per cui l'audio dei dialoghi va sfasato sempre rispetto al labiale dei personaggi, in fase di animazione) quindi non può assolutamente prendere un testo scritto e piazzarlo in sala doppiaggio senza avere consultazioni con i doppiatori.

Sempre come ben sa, se lo spettatore stoppa e torna indietro è molto, molto grave per un'opera di intrattenimento. Significa rompere la sospensione di incredulità e perdere lo spettatore. Al cinema questo rischia che la persona se ne vada a metà film e sarebbe una cosa gravissima.

Mi scusi, ma non si è confrontato con il direttore del doppiaggio? Ma non ha attuato una revisione pre-doppiaggio? I doppiatori non le hanno detto di avere delle difficoltà a leggere le frasi?(cosa molto chiara dai file audio finali. Così come era chiaro in alcuni film Ghibli dove la battuta era velocizzata per rimanere nel labiale)

Ma soprattutto, lei ha tenuto conto della sillabazione, della ritmica negli accenti e del labiale in fase di doppiaggio? La sincronizzazione occhio-orecchio è molto importante ai fini di una usofruizione scorrevole e nei suoi lavori spesso ho notato grossi errori in tal senso.

Ribadendo che non entrerò nel merito delle singole traduzioni (per tanto la invito a non giustificarsi per quelle, non saprei cosa risponderle), spero che avrà tempo per rispondere alle mie domande.

Grazie.

 

 

P.s.

Aggiungo solo un appunto sulla destinazione del prodotto. Signor Cannarsi, lei dovrebbe rendere la fruizione del prodotto uguale agli italiani come ai giapponesi. E ciò non significa che debbano capire le stesse parole, ma provare le stesse microemozioni e le stesse sensazioni durante l'ascolto.

Per fare un esempio specifico, se il regista introduce un personaggio che parla in maniera volutamente incomprensibile per i personaggi e per gli spettatori, il suo compito è di provocare la stessa sensazione agli italiani. Per questo motivo spesso gli italiani diventano per noi spagnoli o francesi. Perché se parlassero in italiano come tutti gli altri, questa differenza di lingua non esisterebbe e non esisterebbe più il senso in tutti gli equivoci legati al contesto.

Perciò, se il regista vuole che la sensazione dello spettatore sia di familiarità, quiete mentale, comprensione, lei non può assolutamente cambiare questa cosa a suo piacimento, lo capisce che non è pagato per questo e non è il suo lavoro? È molto irrispettoso.

Arrivederci.

Grazie per dare parola anche al mio pensiero (che non sono in grado di esprimere così bene)

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1 minute ago, Gui said:

Il termine Angeli ci porta subito a concetti religiosi/cristiani. È più forte come termine e nel caso specifico di Evangelion va a contribuire molto con la narrazione del rapporto tra l’umanità e Dio

È un termine migliore quindi?

Può darsi.

Ma non è quello corretto.

Se ci fosse stata dal principio questa pignoleria sui termini e sui nomi, avremmo avuto una infanzia piena di divinità suine e di Seya.

E meno di nomignoli italianizzati, storpiati o totalmente inventati solo per renderli più orecchiabili. 

Chi ha fatto il lavoro era consapevole delle critiche.

Mi sono iscritto perché, tra le critiche, volevo dire che a me è piaciuto.

Non è corretto neppure città di Neo Tokyo 3, eppure è stato usato. Quindi?

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10 ore fa, veldom ha scritto:

Scusa, nessuno sta criticando la TRADUZIONE. Puoi stare tranquillo.
Qui siamo nel terreno più spinoso della sensibilità personale. Ovvero di quello che quella frase trasmette. 
Non ho resistito a dire che a me non fa emozionare. 
chiedo Venia.

Beh, puoi comunque dire che Anno non ti ha fatto emozionare. E non che un traduttore/adattatore italiano ti abbia fatto emozionare o non emozionare perchè cambiava secondo un "suona bene, suona male, emoziona, non emoziona". L'approccio della maggior fedeltà all'originale ti permette di giudicare l'opera il più possibile per quello che è, non per quello che è diventata dopo un lavoro di taglia e cuci, che sia pesante o leggero. Per dire, si parlava di Baudelaire... ma si vuole leggere Baudelaire o il testo rimaneggiato di qualcuno che ha preso l'originale di Baudelaire e poi se ne è fregato dell'originale aggiustando a suo gusto o a un presunto gusto altrui? Ma si vuole il vero o la sua parvenza?

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Adesso, il Vì ha scritto:

Non è corretto neppure città di Neo Tokyo 3, eppure è stato usato. Quindi?

Ma tu non hai ancora capito come lavora Shito? Prende il testo originale, lo traduce letterale e poi lo adatta cercando la massima fedeltà al testo. Poi si accorge che suona da schifo, ma chissenefrega... tanto poi giustifica il tutto con una serie infinita di supercazzole prematurate e sbirigudi...

Il pubblico italiano non lo apprezza, non lo merita...

Perché non va in giappone ad adattare al contrario? Potrebbe adattare in giapponese Alex l’ariete. Verrebbe stimato dai giapponesi al pari di Kōbodaishi che portó il sillabario delle mille foglie! Non capisco davvero...

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A me spettatore pagante non interessa un fico secco di cosa piace o suona bene all'adattatore di turno, chiunque egli sia. Mi interessa sapere quello che dicono veramente i personaggi, conservando più possibile dell'originale. Poi che il risultato mi possa risultare "strano" non mi fa alcuna impressione: sto guardando personaggi giapponesi che parlano da giapponesi, non me l'ha ordinato il medico di guardare roba di una cultura lontana dalla mia. Anzi, apprezzo un adattamento che mi propone la realtà per quella che è, che non decida al posto mio quello che dovrebbe piacermi o meno.

Attenzione che se la metti su questo piano degli spettatori paganti, allora, visto che siamo in un'economia di libero mercato, avrebbe più peso l'opinione della maggioranza che con i propri abbonamenti finanzia Netflix che ha commissionato il ridoppiaggio di Eva e ora è insoddisfatta, e che ti potrebbe rispondere con altrettanta arroganza "mi interessa che ciò che dicono realmente i personaggi mi venga fatto capire, senza che io debba stoppare per andare a cercare spiegazioni di determinati costrutti oppur perdermi determinati dettagli perché incomprensibili a un italiano" e "non te l'ha ordinato il medico di ascoltare un doppiaggio tradotto anziché guardarti l'originale con sottotitoli letterali".

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5 minutes ago, il Vì said:

No, ce l'ho con chi risponde con la sua stessa spocchia difendendolo (non tu, con ogni evidenza) e non si è accorto di simili errori, pur sapendo la lingua (in alcuni casi) o scrivendo orrori di italiano (in altri). :D:D

 

No, guarda, io trovo molto più illuminati e *inchiodanti* i post di @Thedanish e di @Nari, tant'è che manco a loro risponde più nel merito, il buon shitarello. :D

Credo che data la veridicità di apostolo(non entriamo di nuovo nel merito) probabilmente gli sia stato dato un meta-lascia passare(meta messo solo perché fa figo) sul resto, sulla fiducia. Un confornto accurato sarebbe davvero un argomento molto interessate(tra questa versione ed il giapponese, non il vecchio doppiaggio. Quello sarebbe necessario dopo al più)

 

Il post di Nari ancora lo devo leggere, quello di @Thedanish l'ho letto. Sono d'accordo più o meno su tutto, fino alla traduzione. Lì mi sarei fermato al secondo step, ma io sono io e quindi nulla, perché mi sembrava già una buona resa.

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Ok. Però nelle intenzioni di Takahata Isao, un film del genere doveva suscitare perplessità se non addirittura atteggiamenti di sufficienza e dileggio? Se il pubblico non riflette sul comportamento dei protagonisti, perché la sintassi usata (e forse anche il lessico) rende alle sue orecchie il linguaggio artificioso, sconnesso, innaturale (a differenza del pubblico giapponese che può trovarlo di registro altolocato ma naturale), è stata rispettata l'intenzione dell'autore?
A meno che anche in Giappone la gente faccia commenti su come l'opera abbia personaggi che non parlano in giapponese e ridano di certi dialoghi che suonano troppo strani alle loro orecchie.

Più che altro, per DICHIARAZIONE dell'AUTORE, "La Tomba delle Lucciole" NON intendeva essere un film patetico, men che meno strapplacrime.

Lo era diventato nella vecchia edizione Yamato, molto "disneyanizzata" nei dialoghi, povero bambino, mondo cattivo.

Solo che questo NON era quello che Takahata Isao aveva fatto, e intedeva di avere fatto, e l'ha dichiarato a più riprese.

Takahata aveva fatto un film per la riflessione etica sulla condotta di un ragazzino viziato in un momento di obiettiva crisi.

Quindi, se la nuova versione non fa proprio piangere, sono davvero felice.

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3 minuti fa, Taro ha scritto:

Beh, puoi comunque dire che Anno non ti ha fatto emozionare. E non che un traduttore/adattatore italiano ti abbia fatto emozionare o non emozionare perchè cambiava secondo un "suona bene, suona male, emoziona, non emoziona". L'approccio della maggior fedeltà all'originale ti permette di giudicare l'opera il più possibile per quello che è, non per quello che è diventata dopo un lavoro di taglia e cuci, che sia pesante o leggero. Per dire, si parlava di Baudelaire... ma si vuole leggere Baudelaire o il testo rimaneggiato di qualcuno che ha preso l'originale di Baudelaire e poi se ne è fregato dell'originale aggiustando a suo gusto o a un presunto gusto altrui? Ma si vuole il vero o la sua parvenza?

AL solito non mi spiego bene. Il mio problema è:
1. cosa vuole fare l'autore con quella scena? Far ridere? Far piangere? 
2. Come lo fa? Usa un testo aulico? Un testo colloquiale? Un modo di dire?
3. Qual è il significato di quella frase? E' letterale? Ha un sottinteso?

Fatto questo, io cercherei di riprodurre tutto questo in ITALIANO corrente.

Tornando all'esempio, in Giapponese con i sottotitoli la scena in questione mi fa emozionare.
In Italiano nell'ultima versione mi fa ridere.

Ma capisco che è un mio limite.

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Just now, Alex Halman said:

Quindi se su quello c'è un errore ce ne si rammarica. Non significa che se sbagli una cosa allora sbagli su tutto o viceversa 

Andrebbe innanzitutto ammesso l'errore.

Poi, si fa questione di termini nel parlato originale vs quelli che potremmo definire "internazionali". Ora, io non entro nella polemica su apostolo, ma è la dimostrazione di come stiate difendendo (anche tu, con queste risposte) un modo di lavorare indifendibile con la scusa della fedeltà. Fedeltà che non c'è. Qui, come in molti altri esempi.

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Shito, tu dici:

"Nessun peccato. Se tu credi che "adattamento italiano" significhi "far parlare dei giapponesi come se fossero italiani", beh io non lo credo.
Io credo che ci sia differenza tra parlare DA italiano e parlare IN italiano.?"

Grassetti miei. Ma questa è una tua interpretazione. Non è una realtà oggettiva. Però mi fa riflettere.
Allora con il tuo permesso ti faccio alcune domande, con alcuni esempi per i quali vorrei mi dicessi cosa faresti tu.

Prendiamo il tedesco:

Ich habe etwas schlechtes gegessen.

Il tedesco segue una costruzione particolare di frasi e anche delle parole. Letteralmente questa frase si traduce con "io ho qualcosa di sbagliato mangiato". Se volessimo adattarla al modo di parlare degli italiani diventerebbe "Ho mangiato qualcosa andato a male". Ora, questo è giusto un esempio banale; un'opera in tedesco è nella sua interezza piena di costrutti sia di questo tipo che maggiormente differenti, per sintassi, dall'italiano. Se volessimo tradurlo preservando il modo di parlare dei tedeschi, dovremmo lasciarlo così, oppure potremmo riarrangiare l'ordine delle parole? 
E i famigerati sostantivi composti? Il tedesco li ammette ma non sono obbligatori, e a volte generano risultati che suonano curiosi se non buffi ai tedeschi stessi per la loro lunghezza, tipo: https://en.wikipedia.org/wiki/Rinderkennzeichnungs-_und_Rindfleischetikettierungsüberwachungsaufgabenübertragungsgesetz (che è un esempio estremo, più unico che raro, ma è per rendere l'idea)
Dovremmo cercare di tradurli sempre anche noi creando parole composte, di modo da importare lo stesso effetto linguistico, lo stesso modo di esprimersi di personaggi che sono tedeschi in Germania e parlano da tedeschi ma in italiano (anziché da italiani in italiano)?

Passiamo a un livello superiore, il latino, perché propria di un popolo distante 2000 anni; anche se ne discendiamo, il latino descriveva una realtà e delle idee differenti da quelle che incontriamo al giorno d'oggi, e quindi bisogna ancor di più entrare nella mentalità dei romani quando parlavano o pensavano.
Chiunque abbia fatto il liceo sa che in latino sono presenti costrutti che in italiano non si usano affatto. Un esempio:

Mihi nomen est Caesar.

Letteralmente è "a me è il nome Cesare", ovvero "mi chiamo Cesare". I romani però non dicevano "mi chiamo", dicevano "a me è il nome", una caratteristica culturale che non era isolata, usavano dativo + verbo anche per esprimere il possesso di qualcosa:

Mihi est aliqua cura.
Ibi mihi est domus.
Is mihi est pater.

"A me è qualche preoccupazione", "qui a me è casa", "lui a me è padre", che si rendono con: "ho delle preoccupazioni", "questa è casa mia", "lui è mio padre".
I latini potevano anche dire "is meus pater est", ma dicono "mihi est pater", è una peculiarità del latino. Mi chiedo: dovremmo preservarle nella traduzione?

Austriae est imperare orbi universo.

"All'Austria è di comandare tutto il mondo", ovvero "spetta all'Austria governare il mondo intero".

Tutto ciò mi fa pensare anche alle varie perifrastiche:

Carthago esse delendam.

"Cartagine è da distruggersi", ovvero "Cartagine deve essere distrutta".
Entrambe le frasi sono in italiano corretto, ma la prima è di un romano che parla da romano in italiano, la seconda è di un romano che parla da italiano in italiano. Quale sarebbe la traduzione più corretta delle conclusioni di ogni discorso di Catone?

E di Tacito o Cicerone? Che usavano costrutti molto differenti da quelli che usava Cesare. E questa differenza era nota agli stessi romani: Cesare parlava volutamente in maniera liscia e scorrevole per farsi recepire dal pubblico più vasto possibile, mentre Cicerone e soprattutto Tacito abbondavano di subordinate, relative, infinitive.
Per conservare questa differenza, la traduzione più corretta di un Tacito dovrebbe mantenere lo stesso ordine di parole e frasi che lui usava, distinguibile in maniera evidente da quello di un Cesare? "Chi mai, la Spagna e la Francia avendo, in Germania sotto un cielo terso, vivere vorrebbe?" (bene o male Tacito si esprimeva veramente così)

A proposito: dobbiamo chiamarli Cesare, Catone, Tacito, Cicerone? Loro si chiamavano Caesar, Cato, Tacitus, Cicero. Noi abbiamo italianizzato Thomas More in Tommaso Moro, ma per molti altri nomi non lo abbiamo fatto (John Milton non lo chiamiamo Gianni Miltone), e comunque correttezza vuole che lo si chiami sempre Thomas More, perché si chiamava Thomas More. I romani sono nostri antenati a differenza degli inglesi, ma ciò dovrebbe fare differenza nel rispettare il nome originale? Milton sì ma Caesar no?

Silla si scriveva Sulla e la u veniva pronunciata come la u francese o la u con umlaut tedesca (un suono a metà tra la u e la i). In un eventuale sceneggiato sulle guerre civili, così come Asuka non è più pronunciata nemmeno àsuca ma proprio asca, allo stesso modo non dovremmo più pronunciarlo sìlla bensì sülla?

Spero possiate chiarire i miei dubbi, grazie.

Modificato da Domenica
corretto refuso
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Io credo che esista una differenza tra la questione "Apostoli"/"Angels" e la denominazione Neo Tokyo 3. Il problema ci sarebbe  se si usasse il numero inglese "three" ma nel momento in cui si legge in italiano "Neo Tokyo 3" è a mio parere una traduzione/adattamento corretta di Daisanshintokyoshi quanto lo potrebbero essere "terza nuova città di Tokyo" o "nuova terza città di Tokyo ecc..", poiché è scontato che Tokyo sua una città e il termine "neo" si usa frequentemente in italiano (neo assunto, neo diplomato ecc..). In questo caso quindi non c'è una consistente divergenza logica tra scritta sui monitor e parlato giapponese e una soluzione più coerente tra scritto e parlato non snatura l'originale

 

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Mhhh io con Takahata ci ho parlato personalmente. Lui intendeva rendere alla perfezione il senso di colpa per l'autore del libro da cui è tratta l'opera. Il quale era però sopravvissuto nella realtà, a differenza di sua sorella.

Takahata è perfettamente conscio che il film sia duro, gli è stato detto più volte e da molta gente, che il film è così duro che costringe a non vederlo una seconda volta. Lui ha detto che allora ha fatto bene il suo lavoro.

Da dove viene la questione di cui parlate? Che non voleva che fosse strappalacrime?

La prima visione in Giappone era accoppiata a il mio Vicino Totoro. Le due pellicole sono state concepite per essere trasmesse allo stesso pubblico, consecutivamente. (È stato un errore di mercato oggi giorno riconosciuto, comunque)

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2 minuti fa, il Vì ha scritto:

No, ce l'ho con chi risponde con la sua stessa spocchia difendendolo (non tu, con ogni evidenza) e non si è accorto di simili errori, pur sapendo la lingua (in alcuni casi) o scrivendo orrori di italiano (in altri). :D:D

Uhm. Vorrei capire bene un attimo il sottinteso del tuo punto di vista, considerato anche che in questo mare di interventi più o meno sostanziosi e argomentati si fa fatica a seguire tutto il discorso ed è molto frammentato.

Quello che mi sembra (dico sembra perchè magari non ci ho capito molto) trasparire dai tuoi interventi successivi a quelli di pura contestazione alla metodologia di Shito (mi fa morire la gente che gli da' del lei comunque), è che tu individui un paio di problemi nell'atteggiamento di benemerenza che alcuni hanno verso i suoi lavori.

In particolare, in primis mi pare che tu ritenga che per via del fatto che in questo campo, e in particolare in questa nicchia dell'animazione giapponese, spesso le traduzioni e gli adattamenti, non ultimi quelli sul momento fatti in sala da gente come Mazzotta, utilizzino o abbiano utilizzato metodologie abominevoli (questa è idea mia, eh), spesso in completo dispregio dell'opera originale, alcuni diano a Shito una specie di pass e un cosiddetto 6 politico in quanto comunque si ritiene che, con spirito diametralmente opposto agli abomini di cui sopra, lui cerchi di valorizzare al massimo il lavoro originale. Dai tuoi interventi mi pare invece di capire che, negli esempi che posti, così non sia e ci sia comunque, anche nei suoi lavori, un certo grado d'inventiva ingiustificata e non rispecchiante l'originale.

In secundis, ma in conseguenza di quanto sopra, tu ritieni che la nomea che ormai lo circonda, sia in sfumatura negativa che positiva, di adattatore che, nel bene e nel male, "anche con atteggiamenti e risultati non proprio indiscutibili e immediati ci porta comunque un lavoro rispettoso dell'originale che riporta l'opera così com'è" sia fondamentalmente una leggenda metropolitana, sia per quanto sopra esposto, sia perchè ci si basa su pochi esempi non sempre rappresentativi del lavoro nella sua interezza, e che, anche se un singolo termine è corretto e porta un rinnovamento rispetto a quanto, forse erroneamente, tradotto prima, come Apostolo, non è detto che questo valga per la localizzazione di tutti i singoli termini. Che, insomma, prima di dargli la bandiera della "correttezza" sarebbe necessaria un'analisi più approfondita dei copioni lavorati da Shito. A prescindere dalla sintassi o da come suona il doppiaggio, che sono, alla fine, schermi superficiali delle varie problematiche insite nei suoi lavori di adattamento.

E' corretto? Diversamente non ci ho capito molto.

In ogni caso, il fatto che non si intervenga in sè non vuol dire che non si legga e che non si facciano i propri personali ragionamenti su quanto scritto, posto che nel mare magnum di roba che sta venendo postata è difficile seguire bene tutti i discorsi.

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5 minutes ago, (Gotan X) said:

Io credo che esista una differenza tra la questione "Apostoli"/"Angels" e la denominazione Neo Tokyo 3. Il problema ci sarebbe  se si usasse il numero inglese "three" ma nel momento in cui si legge in italiano "Neo Tokyo 3" è a mio parere una traduzione/adattamento corretta di Daisanshintokyoshi quanto lo potrebbero essere "terza nuova città di Tokyo" o "nuova terza città di Tokyo ecc..", poiché è scontato che Tokyo sua una città e il termine "neo" si usa frequentemente in italiano (neo assunto, neo diplomato ecc..). In questo caso quindi non c'è una consistente divergenza logica tra scritta sui monitor e parlato giapponese e una soluzione più coerente tra scritto e parlato non snatura l'originale

 

Ho messo in grassetto. Vista la metodologia di lavoro del buon Shito, per come sono state rielaborate al grido della fedeltà tutta una serie di frasi e termini, allora no, "città di neo tokyo 3" è sbagliato. daisan, con quel kanji, serve proprio gli ordinali. È terza, non 3. Dov'è la correttezza?

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7 minutes ago, Fencer said:

Uhm. Vorrei capire bene un attimo il sottinteso del tuo punto di vista, considerato anche che in questo mare di interventi più o meno sostanziosi e argomentati si fa fatica a seguire tutto il discorso ed è molto frammentato.

Quello che mi sembra (dico sembra perchè magari non ci ho capito molto) trasparire dai tuoi interventi successivi a quelli di pura contestazione alla metodologia di Shito (mi fa morire la gente che gli da' del lei comunque), è che tu individui un paio di problemi nell'atteggiamento di benemerenza che alcuni hanno verso i suoi lavori.

In particolare, in primis mi pare che tu ritenga che per via del fatto che in questo campo, e in particolare in questa nicchia dell'animazione giapponese, spesso le traduzioni e gli adattamenti, non ultimi quelli sul momento fatti in sala da gente come Mazzotta, utilizzino o abbiano utilizzato metodologie abominevoli (questa è idea mia, eh), spesso in completo dispregio dell'opera originale, alcuni diano a Shito una specie di pass e un cosiddetto 6 politico in quanto comunque si ritiene che, con spirito diametralmente opposto agli abomini di cui sopra, lui cerchi di valorizzare al massimo il lavoro originale. Dai tuoi interventi mi pare invece di capire che, negli esempi che posti, così non sia e ci sia comunque, anche nei suoi lavori, un certo grado d'inventiva ingiustificata e non rispecchiante l'originale.

In secundis, ma in conseguenza di quanto sopra, tu ritieni che la nomea che ormai lo circonda, sia in sfumatura negativa che positiva, di adattatore che, nel bene e nel male, "anche con atteggiamenti e risultati non proprio indiscutibili e immediati ci porta comunque un lavoro rispettoso dell'originale che riporta l'opera così com'è" sia fondamentalmente una leggenda metropolitana, sia per quanto sopra esposto, sia perchè ci si basa su pochi esempi non sempre rappresentativi del lavoro nella sua interezza, e che, anche se un singolo termine è corretto e porta un rinnovamento rispetto a quanto, forse erroneamente, tradotto prima, come Apostolo, non è detto che questo valga per la localizzazione di tutti i singoli termini. Che, insomma, prima di dargli la bandiera della "correttezza" sarebbe necessaria un'analisi più approfondita dei copioni lavorati da Shito. A prescindere dalla sintassi o da come suona il doppiaggio, che sono, alla fine, schermi superficiali delle varie problematiche insite nei suoi lavori di adattamento.

E' corretto? Diversamente non ci ho capito molto.

In ogni caso, il fatto che non si intervenga in sè non vuol dire che non si legga e che non si facciano i propri personali ragionamenti su quanto scritto, posto che nel mare magnum di roba che sta venendo postata è difficile seguire bene tutti i discorsi.

Mi riferivo ad alcuni posti di pagine indietro, anche di un nuovo iscritto (non ricordo i nick e non vado a ricercarli ora, perdonami), non a chi non è intervenuto. Se ti sei sentito chiamato in causa, davvero non era mia intenzione.

Sul resto devo aggiungere qualcosa? Hai esplicitato tutto tu in modo eccellente. 🙂

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11 ore fa, Ombra Salmastra ha scritto:

 


Volendo ci sono anche i casi di alcune coproduzioni come il cartone di Topo Gigio, sarei curioso di vedere come sono stati resi alcuni dialoghi (ricordo ancora una frase "ma chi si crede con quel mantello, Mandrake?" :°_°:).

 

1 ora fa, Matteo Mascellani ha scritto:

Questo lo dici tu. Se fosse così il primo pirla potrebbe tradurre qualsiasi cosa e invece in Italia gli americani li hanno tradotti la Pivano e Pavese... il traduttore è quello scrittore che traduce il libro di un turco come se il turco l’avesse scritto in italiano da italiano.

Il cruccio della faccenda stà in quel "DA ITALIANO"
E qui si entra nel soggettivo spinto

 

18 minuti fa, veldom ha scritto:

Capisco quindi che non c'è possibilità che gli adattamenti di Shito mi piacciano mai in assoluto.
Trovo l'adattamento di Danish molto più naturale.
Pazienza.

l'adattamento di Danish in QUELLO specifico scambio di battute è anche errato alla base, eh.
Nel senso, è riuscito a scazzare pesantemente due frasi che si è pure scelto lui- ha cambiato pesantemente il registro linguistico alterando l'imprecazione, NON ha reso la gerghialità dell'uso di flame-cutter e ha anche alterato la battuta di ritorno... il tutto dove era possibile mantenerlo perfettamente scorrevole in Italiano senza alterazioni!

...al netto di flame-cutter. Che nella traduzione incompleta di Shito non è ANCORA stato reso(ben distinto da "non tradurlo").
Personalmente è la prima volta che lo trovo in riferimento a roba da bere, quindi non ho al volo idea di come renderlo. 

 

 

 

 

 

@Shito parlando di cose robottoniche.
In originale si usa il termine 暴走(bōsō), giusto? MMi sfugge il ragionamento dietro la resa in "Stato di Furia".

Correggetemi se erro, ma 暴走(bōsō) non ha elementi connotativi emozionali, a differenza di Furia che implica incazzamento.
暴走(bōsō) dovrebbe essere "semplicemente" tradotto come "fuori controllo"
O mi sono perso qualcosa?

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29 minutes ago, Thedanish said:

Gualtiero, lei gioca con nozioni sparse che – senza alcuna presunzione personale – per chi ha un minimo di competenze nel campo fanno sorridere. Mi sembra che lei continui ad affogare il discorso con opinioni del tutto arbitrarie che non si rifanno ad alcuna prospettiva coerente, pensata, sensata. Agli interrogativi più pressanti spero un giorno riesca a dare una risposta, se non a me, quanto meno a chi vive questo forum con passione e costanza – io purtroppo il tempo non ce l'ho.

In merito all'esempio dall'inglese. Non vorrei offenderla, ma credo che le sue competenze linguistiche – a giudicare dagli appunti che ha cercato di sollevare – lascino alquanto a desiderare. Mi riferisco in particolar modo allo sconcertante commento su «Geez» (e annessa traduzione da lei proposta, per altro errata, cioè "cribbio"), al clamoroso fraintendimento di «I got you», all'erronea interpretazione del sintagma «flame-cutter» nel caso specifico, e alla costante marginalizzazione del dominio d'uso, del contesto socio-culturale e dei registri/codici degli specifici parlanti. Mi fermo qui perché non è mia intenzione risultare in alcun modo offensivo o arrogante, scendendo nel dettaglio di ovvietà che spero – dato il lavoro che svolge – abbia la cura di approfondire con maggior attenzione e accortezza.

«Poi ti fermi lì e sovrastrutturi male, pedestramente, PER ME. Legittimandoti con "apparati teorici" mutuati da tutta una traduzione STORTA (per me) di "traduzione"». Guardi, l'originalità le assicuro che è l'ultimo dei miei problemi a fronte delle lacune conoscitive che continua a esibire, mancando persino di rispetto a chi con grande e umile curiosità si butta sui libri, nei problemi e tra le persone – in maniera etnografica, se vogliamo, dato la mia formazione antropologica –, anteponendo la comprensione e la profondità all'ingenua superficialità. Capisco perché questi "fantomatici" apparati teorici – che volutamente sto evitando di nominare – le risultino così fastidiosi, infine.

Thedanish, dammi tranquillamente del tu, ti sei comunque presentato con un nick e non so neppure come ti chiami davvero. E' l'Internet, tranquillo. :-)

Sono "lieto" che le mie osservazioni facciano sorridere, perché sorridere è sempre bene. Voglio dire, non "volevano" fare  nulla, non volevano ottenere nulla. Non  volevano convincerti, non volevano risultare simpatiche, nulla. Come sempre, ho scritto per il piacere di farlo. Anche un po' per spiegare una mia logica, questo mi piace farlo.

Sì, una MIA logica. Mi hanno insegnato a mettere IMHO IMHO IMHO, in mille modi, e per me sarebbe pure ridicolo, perché è ovvio che se scrivo io parlo per me e di quel che penso io, no?

Dicono di no.

"Mi sembra che lei continui ad affogare il discorso con opinioni del tutto arbitrarie"

No, non è che ce lo "affoghi". Il mio discorso è *costituito* di opinioni arbitrarie, pensieri arbitrari, idee arbitrarie.

L'arbitrarietà è la MATERIA di cui è fatto il mio pensiero, e spero sempre il pensiero dei miei interlocutori.

NON ESISTE che un pensiero altrui possa dare valore, vigore, o qualsiasi cosa a un pensiero individuale. Non esiste derogare il valore o la responsabilità del proprio pensiero a altri. Se do uno schiaffo a mio figlio è perché lo voglio fare, non perché lo dica la tradizione, un Dio o chi per lui. E se mio figlio mi dice "perché l'hai fatto" glielo spiego, SENZA rimandi esterni. Solo che ancora non ho figli. ^^;

Per esempio, per capirci, nel corso dei mie (personali) studi, ho incontrato il sedimentato pensiero di taluni filosofi che ho trovato sensibile, sensato, e in qualche modo ho assimilato. Non è che io abbia "sposato" quel pensiero.Non ha senso, E' come dire "ah, tu dici così, interessante". Punto. Da Protatagora a Kojève, poco cambia. E' sempre un ideale rapporti a due: l'io e l'altro. E dicendo filosofia parliamo di una cosa teoretica, figurati una cosa con ambiti prettamente pratici come la linguistica, la traduzione! :-)

"Non vorrei offenderla, ma credo che le sue competenze linguistiche – a giudicare dagli appunti che ha cercato di sollevare – lascino alquanto a desiderare."

No so neppure cosa tu intenda per "competenze". Quello che qualcuno ha detto e pensato nel passato? Boh. Ovviamente non potresti offendermi neppure volendolo fare, tranquillo. Come potresti? La tua esistenza, sei un nick su Internet. mi è del tutto indifferente in assoluto. Figurati il tuo pensiero. Figurati il tuo giudizio.

Ovviamwente, se adesso dirai una cosa interessante, penserò "wow, interessante!" è la farò mia. Senza alcun imbarazzo o invidia a o che.

Tale e quale che per Platone. O per Omero, che infatti non so se sai esistito davvero (e non mi interessa), ma davvero dall'Odissea ho tratto tanto, tanto, tanto. :-)

Ah, io ho cercato di elaborare quelli che mi sembrano errori puntuali nelle tue proposte traduzioni. Tu dici, di "sconcertante commento" e "clamoroso fraintendimento2 da me commessi ma... de factu non dici perché. Care to elaborate? I would love it, seriously. Magari hai ragione, e la cosa potrebbe essermi utile e proficua. E non sto intendendo ALCUN sarcasmo. Puoi nominare tutti gli apparati teorici del caso, molto probabilmente non li conoscerò, quindi o andrò a documentarmi (se il tuo discorso in merito mi interessasse, o mi colpisse) oppure no, se non ne fossi interessato. quindi per me sarebbe comunque una chance. Non trattenerti! Sono nudo, ma non puoi ferirmi in alcun modo. Hai piena libertà d'espressione. Tutto in questa comunicazione dipende dalla tua disposizione, disponibilità e volontà. :-)

Modificato da Shito
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